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Autonomia, Lorenzin: Riforma Calderoli distruttiva per la sanità

Autonomia, Lorenzin: Riforma Calderoli distruttiva per la sanitàRoma, 24 ago. (askanews) – “Senza un chiaro disegno sui Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) e un adeguato finanziamento, l’autonomia differenziata si potrà ribattezzare con il nome di ‘Sfascia-Italia’. La riforma del titolo V e la tormentata vicenda dei Lea (Livelli essenziali d’assistenza) in sanità dovrebbe costituire un monito. Ma così non sembra. Errare è umano, perseverare è diabolico. D’altra parte nel Def o nelle bozze della Legge di Bilancio che girano manca la cosa principale: finanziare la sostenibilità della riforma del ministro Calderoli”. Lo dichiara in una nota Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori Pd.

Oxfam: la crisi climatica asseterà il mondo

Oxfam: la crisi climatica asseterà il mondoRoma, 24 ago. (askanews) – Nei prossimi anni e decenni aree sempre più vaste e spesso poverissime del pianeta saranno colpite da una sempre maggiore carenza d’acqua. Una crisi idrica di portata epocale che diverrà sempre di più conseguenza diretta della crisi climatica, poiché causata in gran parte dal riscaldamento globale accelerato dalle emissioni di gas serra, con conseguenze drammatiche sull’aumento di fame, malattie e migrazioni forzate di massa. Basti pensare che in soli 10 tra i Paesi al mondo più colpiti dai cambiamenti climatici – Somalia, Haiti, Gibuti, Kenya, Niger, Afghanistan, Guatemala, Madagascar, Burkina Faso e Zimbabwe – la malnutrizione cronica potrebbe aumentare di oltre un terzo entro il 2050, colpendo 11,3 milioni di persone in più rispetto ad oggi. È l’allarme lanciato da Oxfam in occasione della Settimana mondiale dell’acqua con il primo di una serie di rapporti, che fotograferanno una crisi che determinerà il futuro del pianeta. Il dossier – prendendo in esame 20 dei principali Paesi colpiti dalla crisi idrica e climatica in 4 aree del mondo – denuncia infatti un’emergenza che già oggi colpisce 2 miliardi persone nel mondo che non hanno accesso adeguato all’acqua e che entro il 2050 potrebbe colpire 1 miliardo di persone in più. Una data entro la quale si potrebbero registrare fino a 216 milioni di migranti climatici interni a livello globale, tra cui 86 milioni solo in Africa sub-sahariana. ‘Il riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra e dall’uso di petrolio, carbone e gas, sta portando ad una terribile crisi idrica globale, che deve essere affrontata prima che sia troppo tardi per tantissimi. – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor sulle emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Quella che abbiamo di fronte è una delle più gravi minacce che l’umanità si trova ad affrontare e a pagarne il prezzo più alto sono già i Paesi e le comunità più povere e meno preparate, che paradossalmente spesso sono anche i meno responsabili delle emissioni inquinanti. Ne abbiamo già la dimostrazione plastica nel nostro lavoro quotidiano per portare acqua alle comunità più povere in tutto il mondo. I nostri ingegneri sono costretti a scavare pozzi sempre più profondi, più costosi e più difficili da mantenere in funzione, spesso solo per trovare falde già esaurite o inquinate. – continua – Ad esempio, in Africa orientale, alle prese con la peggiore siccità degli ultimi 40 anni, in media 1 pozzo su 5 che scaviamo oggi è già asciutto, là dove dovrebbe esserci acqua. I terreni sono aridi e dobbiamo scavare sempre più a fondo o impiegare tecnologie di desalinizzazione che a volte non funzionano, con costi sempre maggiori, proprio mentre gli aiuti internazionali per fronteggiare l’emergenza idrica stanno calando’. La crisi climatica in Africa