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Spazio, Teodoro Valente nominato nuovo presidente dell’Asi

Spazio, Teodoro Valente nominato nuovo presidente dell’AsiRoma, 29 mag. (askanews) – Teodoro Valente è il nuovo presidente dell’Agenzia spaziale italiana. Il Mimit comunica che si è riunito a Palazzo Chigi il Comitato per le Politiche Aerospaziali (Comint), presieduto dal ministro Adolfo Urso, che ha approvato la nomina del nuovo presidente e del Consiglio di amministrazione dell’Asi.

Valente, attuale direttore dell’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR. Valente, subentra a Giorgio Saccoccia e vanta una pluriennale esperienza come professore ordinario dell’Università La Sapienza di Roma ed ha prestato servizio anche presso la Direzione Ricerca e sviluppo della Commissione UE. Il neo-presidente ha svolto anche esperienze lavorative nel settore privato. Con Valente è stato nominato il nuovo CdA che sarà composto da Giuseppe Basini, Marica Branchesi, Stefano Gualandris, Marco Lisi, Luisa Riccardi e Elda Turco Bulgherini, con una ancora più significativa e qualificata rappresentanza femminile. “Sono particolarmente soddisfatto della piena sinergia con gli altri dicasteri con i quali abbiamo condiviso nomine di alto profilo professionale e scientifico – ha affermato Urso – che consentiranno all’ASI di meglio affrontare le impegnative sfide che attendono la nostra Agenzia anche sul piano bilaterale e multilaterale. Impegni che riguardano anche un efficace e significativo utilizzo degli ingenti finanziamenti assegnati all’ASI, sia come trasferimenti ai programmi dell’Agenzia Spaziale Europea, sia sul fronte interno con i fondi ordinari e quelli messi a disposizione dal PNRR. L’Italia – ha proseguito il Ministro – è leader globale nel settore spaziale e siamo pronti a confermare tale leadership a beneficio della filiera industriale italiana e della ricerca e sviluppo ad essa collegati”.

Il ministro Urso ha infine ricordato che è avviato il dibattito con gli attori pubblici e privati del settore per l’elaborazione di un progetto di DDL che definirà in tempi brevi l’intera “governance” nazionale sullo Spazio. “L’Italia – ha sottolineato Urso – al contrario di altri Paesi UE e globali, manca di tale essenziale inquadramento normativo, e contiamo di ovviare a tale lacuna entro gli inizi del prossimo anno”. Le tematiche legate allo Spazio, conclude il ministero, saranno tra gli argomenti al centro della prossima missione del Ministro negli Usa. Urso avrà infatti contatti con il National Space Council e con le maggiori aziende commerciali americane del settore. Obiettivo è il rafforzamento della collaborazione tra Usa e Italia nel settore spaziale.

Spagna, dopo il tracollo elettorale Sanchez gioca d’anticipo: al voto il 23 luglio

Spagna, dopo il tracollo elettorale Sanchez gioca d’anticipo: al voto il 23 luglioRoma, 29 mag. (askanews) – La “valanga conservatrice” alle amministrative di domenica 28 maggio – con dodici comunità autonome su diciasette e diverse grandi città in gioco – ha provocato un terremoto nella politica spagnola, alzando un vento di fine ciclo che ha investito in pieno i socialisti di Pedro Sanchez.

Di qui che il premier abbia annunciato di voler “ridare la parola all’elettorato” già il 23 luglio, per “chiarire quali politiche debbano venire adottate” anche in vista del semestre di presidenza europeo della Spagna. Tradotto, Sanchez ritiene di avere migliori chance di vittoria fra due mesi che non fra sei, alla naturale scadenza del mandato – e malgrado la pesante sconfitta, non è privo di frecce al suo arco. LA SITUAZIONE A SINISTRA

Stando ai sondaggi, il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) arrivava alle amministrative con un piccolo vantaggio sulla destra del Partido Popular (Pp) di circa due punti e mezzo, che i risultati hanno di fatto capovolto, tramutandoli in un distacco: 23% ai conservatori e 20,5% ai socialisti, circa 750mila voti. Non è certo un divario incolmabile, considerando che la mobilitazione a destra è stata molto maggiore che non a sinistra, situazione che nelle politiche potrebbe essere quanto meno riequilibrata. Certo Sanchez ha perso la comunità autonoma di Valencia, feudo del PP per decenni riconquistato solo di recente dalla sinistra, quella dell’Aragona e la città di Siviglia – complici non pochi scandali elettorali: ma un altro motivo per anticipare le elezioni è proprio di non lasciare che il nuovo potere locale del PP si sedimenti e si trasformi in un assedio lungo e logorante al governo.

