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Autore: Redazione StudioNews

Radio1, Righetti torna con nuovo programma “Igorà-Tutti in piazza”

Radio1, Righetti torna con nuovo programma “Igorà-Tutti in piazza”Roma, 13 set. (askanews) – “Igorà-Tutti in piazza” è l’innovativo e sagace format crossmediale intergenerazionale, ideato e condotto da Igor Righetti, che va in onda su Rai Radio1 rigorosamente in diretta dal lunedì al venerdì alle 20.30. Un ritorno a casa grazie al direttore di rete Francesco Pionati per il giornalista, autore e conduttore radiotelevisivo voce storica di Radio Rai dove per 12 anni consecutivi, proprio su Rai Radio 1, ha portato in onda la sua fortunata trasmissione quotidiana pluripremiata “Il ComuniCattivo” (oltre 12 mila le interviste realizzate, 2249 le puntate trasmesse) diventata di culto e molto amata anche dai giovani, con versioni pure in tv su Rai2 e su Rai1 all’interno di Tg1 Libri e di UnoMattina.

Dopo tre anni a Rai Isoradio, dove il vulcanico Igor Righetti ha ideato e condotto con grande seguito “L’autostoppista”, il primo programma radiofonico pet friendly che a giugno scorso ha ricevuto il premio “Microfono d’oro” come migliore trasmissione radiofonica italiana di infotainment per la quale si è ispirato all’esilarante commedia “Il tassinaro” diretta e interpretata da suo cugino Alberto Sordi, il giornalista continua a sperimentare nuovi linguaggi, a raccontare e commentare con piglio sagace, ironico e creativo, un ritmo incalzante e una narrazione avvincente, il mondo dell’informazione e della comunicazione nonché i fatti di stretta attualità. “Nell’Igorà – dice Igor Righetti – la sorpresa e l’imprevisto sono all’ordine del giorno. Le piazze sono storicamente il centro vitale delle città, un luogo di incontro, ma anche di scontro e di confronto con idee diverse, di condivisione, scambio e connessione, dove convivono entità differenti. Rappresentano il simbolo dell’identità di una comunità dove si incrociano esperienze e culture diverse. Come l’agorà greca era il cuore pulsante dell’antica Atene, l’Igorà, che nasce dal mio nome in quanto rappresenta lo spazio pubblico che mi piacerebbe frequentare, non uno sfogatoio né un condensato di improperi, volgarità, offese o violenza verbale, dove tutti quelli che hanno qualcosa di utile, importante, di interesse comune o divertente da dire possano farlo liberamente”. Il programma, avvalendosi delle contaminazioni e integrazioni di generi diversi come la musica e il cinema con i quali nell’Igorà si cimentano anche i politici, è molto interattivo con gli ascoltatori che possono intervenire con messaggi WhatsApp o sms al numero 335 6992949. Non mancano uno spazio dedicato alle professioni nate dalla creatività, dalle nuove tecnologie o importate da altri Paesi così come uno sguardo al mondo dei social e di ciò che viene pubblicato con l’influencer e social media manager da oltre 256 mila follower su Instagram Lorenzo Castelluccio (@lorenzo.castelluccio). Con alcuni esperti di linguistica italiana ci si sofferma sui neologismi in uso nel linguaggio quotidiano, sull’utilizzo di anglismi fino agli errori più comuni che vengono commessi quando si scrive o si parla (inclusa la pronuncia sbagliata). Nell’Igorà è presente l’immancabile bassotto di Igor Righetti, il pet influencer Byron (@byron.righetti) con oltre 32 mila follower su Instagram.

“Il ComuniCattivo” inaugurò l’infotainment di Rai Radio 1 e rappresentò un laboratorio di iniziative innovative che trovarono spazio anche livello internazionale come il primo radio reality “In radio veritas” al quale parteciparono, tra gli altri, Mario Monicelli, Renzo Arbore e Giorgio Albertazzi e, nel 2009, il concorso annuale nazionale per aspiranti conduttori radiofonici “La radio è di parola”. Furono 43 gli studenti universitari che discussero tesi di laurea sul programma, sul linguaggio e sul modello di infotainment ideato da Igor Righetti, già docente di Linguaggi radiotelevisivi e Format crossmediali alle università Sapienza, Luiss e Tor Vergata di Roma, rendendo così la trasmissione accademica. Tra i numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali ottenuti da “Il ComuniCattivo” spicca, nel 2010 la medaglia di bronzo del Gran Premio Urti Radio di Parigi, uno dei più prestigiosi tra i pochi concorsi radiofonici internazionali al quale parteciparono 90 Paesi di tutto il mondo. Premio che per la prima volta fu assegnato a Rai Radio 1. “Come ha affermato l’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio che da direttore radiofonia ha rivoluzionato il mezzo pubblico a livello tecnologico – spiega Igor Righetti – innovare e sperimentare sono parte della mission del servizio pubblico ed è proprio per questo motivo che tutti i miei programmi si concentrano su come fare informazione in modo non canonico, intrattenendo un pubblico intergenerazionale senza usare le scorciatoie della volgarità, delle risse verbali e dei personaggi caricaturali. In giro c’è tanta stipsi creativa e paura di osare ma vale sempre la pena provarci”.

