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Accordo dazi Ue-Usa, quasi certo rinvio voto dell’Europarlamento

Accordo dazi Ue-Usa, quasi certo rinvio voto dell’Europarlamento

Roma, 21 feb. (askanews) – Il vero e proprio terremoto, interno e più ancora internazionale, causato dalla storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato tutti i dazi decisi nell’ultimo anno dal presidente Donald Trump mediante il ricorso a una procedura d’emergenza (l’International Emergency Economic Powers Act del 1977), e quindi senza approvazione parlamentare, non potrà non avere ripercussioni importanti anche sull’accordo commerciale di Turnberry tra Usa e Ue, che deve ancora essere approvato formalmente dal Parlamento europeo.

L’accordo, raggiunto nell’agosto scorso in Scozia tra il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e successivamente formalizzato con una dichiarazione congiunta, prevede un meccanismo asimmetrico e più favorevole agli Usa per cui, a fronte di un azzeramento dei dazi per l’importazione nell’Ue di dei prodotti industriali americani, la grande maggioranza dei prodotti europei sono tassati con dazi al 15% negli Usa (con una riduzione rispetto al 20% imposto precedentemente dai cosiddetti ‘dazi reciproci’ di Trump, e rispetto al 27,5% dei dazi sulle auto).

L’accordo non riguardava le importazioni di acciaio e alluminio negli Usa, sottoposte a dazi specifici (del 50%) per il settore, e conteneva anche un impegno da parte europea ad acquistare prodotti energetici americani per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028, e di investire 600 miliardi di dollari nei ‘settori strategici’ negli Stati Uniti.

L’approvazione necessaria da parte del Parlamento europeo non riguarda l’accordo commerciale con gli Usa in quanto tale, ma i regolamenti Ue che lo applicheranno. La procedura era già stata ritardata durante la crisi Ue-Usa sulla questione Groenlandia, che aveva portato gli eurodeputati a proporre diversi emendamenti, per rispondere a eventuali nuove offensive da parte dell’Amministrazione Trump, tra cui un riferimento allo strumento anti-coercizione dell’Ue e una clausola temporale di revisione dei dazi.

La sentenza della Corte Suprema Usa, che riguarda anche i dazi del 15% sui prodotti europei (ma non quelli del 50% su acciaio e alluminio) mette ora chiaramente in luce la necessità di rivedere tutto l’impianto dell’accordo, a pochi giorni dal voto della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, che era previsto per martedì 24 febbraio.

Subito dopo la sentenza, venerdì 20 febbraio – e prima ancora che Trump annunciasse i nuovi dazi generalizzati aggiuntivi del 10% per le importazioni negli Usa, decisi con una base giuridica diversa rispetto alla procedura d’emergenza bocciata dalla Corte Suprema – il presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo, il socialdemocratico tedesco Bernd Lange, ha convocato per lunedì 23 febbraio, alle 14.30, a Bruxelles, una riunione dei relatori ombra dei diversi gruppi politici per l’accordo Ue-Usa, per decidere come procedere.

Lange, che è anche relatore del Parlamento europeo per il più importante dei due regolamenti relativi all’accordo con gli Usa, ha annunciato la convocazione della riunione straordinaria di lunedì in due post successivi pubblicati su X. ‘La decisione sui dazi della Corte Suprema degli Stati Uniti – ha affermato l’europarlamentare tedesco – è un segnale positivo per lo stato di diritto. I giudici hanno dimostrato che anche un presidente degli Stati Uniti non opera in un vuoto giuridico. Sono state fissate delle barriere legali: l’era dei dazi illimitati e arbitrari imposti dal presidente potrebbe ora avviarsi al termine’. ‘Ora – continuava Lange nel secondo post su X – dobbiamo valutare attentamente la sentenza e le sue conseguenze. Per questo ho appena convocato una riunione straordinaria della squadra di negoziatori della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo sull’accordo di Turnberry per lunedì, al fine di valutare le possibili implicazioni sui lavori in corso e in particolare in vista del voto nella commissione’ per il Commercio internazionale del Parlamento europeo.