Una terza ragione infine sta nella composizione dell’”altra sinistra”, parte integrante di quella mobilitazione elettorale si cui Sanchez ha assoluto bisogno se vuole rimanere alla Moncloa, e la cui assenza spiega in buona parte il risultato di ieri: Podemos ha subito una dura sconfitta, ma Sumar – la formazione guidata dalla vicepremier Yolanda Diaz – alle amministrative non concorreva. Una loro eventuale alleanza alle politiche, per la quale dopo l’anticipo del voto la legge elettorale concede ora appena dieci giorni, potrebbe raccogliere un margine di voto decisivo; se non dovesse accadere, per il Psoe si farebbe più difficile ma in compenso riacquisterebbe comunque l’egemonia a sinistra.

LA SITUAZIONE A DESTRA Per il leader del PP, Alberto Nuñez Feijoo, la notte delle amministrative sembrerebbe aver portato solo buone notizie; la riconquista di Valencia, l’estinzione di Ciudadanos risucchiato in toto dalla casa madre, il sorpasso dei voti ai danni del Psoe.

Eppure non manca qualche spina, interna ed esterna a un partito il cui obbiettivo primario – come del resto per i socialisti – è tornare al bipolarismo di una volta. In molte comunità autonome e consigli comunali il PP potrà governare solo con l’appoggio dell’estrema destra di Vox: un fattore che mette a rischio quel moderantismo che Nuñez Feijoo ritiene decisivo per riconquistare il voto centrista.

Cedere a Vox significherebbe irrobustirne la presenza – allontanando l’obbiettivo dell’egemonia a destra – mentre rinunciare al suo contributo vanificherebbe il risultato elettorale. Ma anche all’interno del partito la riconferma di Isabel Diaz Ayuso a Madrid – con la maggioranza assoluta – getta un’ombra pericolosa sulla leadership di Nuñez Feijoo, che invece di poter cuocere a fuoco lento l’esecutivo ora avrà solo due mesi di tempo per decidere quale strategia politica elaborare.

BARCELLONA

Detto di Madrid, saldamente in mano alla destra, e della perdita di Siviglia, Barcellona rappresenta l’unica buona notizia per la notte elettorale socialista: anche se la vittoria è andata ai conservatori catalanisti di Junts, il complesso gioco delle alleanze potrebbe infatti portare al Comune il candidato del Psc, Collboni.

Ma anche in questo caso l’anticipo delle elezioni spariglia le carte: le due faglie della politica catalana, destra-sinistra e indpendentisti e non, infatti non coincidono e a decidere quale sarà l’orientamento toccherà ora alla sinistra indipendentista di Erc. Se quest’ultima sceglierà per le politiche un fronte indipendentista allora dovrà permettere l’investitura del candidato di Junts, ipotesi fino a ieri impensabile dati i pessimi rapporti fra i due partiti; altrimenti, dovrà favorire i rivali socialisti sia dentro che fuori dalla Catalogna, a rischio tuttavia di perdere consensi.

Ufficiale, Pochettino nuovo allenatore del Chelsea

Ufficiale, Pochettino nuovo allenatore del ChelseaRoma, 29 mag. (askanews) – Il Chelsea ha ufficializzato l’arrivo di Mauricio Pochettino sulla panchina dei blues: si tratta del quarto allenatore in meno di un anno dopo Tuchel, Potter e Lampard. Seconda avventura a Londra per l’argentino dopo quella col Tottenham. Per lui un contratto biennale con opzione per il terzo anno. Manca in panchina da quasi un anno, da quando nel luglio 2022 era stato esonerato dal Paris Saint Germain.