orientale e occidentale In vaste zone dell’Africa orientale oltre 32 milioni di persone al momento sono alla fame estrema a causa di 5 anni di siccità, emergenza aggravata dai conflitti in corso e dalla crescita dei livelli di povertà. Altre zone della stessa regione sono invece colpite da alluvioni improvvise e piogge imprevedibili, che devastano i raccolti e i mezzi di sussistenza della popolazione allo stesso modo della siccità. E la situazione è destinata peggiorare. Il rapporto di Oxfam rivela infatti come, entro il 2040, l’Africa orientale potrebbe essere colpita da un aumento dell’8% delle precipitazioni, che provocherà un ciclo di inondazioni e siccità che porterebbe a un aumento potenzialmente catastrofico del 30% del deflusso superficiale delle acque, che riduce la ricarica delle acque sotterranee e abbassa la falda freatica, peggiorando la siccità soprattutto per il settore agricolo e per tutte quelle persone che dipendono dai pozzi d’acqua per sopravvivere. Un fenomeno che quindi produrrà un impatto devastante sull’impoverimento dei terreni, che verranno privati delle sostanze nutritive essenziali per i raccolti e aumenterà il rischio che molte infrastrutture essenziali vengano distrutte dalle alluvioni. La conseguenza ad esempio potrebbe essere l’aumento esponenziale di casi di malaria che entro il 2030 potrebbe colpire tra 50 e 60 milioni di persone in più, rispetto ad uno scenario in cui si escludesse l’impatto della crisi climatica. In modo simile anche l’Africa occidentale sarà colpita dalla crisi idrica. Entrambe le regioni stanno già affrontando infatti ondate di calore più intense dell’8-15% e cali della produttività del lavoro dell’11-15%, a causa di migrazioni di massa di comunità costrette a spostarsi per sopravvivere a fame e povertà estrema, cambiamenti nelle colture, perdita di bestiame e l’intensificarsi di conflitti causati proprio dalla scarsità d’acqua. A livello globale si stima che negli ultimi 20 anni quest’ultimi siano quadruplicati, rispetto al periodo 1980-99. ‘Il riscaldamento globale sta aumentando la frequenza e la gravità dei disastri, che colpiranno sempre più duramente negli anni a venire, mentre l’enorme mancanza di investimenti nel rafforzamento dei sistemi idrici sta lasciando i Paesi più poveri e vulnerabili del tutto impreparati ad affrontare nuovi disastri naturali. – continua Pezzati – Già oggi, a causa della durissima siccità che colpisce queste aree dell’Africa, molti dei sistemi idrici installati da Oxfam stanno diventando insufficienti a garantire l’acqua necessaria alle comunità più colpite, e molti pastori e piccoli allevatori, ad esempio, sono costretti a migrare per cercare nuovi pascoli. In Corno d’Africa sono già morti oltre 13 milioni di capi di bestiame a causa della siccità. Nel frattempo in Sud Sudan le inondazioni stanno spazzando via le strutture igienico-sanitarie, inquinando e quindi rendendo inservibili le fonti d’acqua dolce disponibili. Mentre aumenta la diffusione di malattie, come il colera, che vengono contratte per l’uso di acqua contaminata’. In Medio Oriente l’aumento delle temperature e il drastico calo delle piogge causeranno un aumento esponenziale del prezzo dell’acqua Un’altra delle aree più colpite dalla crisi idrica è e sarà il Medio Oriente, dove entro il 2040 le precipitazioni potrebbero diminuire al punto tale da provocare una forte diminuzione della portata dei fiumi e dei livelli di acqua disponibile nei bacini idrici. Le ondate di calore aumenteranno del 16%, provocando un calo della produttività del lavoro del 7%, mentre i prezzi dell’acqua aumenteranno esponenzialmente di pari passo con una sempre maggiore necessità e domanda d’acqua. Tutto questo provocherà anche un aumento dell’insicurezza alimentare in Paesi spesso