Un voto che a questo punto sembra molto difficile possa davvero aver luogo. Come ha affermato in una nota venerdì sera l’eurodeputato del Pd Brando Benifei, presidente della delegazione per le Relazioni con gli Stati Uniti dell’Europarlamento e Coordinatore del gruppo S&D per il Commercio internazionale, ‘è ora inevitabile rivalutare molto seriamente se sussistano ancora le condizioni, tanto giuridiche quanto politiche, per procedere con il voto previsto in Europarlamento il prossimo 24 febbraio sull’accordo Ue-Usa’. ‘A me pare quanto mai necessario – ha sottolineato ancora Benifei – avere il tempo per approfondire tutte le implicazioni di questa decisione così rilevante, senza prendere decisioni affrettate, garantendo coerenza tra il quadro giuridico internazionale, la tutela degli interessi economici europei e la solidità politica delle scelte commerciali, fondate sulla prevedibilità, sul rispetto dello stato di diritto e su un equilibrio equo e reciproco negli scambi’. ‘È su questi principi che a mio modo di vedere dovrà basarsi ogni nostra decisione. La pronuncia della Corte Suprema – ha concluso Benifei – è una questione interna statunitense ma è anche un segnale di speranza e di vitalità dell’architettura di pesi e contrappesi che contraddistingue la democrazia americana’.

Sulla stessa linea anche l’eurodeputata tedesca Anna Cavazzini, relatrice ombra dei Verdi per l’accordo commerciale Ue-Usa. ‘Ora abbiamo la prova – ha scritto in una nota, sempre venerdì sera – che i dazi di Trump erano illegali sia secondo il diritto internazionale che secondo quello statunitense’. Ma, ha avvertito Cavazzini, ‘i prossimi passi restano poco chiari. Temo che Trump continuerà ad abusare dei suoi poteri finché non troverà un modo per imporre i suoi dazi ingiustificati. Il voto sull’accordo Turnberry al Parlamento europeo dovrebbe essere sospeso finché non avremo chiarezza’.

Molto cauta anche la reazione a caldo della Commissione europea, con una breve dichiarazione diffusa a Bruxelles, subito dopo la sentenza della Corte Usa, dal portavoce per il Commercio estero, Olof Gill. ‘Prendiamo atto della decisione delle Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Restiamo in stretto contatto con l’Amministrazione Usa, mentre cerchiamo di fare chiarezza sui passi che intendono intraprendere in merito a questa decisione’, ha scritto il portavoce. Che poi ha puntualizzato: ‘Le imprese da entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità nelle relazioni commerciali. Per questo – ha concluso Gill – continuiamo a perorare la causa di dazi più bassi e a lavorare per ridurli’.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto appello alla prudenza, dopo aver accolto molto favorevolmente la sentenza della Corte Suprema, come prova che lo stato di diritto e il sistema dei pesi e contrappesi nelle democrazie funzionano. Ma, ha detto il presidente francese, ‘non dobbiamo affrettare le cose’, notando che Trump ha risposto poche ore dopo, reintroducendo nuovi dazi generalizzati. ‘Ne valuteremo in modo preciso le conseguenze, cosa si può fare e ci adatteremo’, ha spiegato. Dopo aver ribadito che la Francia vuole continuare a esportare i propri prodotti, Macron ha concluso che ‘la questione è la reciprocità, non essere soggetti a decisioni unilaterali. Quindi, se questo aiuta a calmare le acque, va bene’.

Per quanto riguarda l’Italia, Giorgia Meloni (sotto attacco delle opposizioni) tace. La premier, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz, era stata la principale sostenitrice della necessità di trovare un accordo. Adesso il silenzio di Palazzo Chigi la dice lunga sull’imbarazzo. Al momento, in attesa di capire come muoversi, è stato mandato avanti il ministro degli Esteri Antonio Tajani: ‘E’ sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma non credo ci saranno grandi cambiamenti’, ha detto il titolare della Farnesina, aggiungendo di essere ‘ottimista, perché nonostante i dazi il nostro export continua a crescere’.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

Calcio, risultati di serie A dopo Juve-Como

Calcio, risultati di serie A dopo Juve-Como

Roma, 21 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Juventus-Como 0-2:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2, ore 18 Lecce-Inter, ore 20.45 Cagliari-Lazio, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 61, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio, Bologna 33, Udinese 32, Parma 29, Cagliari 28, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Calcio, Juve-Como 0-2, decidono Vojvoda e Caqueret

Calcio, Juve-Como 0-2, decidono Vojvoda e Caqueret

Roma, 21 feb. (askanews) – Dopo Inter e Galatasaray terza sconfitta in una settimana per la Juventus, che perde lo scontro diretto per la Champions (0-2 come all’andata) e resta al quinto posto alle spalle della Roma che chiuderà il turno domani sera. L’avvio è traumatico. All’11’ il Como passa al primo tiro in porta: percussione centrale di Douvikas, apertura per Vojvoda che si accentra e calcia sul primo palo. La conclusione non è irresistibile, ma Di Gregorio sbaglia la respinta e il pallone finisce in rete. È il tredicesimo gol subito dalla Juve al primo tiro nello specchio in questo campionato, un dato che racconta più di tante analisi.

