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Scontro Macron-Meloni sul caso dell’attivista francese di destra ucciso. Cosa hanno detto (anche sulle Br)

Scontro Macron-Meloni sul caso dell’attivista francese di destra ucciso. Cosa hanno detto (anche sulle Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.

Rai, Petrecca, le dimissioni e l’Ultima cena: contro di me linciaggio mediatico

Rai, Petrecca, le dimissioni e l’Ultima cena: contro di me linciaggio mediatico

Roma, 19 feb. (askanews) – Finisce con il Vangelo di Matteo e l’irresistibile tentazione di sentirsi, nel giorno della caduta, un po’ figura Christi. Il giusto ingiustamente colpito, l’agnello sacrificale, “l’unto del Signore”, avrebbe detto, con innegabile efficacia comunicativa, Silvio Berlusconi. Finisce che Paolo Petrecca rassegna le dimissioni da direttore di Rai Sport e cita, in una storia Instagram, il Vangelo. Non un brano qualunque ma proprio quello, il capitolo 26 di Matteo (versetti 20-29), in cui l’evangelista racconta l’Ultima cena di Gesù. Perchè, spiegano fonti a lui vicine, nei suoi confronti c’è stato un “linciaggio mediatico” che l’ormai ex direttore ha dovuto “sopportare” fino alla decisione di fare “un passo indietro personale, per responsabilità nei confronti dell’azienda”. Le dimissioni, insomma, spiegano le stesse fonti, sono nate dalla volontà di “togliere dall’imbarazzo” e dal clamore la Rai.

E quindi nel giorno in cui lascia Petrecca cita il passo del Vangelo. Scende la sera, i Dodici discepoli si trovano intorno alla mensa e Cristo pronuncia la frase shock, quella che tutti ricordano, lascito del catechismo: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Chi è, in questo caso, il ‘Giuda’? Le stesse fonti, vicine al giornalista, fanno capire che si tratterebbe di qualcuno in alto, forse nello stesso Consiglio di amministrazione della Rai.

O forse, forse la suggestione della storia Instagram, rappresenta, a tutto tondo, gli undici mesi trascorsi da Petrecca nella redazione di Rai Sport che l’ha sfiduciato due volte nel giro di un anno? O quanto accaduto dopo la sua telecronaca, piena di gaffe, della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali? Questo non si sa. Uno spunto lo offre l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Abbiamo costretto una persona che si paragona a Gesù a fare la telecronaca sportiva delle Olimpiadi”. Ma chi è vicino al giornalista osserva che dopo l’uscita di scena di Auro Bulbarelli, Petrecca avrebbe avuto pochi giorni per prepararsi a quella telecronaca. Pronta replica anche sulle spese: “Sono assolutamente in linea con quelle del passato e anzi ridotte di due terzi”.

Comunque sia è stata la telecronaca piena di gaffe del direttore a fare da detonatore al malumore che covava da tempo tra i giornalisti. Dopo quel giorno la redazione di Rai Sport, infatti, ha proclamato uno sciopero bianco, togliendo tutte le firme dai servizi e dai collegamenti dai Giochi di Milano-Cortina. Finiti i quali sono stati annunciati tre giorni di sciopero per protestare per “il danno che il direttore di Raisport – spiegava qualche giorno fa un comunicato del Cdr – ha recato ai telespettarori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione”.

Sui social i meme che prendono di mira le numerose defaillance della telecronaca di Petrecca sono ormai un genere letterario a sè. Dal “benvenuti allo stadio Olimpico” quando l’evento si teneva ovviamente a San Siro, a Milano, a Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, a Kirsty Coventry, presidente del Cio, che sedeva accanto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, confusa con la figlia Laura. Il sorriso imbarazzato della vera Laura Mattarella, il giorno dopo, quando un cronista, in un video divenuto virale le ha chiesto se fosse la presidente del Cio vale come editoriale sul tema.

Torniamo al Vangelo. L’ultimo versetto del brano citato recita: “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel Regno del Padre mio”. E’ la fine, ma, per chi ci crede – ed è a quanto pare il caso di Petrecca – è anche l’inizio. Del resto la storia mica è finita: Paolo Petrecca è in attesa di un ricollocamento in Rai, a disposizione dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Milano-Cortina, futuri comitati organizzatori fanno esperienza

Milano-Cortina, futuri comitati organizzatori fanno esperienza

Milano, 19 feb. (askanews) – L’Observer Programme, principale iniziativa del Cio dedicata all’apprendimento durante i Giochi, offre ai futuri comitati organizzatori dei prossimi Giochi olimpici, tra cui LA28, Alpi Francesi 2030, Brisbane 2032 e Utah 2034, l’opportunità di immergersi direttamente nel contesto operativo dei Giochi, seguendone lo svolgimento in tempo reale.