Unrae: volano vendite Lcv in estate, ma 40% parco ancora ante Euro4

Unrae: volano vendite Lcv in estate, ma 40% parco ancora ante Euro4Milano, 13 set. (askanews) – Estate in forte crescita per i veicoli commerciali, che a luglio e agosto hanno registrato immatricolazioni in aumento del +29,2% a luglio a 16.487 unità e +36,9% ad agosto a 11.025 unità. I primi otto mesi, si legge in una nota Unrae, chiudono a +13,5% con 122.632 immatricolazioni verso le 108.027 del gennaio-gosto 2022.

“Nonostante la spinta estiva del mercato, il parco circolante dei veicoli commerciali continua però ad essere composto in buona parte da mezzi vecchi e insicuri, con oltre il 40% dei 4,3 milioni di veicoli circolanti al 30 giugno, secondo le stime Unrae, ante Euro 4 quindi con più di 17 anni di età. In parallelo si riscontra il “congelamento” delle richieste di incentivo, con il fondo disponibile che a pochi mesi dalla fine dell’anno presenta ancora un avanzo del 94%”, afferma il presidente dell’Unrae Michele Crisci. Per favorire il rinnovo del parco e il processo di decarbonizzazione del trasporto merci, l’Unrae continua ad insistere fortemente su una revisione dello schema incentivi con tre novità fondamentali: eliminazione dell’obbligo di rottamazione per l’acquisto di veicoli elettrici; estensione ad alimentazioni diverse dall’elettrico (compreso il diesel), a fronte di rottamazione, con importi decrescenti in funzione dell’alimentazione e della massa; estensione alle società di noleggio, canale che può contribuire ad accelerare la transizione energetica.

Michele Crisci ribadisce inoltre la condizione indispensabile per incrementare la quota dei veicoli commerciali Bev, ancora fermi al 3,7%, e quindi accelerare la transizione verso le emissioni zero: “è necessario garantire la massima diffusione delle infrastrutture di ricarica prevedendo un credito d’imposta al 50% per gli investimenti privati in ricariche fast (oltre 70 kW) dal 2023 al 2025”. In quest’ambito, Crisci si augura che “in merito all’infrastrutturazione di superstrade e strade extra urbane con punti di ricarica pubblici, vengano presto create le condizioni necessarie per consentire a tutti gli operatori di accedere al bando con proposte in linea, come avvenuto per le infrastrutture urbane”. Sul fronte delle motorizzazioni, nei primi 8 mesi il diesel guadagna ben 4 punti e arriva a sfiorare l’80% di quota, stabile il Gpl al 3% del totale, i veicoli Bev salgono al 3,7% delle preferenze (+1,5 p.p.), i plug-in allo 0,7% del totale. In contrazione il motore a benzina, che si ferma al 4,2% di share (-1,9 p.p.) e i veicoli ibridi all’8,2% di quota (-2,5 p.p.). Il metano rappresenta appena lo 0,2% del totale mercato.

La CO2 media ponderata dei veicoli con ptt fino a 3,5 t negli 8 mesi 2023 cresce del 3% a 186,6 g/Km (rispetto ai 181,2 g/Km dello stesso periodo 2022).

Il 66% dei genitori protegge la propria casa vs 53% di chi non ha figli

Il 66% dei genitori protegge la propria casa vs 53% di chi non ha figliRoma, 13 set. (askanews) – Le vacanze sono finite ma i timori per la propria sicurezza domestica no: il 54% degli italiani continua a temere un furto, soprattutto chi ha figli. Oggi, 7 genitori 10 trascorrono molto più tempo soli in casa con i propri figli rispetto a prima della pandemia. Verisure, azienda leader in Italia e in Europa nella sicurezza domestica, condivide i dati raccolti in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Sondea sui bisogni di protezione domestica delle famiglie con figli e, in occasione del back to school e back to work, propone una lista di consigli utili per mettere in sicurezza la propria abitazione.

Se, durante le vacanze crescono timori e bisogni di protezione domestica perché le persone lasciano le loro case vuote per giorni o settimane, non si può affermare il contrario durante i mesi invernali: il 54,3% degli italiani continua a temere un’effrazione nella propria abitazione durante tutto l’anno. I dati evidenziano una differenza tra chi è genitore e chi non ha figli non solo in termini di apprensione (rispettivamente 56% vs 51,5%) ma, soprattutto, di azioni adottate: Il 66% dei genitori sceglie di proteggere la propria casa con almeno 1 misura di sicurezza contro “solo” il 53% di chi non ha figli. La prima scelta ricade sull’installazione di un allarme domestico, con il 47% dei genitori vs l’appena 29% di chi non ha figli, e il dato cresce al 52% se i figli sono minori di 12 anni.