La reazione bianconera è generosa ma confusa. Locatelli impegna Butez dalla distanza, Openda e Da Cunha spaventano ancora la difesa juventina, con il francese che scheggia la traversa dopo una leggerezza di Koopmeiners e un’uscita di testa forzata di Di Gregorio. Prima dell’intervallo il Como sfiora il raddoppio con Valle e Douvikas, mentre la Juventus fatica a trovare linee pulite tra le maglie aggressive della squadra di Fabregas.

Nella ripresa Spalletti prova a cambiare volto inserendo Conceição, poi Boga e David. La Juve cresce d’intensità: Conceição impegna subito Butez, Koopmeiners di testa sfiora il palo sugli sviluppi di un corner, e all’84’ centra clamorosamente il legno su punizione con il portiere ormai battuto.

Ma nel momento migliore dei bianconeri arriva il colpo del ko. Al 60′ corner per la Juventus, poi ripartenza micidiale del Como: transizione perfetta, assist di Da Cunha e inserimento centrale di Caqueret che deposita a porta vuota per lo 0-2. Un’azione che fotografa la differenza di lucidità e organizzazione tra le due squadre.

Nel finale la Juve ci prova con orgoglio: David spreca di testa da buona posizione, Yildiz conquista punizioni interessanti, ma l’assalto è disordinato. Il triplice fischio certifica la sconfitta tra i mugugni dello Stadium.

Olimpiadi, Alpi Francesi: pattinaggio veloce a Torino o Heerenveen

Olimpiadi, Alpi Francesi: pattinaggio veloce a Torino o Heerenveen

Milano, 21 feb. (askanews) – “Il compito del comitato organizzatore è di implementare quello che è stato deciso” con l’accordo tra le istituzioni francesi e il Cio “e siamo impeganti ogni giorno a fare questo, per fare in modo che i Giochi del 2030 siano fantastici come li sogniamo e immaginiamo visto che possiamo contare sul potenziale di una vasta regione che va dal Monte Bianco al Mediterraneo e magari un po’ altrove”. Con queste parole Edgar Grospiron, presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali Alpi francesi 2030, ha confermato che le gare di pattinaggio di velocità si svolgeranno o a Torino o Heerenveen (Olanda), per evitare i costi di costruzione di un nuovo impianto.

Quanto alla necessità di garantire comunque lo spirito olimpico per Grospiron “è una questione al cuore delle nostre preoccupazioni, non solo per il sito che sarà all’esterno delle nostre frontiere, ma anche per i siti all’interno delle nostre frontiere. Questo concetto di Giochi regionalizzati implica effettivamente che l’esperienza olimpica in ogni cluster sia uniforme, ma quello che trovo interessante e che abbiamo visto qui è che ogni cluster può apportare le proprie specificità culturali, gastronomiche, eccetera e in Francia ne abbiamo molte” ha aggiunto.

“Pensiamo effettivamente che questo concetto di Giochi sia interessante” perché avere “lo spirito e i valori olimpici in maniera uniforme, rispettando le specificità di ciascun luogo, è possibile e dona un po’ di sale e pepe a questo concetto di Giochi regionalizzati. Troviamo questo estremamente interessante – ha concluso -, come possiamo vedere qui, e cercherermo di spingerci ancora più lontano” nella specificità e nell’esperienza olimpica per tutti.

Viareggio chiude Carnevale 2026, FOQUS e i Quartieri protagonisti

Viareggio chiude Carnevale 2026, FOQUS e i Quartieri protagonisti

Roma, 21 feb. (askanews) – Viareggio ha salutato il Carnevale 2026 con il Corso Mascherato di Chiusura trasformando l’ultimo appuntamento in un momento di incontro tra culture, istituzioni e territori, con la presenza ufficiale della Fondazione FOQUS di Napoli rappresentata dalla presidente Rachele Furfaro e dal direttore Renato Quaglia, a suggellare il gemellaggio costruito nei mesi scorsi e annunciato a Napoli, alla presenza dei Sindaci delle due città, nelle scorse settimane tra la città toscana e il capoluogo partenopeo, quando si è inaugurata una mostra fotografica dal titolo “Viareggio Napoli, andata e ritorno” sui carri artistici della sfilata viareggina.

