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Olografia e AI: la seconda vita dei grandi musicisti del passato

Olografia e AI: la seconda vita dei grandi musicisti del passatoMilano, 24 lug. (askanews) – Frank Zappa, Michael Jackson, Whitney Houston, Tupac Shakur, Ronnie James Dio, Amy Winehouse, John Lennon: i grandi artisti del passato sono tornati sui palcoscenici dei festival più importanti a livello mondiale grazie all’olografia, “resuscitati” grazie alla tecnica di riproduzione fotografica in grado di mostrare le caratteristiche di un oggetto o di un soggetto in forma tridimensionale, mediante l’interferenza di onde luminose. Mentre l’intelligenza artificiale permette di riprodurre la loro voce anche in nuove armonie come avviene nel brano “Now and Then” dove la voce di John Lennon è stata estrapolata da una vecchia audiocassetta.

Olografia e intelligenza artificiale stanno dunque segnando una nuova tendenza nel mercato discografico e quello dei concerti dal vivo, facendo tesoro dei riscontri positivi registrati nelle loro diffuse applicazioni negli eventi formativi da remoto. “L’intelligenza artificiale consente l’elaborazione e la manipolazione dell’audio – dichiara Antonio Franzese, co founder di Media Engineering, società italiana specializzata in olografia, software, realtà virtuale e aumentata – è sufficiente partire anche da piccole tracce audio per ricostruire una voce di una persona defunta, famosa e non”.

Abbinata all’olografia quindi l’intelligenza artificiale consente agli spettatori di un concerto di vivere di nuovo, a distanza di anni, le performance di un artista defunto, non solo dal punto di vista audio, ma anche della sua fisiognomica, delle sue movenze sul palco e del suo look, per una full immersion a 360° nell’evento. Le soluzioni di intelligenza artificiale come quelle sviluppate da Media Engineering permettono infatti di creare un avatar realistico e interattivo, capace di apprendere e adattarsi alle interazioni con le persone. E l’aspetto può variare a seconda delle preferenze dell’utente o delle finalità dell’applicazione. Così se formazione e entertainment sono stati gli ambiti dove queste tecnologie hanno trovato le prime applicazioni, le caratteristiche degli avatar olografici con AI consentono in realtà lo sviluppo di soluzioni in altri numerosi contesti: dalla medicina, all’assistenza virtuale, al turismo, al commercio.

“Oggi possiamo ricostruire e rianimare le persone grazie a diverse tecniche, come quelle di gioco – spiega Franzese – in questo caso ci affidiamo a telecamere particolari che, dopo aver osservato il movimento, consentono di creare lo scheletro di una persona, reale e non, e poi memorizzare le sue movenze. Grazie al machine learning, all’apprendimento da parte della macchina, lo scheletro impara le movenze e, successivamente, le abbina al parlato”. L’obiettivo di far rivivere un artista scomparso non è solo il desiderio di tornare indietro nel tempo, la nostalgia degli anni della giovinezza da parte dei fan o una mancanza di rispetto nei confronti di un interprete le cui canzoni hanno segnato la loro esistenza e la storia della musica.

“Il compito dell’olografia – aggiunge Antonio Franzese – è solo uno: quello di far rivivere gli interpreti, facendoli conoscere, assieme ai loro brani e alle loro performance, anche alle nuove generazioni, rendendoli eterni. È utile anche dal punto di vista formativo: un giovane, attraverso la visione di un ologramma durante un concerto, può conoscere la storia della musica italiana e internazionale, di tutti i generi, non focalizzandosi solo sul rap, sulla trap e sull’hip hop. Un’altra caratteristica importante dell’olografia è l’ubiquità: l’ologramma di un artista che si esibisce può essere contemporaneamente in due o più palcoscenici di città diverse, magari in occasione di festival musicali programmati nello stesso periodo”. Naturalmente, nel prossimo futuro sarà fondamentale la formazione di nuovi professionisti specializzati nell’analisi dei dati e nel governo dell’intelligenza artificiale per insegnare alle macchine ad apprendere, in quanto i dispositivi imparano a fare cose solo se hanno a disposizione dati, ma anche emozioni. “Ricreare la sfera emozionale umana implica la necessità di una regolamentazione – conclude Franzese – dopo il blocco di OpenAI in Italia da parte del Garante della Privacy, adesso la Comunità Europea sta lavorando ad AI ACT che regolamenterà l’uso della intelligenza artificiale, un documento fondamentale considerando che esistono, ad esempio, dei tool gratuiti che, tramite machine learning, consentono di passare dal testo ai segmenti vocali riproducendo frasi mai dette dalle persone oppure frasi divulgate senza il loro consenso”. (nella foto: ologramma del violinista Pierpaolo Foti)

