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Tag: Sanremo 2023

Bce: prospettive stabilità finanziaria eurozona restano fragili

Bce: prospettive stabilità finanziaria eurozona restano fragiliRoma, 22 nov. (askanews) – I mercati finanziari nell’area euro restano esposti a sviluppi avversi a livello geopolitico e macro finanziario, che potrebbero venire potenzialmente amplificati dalle vulnerabilità presenti in alcune istituzioni della finanza non bancaria. L’economia reale non ha ancora pienamente risentito della stretta monetaria degli ultimi mesi e l’aumento dei costi di indebitamento e di rinnovo dei debiti metterà alla prova la resilienza di famiglie, imprese e Stati. La redditività delle banche è stata sostenuta dai rialzi dei tassi ma ora subirà venti contrari con l’aumento dei costi di finanziamento e il peggioramento della qualità e dei volumi di credito. E’ la fotografia scattata dalla Bce nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria, presentato oggi con una conferenza stampa.

Secondo lo studio le prospettive per la stabilità finanziaria dell’area euro restano fragili. “La debolezza dell’economia assieme alle ricadute dell’alta inflazione stanno mettendo sotto pressione la capacità di consumatori, imprese e paesi di rinnovare i loro debiti”, avverte il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos citato in un comunicato. “E’ cruciale che restiamo attenti mentre l’economia passa da un contesto di tassi più elevati assieme a crescenti incertezze e tensioni geopolitiche”. Secondo la Bce mercati finanziari e istituzioni non bancarie restano altamente sensibili a ulteriori sviluppi negativi e le loro vulnerabilità potrebbero essere esposte a inattesi sviluppi negativi. I fondi di investimento e altre istituzioni non bancarie restano vulnerabili alle liquidità, al ricorso alla leva e ai rischi di credito. Questo richiama la necessità di rafforzare la loro resilienza da un punto di vista macro prudenziale.

In particolare la Bce rileva che l’effetto della stretta monetaria “è già visibile nel settore immobiliare” nell’area euro, che sta assistendo a una contrazione. Nei mercati dell’immobiliare residenziale (casa) “il calo dei prezzi è stato guidato dal deterioramento dell’accessibilità ai mutui con i costi in crescita. Sull’immobiliare commerciale – prosegue la Bce – gli effetti dell’aumento dei costi di finanziamento sono stati rinforzati da cali strutturali della domanda per uffici e per proprietà dopo la pandemia di Covid”, e di tutte le relative misure restrittive imposte dai governi. Il comunicato, invece, non cita gli effetti sull’immobiliare delle politiche climatiche dell’Ue e della stretta sui costosissimi requisiti di efficientamento energetico degli edifici.

Passando alle banche, secondo il rapporto si sono dimostrate resilienti agli shock mentre la loro redditività è migliorata. Al tempo stesso ora fronteggiano difficoltà da tre principali elementi: primo, prosegue la Bce, i costi di finanziamento sono attesi in aumento, mentre i titolari di depositi trasferiscono fondi verso sistemi a maggior rendimento o obbligazioni. Secondo, la qualità degli impieghi delle banche potrebbe soffrire a causa di una combinazione di alti costi di servizio del debito e indebolimento dell’economia. Terzo, dice ancora la Bce, la redditività fronteggerà un calo consistente dovuto ai volumi di credito in diminuzione combinati con minore domanda e inasprimento dei crediti di erogazione dei prestiti.

Secondo l’istituzione complessivamente il sistema bancario è ben piazzato per affrontare questi rischi. Le autorità macro prudenziali hanno aumentato i margini di robustezza delle banche e la Bce raccomanda di mantenere la rotta su questo versante, completando il processo di Basilea III.

Papa: in M.O. siamo andati oltre la guerra, siamo al terrorismo

Papa: in M.O. siamo andati oltre la guerra, siamo al terrorismoCittà del Vaticano, 22 nov. (askanews) – In Medio Oriente “si è andati oltre la guerra” per finire nel “terrorismo”. Lo ha detto Papa Francesco al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro. Rivolgendosi ai tanti fedeli riuniti per ascoltarlo ha ricordato di aver ricevuto in udienza stamane alcuni civili di Israele e Palestina colpiti dal conflitto, come i parenti dei rapiti.