In vista del back to school, il timore di subire intrusioni preoccupa chi è genitore non solo quando lascia la casa vuota per la routine scuola-lavoro, ma anche e soprattutto quando è al suo interno. Infatti, secondo i dati, il cambio di abitudini avvenuto con l’introduzione “massiva” dello smart-working durante la pandemia da Covid-19, ha portato oggi il 72,5% di chi è genitore, contro il 64% di chi non ha figli, a trascorrere molto più tempo in casa rispetto a prima. E così, oltre 7 genitori su 10 sono spesso soli in casa con i bambini: il 26,4% tutti i giorni, weekend compreso, e il 17% fino a 3 giorni a settimana, proprio a causa dello smart-working. Come conseguenza, per sentirsi più tranquilli, il 60% dei genitori ha rinforzato o rinforzerà le proprie misure di sicurezza domestica rispetto al 50% di chi non ha figli. In particolare: il 17% dei genitori ha già installato telecamere di videosorveglianza e/o sistema di allarme; il 20% è intenzionato a farlo nel prossimo futuro; l’8,3% ha optato per una porta blindata o grate alle finestre e il 4,7% lo farà a breve; il 5% e 4% ha scelto o sceglierà un’assicurazione sulla casa e sui beni al suo interno.

Come affrontare il back to school / to work in sicurezza sia per chi trascorrerà molte ore fuori casa sia per chi sarà in telelavoro? Ecco i consigli degli esperti di Verisure: Abitudini “consapevoli”: I ladri studiano bene le proprie vittime e scelgono colpi “sicuri”, come case dove sanno non ci sarà nessuno per il tempo necessario al furto. Evita abitudini fisse, varia percorsi e orari di rientro, non “urlare” i tuoi piani al telefono sotto casa, chiudi a chiave la porta al tuo rientro, chiudi bene serrande o porte-finestre dei balconi quando esci. Protezione-extra low cost: porte blindate (sempre aggiornate) e inferriate alle finestre sono misure di sicurezza che ogni famiglia dovrebbe avere. Un buon consiglio è abbinare misure extra: ad esempio, un defender magnetico che copre la toppa della serratura contro la tecnica della “chiave bulgara” o luci con timer che simulano la presenza di persone in casa. Attenzione al rientro: quando si rientra in casa, è sempre bene assicurarsi che porte e finestre non siano manomesse perché eventuali malintenzionati potrebbero essere ancora all’interno. Nel caso lo fossero, è bene allontanarsi e chiamare le Forze dell’Ordine. Occhio ad Instagram: nell’era dei social, anche i topi d’appartamento si sono adeguati. Attenzione ai nuovi follower, a chi visualizza le proprie stories e, se possibile, limitare gli aggiornamenti in real time su quando e quanto tempo si è fuori casa. Sistema di allarme: insieme alle buone abitudini, è bene dotarsi di un allarme di nuova generazione, possibilmente collegato ad una centrale operativa.

Ermenegildo Zegna: utile primo semestre balza a 52 milioni

Ermenegildo Zegna: utile primo semestre balza a 52 milioniMilano, 13 set. (askanews) – Nel primo semestre 2023 il gruppo Ermenegildo Zegna ha registrato un balzo dell’utile a 52,1 milioni di euro ( (+147,9%), un Ebit adjusted a 119,9 milioni (+45%), con un Ebit margin adjusted in aumento di 200 punti base al 13,3%, a fronte di ricavi pari a 903,1 milioni.

La maison ha riconfermato gli obiettivi di medio termine del gruppo e annunciato il Capital Markets Day che si terrà il 5 dicembre a New York. “Nel corso della prima metà dell’anno, il Gruppo Zegna ha dimostrato tutta la sua forza e la sua distintività, e ha continuato a registrare una solida crescita dei ricavi”, ha commentato Ermenegildo Gildo Zegna, presidente e amministratore delegato del Gruppo Zegna. “Ne è chiara dimostrazione l’eccezionale performance negli Stati Uniti e in Emea, come già comunicato a luglio, nonché i significativi progressi di una redditività in costante crescita”.

“Anche nella seconda metà dell’anno – ha proseguito – continueremo a prestare grande attenzione all’attuazione della nostra strategia, lavorando insieme al nuovo leadership team di Tom Ford Fashion per sviluppare ulteriormente e posizionare il marchio come icona dell’ultra-lusso e supportando la continua espansione di Thom Browne. In questo contesto in continua evoluzione, siamo particolarmente incoraggiati dalla nostra crescita negli Stati Uniti e nell’area Emea, mentre constatiamo una più cauta ripresa nella Greater China region. Sono orgoglioso del nostro eccezionale team – ha concluso – e ho fiducia nelle misure adottate per posizionare il nostro portafoglio di brand nel resiliente segmento dell’ultralusso per rafforzare la distribuzione diretta del gruppo e per raggiungere una presenza geografica ancora più bilanciata. I tre brand del gruppo hanno un potenziale eccezionale e continueremo a concentrarci sull’implementazione della nostra strategia con l’obiettivo di migliorare ulteriormente le loro rispettive performance”.

SoftBank, IPO Arm per Masayoshi Son potrebbe essere una rivincita

SoftBank, IPO Arm per Masayoshi Son potrebbe essere una rivincitaRoma, 13 set. (askanews) – Masayoshi Son, il vulcanico fondatore di SoftBank, si frega le mani in attesa che l’offerta pubblica iniziale (IPO) del produttore di chip Arm – i cui prodotti sono praticamente in tutti gli smartphone del mondo – possa riportarlo ai tempi in cui era considerato un finanziere dal tocco magico.