A caratterizzare il momento istituzionale è stato anche il contributo gastronomico arrivato da Napoli: lo chef Francesco Frascione, insieme a Mario Celotto, direttore di Quostro, il progetto di ristorazione contemporanea nato all’interno della Fondazione FOQUS, ha preparato per gli ospiti delle delegazioni nazionali e internazionali la tradizionale lasagna napoletana di Carnevale, realizzata con pasta riccia, ragù napoletano, polpettine, ricotta, provola, uova sode e parmigiano, trasformando il cibo in elemento identitario e gesto concreto di scambio tra le due città.

La presenza di FOQUS al gran finale rappresenta la naturale prosecuzione del percorso avviato con la mostra “Viareggio Napoli andata e ritorno”, ospitata per tutto il mese del Carnevale negli spazi di FOQUS ai Quartieri Spagnoli di Napoli, dove il racconto fotografico dedicato alle allegorie viareggine ispirate alla città partenopea e alle sue icone, da Totò a Pulcinella fino a Maradona, ha registrato un significativo successo di pubblico e attenzione. L’esposizione resterà aperta ancora per alcune settimane, consentendo di proseguire l’esperienza e consolidare il dialogo culturale tra le due realtà.

La chiusura del Carnevale 2026 ha dunque segnato non soltanto la conclusione di una manifestazione storica tra le più importanti d’Italia, ma anche la conferma di un legame costruito su creatività, tradizione e progettualità condivisa, capace di mettere in relazione Viareggio e Napoli in una prospettiva che guarda oltre l’evento e si apre a future collaborazioni.

Mirabella Eclano, due workshop sull’arte e la musica

Mirabella Eclano, due workshop sull’arte e la musica

Roma, 21 feb. (askanews) – Con due workshops, oggi e domani, domenica 22 febbraio, continuano a Mirabella Eclano le iniziative inserite nel progetto L’Appia dei popoli, con il quale il paese irpino si è candidato a Capitale italiana della Cultura 2028. I workshops, organizzati dall’assessorato alla Cultura del Comune di Mirabella Eclano, si terranno nel cinema Assanti. Sabato 21 febbraio, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, Francesco Cascino animerà l’incontro “Il valore culturale dell’arte per le persone, le imprese e i territori”. Domenica 22 febbraio, dalle 10 alle 14, Enzo Abbate terrà un seminario su “La terra suona – Musica e identità universali”. I workshops intendono creare valore e conoscenza attraverso lo studio delle pratiche, dei linguaggi espressivi e della potenza poetica dell’arte, del suono e della musica nella storia, nel presente, nei processi, nei luoghi, nella vita. Sono seminari dialogici e partecipati basati sul context learning e si rivolgono a chiunque: dalle imprese alle istituzioni, dagli individui alle community, dai giovani agli adulti, per comprendere noi stessi, le tante opportunità inedite e inesplorate, e lo spirito del nostro tempo. La partecipazione è libera e gratuita. Francesco Cascino è il responsabile del dossier della candidatura di Mirabella, direttore artistico del progetto, curatore delle sezioni Arte contemporanea e “Art Thinking”. Nell’àmbito del dossier, Enzo Abbate è il responsabile per la Musica, i Suoni e il “Sound Thinking”.

Milano-Cortina, Deromedis: non pensavo a oro, meteo ha cambiato tutto

Milano-Cortina, Deromedis: non pensavo a oro, meteo ha cambiato tutto

Milano, 21 feb. (askanews) – “Non sono partito con l’aspettativa di vincere, perché nei primi giorni ho fatto un po’ fatica a scendere in pista, anche stamattina in allenamento, che non è andato benissimo, poi tutto è andato per il verso giusto, siamo stati anche molto veloci con l’attrezzatura, quindi tutto è andato come doveva andare”. Così lo scitore italiano Simone Deromedis dopo la conquista a Livigno della medaglia d’oro nel freestyle ski cross davanti al connazionale Federico Tomasoni (argento).

“Il meteo ha cambiato tutto, perché la velocità cambiava completamente, a ogni giro dovevi adattarti, capire cosa fare, rimanere attento e intelligente, e questo è ciò che ha fatto la differenza” ha aggiunto.