Osservando da vicino le attività quotidiane della workforce di Milano Cortina 2026, i partecipanti possono capire concretamente come la pianificazione diventi operatività, come vengono prese le decisioni e come le diverse aree lavorano insieme. Un’esperienza che aiuta a costruire consapevolezza e sicurezza in vista dell’organizzazione della propria edizione dei Giochi.

Il programma di Milano Cortina 2026 si sviluppa nell’arco di 21 giorni e comprende 78 attività suddivise in cinque percorsi di apprendimento. Il format combina briefing, tavole rotonde, visite alle venue e osservazione dal vivo degli eventi.

Inserito nel framework di apprendimento del Cio durante i Giochi, il programma punta su contenuti pratici e concreti, permettendo ai partecipanti di trasformare ciò che osservano sul campo – dallo sport ai trasporti, dalla tecnologia ai servizi per gli stakeholder – in indicazioni utili per la pianificazione futura.

Commentando il programma, Gavin McAlpine, Olympic Games Delivery Associate Director del Cio, ha spiegato: “L’Observer Programme è uno dei modi più efficaci per accelerare l’apprendimento dei Comitati Organizzatori. Essere presenti durante i Giochi permette di vedere davvero come la strategia prende forma: come i piani vengono messi in pratica, come i team collaborano e come si prendono decisioni sotto pressione. Questa esperienza concreta aiuta a fare chiarezza, rafforza la fiducia e offre ai futuri OCOG una direzione più chiara per l’organizzazione dei propri Giochi”.

Il team dell’Observer Programme del Cio lavora a stretto contatto con il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 e con le Aree Funzionali del Cio per offrire contenuti basati sull’esperienza operativa reale e rispondenti alle esigenze di apprendimento dei futuri comitati organizzatori. Sul campo, Milano Cortina 2026 assicura briefing dettagliati e visite coordinate alle venue, permettendo ai partecipanti di concentrarsi pienamente sull’osservazione e sull’apprendimento.

Questa edizione vede una forte presenza dei prossimi Paesi ospitanti. Ad esempio, circa 40 delegati di Alpi Francesi 2030 stanno sfruttando Milano Cortina 2026 come ultima occasione per osservare da vicino i Giochi Olimpici Invernali prima di accogliere il mondo tra quattro anni.

Raccontando la loro esperienza, Edgar Grospiron, Presidente di Alpi Francesi 2030, ha dichiarato: “Osservare i Giochi in condizioni reali è qualcosa di insostituibile. Si capisce subito cosa funziona, quali aspetti richiedono maggiore attenzione e quanto siano fondamentali i dettagli e la capacità di anticipare i problemi. Le lezioni apprese sono sia strategiche sia molto operative: trasporti, flussi degli atleti, broadcasting, logistica, sicurezza ed esperienza degli spettatori. Per Alpi Francesi 2030 è un acceleratore straordinario. Ci ricorda che i Giochi sono un’operazione estremamente complessa, ma anche uno sforzo collettivo. Complimenti ai team di Milano Cortina 2026. Ora tocca a noi trasformare questi insegnamenti in un successo per il 2030”.

Milano-Cortina, in piazza Duomo incontro tra mascotte Tina e Ayo

Milano-Cortina, in piazza Duomo incontro tra mascotte Tina e Ayo

Milano, 19 feb. (askanews) – Con i Giochi olimpici invernali che si avvicinavano al loro ultimo weekend in Italia, un ospite speciale dal Senegal si è unito ai festeggiamenti a Milano. Si tratta di Ayo, la mascotte dei Giochi olimpici giovanili Dakar 2026, immortalata insieme a Tina, la mascotte di Milano Cortina 2026, in piazza del Duomo. L’incontro delle mascotte ha celebrato simbolicamente la gioia, l’unità e lo scambio culturale che definisce l’esperienza olimpica. Ayo è un giovane leone il cui nome significa “gioia” in lingua yoruba, simbolo di Dakar 2026 e energia della gioventù senegalese. A Dakar 2026 mancano 250 giorni e si tratta della prima volta che un evento olimpico si svolge nel continente africano.