Sanchez rimonta ma la Spagna rischia un ritorno alle urne

Sanchez rimonta ma la Spagna rischia un ritorno alle urneRoma, 23 lug. (askanews) – Due mezzi vincitori: il premier socialista Pedro Sanchez e il Partido Popular; diversi sconfitti: l’estrema destra di Vox, l’indipendentismo catalano nel suo insieme e i sondaggisti. Un involontario trionfatore: l’ex presidente della Generalitat in esilio, Carles Puigdemont, il cui partito Junts si ritrova ago della bilancia della governablità a Madrid.

I risultati definitivi del voto spagnolo sono ben diversi da quelli che promettevano i sondaggi: il Pp di Alberto Nuñez Feijoó ha sì ottenuto la maggioranza delle preferenze, ma ben lontano dai livelli previsti dagli istituti demoscopici. Anche contando Vox (12,3%, terza ma in calo di consensi) e gli altri partiti minori, le destre si fermano a 171 seggi: cinque in meno della maggioranza assoluta che blinda il mandato a formare un nuovo governo. Nel dettaglio, il Partido Popular ha 136 seggi, distante dalla maggioranza assoluta anche contando l’ultradestra di Vox che ottiene 33 seggi e le altre formazioni minori della destra. Il partito Socialista limita i danni in netta rimonta rispetto alle previsioni demoscopiche: 122 seggi (31,7%, +2) ai quali si aggiungono i 31 della nuova coalizione di sinistra di Sumar (12,3%). Gli altri potenziali alleati della coalizione sommano altri 19 seggi (7 gli indipendentisti catalani di Erc, 6 la sinistra radicale basca di Bildu, 5 i nazionalisti baschi del Pnv più altre formazioni minori) per un totale di 172.

Rimangono quindi i sette voti degli indipendentisti conservatori catalani di Junts, che di fatto hanno attualmente la chiave della governabilità: senza il loro apporto, lo scenario più probabile è infatti un ritorno alle urne. Feijoó ha comunque rivendicato la vittoria e in quanto candidato più votato chiede agli altri partiti (ovvero, ai socialisti) di astenersi per permettergli di formare un governo di minoranza. Ma si tratta di uno scenario che appare del tutto improbabile; l’unica arma che gli rimane è quella di tentare di delegittimare a priori un eventuale esecutivo a guida socialista.

Il premier uscente Sanchez da parte sua ha ottenuto in buona parte il risultato voluto con l’anticipo delle elezioni: una mobilitazione della sinistra che grazie al voto utile gli ha permesso di limitare i danni (anzi, di migliorare leggermente i risultati del 2019, come ha fatto notare lo stesso premier nel suo discorso postelettorale), senza tuttavia raggiungere l’obbiettivo prefissato di poter riciclare senza problemi l’attuale maggioranza di governo. La sinistra e i suoi alleati, in tutte le sue declinazioni, arriva infatti a 172 seggi e Sanchez si è ben guardato dal fare previsioni su un futuro governo. Fuori dai due blocchi principali rimangono infatti i sette seggi di Junts (Uniti per la Catalogna: dal suo appoggio (diretto, o più probabilmente tramite un’astensione al secondo voto di investitura) dipende la riedizione della maggioranza attuale o un ritorno alle urne dal risultato ancor più incerto. Si tratta di un paradosso perché la vittima principale del voto utile (e dell’astensione) è stato proprio l’indipendentismo catalano nel suo insieme. In particolare la sinistra di Erc che ha perso ben sei seggi a favore dei socialisti del Psc; di fatto, a salvare Sanchez in termini numerici è stata proprio la Catalogna.