Arm, che quoterà questa settimana sul Nasdaq 95,5 milioni di azioni, è un’azienda britannica con quasi 6mila dipendenti che nel 2016 è stata acquisita dal gruppo di Son per 32 miliardi di dollari. SoftBank punta a rastrellare tra i 4,5 e i 5,2 miliardi di dollari. Sebbene la quotazione di Arm non raggingerà i livelli di euforia visti con l’IPO del concorrente Nvidia, si tratterebbe di un bel risultato, perché porterebbe il valore di mercato di Arm ai 52 miliardi di dollari, anche se solo un mese fa – quando SoftBank ha acquisito dal veicolo d’investimento consociato Vision Fund il 25 per cento – la stessa compagnia era stata valutata 64 miliardi di dollari.

Alcuni investitori tech di prima grandezza – come Apple, Google, Nvidia, Intel e TSMC – hanno concordato l’acquisto fino a 735 milioni di dollari di azioni Arm al prezzo di collocazione, secondo quanto ha riportato nei giorni scorsi il Financial Times. Son è un outsider nel mondo legato a grandi famiglie e strutture rigide (i conglomerati “keiretsu”) dell’economia giapponese. E’ nato in Giappone nel 1957, secondo di quattro figli di genitori di etnia coreana – come tradisce il suo cognome – che vivevano in una casa abusiva e dovevano sbarcare il lunario allevando polli e maiali.

Sottoposti alle odiose discriminazioni contro i cosiddetti coreani “zainichi”, però, i Son riuscirono a guadagnare bene (anche mettendo in piedi un commercio di sake) e questo consentì al giovane Masayoshi di fare buone scuole, fino a spostarsi a 16 anni in California, a San Francisco, e a frequentare la prestigiosa Università di California a Berkeley, dove studiò economia. Era il posto dove stare in quel momento. Il suo primo grande successo fu la realizzazione di un traduttore automatico che vendette alla compagnia giapponese Sharp per circa 1,5 milioni di dollari.

Quando tornò in Giappone, Son rinunciò all’utilizzo di un cognome giapponese (che i genitori gli avevano imposto per non incorrere in discriminazioni) e tornò a quello originario, in un atto di orgoglio che è considerato un modello da molti giovani zainichi. La fondazione della SoftBank risale al 1981, come software house, con uno spin-off come operatore di telefonia mobile, ancora operante. Oggi la casa d’investimento porta il nome di SoftBank Group Corp. Lo stile d’affari di Son è considerato spregiudicato, in linea con un carattere che non le manda a dire. Tra le grandi scommesse l’acquisto nel 1995 di una quota di Yahoo! (che lo portò temporaneamente a essere l’uomo più ricco del mondo) e nel 1999 di una parte di Alibaba, quando ancora la stella di Jack Ma era di là da sorgere (e oggi pare pure tramontata). Altre grandi scommesse di Son sono state l’acquisto dell’operatore telefonico Usa Sprint, l’ingresso in Deutsche Telekom, il fondo d’investimento Vision Fund da 100 miliardi di dollari per intervenire nei mercati a più elevato valore tecnologico. Ma proprio da questo settore sono venuti i principali dolori per Masayoshi Son, il cui Vision Fund nel 2022 ha dovuto dichiarare perdite per oltre 27 miliardi di dollari, con una valutazione del portafoglio in caduta. I flop più rumorosi sono stati probabilmente quelli legati agli investimenti in WeWork, in Wirecard (processore di pagamenti tedesco fallito), oltre che il crack della family bank Greensill Capital. “Non addurrò scuse, è stata una dura lezione”, ha commentato Son dopo il caso WeWork. L’IPO di Arm è considerata la più grande quotazione di quest’anno per il Nasdaq e si sta rivelando popolare, avendo ricevuto richieste 10 volte superiori e spingendo SoftBank a prendere in considerazione l’aumento del prezzo. Ma il responso finale sul fatto che Son sia tornato a essere la gallina dalle uova d’oro lo darà solo il mercato.

Ricerca e innovazione nelle Life Sciences, Italia ottava in UE

Ricerca e innovazione nelle Life Sciences, Italia ottava in UERoma, 13 set. (askanews) – In Italia l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione nelle Scienze della Vita sta diventando progressivamente più competitivo, con diverse aree di eccellenza ma anche importanti lacune che la allontanano dai paesi più avanzati. Con un punteggio di 4,42 su 10, lo Stivale si colloca all’8° posto su 25 Paesi dell’Unione Europea, guadagnando una posizione rispetto al 2020 (+11,7% di crescita), ma rimanendo ancora lontana dal podio, attualmente occupato da Danimarca (7,06), Germania (6,56) e Belgio (6,12), e restando dietro a Svezia (5,81), Francia (5,51), Paesi Bassi (5,12) e Spagna (4,78).