“La parte sportiva del club ha condotto un processo diligente e ponderato di cui il Consiglio è orgoglioso – le parole del proprietario del club, Todd Boehly – Siamo lieti che Mauricio si unisca al Chelsea. Mauricio è un allenatore di livello mondiale. Non vediamo l’ora di averlo a bordo”

Storia della lana e rapporto uomo-animali: Formafantasma a Oslo

Storia della lana e rapporto uomo-animali: Formafantasma a OsloOslo, 29 mag. (askanews) – Dopo l’indagine sul legno i Formafantasma, duo di artisti italiani che lavorano da anni sulle manifestazioni del design, raccontano una possibile storia della lana. È la mostra “Oltre Terra”, ospitata e commissionata dal National Museum di Oslo, con la curatela di Hanne Eide. Un viaggio nella storia della lana affrontato da molti punti di vista diversi e con il classico approccio interdisciplinare – e anche spettacolare – di Formafantasma, che Simone Farresin ci ha introdotto così: “Quello di cui la mostra si occupa realmente non è solo la lana, ma della relazione tra uomo e animale, cercando un riposizionamento non più antropocentrico, ma guardano alla relazione con l’altro, con gli animali e in particolare con le pecore. Anche per capire la geopolitica che governa l’industria della lana in relazione agli animali”.

Relazioni è evidentemente la parola chiave, e quelle che vengono sottolineate dalla mostra sono molteplici: c’è la storia, ci sono gli oggetti legati alla tosatura, ci sono i rituali, i registri, le indagini sui mercati della lana, sulle tecnologie di sorveglianza e sull’utilizzazione del territorio. Ci sono anche le didascalie filosofiche di Emanuele Coccia e, soprattutto, la volontà di condensare in uno spazio espositivo e di design una serie di processi concettuali che riguardano la nostra società. “La mostra – ha aggiunto Andrea Trimarchi- è una grande piattaforma, sia fisica sia concettuale, che unisce molte discipline diverse. Ci sono voci dal campo scientifico, voci da quello dell’economia, eventi e manufatti storici e riproduzioni di pecore. È anche una mostra che va in qualche modo a scardinare il modo in cui si era fatto exhibition design intorno a queste tematiche”. Il punto più emozionante della mostra di Oslo è però probabilmente rappresentato da un film dell’artista polacca Joanna Piotrowska, prodotto con la Fondazione In Between Art Film. “C’è in primo luogo la relazione con l’animale, la pecora – ha aggiunto Farresin – ma attraverso il tocco, che è il primo modo di interagire con ciò che è altro rispetto all’umano”.

Molto interessante, ma ormai questa è una costante del lavoro dei Formafantasma, è anche l’atteggiamento che i due artisti hanno rispetto a cosa è una mostra oggi, cosa fa, come ragiona. E da qui deriva anche un modo di pensare il contemporaneo e le sue manifestazioni artistiche in maniera diversa, profondamente intrecciata con le grandi dinamiche socio-economiche e politiche del nostro tempo. (Leonardo Merlini)

Vincenzo Salemme e Max Tortora nella commedia “La guerra dei nonni”

Vincenzo Salemme e Max Tortora nella commedia “La guerra dei nonni”Roma, 29 mag. (askanews) – Sono iniziate le riprese de “La guerra dei nonni”, la nuova commedia di Gianluca Ansanelli, regista e sceneggiatore alla sua quarta regia per il cinema, con protagonisti Vincenzo Salemme e Max Tortora nelle vesti di due spassosi e molto competitivi nonni. Sul set per cinque settimane tra Roma e dintorni, il film è interpretato da Luca Angeletti, Ana Caterina Morariu, Bianca Guaccero e Herbert Ballerina.

Diretto da Gianluca Ansanelli e sceneggiato da Ansanelli con Tito Buffulini, La guerra dei nonni è prodotto da Marco Belardi per Greenboo Production, in associazione con Medusa Film e in collaborazione con Netflix, e arriverà prossimamente al cinema distribuito da Medusa Film. Gerri (Vincenzo Salemme) è un nonno attento e premuroso, vive con la famiglia della figlia, aiuta in casa e si prende cura dei suoi amati nipoti. In questo perfetto equilibrio familiare irrompe nonno Tom (Max Tortora), che dopo anni vissuti all’estero torna in Italia per trascorrere un po’ di tempo con i nipotini. Esuberante e chiassoso, nonno Tom è pronto a infrangere ogni regola stabilita da nonno Gerri pur di realizzare i desideri dei bambini e conquistare il loro amore. Dall’incontro tra Gerri e Tom nascerà un’accesa competizione che darà vita a una serie di esilaranti sfide tra nonni, senza esclusione di colpi… e colpi di scena.