già attraversati da conflitti lunghissimi e atroci, come lo Yemen e la Siria; o in Paesi come l’Iraq, (uno degli stati al mondo più vulnerabili agli effetti della crisi climatica) che sta già affrontando una delle più gravi siccità di sempre, che ha colpito un’area vastissima del Paese. Al momento 7 milioni di persone sono senz’acqua, cibo ed elettricità e tanti agricoltori sono costretti ad abbandonare terreni e animali per migrare verso città e centri urbani. Nella provincia di Diyala, nel nord dell’Iraq, ad esempio, le alte temperature hanno prosciugato le riserve d’acqua da cui dipende la sussistenza della popolazione, compreso il lago artificiale Hamrin, che in buona parte è diventato una pianura desertica. In Asia il livello del mare potrebbe salire di mezzo metro entro il 2100 mettendo a rischio la sopravvivenza di centinaia di milioni di persone In Asia, invece, vastissime aree saranno colpite dall’innalzamento del livello del mare, che potrebbe superare il mezzo metro entro il 2100 e dallo scioglimento dei giacchiai. Questo provocherà inondazioni e renderà inservibili molte delle falde acquifere da cui dipendono centinaia di milioni di persone, lungo le zone costiere. Le ondate di calore aumenteranno in media dell’8% e la produttività del lavoro calerà del 7%, con un conseguente aumento della povertà e delle migrazioni. Uno scenario in cui malattie come la malaria e la dengue potrebbero crescere del 183%. I fattori che aggravano la crisi idrica globale lasciando milioni di persone del tutto impreparate Se i cambiamenti climatici sono il fattore scatenante della crisi idrica globale che ci troviamo di fronte, sono diverse le concause che stanno lasciando milioni di persone nei Paesi più poveri e vulnerabili del tutto impreparate ad affrontarne le conseguenze, lungo un trend destinato a peggiorare nel tempo. Tanti gli esempi: decenni di investimenti insufficienti nei sistemi idrici, una gestione inadeguata del sistema delle acque, l’erosione, l’inquinamento e lo sfruttamento eccessivo delle falde acquifere sotterranee, solo per citarne alcuni. Nel ’22 mancavano all’appello 2,5 miliardi di dollari per affrontare l’emergenza Nonostante quanto sta già accadendo e le previsioni per il prossimo futuro, l’anno scorso da parte dei Paesi donatori è stato finanziato appena il 32% dei 3,8 miliardi di dollari richiesti dalla Nazioni Unite per garantire acqua pulita e servizi igienico-sanitari adeguati nelle aree di crisi più colpite, lasciando i Paesi più a rischio di scarsità d’acqua, senza le risorse necessarie per gli investimenti in infrastrutture idriche adeguate ed essenziali. ‘Continuando con gli attuali livelli di emissioni stiamo andando incontro ad uno scenario drammatico. – conclude Pezzati – Le nazioni ricche e più inquinanti, non possono continuare a far finta di nulla, al contrario è cruciale che riducano immediatamente e drasticamente le loro emissioni e che aumentino gli aiuti ai Paesi più poveri e a rischio. Siamo ancora ancora in tempo per correggere la rotta, ma dobbiamo agire in fretta!’. L’appello ai Governi: servono 114 miliardi l’anno per affrontare la crisi idrica globale Oxfam lancia quindi un appello urgente ai Governi: ‘ perché riorientino importanti investimenti nell’adeguamento dei sistemi idrici nazionali, rendendola una priorità politica; ‘ sostengano l’obbiettivo delle Nazioni Unite di destinare 114 miliardi di dollari all’anno per affrontare l’emergenza idrica e igienico-sanitaria a livello globale. Risorse fondamentali per salvare tantissime vite oggi e che avranno un impatto positivo per il raggiungimento di quasi tutti gli altri obiettivi definiti dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Alluvione, Giansanti: politica non tiri per giacca aziende agricole