“È stato pazzesco” condividere il podio “con un amico, un grande amico. E qui è come se fosse la mia seconda casa. Ci sono tante persone qui per noi, per me. È davvero un sogno che si avvera, ma non ce ne rendiamo conto” ha aggiunto Tomasoni parlando del compagno di squadra Deromedis.

Il Ciliegiolo in Maremma, un percorso di crescita e consapevolezza

Il Ciliegiolo in Maremma, un percorso di crescita e consapevolezza

Milano, 21 feb. (askanews) – Il Ciliegiolo sta vivendo una fase di espansione significativa nella Maremma Toscana, dove oggi si concentra oltre il 55% della superficie regionale dedicata al vitigno, pari a 324 ettari. Storico interprete del Centro Italia, è presente da secoli nel territorio e negli ultimi anni ha registrato un aumento costante sia delle superfici coltivate sia della quantità di uve rivendicate. In Toscana gli ettari dedicati sono passati da 430 nel 2019 a 566 nel 2025, mentre le rivendicazioni a Doc e Igt sono salite da 4.737 quintali nel 2012 a 18.621 nel 2024. Nella Maremma la crescita è stata continua, da 168 ettari nel 2006 agli attuali 324, distribuiti nei Comuni di Magliano, Manciano, Pitigliano, Sorano, Grosseto, Scansano e Cinigiano.

La rivendicazione di uve destinate al Ciliegiolo Doc Maremma Toscana è passata da 2.391 quintali nel 2012 a 10.489 nella vendemmia 2025. L’imbottigliato è cresciuto da 2.634 ettolitri nel 2019 a 3.956 nel 2025, pari a 527.518 bottiglie. La tipologia rappresenta oggi il 7% dell’intero imbottigliato della Denominazione, che supera nel complesso i 56.000 ettolitri, equivalenti a circa 7,5 milioni di bottiglie.

La Denominazione Maremma Toscana, che coincide con l’intera provincia di Grosseto, è uno dei territori più estesi della regione, con 9.392 ettari di vigneto complessivi, di cui 2.565 rivendicati nella vendemmia 2024. Il clima mediterraneo è temperato dall’influsso del mare e dal Maestrale, che mantiene asciutte le vigne e contribuisce a regolarità di maturazione. Le piogge si concentrano in primavera e autunno, mentre l’estate è caratterizzata da scarsa piovosità e alta luminosità. Alle colline interne si affiancano pianure costiere e zone di media montagna verso il Monte Amiata, su suoli che variano dai terreni vulcanici dell’altopiano del Tufo alle formazioni marnose e ai sedimenti marini della fascia costiera.

Il paesaggio agricolo conserva una forte impronta rurale: dei 450mila ettari complessivi della provincia, oltre 200mila sono a bosco, mentre il vigneto copre circa il 2% della superficie. L’incidenza del biologico si attesta intorno al 44%, fra le più alte della Toscana, riflettendo un orientamento produttivo attento alla sostenibilità.

La diffusione del Ciliegiolo è favorita dalla sua adattabilità alle diverse zone della Maremma. Le aree considerate più vocate sono le colline interne, dove un clima caldo e ventilato, con buone escursioni termiche, consente una maturazione regolare delle uve tra fine settembre e inizio ottobre, favorendo equilibrio tra zuccheri, acidità e componenti fenoliche. Pur con la presenza di versioni complesse e strutturate, il Ciliegiolo che oggi interpreta al meglio la visione produttiva dell’area è quello d’annata, “di pronta beva”, un vino immediato e luminoso, caratterizzato da una grande freschezza, da un grado alcolico moderato e da profumi fragranti di ciliegia e marasca.

Il grande interesse per questo vitigno è stato al centro di una serata organizzata a Firenze dal Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, guidato da Francesco Mazzei, nell’ambito delle Anteprime di Toscana. L’ente, fondato nel 2014 e riconosciuto dal ministero nel 2015, riunisce 475 aziende, fra le quali 343 viticoltori, 131 Cantine che vinificano e imbottigliano in proprio e un imbottigliatore.

Milano-Cortina, leggenda Klaebo, sei ori in sei gare

Milano-Cortina, leggenda Klaebo, sei ori in sei gare

Roma, 21 feb. (askanews) – Johannes Høsflot Klaebo continua a riscrivere la storia dello sci di fondo e dei Giochi olimpici. Il norvegese ha vinto la classica 50 km, conquistando il sesto oro in sei gare (sprint individuale, sprint a squadre, skiathlon, 10 km in tecnica libera e staffetta), imponendosi anche nella massacrante 50 km e completando un percorso perfetto, quasi irreale per continuità e superiorità tecnica.