“Non dimentichiamo di perseverare nella preghiera per quanti soffrino a causa delle guerre. In tante parti del mondo specialmente per le care popolazioni dell’Ucraina, la martoriata Ucraina e di Israele e della Palestina. – ha detto Francesco -Questa mattina ho ricevuto due delegazioni una di israeliani che hanno i parenti come ostaggi a Gaza e un’altra, di palestinesi che hanno dei parenti prigionieri in Israele. Loro soffrono tanto e ho sentito come soffrono ambedue. – ha spiegato il Papa – Le guerre fanno questo ma qui siamo andati oltre le guerre, questa non è guerra, questo è terrorismo. Per favore andiamo avanti con la pregate per la pace. Pregate tanto per la pace”, ha poi chiesto ai fedeli. Il papa ha, infine, chiesto che sia Dio ad aiutare l’umanità “a risolvere i problemi e non andare avanti con le passioni che alla fine uccidono tutti. Preghiamo per il popolo palestinese, preghiamo per il popolo israeliano. Perché regni la pace”.

Inps avvia accertamento esistenza in vita pensionati all’estero

Inps avvia accertamento esistenza in vita pensionati all’esteroRoma, 22 nov. (askanews) – L’Inps ha programmato il processo di accertamento dell’esistenza in vita, per gli anni 2024 e 2025, dei pensionati che riscuotono all’estero. La verifica, secondo quanto riporta un comunicato, sarà articolata in due fasi. La prima, riferita all’anno 2024, che si svolgerà da marzo a luglio 2024, riguarderà i pensionati residenti in America, Asia, Estremo Oriente, Paesi scandinavi, Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi.

Citibank, si legge, curerà la spedizione delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita a partire dal 20 marzo 2024 e i pensionati dovranno far pervenire le attestazioni entro il 18 luglio 2024. Nel caso in cui l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di agosto 2024, laddove possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di mancata riscossione personale o produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 agosto 2024, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di settembre 2024, avverte l’istituto.

La seconda fase della verifica, che si svolgerà da settembre 2024 a gennaio 2025, riguarderà i pensionati residenti in Europa, Africa e Oceania. Le comunicazioni saranno inviate ai pensionati a partire dal 20 settembre 2024 e i pensionati dovranno far pervenire le attestazioni di esistenza in vita entro il 18 gennaio 2025. Nel caso in cui l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di febbraio 2025, laddove possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di mancata riscossione personale o produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 febbraio 2025, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di marzo 2025, dice ancora l’Inps.

OpenAI ci ripensa, Altman richiamato alla guida dopo soli 4 giorni

OpenAI ci ripensa, Altman richiamato alla guida dopo soli 4 giorniRoma, 22 nov. (askanews) – Dopo appena quattro giorni dalla clamorosa estromissione, OpenAI, la società di intelligenza artificiale che controlla il sistema ChatGPT ha annunciato un accordo per il ritorno del cofondatore Sam Altman alla carica di amministratore delegato. L’annuncio è stato affidato ad una breve nota, in cui si precisa che è stata decisa anche una nuova composizione del Cda con la presenza di Bret Taylor quale presidente, Larry Summers e Adam D’Angelo.

Altman era stato estromesso a sorpresa venerdì scorso dopo che il Cda lo aveva accusato di scarsa trasparenza sulla gestione dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale. L’episodio aveva innescato una turbolenta rivolta degli investitori che ora vede estromettere il Cda con questa totale marcia indietro.

M.O., approvato accordo su ostaggi, 4 giorni di cessate il fuoco

M.O., approvato accordo su ostaggi, 4 giorni di cessate il fuocoRoma, 22 nov. (askanews) – I media israeliani riferiscono che il gabinetto israeliano ha votato per approvare l’accordo sugli ostaggi, che, riferisce Haaretz, “comporterebbe lo scambio di ostaggi detenuti dall’organizzazione per i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane .”