Alluvione, Giansanti: politica non tiri per giacca aziende agricoleRimini, 24 ago. (askanews) – “Ci troviamo di fronte a qualcosa di storico negativo, perché i danni sono stati incalcolabili. Si stima una variabile tra un miliardo e mezzo-2 miliardo per ora stimati da aziende agricole. Abbiamo avuto una serie di incontri anche nelle settimane scorso col governo. Mi auguro e spero che rispetto a quanto definito col governo si passi adesso alla perimetrazione e definizione delle aree colpite dai danni e che nel minor tempo possibile possano arrivare i ristori”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, parlando dei danni relativi all’alluvione in Emilia-Romagna.

“Mi dice, il governo, che entro autunno questi ristori arriveranno. Aspettiamo fiduciosi e sono convinto che le promesse seguono i fatti, perché se ciò non dovesse avvenire non c’è solo un problema di danno nell’anno in corso, ma anche di continuità aziendale perché se non ho le risorse per poter far fronte alle necessità per l’anno prossimo mi troverei in difficoltà e perderei due anni. L’importante non farsi tirare per la giacca da nessuno, perché le cose vanno fatte bene perché le imprese non possono aspettare e non possono essere tirate per la giacca. Vedo che c’è molta polemica da una parte e dall’altra, noi siamo imprenditori. Noi vogliamo parlare con governo nazionale, regionale, ognuno che ha responsabilità deve far fronte alle proprie responsabilità”.

Borsa, Istanbul batte Londra e Milano nella corsa alle IPO del 2023

Borsa, Istanbul batte Londra e Milano nella corsa alle IPO del 2023Roma, 24 ago. (askanews) – Istanbul ha avuto più successo nell’attrarre offerte pubbliche iniziali quest’anno rispetto alle borse molto più grandi di Londra, Francoforte o Milano, aiutata dal boom del commercio di azioni al dettaglio in Turchia in un anno altrimenti in gran parte negativo per le quotazioni a livello globale. Secondo i dati Dealogic, riportati dal Financial Times, quest’anno trenta società hanno venduto azioni in IPO alla Borsa di Istanbul, raccogliendo complessivamente 1,9 miliardi di dollari.

Il volume delle operazioni ha spinto Istanbul tra le prime 10 sedi globali per le IPO del 2023, davanti ai mercati azionari molto più grandi dell’Europa occidentale e della Corea del Sud. Il successo della Turchia, insieme a quello di altre economie emergenti come Romania e Indonesia, evidenzia come alcune delle principali borse occidentali non riescano ad attrarre importanti accordi azionari. Le IPO di Londra, ad esempio, hanno raccolto solo 967 milioni di dollari, mentre quelle di Francoforte hanno raccolto 1,1 miliardi di dollari.

La Turchia – sottolinea i Ft – sta traendo vantaggio dal fatto che gli investitori al dettaglio locali stanno diventando una parte sempre più influente del mercato. Mentre i capitali stranieri sono fuggiti a causa delle preoccupazioni per le politiche economiche non convenzionali del presidente Recep Tayyip Erdogan, i trader al dettaglio si sono rivolti alle azioni nella speranza di ottenere grandi rendimenti per compensare gli effetti di una crisi inflazionistica di lunga durata e del crollo della lira. Secondo la Turkish Capital Markets Association, il numero di investitori nelle azioni turche è più che quadruplicato, raggiungendo i 5,1 milioni dall’inizio del 2019. La proprietà del mercato azionario complessivo da parte dei singoli investitori è raddoppiata in quel periodo raggiungendo il 38%.

Sisma 2016, Di Venanzio (Unindustria): ricostruzione, passi avanti

Sisma 2016, Di Venanzio (Unindustria): ricostruzione, passi avantiRoma, 24 ago. (askanews) – “A sette anni dal terremoto in Centro Italia il primo pensiero va alle vittime e ai loro familiari per quella sciagura: per sanare queste ferite tuttora aperte, è urgente imprimere una spinta sensibile al processo di ricostruzione con interventi concreti sulle infrastrutture materiali e immateriali” dichiara in una nota Alessandro Di Venanzio, Presidente di Unindustria Rieti, in occasione dell’anniversario del sisma che sconvolse l’area di Amatrice e quelle limitrofe nelle confinanti regioni Abruzzo, Marche e Umbria. “Bisogna saper cogliere le opportunità che ci sono per scongiurare il rischio della desertificazione economica e imprenditoriale – purtroppo già in atto – anche se va riconosciuto l’impegno dei Commissari che si sono succeduti in questi anni per contrastare il fenomeno. Tra gli strumenti che sono a disposizione penso ai bonus edilizi, per i quali servono soluzioni efficaci per la cessione dei crediti d’imposta, e ai fondi Pnrr che mettono a disposizione 700 milioni destinati alle imprese, a valere sul bando Next Appenino”.