L’Italia eccelle per efficacia dell’ecosistema innovativo come 2° Paese con il punteggio più alto (4,95), alle spalle solamente della Germania (10), vantando il primo posto per numero di pubblicazioni scientifiche nelle Scienze della Vita (90.650), il 4° posto per numero di brevetti ottenuti nel settore presso l’EPO (European Patent Office) e al 3° posto per export dell’intero comparto. Le principali lacune del Paese riguardano invece il capitale umano qualificato, per il quale si classifica solo al 12° posto. L’Italia, infatti, è 14° per laureati nelle materie Life Sciences e conta ancora pochi laureati STEM, pari al 18,5% ogni 1.000 abitanti, contro il 29,5% della Francia e il 24% della Germania. Inoltre, si posiziona al 14° posto per quota di ricercatori attivi nelle scienze della vita (solo il 2,8%), dietro ai Paesi benchmark e ai top performers UE. A confermare l’urgenza di intervenire in particolar modo sul capitale umano sono anche i recenti riconoscimenti degli ERC (European Research Council) starting grant a supporto dell’eccellenza scientifica europea: con 57 grant, nel 2023 i ricercatori italiani sono i 2° più premiati in UE, dietro ai tedeschi. Tuttavia, l’Italia è l’unico tra i grandi Paesi benchmark UE ad avere un saldo netto negativo (-25 nel 2023) tra grant ottenuti per Paese e i grant ottenuti per nazionalità del Principal Investigator: un dato in continuità con quanto osservato nel 2022 (saldo complessivo degli ERC Grant pari a -38) che sottolinea la difficoltà a trattenere i migliori talenti entro i confini nazionali. Ad allontanare i talenti nel proseguire la propria carriera o Italia sono soprattutto la mancanza di meritocrazia (84%) e i salari bassi e poco competitivi con il resto d’Europa (72%).

Sono i risultati che emergono dal nuovo Libro Bianco sulle Scienze della Vita in Italia che include l’Ambrosetti Life Sciences Innosystem Index 2023 (ALSII 2023), realizzato dalla Community Life Sciences di The European House – Ambrosetti e presentato nel corso della nona edizione Technology Life Sciences Forum 2023, che si è svolto a Milano il 13 settembre. L’Index, che misura la competitività degli ecosistemi di ricerca e innovazione nelle Scienze della Vita dei Paesi dell’Unione Europea, ha infatti confrontato 25 Paesi membri dell’Unione Europea prendendo in considerazione i dati degli ultimi otto anni, mediante l’analisi di 13 indicatori raggruppati all’interno di quattro dimensioni: capitale umano, vitalità delle imprese, risorse a supporto dell’innovazione, efficacia dell’ecosistema dell’innovazione.

“Il nuovo Ambrosetti Life Sciences Innosystem Index (ALSII) posiziona l’Italia all’8° posto assoluto sui 25 Paesi dell’Unione Europea, nella fascia dei Paesi con performance medio-alte, ma ancora lontana dalle prime posizioni occupate da Danimarca, Germania e Belgio. Si osserva positivamente come il Paese abbia guadagnato una posizione nel 2023 rispetto al 2020 e si posizioni all’ottavo posto tra i Paesi cresciuti maggiormente. L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione nelle Scienze della Vita sta dunque migliorando negli ultimi anni, ma la distanza rispetto ai best performer europei va ancora colmata”, commenta Valerio De Molli, Managing Partner e CEO The European House – Ambrosetti. “Nello specifico, i risultati dell’Index evidenziano l’urgenza di intervenire sul capitale umano, migliorando la retention dei nostri migliori ricercatori e l’attrattività per i talenti stranieri”. Per questo, ad integrazione dell’Index, la Community Life Sciences ha condotto un’indagine conoscitiva con protagonisti i ricercatori italiani vincitori di grant ERC nell’area disciplinare delle Life Sciences negli ultimi 5 anni – sia trasferiti all’estero che rimasti in Italia – per mettere in evidenza i principali motivi che causano la “fuga dei talenti” all’estero. “I ricercatori che sono andati all’estero – spiega De Molli – segnalano innanzitutto la presenza di fondi e finanziamenti dedicati alla ricerca nel settore, la qualità della ricerca scientifica e la facilità di progressione nella carriera accademica: si tratta di elementi determinanti nell’attrattività degli ecosistemi degli altri Paese ed è necessario evidenziarli per consentire al nostro Paese di focalizzare gli sforzi negli ambiti in cui l’estero risulta maggiormente competitivo”.