Citando un alto funzionario israeliano, Haaretz riferisce che “il piano prevede che Hamas rilasci 30 bambini rapiti, otto madri e altre 12 donne durante un cessate il fuoco di cinque giorni”. La fonte riferisce ad Haaretz che “tutti i rami dei servizi di sicurezza israeliani – l’IDF, lo Shin Bet e il Mossad – sostengono l’accordo pianificato. Il funzionario ha precisato che l’accordo riguarda solo gli israeliani ancora in vita, aggiungendo che Hamas potrebbe rilasciare contemporaneamente cittadini stranieri, in conformità con gli accordi raggiunti con quei paesi”.

Sei ospedali israeliani si starebbero preparando ad accoglieregli ostaggi rilasciati che verrebbero ricoverati in zone speciali senza accesso ai media. Il Times of Israel riporta, citando un anonimo funzionario governativo, che l’accordo votato dal governo israeliano vedrà il rilascio di “50 cittadini israeliani viventi, per lo più donne e bambini, in gruppi di 12-13 persone al giorno”.

“Non ci sono ancora dettagli immediati su come hanno votato i ministri. Mentre la stragrande maggioranza dei 38 ministri del governo ha sostenuto l’accordo, i rappresentanti dei partiti di estrema destra Otzma Yehudit e Sionismo religioso hanno espresso opposizione all’accordo prima dell’incontro”, riferisce il Times of Israel. “Non tutti i dettagli dell’accordo sono stati formalmente resi pubblici, ma martedì un funzionario del governo israeliano ha riferito ai giornalisti che l’accordo prevede il rilascio di 50 cittadini israeliani vivi, per lo più donne e bambini, in gruppi di 12 persone. 13 persone al giorno.”

Fonti del governo israeliano citate dal Times of Israel precisano che il cessate il fuoco dopo l’accordo sugli ostaggi dovrebbe durare almeno 4 giorni.

Ue, Urso a Strasburgo per voto Eurocamera su imballaggi domani

Ue, Urso a Strasburgo per voto Eurocamera su imballaggi domaniStrasburgo, 21 nov. (askanews) – Il ministro per le Imprese e iol made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato oggi a Strasburgo gli eurodeputati italiani e alcuni rappresentanti del sistema produttivo nazionale, alla vigilia del voto della plenaria del Parlamento europeo, domani a mezzogiorno, sul nuovo regolamento Ue relativo agli imballaggi e ai rifiuti da imballaggi.

Il regolamento, in discussione da quasi un anno dopo la proposta della Commissione del 30 novembre 2022 che dovrà sostituire le norme attuali, è stato oggetto di fortissime pressioni da parte dei gruppi d’interesse, e in particolare di quelli italiani, come dimostra l’altissimo numero di emendamenti (circa 2.500) presentati dal Parlamento europeo. “Sono venuto a Strasburgo per incontrare, come doveroso, tutte le delegazioni del Parlamento europeo, per fare squadra con le nostre istituzioni e le nostre imprese a sostegno del sistema industriale, e quindi del lavoro italiano; a cominciare dal dossier cruciale sugli imballaggi che, se non fosse modificato sostanzialmente, avrebbe un impatto molto pesante per il nostro sistema produttivo””, ha detto Urso durante un punto stampa nel pomeriggio.

“In realtà – ha osservato il ministro – si tratta di un dossier di natura industriale, che avrebbe un impatto molto pesante, ove non fosse modificato in modo sostanziale, sul nostro sistema produttivo. Fare squadra – ha sottolineato Urso – è importante, a tutela del sistema Italia. Di questo sono convinte le nostre imprese e i sindacati, che ci hanno stimolato a coinvolgere tutti i gruppi in questa battaglia”. I punti più controversi del regolamento sono sostanzialmente due: l’accento posto in priorità sugli obiettivi di riuso degli imballaggi, e non più solo su quelli di riciclaggio, come modo per ridurre la produzione di rifiuti in quest’area; e i divieti di usare imballaggi monouso, soprattutto per confezioni di piccole dimensioni, di alimenti e bevande nei settori della distribuzione e della ristorazione.