“Dall’inizio dell’anno, come ha ricordato il Commissario Castelli, sono stati 800 i milioni erogati alla ricostruzione privata, con un aumento del +22% nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2022. In totale, fino a oggi, sono state presentate 28.855 richieste di contributo per 11,11 miliardi di euro (di cui 6,6 concessi e 3,3 liquidati) su un totale di circa 50.000. I numeri sono incoraggianti e i segnali positivi, ma ci sono ancora 14.211 nuclei familiari, corrispondenti a circa 30.000 persone sui 41.000 sfollati complessivi dal terremoto, che ancora non hanno fatto rientro nelle proprie abitazioni”.

Autonomia, Boccia (Pd): per ora è merce di scambio in maggioranza

Autonomia, Boccia (Pd): per ora è merce di scambio in maggioranzaRoma, 24 ago. (askanews) – “In Parlamento sul tema dell’autonomia finora c’è stata solo una sgradevole contrapposizione. E la percezione che abbiamo dall’opposizione è che l’autonomia di Calderoli non sia condivisa da Fratelli d’Italia e Forza Italia, ma che sia utilizzata in maggioranza come merce di scambio per trovare una mediazione sulle riforme costituzionali. Per il momento è una vicenda interna alla destra”. Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, in una intervista a IlSussidiario.net che anticipa la sua partecipazione di stasera al Meeting di Rimini per un dibattito sulle riforme costituzionali.

“Quando fu fatta la riforma del titolo V, 22 anni fa, io – ha proseguito – da docente universitario la criticai molto ed ero personalmente contrario. Questo non mi esime dalle responsabilità che è sempre giusto assumersi quando si rappresenta la storia di una forza politica. E oggi indietro non si può tornare. Ma intanto è cambiato il Paese e le nostre amministrazioni territoriali. Quello che si può fare è migliorarne l’attuazione, farlo in modo chiaro, soprattutto sui temi che poi incidono sui bilanci delle Regioni e sulla vita delle persone: trasporto pubblico locale, sanità, assistenza a bambini e anziani, organizzazione della scuola”. A giudizio dell’esponente democratico, quindi, “la priorità oggi, come era per le regioni anche nel 2019, quando su questo tema cadde anche il primo governo Conte, a regia leghista, è la definizione dei livelli essenziali di prestazione. Definiti i Lep c’è bisogno di un fondo di perequazione, che noi abbiamo stimato da 80 a 100 miliardi, perché è evidente che bisogna avvicinare le aree meno sviluppate a quelle più sviluppate, parlo anche delle aree interne e di quelle di montagna, non solo del Sud rispetto al Nord. Un terzo delle province italiane ha più anziani che popolazione attiva: è evidente che aumenterà la necessità di servizi alla persona. Questi temi non possono essere successivi all’attuazione dell’autonomia, sono prioritari”.

“L’altro tema – ha osservato ancora Boccia – è la centralità del Parlamento che nel modello Calderoli non c’è: vogliamo che le intese istituzionali che dovranno essere firmate dalle Regioni siano votate in Parlamento. E che in quella sede siano approvati anche i Lep. Se si dice no a queste proposte si vuole spaccare il Paese in due e non si ricerca il dialogo. Noi non poniamo temi di parte ma temi nell’interesse esclusivo dell’intero Paese unito”, ha concluso.