IMPRESE E RISORSE PER L’INNOVAZIONE: L’ITALIA DEVE MIGLIORARE – Secondo l’Ambrosetti Life Sciences Innosystem Index 2023, l’Italia si posiziona indietro rispetto ai top performer e ai Paesi benchmark UE per quanto riguarda la vitalità delle imprese, al 15° posto con un punteggio pari a 3,33, sempre dietro a Germania (5,20), Spagna (4,40) e Francia (3,38). Male sia la quota di occupati nelle Scienze della Vita (1,7%) che il tasso di crescita delle imprese di settore, calcolato come media degli ultimi 3 anni in termini di CAGR (1,8% di media). Per produttività del lavoro delle imprese nelle Scienze della Vita l’Italia conquista invece un 7° posto, con una produttività media di 152,7 euro per addetto, poco distante dalla Germania (162,5 Euro per addetto) ma sopra la Spagna (119,8 Euro per addetto). L’Italia rientra nella Top 10 strappando un 9° posto per quanto riguarda le risorse a supporto dell’innovazione, (3,91 punti), indietro rispetto ai Paesi benchmark come Francia (8,36), Germania (5,97) e Spagna (4,95). Nota dolente sono gli scarsi investimenti in R&S da parte delle imprese, che investono 12,6 euro per abitante, 5 volte in meno della Germania (63,1 euro/abitante). Gli investimenti pubblici si attestano su 12,1 euro per abitante, poco distante da Germania (19,5 euro/abitante) e Spagna (18,9 euro/abitante). PERCHÉ I RICERCATORI ABBANDONANO L’ITALIA – Conseguenza della carenza dell’ecosistema italiano e allo stesso tempo limite per lo sviluppo del potenziale innovativo del Paese è la “fuga dei cervelli”: dal 2013 al 2021 i laureati in uscita dall’Italia sono cresciuti del +41,8%. Nonostante i giovani ricercatori italiani siano tra i più premiati dall’UE, il nostro Paese non riesce a trattenerli. Questa mancanza di capitale umano d’eccellenza ha ripercussioni su tutto l’ecosistema dell’innovazione nel Paese e in particolare su quello delle Scienze della Vita, che necessita di personale altamente qualificato sia per l’industria che per il mondo della ricerca scientifica. Secondo l’indagine qualitativa condotta dalla Community Life Sciences, l’86% dei ricercatori rimasti in Italia lamenta salari bassi e poco competitivi con l’estero, l’80% mancanza di meritocrazia. All’estero invece, gli ecosistemi internazionali risultano attrattivi soprattutto per la presenza di finanziamenti (84%) e per l’alta qualità della ricerca scientifica (72%), affiancata dalla facilità di accesso e progressione nella carriera accademica (56%). Tutti i ricercatori italiani all’estero si dicono soddisfatti della propria scelta e 8 su 10 ritengono improbabile un loro rientro in Italia. Per chi rimane invece la scelta è legata principalmente a motivi personali o familiari (86%); la seconda motivazione, distante tuttavia 29 punti percentuali dalla prima, è relativa alla qualità della ricerca scientifica italiana (57%), mentre solo un 19% per il rapporto positivo tra ricerca e industria. Emblematico il fatto che il 43% dei ricercatori rimasti in Italia, potendo tornare indietro, proverebbe una carriera all’estero. I risultati mostrano infine una sostanziale sfiducia dei ricercatori italiani in Italia nei confronti del PNRR: il 76% non reputa le riforme sufficienti per rilanciare l’ecosistema.

Banco Bpm, Elena Pieracci responsabile Direzione Novara e Nord-Ovest

Banco Bpm, Elena Pieracci responsabile Direzione Novara e Nord-OvestMilano, 13 set. (askanews) – Elena Pieracci è la nuova responsabile della Direzione Territoriale Novara e Nord-Ovest di Banco Bpm. Lo riporta un comunicato della banca. Pieracci, che raccoglie l’eredità di Massimo Marenghi, nel corso della sua “ultratrentennale carriera nel mondo del credito ha operato nell’ambito della rete commerciale assumendo ruoli di crescente rilievo in diverse zone del Paese, tra cui in Banco Bpm quelli di responsabile commerciale della Direzione Tirrenica nel 2018 e della Direzione Centro-Sud dal 2021 fino ad oggi”.

Pieracci – 57 anni, originaria di Altopascio (Lucca) – avrà la responsabilità del coordinamento e del supporto commerciale di un’area di radicamento storico per Banco Bpm, costituita da 5 aree territoriali e 6 centri imprese retail per circa 160 filiali (dislocate fra Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Sardegna) e più di 1.400 colleghe e colleghi. Confermata la squadra che la supporterà sul territorio, composta dal responsabile commerciale della Direzione Riccardo Satragno e dai responsabili di Area Marina Milanesio (Alessandria), Nicoletta Annunziata (Borgomanero-Valsesia-Borgosesia), Luca Platini (Cuneo-Asti), Damiano Buso (Novara-Vercelli) e Alessandro Giammello (Torino-Aosta).

“Sono davvero entusiasta di assumere questo nuovo incarico”, ha commentato Pieracci. “Si tratta di una sfida che rappresenta per me un’occasione di crescita umana e professionale – ha proseguito – che arriva dopo la straordinaria esperienza vissuta negli ultimi anni a Roma, in qualità di responsabile commerciale del Centro-Sud Italia. Il Piemonte e in generale il Nordovest rappresentano un’area dinamica, trainante per il Paese e di fondamentale radicamento del nostro Gruppo che in queste zone raggiunge quote di mercato assai rilevanti, in particolare nelle province di Novara e Alessandria. La banca qui ha storicamente affiancato famiglie e imprese, supportandole nei momenti di slancio e aiutandole in quelli incerti. Assicuro fin da ora il mio costante e massimo impegno per contribuire alla crescita della banca e del territorio di riferimento, anche attraverso una proficua collaborazione con tutti i protagonisti istituzionali e imprenditoriali che lo compongono”. L’incarico affidato a Elena Pieracci, sottolinea Banco Bpm, si inquadra in un ciclo di nomine che interessa le posizioni di vertice di alcune direzioni territoriali, strutture e società del Gruppo, e “si inserisce nel programma di costante valorizzazione professionale delle persone di Banco Bpm assicurando allo stesso tempo continuità e qualità all’azione di presidio dei territori”.