Auto, Federcarrozzieri: 1,2 mld costo Superbollo per automobilisti

Auto, Federcarrozzieri: 1,2 mld costo Superbollo per automobilistiRoma, 29 mag. (askanews) – Dalla sua introduzione il Superbollo è costato circa 1,2 miliardi di euro agli automobilisti italiani. Soldi usciti dalle tasche della collettività per entrare in quelle dello Stato, ma che col tempo hanno prodotto alterazioni al mercato dell’automotive. I dati arrivano da Federcarrozzieri, l’associazione delle autocarrozzerie italiane, che accoglie con favore l’ipotesi di una abolizione del Superbollo.

La tassa fu introdotta con il DL. n. 98 del 6 luglio 2011, e prevede un pagamento di 20 euro per ogni kW di potenza dell’auto superiore ai 185 kW, con un peso decrescente del tempo: il superbollo si riduce infatti a 12 euro dopo 5 anni dall’immatricolazione, 6 euro dopo 10 anni, 3 euro dopo 15 anni e viene abolito del tutto dopo i 20 anni. Gli introiti complessivi per le casse statali nei 12 anni di vita del Superbollo, sono stati pari a circa 1,2 miliardi di euro, ma la tassa ha provocato pesanti anomalie nel mercato italiano dell’auto: se inizialmente si è assistito ad una sensibile riduzione delle nuove immatricolazioni di vetture con potenza eccedente i 185 kW, successivamente si è registrato il proliferare dei “falsi leasing”, ossia autovetture con targa estera fornite in noleggio a clienti italiani, con conseguente mancato versamento del bollo auto, superbollo, e imposte varie. Sempre per evitare il pagamento del superbollo, sono cresciute in Italia le radiazioni di veicoli con potenza superiore ai 185 kW con la scusa di esportarli nei paesi UE, veicoli che però continuano a circolare sul territorio italiano con targa tedesca, austriaca, bulgara o romena. “C’è poi un’altra questione da analizzare, e che rende il Superbollo una tassa del tuto iniqua e sbilanciata – denuncia il presidente di Federcarrozzieri, Davide Galli – Nelle regioni che non prevedono già esenzioni totali di bollo e superbollo per auto elettriche o ibride, le automobili di nuova generazione e con motori ibridi, pur superando abbondantemente i 185 kW di potenza, non sono tenute al pagamento del balzello. Il superbollo si applica infatti ai soli motori termici, e non alla parte elettrica. Così ad esempio una berlina plug-in con potenza pari a 360 CV (264 kW) non paga alcun superbollo, perché il suo motore 1.6 a benzina arriva a 200 CV, mentre gli altri 160 CV sono frutto dei motori elettrici”.

Federcarrozzieri diffonde infine uno studio dove mette a confronto i costi del Superbollo a carico degli automobilisti, prendendo in esame sia supercar, sia auto di fascia media circolanti in Italia: Alfa Romeo Stelvio (206 kW): 420 euro

Aston Martin DBS (533 kW): 6.960 euro Audi S4 Avant TDI (251 kW): 1.320 euro

Audi R8 Spyder performance (456 kW): 5.420 euro Bentley Continental GT Convertible (485 kW): 6.000 euro