L’Italia, che ha già superato abbondantemente gli obiettivi fissati dalla normativa attuale dell’Ue per il riciclaggio degli imballaggi, si è opposta fin dall’inizio all’impianto del regolamento, basato sul principio della “gerarchia dei rifiuti” nell’economia circolare, per cui, quando è possibile, il riuso è prioritario rispetto al riciclo. L’applicazione di questo principio basilare della politica ambientale comunitaria rischierebbe, è questo il timore, di mettere in crisi la fiorente industria del riciclaggio in Italia. Di qui l’opposizione a diverse disposizioni del regolamento Ue da parte del governo e di molti eurodeputati italiani, che sono contrari anche al ritorno del sistema di cauzione e riconsegna delle bottiglie vuote, che molti anni fa esisteva in Italia, e che esiste o è stato introdotto in molti altri paesi europei. Non sarebbe più sensato reintrodurlo anche in Italia?

“Per vent’anni – ha detto Urso, replicando a questa domanda – le istituzioni europee, e noi con esse, abbiamo indicato al sistema produttivo di realizzare un sistema avanzato di riciclo. Da vent’anni questa era stata l’indicazione data al sistema produttivo italiano, che si è mosso sulla strada del riciclo meglio delle altre imprese europee. E noi siamo il paese leader nel campo del riciclo in Europa e nel mondo. Ora ci dicono che il riciclo non conta più nulla, ma conta il riuso; cioè hanno cambiato le regole del gioco che loro stessi hanno dato vent’anni fa alle imprese europee, e questo è illogico”. A un giornalista che ricordava che le direttive europee prevedono la “gerarchia dei rifiuti” già dal 2008, il ministro ha poi risposto: “Ma infatti noi non vogliamo dire di utilizzare una strada piuttosto che un’altra: la nostra azione è sempre frutto del buon senso, e della consapevolezza che l’Europa è il continente delle libertà. E quindi se un obiettivo si può raggiungere meglio col riciclo, lo si raggiunga col riciclo, se si può raggiungere con riuso, lo si raggiunga col riuso. Noi siamo neutrali sul piano della tecnologia da utilizzare, e siamo fermamente convinti che bisogna procedere sulla strada della sostenibilità ambientale. Ma neutrali sulla tecnologia da utilizzare”, ha ripetuto. “Questo vale per quanto riguarda il riciclo rispetto al riuso nel regolamento sugli imballaggi di domani, ma vale anche per il dossier dell’automobile, perché secondo me occorre utilizzare tutte le tecnologie possibili, per quanto riguarda il biocombustibile come il combustibile sintetico, che hanno la stessa valenza”. Il biocombustibile – ha osservato il ministro -“può raggiungere gli stessi obiettivi del motore elettrico. Perché dire al cittadino che può utilizzare solo il motore elettrico, se poi c’è una tecnologia che oggi può essere il combustibile sintetico, può essere domani il biocombustibile e dopodomani l’idrogeno, che raggiunge gli stessi obiettivi? Per questo bisogna avere un approccio – ha insistito – che sia neutrale sul piano della scienza e della tecnologia, e fermo sul piano dei valori”, ha rilevato Urso. A margine della seduta plenaria del Parlamento Europeo in corso a Strasburgo, Urso ha anche incontrato i rappresentanti delle associazioni di imprese e di alcune grandi aziende italiane per un confronto sui temi della competitività e sui dossier in corso di discussione nelle istituzioni europee. Alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti di Confindustria e di Eni, Enel, Ferrovie dello Stato, Iveco, Versalis, Edison, Seda International Packaging Group, Fincantieri. “Istituzioni e imprese insieme per difendere la competitività del Sistema Italia”, ha detto il ministro Urso.

Usa, Fed: tassi restrittivi finché serve per rientro inflazione a 2%

Usa, Fed: tassi restrittivi finché serve per rientro inflazione a 2%Roma, 21 nov. (askanews) – I tassi di interesse sul dollaro fissati dalla Federal Reserve dovranno restare restrittivi abbastanza a lungo da garantire il ritorno dell’inflazione al valore obiettivo del 2%. E’ il messaggio chiave che viene ribadito dai verbali dell’ultimo direttorio di politica monetaria, il Fomc della Fed, che si è svolto il 31 ottobre il 1 novembre, il cui resoconto è stato pubblicato oggi dall’istituzione monetaria.