La questione principale quindi torna ad essere quella catalana: Sanchez fino ad ora l’ha sopita, ma non certo risolta; e questa volta, il prezzo politico da pagare per rimanere alla Moncloa potrebbe essere troppo alto da accettare. Per il premier infatti acconsentire ad un indulto personale per Puigdemont o addirittura a un futuro referendum di indipendenza sarebbe un suicidio politico. Ma basterebbe anche solo discutere l’idea per perdere voti a favore della destra, Vox o non Vox. Non è chiaro d’altra parte quale altro risultato che vada al di là di qualche concessione economica la coalizione politica catalana guidata da Carles Puigdemont possa realisticamente ottenere da un negoziato, visto che negli ultimi anni i socialisti hanno promesso molto e mantenuto quasi niente. Nonostante in campagna elettorale Junts abbia quindi dipinto il voto nazionale come un problema della Spagna e non della Catalogna, il settore più pragmatico del partito (minoritario nella dirigenza, non necessariamente nella base), potrebbe comunque finire col considerare l’investitura di Sanchez come il male minore. L’alternativa è infatti un’impasse che porterebbe di nuovo alle urne: Sanchez potrebbe in questo caso dare la colpa all’intransigenza dell’indipendentismo catalano, ma nulla gli garantisce che fra qualche mese l’elettorato progressista torni a votare con la stessa convinzione. La fase negoziale che inizia oggi quindi si preannuncia lunga e faticosa. In palio un voto di investitura che di fatto – data l’esistenza della sfiducia costruttiva – in caso di esito positivo garantirà al leader socialista altri quattro anni di governo, più o meno agitato. Se tutto sommato Sanchez può dirsi abbastanza saldo alla guida del suo partito – il risultato di ieri equivale a un mezzo miracolo – non si può dire altrettanto di Feijoó: se dovesse rimanere a mani vuote, è probabile che si produca un cambio della guardia per i popolari, con una serie di faide interne dalle quali potrebbe uscire vincitrice Isabel Díaz Ayuso, padrona del Pp di Madrid ma personaggio assai più divisivo in un Paese sempre più polarizzato. (di Maurizio Ginocchi)

Elezioni Spagna, Pp vince ma lontano dalla maggioranza assoluta

Elezioni Spagna, Pp vince ma lontano dalla maggioranza assolutaRoma, 23 lug. (askanews) – Il Partido Popular è il vincitore delle elezioni politiche spagnole, con 136 seggi (33% dei voti, +47 rispetto al 2019), ben lontano dalla maggioranza assoluta anche contando l’ultradestra di Vox (12,3%, terza forza con 33 seggi, -19) e le altre formazioni minori della destra, che si fermerebbe a 171 deputati sui 176 necessari.

Il partito Socialista limita i danni con un risultato ben al di là di quanto prevedevano i sondaggi: 122 seggi (31,7%, +2) ai quali si aggiungono i 31 della nuova coalizione di sinistra di Sumar (12,3%). Gli altri potenziali alleati della coalizione sommano altri 19 seggi (7 gli indipendentisti catalani di Erc, 6 la sinistra radicale basca di Bildu, 5 i nazionalisti baschi del Pnv più altre formazioni minori) per un totale di 172. Rimangono quindi i sette voti degli indipendentisti conservatori catalani di Junts, che di fatto hanno attualmente la chiave della governabilità: senza il loro apporto, lo scenario più probabile è infatti un ritorno alle urne.

Elezioni in Spagna, Popolari primo partito ma non c’è maggioranza

Elezioni in Spagna, Popolari primo partito ma non c’è maggioranzaMilano, 24 lug. (askanews) – Le elezioni politiche in Spagna hanno consegnato al Partito Popolare il ruolo di prima forza del Paese, con 136 seggi al Parlamento. Il partito di destra Vox però ha subito un crollo fermandosi a 33 seggi. Numeri che, sommati, non consentono al leader popolare Alberto Núñez Feijóo di arrivare ai 176 seggi necessari per la maggioranza assoluta. La coalizione dui destra si fermerebbe a 169.