Bmw X6 M Competition (460 kW): 5.500 euro

Bmw X3 xDriveM40d (250 kW): 1.300 euro

Ferrari 812 Superfast (588 kW): 8.060 euro

Ferrari Daytona SP3 (618 kW): 8.660 euro

Ford Focus ST (206 kW): 420 euro

Hyundai i30 N Performance (206 kW): 420 euro

Hyundai Kona N Performance (206 kW): 420 euro

Jaguar F-Type R75 (423 kW): 4.760 euro

Jeep Grand Cherokee (200 kW): 300 euro

Lamborghini Aventador Ultimae (577 kW): 7.840 euro

Range Rover Evoque 2.0 (221 kW): 720 euro

Lexus LC V8 (351 kW): 3.320 euro

Maserati MC20 (463 kW): 5.560 euro

Mercedes A 35 AMG (224 kW): 780 euro

Mercedes GT Coupé 4 63 E-Performance AMG S (470 kW): 5.700 euro

Mini Clubman John Cooper Works (225 kW): 800 euro

Porsche 911 Turbo S (478 kW): 5.860 euro

Renault Mégane R.S. (221 kW): 720 euro

Toyota Yaris GR (192 kW): 140 euro

Volkswagen Golf R (245 kW): 1.200 euro

Volvo S60 T8 (228 kW): 860 euro

Bambino Gesù, app per genitori per screening colestasi nei neonati

Bambino Gesù, app per genitori per screening colestasi nei neonatiRoma, 29 mag. (askanews) – Una foto alla ‘popò’ sul pannolino e pochi semplici passaggi con lo smartphone per facilitare l’identificazione precoce delle colestasi neonatali, un accumulo di bile nel fegato che può avere effetti molto gravi sulla salute dei bambini. Il nuovo strumento a disposizione dei genitori è la PopòApp, ideata e sviluppata dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con ANIBEC – Associazione Nazionale Italiana Bambini Epatopatici Cronici. L’applicazione, frutto di una ricerca scientifica pubblicata sul “Journal of Medical Screening”, sfrutta algoritmi di intelligenza artificiale e la caratterizzazione colorimetrica delle feci per restituire risultati con un grado di precisione vicino al 100%.

Le colestasi neonatali – spiega l’Ospedale Bambino Gesù – sono disordini caratterizzati dall’accumulo di bile nel fegato come conseguenza della riduzione o dell’arresto del normale flusso biliare verso l’intestino. Le cause di questi disordini sono varie: problemi metabolici, difetti genetici, malformazioni, infezioni, ma nella maggior parte dei casi sono dovute all’atresia biliare (distruzione progressiva delle vie biliari) che rappresenta la principale indicazione al trapianto di fegato in età pediatrica. Le colestasi sono di difficile diagnosi e con una elevata incidenza in epoca neonatale (ne soffre in media 1 neonato su 2.500). I sintomi caratteristici, che in genere si presentano durante le prime 2 settimane di vita del neonato, sono l’ittero, l’urina scura e le feci di colore chiaro (feci ipo-acoliche). Il riconoscimento della ipo-acolia fecale attraverso il test del colore (caratterizzazione colorimetrica) è un metodo di diagnosi precoce delle condizioni di colestasi neonatale patologica. L’app del Bambino Gesù, sviluppata con un algoritmo di machine learning, facilita l’identificazione precoce di colestasi nelle prime settimane di vita dei bambini mediante il riconoscimento delle feci ipo-acoliche. Il sistema consente ai genitori o ai medici di effettuare una valutazione colorimetrica scattando una foto alla popò sul pannolino. L’algoritmo confronta il colore della foto con la carta colorimetrica, restituendo una prima indicazione. Una volta ricevuto il risultato preliminare, l’app consente di contattare il Centro specializzato per approfondire il test tramite una visita o una televisita del bambino, allegando la foto scattata.

PopòApp è risultato di oltre un anno di studi condotti da clinici e ricercatori delle unità di Chirurgia Epato-bilio-pancreatica e dei Trapianti di fegato-rene e di Epatogastroenterologia e Nutrizione del Bambino Gesù, coordinati dal dott. Marco Spada. I risultati della ricerca su 160 immagini campione hanno evidenziato una precisione dell’app pari al 99,4%, con un valore predittivo positivo del 98,4% e una sensibilità del 100% senza falsi negativi, indipendentemente dal modello di smartphone utilizzato. Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Medical Screening”. “Considerata la gravità delle sue conseguenze, la colestasi, in particolare se causata dall’atresia delle vie biliari, deve essere riconosciuta nel neonato il prima possibile” afferma il dott. Marco Spada, responsabile di Chirurgia Epato-bilio-pancreatica e dei Trapianti di fegato-rene del Bambino Gesù. “Infatti, se la malattia viene individuata e trattata precocemente da specialisti epatologi e di chirurgia epatobiliopancreatica, quasi il 100% dei neonati può essere efficacemente curato e avere normali prospettive di vita. È questo l’obiettivo dell’app mobile che abbiamo sviluppato, che rappresenta uno strumento preciso ed intuitivo al servizio della salute dei bambini e della ricerca medica”.