Non sembra fornire grandi elementi di novità rispetto a un quadro che già il primo novembre, dopo la conferma dei tassi al 5,25-5,50§% si era delineato come di sostanziale stabilità per i mesi a venire. Negli Stati Uniti “l’inflazione resta elevata ma ha continuato a mostrare segni di rallentamento”, secondo i tecnici della Fed. La crescita è rimasta solida nel terzo trimestre e componenti del Fomc, pur riconoscendo il continuo rallentamento dell’inflazione hanno anche notato che ci sono progressi solo limitati limitati nel rallentamento dei prezzi sui servizi chiave.

I partecipanti del Fomc hanno notato che l’inflazione resta ben al di sopra l’obiettivo del 2% e che l’alta inflazione continua a danneggiare imprese famiglie. Ma al tempo stesso si va attenuando la situazione di squilibrio sul mercato del lavoro. Per quanto riguarda la politica monetaria, secondo i verbali al Fomc è stato concordato che è cruciale che la linea di politica monetaria resti sufficientemente restrittiva per riportare l’inflazione 2% sul medio termine. Tutti hanno concordato che il comitato si trova nella posizione di poter procedere con cautela e che debba decidere volta per volta sulla base di tutte le informazioni disponibili. La decisione di confermare i tassi è stata unanime.

Salario minimo, Conte: il Governo prende in giro gli italiani

Salario minimo, Conte: il Governo prende in giro gli italianiRoma, 21 nov. (askanews) – “Anche nella nostra proposta c’è la valorizzazione della contrattazione collettiva. Ma attenzione: ci sono tanti contratti collettivi in questo momento che sono al di sotto dei 9 euro lordi. Quindi è chiaro che bisogna introdurre una soglia, una clausola di salvaguardia: ce l’hanno Francia, Germania, Spagna, di che cosa abbiamo paura?”. Lo ha detto Giuseppe Conte, leader del M5S, nel corso della registrazione di Cinque minuti, che andrà in onda stasera su Rai1.

“La contrattazione collettiva, benissimo, introduce tutte le tutele però – ha precisato commentando la posizione della maggioranza parlamentare – se la soglia è inferiore ai 9 euro l’ora si chiama sfruttamento della manodopera, dobbiamo adeguarci all’articolo 36 della Costituzione. E’ una norma di civiltà”. A giudizio dell’ex premier “questo governo è completamente scorretto: ha mandato la palla in tribuna al Cnel di Brunetta, adesso ha bucato il pallone. Addirittura siamo in discussione (in commissione alla Camera, ndr) su una proposta che reca la mia prima firma e stanno costruendo, con un emendamento, in modo proditorio, una legge di delega che addirittura rimanda la palla adesso al Governo e non si sa quando ci sarà un decreto legislativo delegato. Il tutto per costruire una campagna elettorale europea sulla presa in giro degli italiani”.

Di fronte all’obiezione che la cifra fissata nella proposta del M5S, di 9 euro l’ora, in Europa viene raggiunta solo da paesi con reddito pro-capite superiore a quello italiano, Conte ha replicato: “Non facciamo paragoni di questo tipo, ne usciremmo umiliati. Addirittura in Gemania fra un po’ veleggeranno sui 15 euro e più. Noi abbiamo una perdita di potere d’acquisto reale. Parliamo di 3 milioni e 600mila lavoratori che prendono buste paga da fame. Lei può accettare che ci siano persone con 4 5 euro lordi l’ora? Non riescono a mangiare. Ma di cosa stiamo parlando? Noi dobbiamo intervenire per far riguadagnare potere salariale anche al ceto medio, che sta scivolando giù in tutte le classifiche europee. Ma non ci compariamo agli altri Paesi perché facciamo figuracce”, ha concluso.

Tavolo Asilo e Immigrazione chiede revoca protocollo Italia-Albania

Tavolo Asilo e Immigrazione chiede revoca protocollo Italia-AlbaniaRoma, 21 nov. (askanews) – Il Tavolo Asilo e Immigrazione chiede che il Protocollo Italia-Albania venga revocato dal Governo e fa fin da ora un appello al Parlamento perché voti contro il disegno di legge di ratifica preannunciato dal ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, durante le odierne comunicazioni alla Camera sull’intesa.