Il Partito Socialista del premier Pedro Sanchez ha conquistato 122 seggi, mentre Sumar ne ha ottenuti 31. Una coalizione di sinistra potrebbe quindi arrivare a 153 seggi. In questo scenario diventano decisivi i seggi conquistati dagli indipendentisti catalani, ma secondo gli analisti c’è il rischio di un ritorno alle urne.

Aeroporto Catania,Urso a Schifani: mio dovere far presenti ricadute

Aeroporto Catania,Urso a Schifani: mio dovere far presenti ricaduteRoma, 23 lug. (askanews) – “Sinceramente non capisco la reazione del Presidente Schifani, cui mi lega un lungo e consolidato rapporto, essa sì davvero scomposta nei toni e nei modi, che evoca chissà quali vicende localistiche che non appartengono alle mie valutazioni. Io mi sono riferito esclusivamente alla programmazione infrastrutturale che spettava a Sac, proprio al fine di fare di Catania un Hub internazionale, e al controllo operativo di Enac. Non mi riferivo di certo alla gestione dell’emergenza, per la quale tutti gli organi preposti, locali e di governo, hanno fatto il massimo sforzo, che andrà anch’essa valutata quando saremo tornati nella normalità”. Lo afferma in una nota il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

“E comunque – prosegue Urso – ho il dovere istituzionale di far presente quali siano le gravi ricadute, immediate e nel tempo, sul sistema produttivo siciliano che al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è rivolto con dichiarazioni pubbliche”. “Per quanto riguarda le tariffe da capogiro dei voli aerei – aggiunge il ministro -, proprio con il Presidente Schifani abbiamo condiviso alcune valutazioni cercando soluzioni nei limiti delle regole europee, così come con il Ministro Matteo Salvini, con cui stiamo programmando interventi di più ampio respiro. Anche in questo caso la competenza primaria è dell’Enac che solo da qualche ora, a fronte proprio dell’intervento diretto del Mimit, attraverso la rinnovata struttura del Garante dei prezzi, conferma la presenza di pratiche commerciali scorrette. Quindi massima collaborazione come sempre e nessuna vis polemica. Solo volontà di risolvere i problemi in modo strutturale come abbiamo dato ampia dimostrazione proprio in Sicilia sin dall’inizio della legislatura”.

Aeroporto Catania, Schifani: Urso alimenta sterili polemiche

Aeroporto Catania, Schifani: Urso alimenta sterili polemicheRoma, 23 lug. (askanews) – “A differenza dei ministri Crosetto e Salvini, che con grande senso delle istituzioni e spirito di servizio si sono subito adoperati per contribuire alla riapertura dell’aeroporto di Catania, dopo l’incendio che ha distrutto parte del terminal A dello scalo, c’è chi, come il Ministro Adolfo Urso, preferisce alimentare sterili polemiche adombrando dubbi su carenze infrastrutturali di un sistema aeroportuale che, ricordo al Ministro, sino alla vigilia dell’incidente individuava in Fontanarossa un significativo hub internazionale, sia sotto il profilo dei movimenti aerei e passeggeri, che sulla qualità dei servizi di terra”. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

“Come già avvenuto in occasione della riforma sulle Camere di commercio, ancora una volta il Ministro delle imprese e del Made in Italy – attacca Schifani -, interviene in modo scomposto, più a tutela di vicende localiste che nell’interesse dell’intero popolo siciliano”.

Spagna, exit poll: netta vittoria dei Popolari, con Vox avrebbero maggioranza

Spagna, exit poll: netta vittoria dei Popolari, con Vox avrebbero maggioranzaMilano, 23 lug. (askanews) – In Spagna il PP ottiene un’ampia vittoria e si avvicina alla maggioranza con Vox, secondo i primi exit poll. Alle 20 si sono chiuse le urne.