“L’applicazione – spiega il prof. Giuseppe Maggiore, responsabile di Epatogastroenterologia e Nutrizione del Bambino Gesù – è uno strumento capace di intercettare alcune condizioni patologiche del neonato che, se diagnosticate con ritardo, possono mettere in serio pericolo la salute dei bambini. Per questo motivo l’uso della app è consigliato a tutti i neo genitori sin dai primi giorni dalla nascita dei piccoli e per i primi 3 mesi di vita”. PopòApp, scaricabile gratuitamente su tutti i dispositivi mobili, è stata presentata nel corso di un convegno promosso dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù rivolto al personale sanitario che si dedica alla cura del neonato e del lattante, agli operatori dei Centri nascita e delle neonatologie e ai pediatri di libera scelta.

Bcc Roma, Gilberto Cesandri nuovo direttore generale

Bcc Roma, Gilberto Cesandri nuovo direttore generaleRoma, 29 mag. (askanews) – Gilberto Cesandri è il nuovo direttore generale della Bcc di Roma. Prende il posto di Roberto Gandolfo, che ha lasciato per sopraggiunti limiti di età, avendo compiuto 67 anni il 25 maggio. Vicedirettore generale della banca capitolina dal 2020, Cesandri precedentemente è stato direttore generale della Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Pontino e vicedirettore generale della Federlus (la federazione delle Bcc di Lazio, Umbria e Sardegna).

“Cesandri è persona di grande competenza e di indiscutibili doti morali, con una carriera che si è sviluppata tutta all’interno della cooperazione di credito – ha detto il presidente Bcc Roma Maurizio Longhi -. Gli ottimi risultati che Cesandri ha raggiunto negli anni passati presso la Cassa dell’Agro Pontino parlano chiaro. Sono certo che saprà dare continuità al lavoro eccellente svolto da Roberto Gandolfo, che voglio ringraziare di cuore a nome di tutto il Consiglio di Amministrazione”.

Autismo, il Centro Mafalda Luce a Milano apre nuovi spazi di cura

Autismo, il Centro Mafalda Luce a Milano apre nuovi spazi di curaMilano, 29 mag. (askanews) – Nuovi spazi a Milano per la cura dei bambini affetti da autismo. La Fondazione Renato Piatti ha presentato l’ampliamento del Centro Mafalda Luce, uno dei tre luoghi nei quali la fondazione si prende cura di 400 piccoli in strutture riabilitative semiresidenziali. Un modo per ampliare le opportunità di cura per una patologia in continua crescita che vede mediamente tempi di attesa per accedere ai percorsi terapeutici di circa due anni. “Abbiamo praticamente tanti bambini in carico quanti quelli che stanno aspettando un nostro intervento – ha detto ad askanews Paolo Meucci, responsabile del Centro Mafalda Luce -. I dati possono essere riassunti con un trend che negli ultimi anni ha sempre visto crescere il numero dei bambini diagnosticati con autismo con un tasso del 5-6% annuo”.

Numeri che derivano da una maggiore attenzione alla patologia, certo, ma fotografano anche un oggettivo aumento del bisogno di aiuto, che la Fondazione e il Centro continuano a fornire a bambini e famiglie. “Siamo partiti, parlando di questo Centro e utilizzando come parametro quello dell’ampiezza – ha aggiunto Meucci – con un ambiente di 700 mq e oggi ne stiamo inaugurando uno di 2.000 mq, il che ovviamente significa più spazio a disposizione di bambini e famiglie. Abbiamo più che raddoppiato il numero di bambini dei quali ci prendiamo cura ogni anno, migliorando anche la qualità. Abbiamo cercato costantemente, anche grazie al neonato Dipartimento di neuropsichiatria infantile che abbiamo creato e abbiamo voluto con il coordinamento scientifico del dottor Seragni, di migliorare anche la qualità dell’intervento, quindi non solo maggiore quantità, ma anche maggiore qualità”. Nel Centro Mafalda Luce dal 2021 al 2023, i bambini seguiti sono passati da 115 a 230, e si stima che dal 2024 le prese in carico per disturbi dello spettro autistico e altri disturbi del neurosviluppo potranno arrivare fino a 300 all’anno. Tra chi frequenta il Centro milanese c’è anche Giulia, che oggi ha 10 anni. “Noi veniamo al Centro con Giulia da più di sette anni – ci ha detto Roberta Salvaderi, mamma della bambina -. Giulia ha iniziato qui che aveva tre anni e c’è stata una grandissima trasformazione in questi sette anni: ricordo i primi giorni quando Giulia non voleva entrare dalla porta blu, che era quella che divideva la sala d’aspetto da dove avvenivano le terapie ed erano i terapisti a uscire e a fare le terapie con Giulia proprio in sala d’aspetto. Oggi Giulia non vede l’ora di venire qui, ha trovato degli amici, ha trovato la sua dimensione e noi abbiamo trovato una seconda casa sostanzialmente”.