Calcio, un iraniano per la Roma: arriva Sardar Azmoun

Calcio, un iraniano per la Roma: arriva Sardar AzmounRoma, 24 ago. (askanews) – Un nome a sorpresa per l’attacco della Roma. Viste le difficoltà nella trattativa con l’Atalanta per Duvan Zapata, i giallorossi hanno virato su Sardar Azmoun – iraniano classe 1995 – e sono vicini a chiudere la trattativa con il Bayer Leverkusen. Tiago Pinto regala così a José Mourinho un suo vecchio pallino. Lo avrebbe voluto alla Roma già nel 2021. Affare sfumato per la richiesta di 25 milioni da parte dello Zenit, che poi – a gennaio 2022 – accettò i 18 milioni messi sul piatto dal Bayer Leverkusen. I giallorossi hanno virato sull’iraniano dopo che l’Atalanta ha bloccato la cessione di Zapata.

Le trattative tra sceneggiatori e studios di Hollywood sono a un punto morto

Le trattative tra sceneggiatori e studios di Hollywood sono a un punto mortoRoma, 24 ago. (askanews) – Dopo oltre 100 giorni di sciopero a Hollywood, il sindacato degli sceneggiatori ha rifiutato una prima offerta di compromesso degli studios, ritenuta piena di “lacune” e “omissioni”. L’incontro di martedì sera tra gli straordinari sceneggiatori di Hollywood e i grandi capi di Disney, Universal, Warner Bros e Netflix, ha dato vita a un nuovo dialogo tra sordi per questo settore paralizzato da un movimento di protesta storico, ha annunciato il sindacato (WGA).

Dopo tre mesi di silenzio radiofonico e dopo lo sciopero degli attori a metà luglio, sceneggiatori e studi cinematografici hanno ripreso le trattative all’inizio di agosto. Nonostante una nuova offerta da parte dei datori di lavoro per migliorare le condizioni salariali e di lavoro e per regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale, i colloqui sono ancora in fase di stallo. L’incontro di martedì sera è stato “un sermone sulla qualità della loro unica controproposta”, ha affermato la WGA in un comunicato. “Non è stato un incontro per raggiungere un accordo. È stato un incontro per farci cedere”. La presenza dei grandi capi Bob Iger (Disney), Donna Langley (Universal Pictures), Ted Sarandos (Netflix) e David Zaslav (Warner Bros) non è bastata a ripristinare un dialogo di qualità.

Hollywood non conosceva uno sciopero simultaneo di attori e sceneggiatori dal 1960. Questo doppio movimento sociale costa ogni giorno al settore milioni di dollari. Ma per la WGA, la controproposta degli studios è piena di “lacune” e “omissioni” e non è all’altezza delle “minacce esistenziali” che l’industria deve affrontare. “Siamo arrivati al tavolo delle trattative con un’offerta che risponde alle preoccupazioni prioritarie espresse dagli sceneggiatori”, ha detto Carol Lombardini, presidente dell’Alleanza dei produttori cinematografici e televisivi (AMPTP), che rappresenta i datori di lavoro. “Siamo profondamente impegnati a porre fine allo sciopero e speriamo che la WGA lavori per raggiungere lo stesso obiettivo”, ha aggiunto.

L’AMPTP ha presentato alla stampa gli elementi della sua nuova offerta. Gli studi e le piattaforme propongono in particolare di aumentare del 13% lo stipendio minimo degli sceneggiatori nell’arco di tre anni, e di condividere con il sindacato le ore di visione dei programmi trasmessi in streaming. I dati sul pubblico finora sono confidenziali. La condivisione dei ricavi legati allo streaming resta il nerbo della guerra: proprio come gli attori, gli sceneggiatori vogliono poter guadagnare molto di più quando un loro film o una serie ha successo su una piattaforma, invece di ricevere un compenso forfettario indipendentemente dal fatto che la popolarità del programma. Ma gli studios propongono solo di ristrutturare questo sistema di compensazione “in futuro”.

In termini di intelligenza artificiale, le major offrono agli sceneggiatori la possibilità di rielaborare script inizialmente generati da un’intelligenza artificiale, pur essendo considerati l’unico autore di quest’opera e quindi senza essere pagati di meno. D’altro canto, tacciono sulla possibilità di addestrare un’intelligenza artificiale per lavorare su script esistenti, una linea rossa per la WGA.