Secondo i sondaggi pubblicati alla chiusura delle urne, i Popolari avrebbero vinto nettamente le elezioni generali. Il sondaggio Sigma Dos per RTVE e le televisioni regionali dà ai Popolari il 34,2% dei voti, con un numero di deputati compreso tra 145 e 150. Si tratta di 5,3 punti di vantaggio sul PSOE, che rimarrebbe con il 28,9% dei voti e tra i 113 e i 118 deputati. Il sondaggio GAD3 per Telecinco, tuttavia, assegna al PP una vittoria ancora maggiore, dandogli il 35,5% dei voti, sette punti in più del partito di Pedro Sanchez. Secondo questi risultati, il PP di Alberto Nunez Feijo avrebbe 150 seggi, permettendo di raggiungere la maggioranza assoluta con Vox, che avrebbe 31 seggi. Per formare il governo serve la maggioranza assoluta alla camera bassa, ovvero 176 seggi. Il Psoe otterrebbe 112 seggi, mentre Sumar ne otterrebbe 27. ERC otterrebbe 8 seggi, Junts 7, Bildu 6, BNG 2.

Anche secondo un sondaggio di SocioMétrica per “El Espanol”, il leader del PP Alberto Núñez Feijóo sarebbe il vincitore delle elezioni in Spagna, ma con una forbice di numeri di seggi assegnati più bassi (134-140) rispetto ad altri sondaggi. In ogni caso con questi numeri servirebbe un accordo con Vox per raggiungere la maggioranza assoluta. Questo sondaggio colloca il PSOE come seconda forza più votata e gli assegna tra i 109 e i 115 seggi. Al terzo posto ci sarebbe Vox, con un minimo di 35 e un massimo di 39 seggi. Il partito di estrema destra in questo sondaggio è dato con un numero più alto di seggi. PP-Vox arriverebbero assieme a 172-177 seggi al Congresso dei Deputati. La maggioranza assoluta si raggiunge con 176 deputati. Sumar sarebbe la quarta forza più votata, ottenendo tra i 32 e i 35 seggi.

Meloni lancia “processo di Roma” per cooperazione e lotta ai trafficanti

Meloni lancia “processo di Roma” per cooperazione e lotta ai trafficantiRoma, 23 lug. (askanews) – Giorgia Meloni lo ripete più volte: dalla Conferenza sullo sviluppo e le migrazioni che si è conclusa oggi alla Farnesina parte il “processo di Roma”. Non un intervento “spot” ma un percorso “ampio” e di “lungo periodo” per promuovere una cooperazione con i Paesi del Mediterraneo e dell’Africa per affrontare “alla radice” i problemi che spingono a migrare. Dalla Conferenza (a cui hanno partecipato una ventina di Paesi e una quindicina di organizzazioni internazionali) escono delle conclusioni condivise, che saranno inviate al segretario generale dell’Onu.

Concretamente il prossimo passo sarà la convocazione di una Conferenza dei donatori, per raccogliere risorse da far confluire in un fondo per lo sviluppo e in questo “la grande novità è che le nazioni che ricevono i finanziamenti devono essere anche quelle che decidono come spenderli”. Intanto gli Emirati arabi uniti hanno promesso investimenti per 100 milioni di euro, come ha annunciato il presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan che ha preso parte alla Conferenza, sottolineando che i fondi sono destinati “ai progetti di sviluppo nei Paesi colpiti dalla migrazione irregolare, comprese le iniziative di sostegno proposte nel Processo di Roma”. L’obiettivo generale è quello di instaurare un “dialogo tra pari” con una “piattaforma strategica e inclusiva, un lavoro pluriennale con una serie di obiettivi urgenti”. In questo processo “l’Italia ha le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista” e da “ponte” nel Mediterraneo “non solo per l’attenzione sul piano degli investimenti ma anche per l’approccio che ha saputo dimostrare, non predatorio, paritario, non paternalistico, che deve aiutare queste nazioni, accompagnarle, capire le difficoltà e intervenire”.