Il tavolo asilo e immigrazione spiega in un comunicato che “l’accordo firmato con il governo albanese si pone, come quello con la Tunisia, l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e il diritto d’asilo, violando gli obblighi costituzionali e internazionali del nostro Paese”. L’accordo Italia-Albania così come delineato – si legge nel testo – comporterebbe “il rischio di gravi violazioni dei diritti umani”. Tanto più, spiegano i relatori, che “il testo dell’intesa non chiarisce se i centri da realizzarsi in Albania saranno destinati alle procedure di esame delle domande di protezione internazionale e in particolare alle procedure di frontiera o al rimpatrio, ma alle persone condotte nei centri sarebbe impedito di uscire, subendo di fatto un regime di detenzione automatica e prolungata, senza una chiara base legale”.

Secondo le organizzazionid del Tavolo anche la possibilità di controllo giurisdizionale sembra compromessa, così come il diritto di difesa e a un ricorso effettivo. L’Accordo non chiarisce infatti la competenza a convalidare il trattenimento delle persone, né che cosa accadrà alle persone che hanno chiesto protezione internazionale che non ottengano risposta entro i 28 giorni previsti dalla procedura accelerata. Infine, le organizzazioni si dicono preoccupate per la “mancanza nel Protocollo di qualsiasi riferimento alle persone maggiormente vulnerabili, minori, donne, famiglie, vittime di tortura, e di come queste sarebbero salvaguardate dall’applicazione dell’accordo, così come era stato invece annunciato nei giorni scorsi”.

Per questi motivi le Organizzazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione ne hanno chiesto oggi la revoca da parte del Governo durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il Segretario di +Europa Riccardo Magi, il senatore Graziano Delrio, Presidente del Comitato Parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. Le associazioni hanno inoltre lanciato un appello al Parlamento perché voti contro il disegno di legge di ratifica preannunciato dal ministro degli Esteri durante le odierne comunicazioni alla Camera.

Al Tavolo Asilo e Immigrazione partecipano: A Buon Diritto, ACAT, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CGIL, CIES, CNCA, Commissione Migranti e GPIC Missionari Comboniani Italia, DRC Italia, Emergency, Europasilo, Fondazione Migrantes, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Intersos, Medici del Mondo, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Movimento Italiani Senza Cittadinanza, Oxfam Italia, Refugees Welcome Italia, Save the Children Italia, Senza Confine, Società Italiana Medicina delle Migrazioni, UIL, UNIRE Aderiscono inoltre: AOI, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, Rivolti ai Balcani, Sea Watch e Sos Mediterranée Italia.

Patto stabilità, Lindner: progressi, ma tassi alti cambiano le cose

Patto stabilità, Lindner: progressi, ma tassi alti cambiano le coseRoma, 21 nov. (askanews) – Il ministro delle Finanze della Germania, Christian Lindner insiste sulla necessità di assicurare risanamento e sostenibilità dei conti con la riforma del Patto di stabilità e di crescita dell’Ue. E dopo la clamorosa bocciatura, da parte della Corte costituzionale tedesca, del reindirizzo su altre misure di decine di miliardi di fondi di aiuti per il Covid non utilizzati, sembra voler rimettere in discussione anche gli investimenti sulla transizione energetica.

Sulla riforma del Patto di stabilità la cooperazione franco tedesca “fa progressi, ma le cose sono cambiate con i tassi più alti”, ha detto Lindner. Rispetto a un anno fa, in cui “si discuteva unicamente di aumentare gli investimenti, oggi si parla molto di più di sostenibilità dei debiti”, ha affermato durante una conferenza su inflazione e democrazia. Pur dicendosi favorevole alla transizione energetica, Lindner ha messo in rilievo (quasi a puntarvi il dito contro) il fatto che alcuni investimenti green non risultano favorevoli alla crescita economica, senza specificare meglio quali. E intanto oggi “i soldi ci servono per assicurare il servizio del debito. Non è facile trovare fondi per finanziare nuovi investimenti – ha avvertito -. La questione qui è mantenere la stabilità finanziaria e in Europa molti Stati membri devono pagare differenziali sui tassi (spread) alti. Penso che debbano tornare a politiche di bilancio sane e deficit più bassi in modo da ridurre il rapporto debito-Pil”.