Dal centro Mafalda Luce ha inoltre preso il via il progetto del Fondo di Solidarietà, che permette a famiglie in stato di fragilità economica e sociale, di avere accesso a percorsi di cura e riabilitativi per i propri bambini, a cui altrimenti difficilmente potrebbero avere accesso. In poco più di un anno il Fondo ha permesso di attivare più di 120 percorsi di cura per circa 90 famiglie.

Ex Ilva, Uilm Liguria: disputa non è su ferie ma su governance

Ex Ilva, Uilm Liguria: disputa non è su ferie ma su governanceGenova, 29 mag. (askanews) – “A mio avviso Acciaierie d’Italia non può vietare né intervenire sulle prerogative di legge e di contratto negando o modificando la fruizione di un istituto in fattispecie quello delle ferie, cosa che la stessa azienda ha messo nero su bianco con una lettera di chiarimento inviata alle Rsu il 25 maggio. Mi pare persino ovvio che la disputa, seppur importante, non è la questione delle ferie ma è la continua e lenta incessante distruzione dell’ex Ilva sulla pelle dei lavoratori”. Lo dichiara in una nota Antonio Apa, coordinatore ligure della Uilm, dopo la protesta di oggi dei lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Genova.

“Dopo 2 anni e mezzo di Cig unilaterale – sottolinea Apa – l’azienda il 29 marzo ha avviato un ulteriore procedura di Cigs per 3.000 persone senza un piano industriale, senza garanzie occupazionali, senza investimenti e senza garanzia che si raggiungeranno i 6 milioni di tonnellate di acciaio e senza un confronto preventivo che eviterebbe scelte unilaterali all’azienda, a partire dal fatto che, pur in presenza dell’avvio dell’altoforno 2, la Cig invece di diminuire è aumentata. Per queste ragioni, a differenza di altri, la Uilm non ha firmato l’accordo di cigs del 29 marzo”. “Tutto questo – aggiunge il coordinatore ligure della Uilm – avviene nell’indifferenza del governo, socio tramite Invitalia di Acciaierie d’Italia, in un contesto di mercato che fa registrare record per la produzione di acciaio. Il governo invece di affrontare la situazione drammatica dell’ex Ilva continua a premiare una gestione fallimentare e irrazionale, a sprecare tempo e risorse anziché affrontare il problema dell’assetto societario. Questo è il vero contenzioso in atto che noi denunciamo da anni. A Genova servono ingenti risorse sugli impianti perché lo stesso possa diventare un centro di eccellenza sulla verticalizzazione del freddo, nonché risorse atte a salvaguardare l’incolumità dei lavoratori”.

“È dal 2005, dopo il mitico accordo di programma, che i lavoratori – conclude Apa – aspettano dalle organizzazioni sindacali dei ritorni in questa direzione, non servono mobilitazioni se non portano dei risultanti in questa direzione. La Uilm non vuole essere complice di un progetto che prefigura un disastro ambientale, sociale ed industriale. Per questo è necessario che il governo faccia chiarezza una volta per tutte e dia l’incontro sollecitato dai tre segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, in quanto è arrivato il momento di agire ed assumere delle decisioni sulla governance, su un piano di rilancio di Taranto, Genova, Novi Ligure, Marghera e tutti gli altri siti”.