La fine della lunga estate “africana”

La fine della lunga estate “africana”Roma, 24 ago. (askanews) – L’anticiclone africano Nerone ha i giorni contati. Il caldo sahariano che in questi giorni ha battuto alcuni record sia di temperatura che di zero termico, sta per subire lo scacco matto ad opera del ciclone Poppea. Antonio Sanò, fondatore del sito iLMeteo.it non ha più dubbi. L’avvento del ciclone Poppea porrà fine all’estate africana che a più riprese ha mandato quasi in tilt i termometri di molte città. Ma cerchiamo di capire cosa succederà nei prossimi giorni. Fino a sabato 26 l’anticiclone Nerone dominerà incontrastato il nostro Paese e anzi, darà il meglio di sé (o il peggio a seconda dei casi).

Le temperature massime saliranno ulteriormente di qualche grado e così i 39-40 gradi potrebbero essere raggiunti o ancora registrati su molte città del Centro-Nord come ad esempio Firenze, Prato, Arezzo, Bologna, Pavia, Mantova, Alessandria, fino a 37-38 gradi a Roma, Milano, Padova, Bolzano, in Sardegna e su alcune zone del Sud (tarantino, costa lucana, casertano, siracusano). Il caldo continuerà poi anche di notte quando i valori rimarranno prossimi ai 30-31°C almeno fino a mezzanotte per poi calare di qualche grado. Questa situazione comincerà a cambiare già da sabato; in questa giornata le temperature inizieranno a calare, anche se di poco e aria fresca dall’Atlantico comincerà ad addossarsi alle Alpi generando forti temporali che verso sera potrebbero raggiungere anche le zone pianeggianti di Piemonte e Lombardia. Questo sarà l’antipasto di quello che succederà nei giorni successivi. Domenica 27 il ciclone Poppea, attivo sulle Isole Britanniche, inizierà a scendere di latitudine scalfendo così la parte più settentrionale dello scudo dell’anticiclone Nerone. I temporali si faranno via via più frequenti al Nordovest e in serata potranno raggiungere anche il Triveneto. Ma il peggio dovrà ancora arrivare.

Nel corso di lunedì 28 il ciclone Poppea farà irruzione sul bacino del Mediterraneo posizionandosi sul golfo di Genova e muovendosi lentamente verso il medio alto Adriatico. Si verrà a creare così una situazione meteorologica potenzialmente pericolosa per l’Italia. Temporali violenti con nubifragi, grandine di grosse dimensione e forti raffiche di vento potranno colpire gran parte delle regioni centro-settentrionali, nessuna esclusa. L’aria fresca in arrivo farà crollare lo zero termico fin verso i 2800/3000m (ricordate il record di 5320?) cosicché la neve potrà scendere fin sopra i 2400-2700 metri. Il vento, a tratti impetuoso, spazzerà via in un battibaleno la canicola africana provocando un tracollo delle temperature che potrebbero perdere anche 15-20°C rispetto a questi giorni. Con l’arrivo di Poppea l’estate africana subirà il definitivo stop!

La Cina contro il Giappone per lo sversamento delle acque di Fukushima in mare

La Cina contro il Giappone per lo sversamento delle acque di Fukushima in mareRoma, 24 ago. (askanews) – Il ministero degli Esteri cinese ha rilasciato una dichiarazione subito dopo l’inizio delle operazioni di rilascio delle acque contaminate della centrale di Fukushima nell’Oceano Pacifico accusando il Giappone di causare “danni secondari” alle persone per i propri “interessi egoistici”.

Il Giappone ha “esteso i rischi al mondo intero (e) ha strasmesso il dolore alle future generazioni di esseri umani”. “Considerando lo scarico delle acque reflue come un fatto compiuto, la parte giapponese si è posta contemporaneamente sul banco degli imputati internazionale”, recita la nota del ministero degli Esteri cinese che accusa Tokyo di non essere riuscita a dimostrare la legittimità del piano, nonostante anni di rigorosi controlli da parte di regolatori indipendenti.