Von der Leyen: ho chiesto a Draghi un rapporto sul futuro della competitività europea

Von der Leyen: ho chiesto a Draghi un rapporto sul futuro della competitività europeaStrasburgo, 13 set. (askanews) – Mario Draghi sarà incaricato dalla presidenza della Commissione Ue di redigere un rapporto “sul futuro della competitività europea”. Lo ha annunciato stamattina a Strasburgo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, durante il suo discorso su “lo Stato dell’Unione” davanti alla plenaria del Parlamento europeo.

Le tre sfide europee dell’occupazione, dell’inflazione e del contesto imprenditoriale, ha detto von der Leyen, “si presentano in un momento in cui chiediamo anche all’industria di svolgere un ruolo di primo piano nella transizione verde. Dobbiamo quindi guardare oltre e determinare come rimanere competitivi in questo contesto”. “Ecco perché – ha annunciato – ho chiesto a Mario Draghi, una delle menti economiche più brillanti d’Europa, di redigere un rapporto sul futuro della competitività europea. Perché l’Europa farà di tutto per mantenere il suo vantaggio competitivo, ‘a qualunque costo’, ha detto von der Leyen parafrasando la celeberrima frase con cui Draghi salvò l’euro quando era presidente della Bce.

Ue, Von der Leyen rivendica i successi della sua Commissione

Ue, Von der Leyen rivendica i successi della sua CommissioneStrasburgo, 13 set. (askanews) – “Grazie a questo Parlamento, agli Stati membri e alla mia squadra di commissari, abbiamo tradotto in azione oltre il 90% degli orientamenti politici che ho presentato nel 2019. Insieme, abbiamo dimostrato che quando l’Europa è coraggiosa, riesce a fare le cose”. Lo ha rivendicato stamattina a Strasburgo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, durante il suo discorso su “lo stato dell’Unione” davanti alla plenaria del Parlamento europeo, mettendo un particolare accento su quanto è stato realizzato riguardo al “Green Deal”, visto come un fattore di crescita e di sostegno della competitività dell’industria europea.

“In un mondo di incertezze – ha detto von der Leyen -, l’Europa deve, ancora una volta, rispondere alla chiamata della storia. Ed è quello che dobbiamo fare, insieme. Dobbiamo innanzitutto conquistare la fiducia degli europei per rispondere alle loro aspirazioni e paure. E nei prossimi 300 giorni è imperativo portare a termine il lavoro che ci hanno affidato”. “Quando mi sono presentata a voi – ha ricordato la presidente della Commissione -, nel 2019, con il mio programma per un’Europa verde, digitale e geopolitica, so che alcuni avevano dei dubbi. Questo accadeva prima che il mondo precipitasse in una pandemia globale, e che una guerra brutale colpisse il suolo europeo. Ma guardiamo dov’è l’Europa oggi: abbiamo assistito alla nascita di un’Unione geopolitica, che sostiene l’Ucraina, si oppone all’aggressione russa, risponde all’assertività della Cina e investe nei partenariati” con tante altre economie nel mondo.

“Ora – ha sottolineato von der Leyen – abbiamo un Green Deal per l’Europa che è il fulcro della nostra economia e la cui ambizione non è seconda a nessuno. Abbiamo tracciato il percorso verso la trasformazione digitale e siamo diventati pionieri globali dei diritti online. Abbiamo messo in atto lo storico piano ‘NextGenerationEU’, 800 miliardi di euro per finanziare sia investimenti che riforme, che crea posti di lavoro dignitosi per oggi e domani. Abbiamo gettato le basi di un’Unione della Salute, che ci ha aiutato a vaccinare un intero continente e vaste regioni del mondo”. “Abbiamo iniziato a garantire – ha ricordato ancora von der Leyen – una maggiore indipendenza in settori critici come l’energia, i microchip o le materie prime”. Inoltre, von der Leyen ha ricordato “il lavoro innovativo e pionieristico che abbiamo svolto sull’uguaglianza di genere”.

Ma è soprattutto il successo del Green Deal europeo che la presidente della Commissione ha rivendicato. “Manteniamo la rotta, rimaniamo ambiziosi” sul Green Deal, ha affermato. E ha avvertito: “Non ci stiamo discostando dalla nostra strategia di crescita”, che è, appunto, quella della transizione verde, sottoposta negli ultimi mesi a dure critiche anche da parte del Ppe, il suo gruppo politico. “Insieme – ha proseguito von der Leyen -, abbiamo dimostrato che quando l’Europa è coraggiosa, riesce a fare le cose. Abbiamo trasformato il programma climatico in un programma economico. E questo ha dato un chiaro segnale sulla direzione da prendere in termini di investimenti e innovazione. E i risultati di questa strategia di crescita li abbiamo già visti nel breve termine”.