Atteggiamento ribadito anche dal padrone di casa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha auspicato che la Conferenza “avvii una nuova stagione”, che “non sia soltanto un incontro formale ma un momento di confronto che possa essere un punto di svolta in un’area così importante come il Mediterraneo allargato che vede coinvolti tanti paesi del Golfo ed europei, la Commissione europea e il Consiglio europeo”, ha aggiunto. Naturalmente l’obiettivo principale di Meloni è quello di contenere l’immigrazione illegale che “danneggia tutti”. Il ‘modello’, per lei, è quello italiano: “Per alcuni anni in Italia – ha sottolineato – abbiamo azzerato le quote di immigrazione legale perché erano coperte illegalmente. Non è solidale dire a tutti ‘entrate’ e non occuparci di queste persone. Immaginiamo quote più alte del passato e che vengano aumentate con chi ha fatto percorsi formativi concordati e con accordi bilaterali”. E questo metodo “conviene a tutti i Paesi europei”.

Certo, qualche perplessità la suscita un accordo come quello con il presidente tunisino Kais Saied (oggi tra i protagonisti a Roma) per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. Ma a chi le chiede se l’erogazione dei fondi a Tunisi possa essere legato al loro rispetto, Meloni si limita rispondere che “forse è una domanda che dovrebbe fare all’Unione europea visto che è un accordo firmato tra Ue e Tunisia”. Però, ribadisce, “la Tunisia è in estrema difficoltà e lasciarla al suo destino potrebbe avere conseguenze molto gravi”. E proprio Saied, che ha parlato all’inizio della Conferenza subito dopo Meloni, ha parlato di un fenomeno, quello del traffico di esseri umani e dello sfruttamento della migrazione, che è paragonabile a “una nuova forma di schiavitù” che Tunisi non vuole e non può tollerare e che ogni anno genera profitti per oltre 150 mld dollari all’anno che mettono a rischio la vita di 25 milioni di persone nel mondo”.

L’accordo con la Tunisia è stato preso come esempio da replicare anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: “Siamo a Roma con un obiettvo condiviso, vogliamo e possiamo fare di queste sfide un’opportunità, costruendo partenariati forti e duraturi” tenendo come modello “l’accordo con la Tunisia, un modello da emulare per il futuro con altri Paesi della regione” con “un approccio pragmatico su valori condivisi, interessi condivisi e soluzioni che siano adatte alle situazioni locali”, ha dichiarato. Dalle parole di Saied e dei rappresentanti della Libia, il premier del governo di unità nazionale Abdulhamid Dbeibah e il presidente del Consiglio nazionale Mohamed Al Menfi, è emerso con chiarezza che i Paesi di transito non intendono diventare destinazioni finali della migrazione e si attendono processi di collaborazione in cui si dialoghi alla pari e con un atteggiamento trasparente e giusto. “Il governo italiano ha dato priorità assoluta a questo dossier del contrasto a gruppi criminali legati alla migrazione clandestina”, ha detto il premier del governo di unità nazionale della Libia, ricordando che l’approccio delle autorità libiche si oppone “a ogni tentativo di stabilire questi immigrati nei Paesi di transito”, un’ipotesi che “va contro la nostra politica demografica, di sicurezza sociale e pace sociale”. “Dobbiamo avere un approccio giusto”, la questione migratoria “non deve riguardare solo il mare ma anche i Paesi di partenza, di transito e destinazione per trovare una soluzione equa”, inoltre, ha aggiunto Dbeibah, “la stabilità della Libia è nell’interesse del mondo intero e della regione”. Nella conferenza stampa finale, sollecitata dai giornalisti, Meloni è anche tornata a parlare della grazia a Patrick Zaki e del caso Regeni. Il primo “è un grande risultato che dimostra la percezione che si ha dell’Italia”, mentre la questione del ricercatore ucciso al Cairo “non è stata archiviata, continuo a occuparmene pur senza parlarne con voi”. Al centro delle domande anche l’incontro previsto alla Casa Bianca la prossima settimana con il presidente Joe Biden e il ‘nodo’ del memorandum sulla Via della Seta. “Il tema dei rapporti con la Cina si discute ampiamente in ambito G7 e potrà essere oggetto del confronto, non specificamente sulla via della Seta. A me la questione non è mai stata posta dal presidente degli Usa che ho incontrato più volte”, ha garantito Meloni.