Scontro Meloni-Macron su attivista ucciso. Stupore premier (e stoccata su Br)

Scontro Meloni-Macron su attivista ucciso. Stupore premier (e stoccata su Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.

M.O., Meloni: Tajani dice che riunione del Board è stata molto concreta

M.O., Meloni: Tajani dice che riunione del Board è stata molto concreta

Roma, 19 feb. (askanews) – Quello per la pace in Medio Oriente “è sicuramente un lavoro molto lungo. Io ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia oggi come paese osservatore in questa riunione” del board of peace e “mi riferiva che è stata una riunione molto concreta, che non erano affermazione di principi, ma era costruita su come implementare i vari punti del piano di pace”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

“Chiaramente – ha aggiunto – noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate il fuoco, la pace e costruire la prospettiva dei due Stati, e quindi una stabilizzazione definitiva per il Medio Oriente, è particolarmente complesso”.

“Oggi a Washington c’erano la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione, interessati ovviamente alla pace in Medio Oriente, anche diversi altri attori mondiali. Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche ovviamente per l’Italia. È la ragione per la quale io ho ritenuto che fosse fondamentale per l’Italia esserci. Ma il lavoro è ancora lungo”.

Meloni: le parole di Mattarella giuste e doverose, il Csm fuori da diatriba politica

Meloni: le parole di Mattarella giuste e doverose, il Csm fuori da diatriba politica

Roma, 19 feb. (askanews) – “Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore. Ci eravamo visti la sera prima nel tradizionale incontro di anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste, direi anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni. Penso che sia stato anche giusto il passaggio nel quale il presidente della Repubblica dice anche che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

“Io penso che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti sostenuto e proposto. Credo che sicuramente non convenga a chi come noi ritiene di aver fatto banalmente una riforma di buon senso” ha detto la presidente del Consiglio nell’intervista.

Meloni ha anche affrontato il tema della polemica con il presidente francese Macron, nata riguardo all’omicidio a Lione del giovane attivista di destra Quentin Deranque. “Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l’aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti”, ha detto la presidente del Consiglio.

“Mi dispiace che Macron la viva come un’ingerenza. Penso che l’ingerenza sia un’altra cosa. Penso che l’ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’, quella è ingerenza: intervenire tra l’altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l’abbia capito”, ha aggiunto.

Meloni: evitare anni bui che Francia conosce, diedero asilo a brigatisti

Meloni: evitare anni bui che Francia conosce, diedero asilo a brigatisti

Roma, 19 feb. (askanews) – “Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l’omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può portare, riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

Tajania lla riunione del Board of Peace: emerse proposte concrete, non è un business board

Tajania lla riunione del Board of Peace: emerse proposte concrete, non è un business board

Washington, 19 feb. (askanews) – “Noi partecipiamo” al Board of Peace “come osservatori e mi pare che oggi siano emerse una serie di proposte concrete. Non è certamente un business board, ci sono delle proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente. Noi vogliamo essere protagonisti della costruzione della pace perché è stato sempre il nostro obiettivo in questi anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

Quella Usa “è l’unica reale proposta che c’è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente. Se ci fossero altre non le valuterebbe, ma adesso c’è soltanto questa proposta concreta. Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente” cioè “Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutte lì a partecipare, quindi mi pare che sia giusto che anche l’Italia sia presente”. “L’Italia è un grande paese mediterraneo e il fatto che oggi ci fosse la maggioranza dei paesi dell’Unione Europea più la Commissione Europea più paesi europei che non fanno parte del mondo europeo, come la Gran Bretagna, significa che c’è un’attenzione da parte europea, che non è un capriccio italiano quello di voler seguire” il Board of Peace ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Oggi, ha proseguito Tajani, “non c’è stato nessun attacco alle Nazioni Unite, anzi, direi che sia delle parole di Trump sia delle parole di Rubio, c’è voglia di applicare la risoluzione delle Nazioni Unite sulla pace in Palestina. Quindi si va nella giusta direzione”.

Meloni: parole Mattarella giuste e doverose, Csm fuori da diatriba politica

Meloni: parole Mattarella giuste e doverose, Csm fuori da diatriba politica

Roma, 19 feb. (askanews) – “Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore. Ci eravamo visti la sera prima nel tradizionale incontro di anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste, direi anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni. Penso che sia stato anche giusto il passaggio nel quale il presidente della Repubblica dice anche che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.