A 29 anni, Klaebo ha conquistato il suo undicesimo titolo in tre partecipazioni ai Giochi invernali (2018, 2022 e 2026) vincendo quest’ultima gara di sci di fondo davanti ai suoi connazionali Martin Nyenget, argento, ed Emil Iversen, bronzo.

Johannes Høsflot Klæbo è oggi il volto più carismatico e vincente dello sci di fondo mondiale, un atleta che ha ridisegnato i canoni della velocità, della resistenza e dell’efficienza tecnica sulla neve. Nato il 22 ottobre 1996 a Oslo e cresciuto a Trondheim, è diventato in pochi anni il fondista più titolato della storia, con numeri che lo pongono al livello di leggende come Bjørn Dæhlie e Marit Bjørgen. Inizia a sciare a soli due anni, grazie al nonno Kare Høsflot, che gli regala il primo paio di sci e diventa il suo primo allenatore e guida. La famiglia si trasferisce a Trondheim quando lui ha cinque anni, avvicinandolo ancora di più al mondo dello sci di fondo norvegese, fatto di boschi, piste e una cultura sportiva profondamente radicata. Da ragazzino è un atleta polivalente: tra calcio e sci di fondo sceglie quest’ultimo perché in fondo “tutto dipende da te”, come ama ripetere, e perché gli piace la responsabilità individuale.

Milano-Cortina, Skicross, una doppietta che rimarrà nella storia

Milano-Cortina, Skicross, una doppietta che rimarrà nella storia

Roma, 21 feb. (askanews) – Una giornata da incorniciare per lo sport italiano: lo ski cross parla azzurro. Sulle nevi di Livigno, l’Italia firma una doppietta che resterà nella memoria, dominando una finale spettacolare e ad altissima intensità. Tecnica, coraggio e gestione perfetta dei contatti: gli azzurri hanno interpretato la gara con maturità e freddezza, imponendosi su un tracciato che non ammetteva errori.

Protagonista assoluto è stato Simone Deromedis, che ha attaccato fin dalla partenza, prendendo subito la testa della batteria e difendendola con linee pulite e grande fluidità nei salti. Alle sue spalle, straordinaria anche la prova di Federico Tomasoni, capace di restare incollato al compagno di squadra e di respingere i tentativi di rimonta degli avversari nel tratto finale.

La finale è stata un concentrato di adrenalina: contatti al limite, sorpassi tentati in curva, traiettorie millimetriche. Ma l’Italia ha fatto la differenza nei dettagli, soprattutto nella gestione dei tratti tecnici e nella scelta delle linee nei dossi centrali. Quando la pista si è aperta sull’ultimo rettilineo, la sensazione era chiara: sarebbe stata una volata tutta azzurra.

La doppietta non è solo un risultato, ma un segnale forte al movimento internazionale dello ski cross. Conferma la crescita di una squadra che negli ultimi anni ha investito su giovani talenti, costruendo profondità e continuità. E dimostra che l’Italia può essere protagonista non solo con exploit isolati, ma con una presenza stabile ai vertici.

Con questo risultato l’Italia conquista almeno una medaglia in undici discipline (delle 16 in programma ai Giochi), traguardo di assoluto rispetto mai raggiunto ai Giochi invernali. Deromedis, 25 anni, come tanti del freestyle ha iniziato con lo sci ma da dieci anni è un’atleta di punta dello ski cross, la Formula 1 degli sport invernali. Quinto ai Giochi di Pechino, nell’ultimo quadriennio ha conquistato il titolo mondiale 2023 ed è arrivato secondo nella Coppa del Mondo 2024/25. A Livigno l’incoronazione definitiva. Come per Federico Tomasoni, 28enne di Castione della Presolana, figlio dell’ex azzurro di sci Battista, aveva come migliori risultati della carriera un bronzo iridato 2023 nel mixed team insieme a Jole Galli e un quinto posto in Coppa del Mondo. Ai Giochi di Milano Cortina c’è venuto anche per realizzare il sogno olimpico di Matilde Lorenzi, la fidanzata e azzurra della nazionale di sci morta il 28 ottobre 2024 in seguito alla tragica caduta avvenuta durante un allenamento in Val Senales.