Zaki: il mio impegno per i diritti umani continua

Zaki: il mio impegno per i diritti umani continuaRoma, 23 lug. (askanews) – “Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno permesso questo rilascio: autorità italiane, egiziane, Ong, società civile, le istituzioni accademiche, i vertici delle Stato italiano fino alla presidnete del Consiglio. Davvero sento un grande senso di reposanbilità nei confronti della mia famiglia e della mia comunità. Nonostante tutta la mia gratitudine io devo comunque sottolineare l’importanza del vostro lavoro per i diritti umani in Egitto”. Lo ha detto Patrick Zaki in conferenza stampa all’Università di Bologna.

“Oggi – ha proseuito Zaki – sono arrivato proprio in concomitanza del vertice sulle migrazioni e io sono un attivista dei diritti umani e la mia odissea deriva dal fatto che sono un ricercatore e un attivista, quindi questo potrebbe non essere la fine del mio travaglio, il mio impegno per i diritti umani continua. Io non do per scontata la mia libertà, non chiudo la porta rispetto al passato e sostengo tutti coloro che difendono i diritti umani in Egitto”.

Spirits, da Masaf regolamento per costituzione Consorzi tutela IG

Spirits, da Masaf regolamento per costituzione Consorzi tutela IGMilano, 23 lug. (askanews) – Il Masaf ha adottato il regolamento per la costituzione dei Consorzi di tutela delle bevande spiritose. Il provvedimento, relativo alle indicazioni geografiche, individua sulla base di un disciplinare ad hoc le modalità di costituzione dei Consorzi, chiamati a fornire assistenza tecnica e a garantire collaborazione per la tutela della IG da abusi, atti di concorrenza sleale, contraffazioni. Il ministero precisa poi che il Consorzio, che opera nell’interesse e nei confronti di tutti i soggetti inseriti nel sistema di controllo delle indicazioni, può agire in tutte le sedi giudiziarie e amministrative per la salvaguardia della IG e per la tutela degli interessi e dei diritti degli operatori.

“È dal 2016 che il settore aspettava questo provvedimento” ha spiegato il ministro Francesco Lollobrigida, sottolineando che con questo regolamento, dopo sette anni, gli operatori del comparto potranno procedere con la costituzione di Consorzi ad hoc per valorizzare questi prodotti di eccellenza e tutelare le IG”. Al ministro sono arrivati i ringraziamenti di Assodistil e Consorzio nazionale Grappa “per aver dato seguito all’impegno, preso in occasione di Vinitaly, di provvedere quanto prima alla firma del decreto, la cui importanza è fondamentale per la promozione e la tutela della grappa e dei distillati nel mondo”. “I distillatori di grappa sono felici per questo risultato che darà maggiore slancio al distillato di bandiera che merita la giusta visibilità sui mercati internazionali” ha dichiarato il presidente del Consorzio nazionale Grappa, Sebastiano Giovanni Caffo, aggiungendo che “il Consorzio è già pronto a raccogliere la sfida, rappresentando la maggior parte della produzione”.

“Questo non è un traguardo ma un importante punto di partenza indispensabile per costruire un nuovo percorso di successo” ha affermato il direttore di Assodistil, Sandro Cobror, spiegando che “fin dal 2016 la nostra associazione si è fatta portatrice dell’esigenza di dare ai Consorzi delle bevande spiritose le stesse funzioni assegnate ai Consorzi di Tutela dei vini e del settore agroalimentare”. “Siamo lieti – ha chiosato il presidente del Comitato Acquaviti di Assodistil, Casare Mazzetti – che l’attuale governo abbia dato attuazione a questo importante passo, e attendiamo di leggere il provvedimento per poter esprimere un giudizio più dettagliato”.