“L’industria europea – ha osservato la presidente della Commissione – dimostra ogni giorno di essere pronta a facilitare questa transizione. Negli ultimi cinque anni – ha indicato-, il numero di acciaierie pulite nell’Ue è aumentato da zero a 38. Ora stiamo attirando più investimenti nell’idrogeno pulito che gli Stati Uniti e la Cina messi insieme”. “Il Green Deal europeo – ha precisato – fornisce il quadro, gli incentivi e gli investimenti necessari; ma sono i cittadini, gli inventori e gli ingegneri a creare le soluzioni. Ed è per questo che, entrando nella nuova fase del Green Deal europeo, una cosa non cambierà: continueremo a sostenere l’industria europea durante questa transizione. Abbiamo iniziato con un pacchetto di misure, dal regolamento sull’industria ‘Net Zero’ al regolamento sulle materie prime critiche. Con la nostra strategia industriale esaminiamo i rischi e le esigenze di ciascun ecosistema come parte di questa transizione. Dobbiamo finire questo lavoro. E da lì dobbiamo sviluppare un approccio per ciascun ecosistema industriale”. “Ecco perché, a partire da questo mese – ha annunciato von der Leyen -, ospiteremo una serie di dialoghi con l’industria sulla transizione pulita. L’obiettivo principale sarà quello di aiutare ciascun settore a sviluppare il proprio modello economico in un’ottica di decarbonizzazione dell’industria. Perché crediamo che questa transizione sia essenziale per garantire la futura competitività della nostra Europa”. “Dall’energia eolica all’acciaio, dalle batterie ai veicoli elettrici, la nostra ambizione è molto chiara: il futuro del nostro settore delle tecnologie pulite deve essere costruito in Europa. Questo è il nostro compito”, ha detto la presidente della Commissione tra gli applausi dell’Aula. “Troppo spesso – ha lamentato von der Leyen – le nostre aziende si ritrovano escluse dai mercati esteri o vittime di comportamenti predatori. Spesso vengono battuti sul prezzo dai concorrenti che beneficiano di ingenti sussidi pubblici. E non abbiamo dimenticato quanto la nostra industria dell’energia solare abbia sofferto a causa delle pratiche commerciali sleali della Cina. Molte giovani aziende sono state espulse dal mercato dai concorrenti cinesi fortemente sovvenzionati”. Ed è a questo punto che la presidente della Commissione ha annunciato un’indagine anti-sovvenzione sulle auto elettriche cinesi. Il settore dei veicoli elettrici, ha detto, “è un settore essenziale per l’economia pulita, che racchiude un enorme potenziale per l’Europa. Ma i mercati globali sono ora inondati di auto elettriche cinesi a basso costo, il cui prezzo è mantenuto artificialmente basso da massicci sussidi pubblici. Questo – ha sottolineato – costituisce una distorsione del nostro mercato. E così come non le accettiamo al nostro interno, noi non accettiamo distorsioni che vengano dall’esterno. Oggi vi annuncio quindi che la Commissione avvierà un’indagine anti-sovvenzioni sui veicoli elettrici provenienti dalla Cina”. “L’Europa è aperta alla concorrenza, non una corsa al ribasso. Dobbiamo difenderci dalle pratiche sleali”, ha concluso von der Leyen.

Roma, Campidoglio: 2,781 mld non riconciliati con partecipate

Roma, Campidoglio: 2,781 mld non riconciliati con partecipateRoma, 13 set. (askanews) – Roma Capitale ha 2,781 miliardi di euro di crediti e debiti non riconciliati con le sue aziende partecipate. “Ho dato indicazione, per attuare le prescrizioni più volte espresse dai revisori dell’Oref, di effettuare una ricognizione esatta per liberare risorse sia dai bilanci del Comune, sia delle sue partecipate, bloccate per la persistenza di atti amministrativi di partite debitorie e creditorie non risolta”. Lo ha spiegato l’assessora capitolina al Bilancio Silvia Scozzese, presentando per la prima volta in commissione capitolina Bilancio, presieduta dalla consigliera dem Giulia Tempesta, il progetto di Bilancio consolidato di Roma Capitale 2022 che l’Assemblea Capitolina dovrà approvare entro il 30 settembre.

Il direttore della direzione capitolina ‘Consolidato e controllo contabile partecipate” Francesco Perrone, audito in commissione, ha “spoilerato” la cifra dei 2,781 miliardi spiegando che, su impulso dell’assessorato, “è stata fatta un’analisi ancora più puntuale della situazione crediti e debiti, rilevando poste non riconciliate fin dal 2017, per capire dove sta incastrato il debito e il credito per ogni annualità e per ogni struttura committente. Ora dobbiamo farci aiutare perché dobbiamo accertare l’esistenza o la non esistenza del dato giuridico e chiudere l’attività gius-contabile su tutte le nostre società”. Un’ “attività straordinaria – ha spiegato l’assessora Scozzese – che spero per l’anno prossimo sia conclusa. Già affrontare, per massa, le partite principali, sarebbe un risultato importante”, ha sottolineato. Queste poste mai riconciliate, ha sottolineato la presidente Tempesta, “sono uno dei miei assilli, come l’assessore sa, perché liberare risorse non serve tanto per fare cassa, ma per sistemare i contenziosi e, al netto del passato, recuperare il tempo perduto”.