Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Vino, in Usa destocking frena ordini spumanti Italia ma consumi crescono

Vino, in Usa destocking frena ordini spumanti Italia ma consumi cresconoMilano, 15 feb. (askanews) – Calano del 14% i volumi degli spumanti italiani spediti negli Stati Uniti nel 2023 ma non degli effettivi consumi di sparkling italiani tra gli scaffali e i locali Usa, che invece accendono luce verde. Lo rileva l’Osservatorio Uiv-Vinitaly registrando la generalizzata battuta di arresto nelle importazioni statunitensi dopo una cavalcata trionfale durata 15 anni (anno Covid a parte) con vendite lievitate di quasi il 100%.


Ma, sempre secondo Uiv-Vinitaly, non si tratta della fine di un amore. Dall’incrocio dei dati tra gli ordini, frenati dal destocking, e gli effettivi consumi la differenza è enorme: il monitoraggio sugli acquisti effettivi segna infatti un’ulteriore crescita (+1,7%) del comparto spumanti italiani nel 2023, al contrario di quelli domestici, francesi e spagnoli, le cui difficoltà sono ampiamente confermate. “Puntiamo ad assecondare questa situazione di vantaggio competitivo dei nostri sparkling – ha detto l’Ad di Veronafiere, Maurizio Danese -, sia con i road show a Houston e New York (4 e 7 marzo) che direttamente al prossimo Vinitaly (14-17 aprile) con il più alto contingente di buyer selezionati e un obiettivo di presenze selezionate in fiera da tutte le principali macroregioni statunitensi”. “Vinitaly Roadshow” approda negli Usa con gli appuntamenti di Houston (4 marzo) e New York (7 marzo): il format, in collaborazione con Ian d’Agata, prevede in entrambe le città un “walk around tasting” e due masterclass moderate dallo stesso wine writer insieme ad alcuni tra i più celebri esperti degli Stati Uniti.


Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base SipSource, (piattaforma che monitora gli acquisti in grande distribuzione, negozi, locali e ristoranti a stelle e strisce) gli spumanti italiani rappresentano ormai un terzo degli acquisti tricolori del Belpaese, con una crescita tendenziale dei volumi nell’ultimo anno dell’1,7%, grazie in particolare all’ulteriore balzo (+4%) dei consumi nel canale “fuori casa”. Dato confermato anche da retail e Gdo, dove le elaborazioni a base NielsenIQ segnalano un incremento del 2% a volume e del 5% a valore (a 820 milioni di euro), con il Prosecco addirittura a +10% (591 milioni di euro). Diversa la situazione dei competitor, con i consumi sparkling che scendono complessivamente del 7%. “Nel 2023 – conclude l’analisi – si è manifestato un rapporto asimmetrico senza precedenti tra i consumi effettivi e le importazioni statunitensi, con i vini italiani che hanno sostanzialmente retto meglio all’impatto della crisi e del destocking proprio grazie agli spumanti”.

Vino, Carloni: Chianti Classico importante per intero sistema agricolo

Vino, Carloni: Chianti Classico importante per intero sistema agricoloFirenze, 15 feb. (askanews) – “Quello che è stato fatto qui in cento anni è qualcosa di davvero importante per il sistema agricolo italiano e credo che oggi più che mai serva un messaggio su come si crea distintività e di come la nostra qualità posso creare valore aggiunto ai produttori. Il tema principale dell’agricoltura oggi per riuscire a dare la giusta ricompensa al lavoro è creare ‘mark up’ sui prodotti agricoli: il vino è per eccellenza il miglior prodotto su cui fare marketing, sul quale si può aumentare il valore percepito e questo Consorzio che è il primo d’Italia e ancora oggi insegna al resto del Paese come si fa questo lavoro. Sono qui per dirvi bravi, per tributarvi il giusto merito e per ringraziarvi per l’esempio che date a tutti”. Lo ha detto il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni, intervenuto all’apertura della 31esima edizione della “Chianti Classico Collection” alla Stazione Leopolda di Firenze.


“Attraverso i Consorzi, attraverso l’unione che fa la forza, si crea qualità, si diventa più forti sui mercati e si riesce anche a creare quell’elemento di distintività che rende il prodotto agricolo italiano davvero eccellente” ha proseguito Carloni, sottolineando che “quello che ci interessa alla fine è che il lavoro dell’agricoltore diventi un lavoro remunerativo, pagato il giusto, e che sia continuato dalle nuove generazioni: soltanto in Toscana io sento l’entusiasmo dei giovani di proseguire a fare gli agricoltori e questo significa che è dentro nella cultura e nell’anima”.

Vino, la Gran Selezione del Chianti Classico compie dieci anni

Vino, la Gran Selezione del Chianti Classico compie dieci anniFirenze, 15 feb. (askanews) – Sono passati esattamente dieci anni dalla prima presentazione di fronte alla stampa mondiale del Chianti Classico Gran Selezione, una tipologia dalle caratteristiche più restrittive nel panorama delle Denominazioni italiane. Furono 33, i produttori che per primi credettero nel progetto, un numero simbolico, che richiama gli altrettanti padri fondatori del Consorzio nel 1924, che verranno celebrati in questo centesimo anniversario dall’istituzione del primo Consorzio vitivinicolo d’Italia.


L’anniversario nell’anniversario viene celebrato alla 31esima edizione della due giorni “Chianti Classico Collection” che si è aperta oggi alla Stazione Leopolda di Firenze, dove sono in assaggio 151 campioni di questa tipologia. Oggi sono 169 i produttori che hanno nel proprio portfolio prodotti almeno un Chianti Classico Gran Selezione, come espressione più alta di territorialità. È l’inscindibile legame con il proprio territorio che questa tipologia rappresenta, non solo come prodotto delle migliori uve aziendali, ma anche, dallo scorso anno, dall’accento più marcato del Sangiovese (nel nuovo Disciplinare di produzione il Sangiovese passa da un min. 80% a un min. 90%), e dalla possibilità di unire ad esso solo vitigni autoctoni a bacca rossa autorizzati (ciliegiolo, colorino, mammolo, malvasia nera, pugnitello, ecc.). Sempre con questo spirito il nuovo Disciplinare introduce le Unità geografiche aggiuntive (Uga), i cui undici nomi, storicamente affermati, compaiono solo sulle bottiglie di Chianti Classico Gran Selezione. Questa novità, divenuta realtà il primo luglio 2023, è da questa Chianti Classico Collection visibile a tutti, sui banchi dei produttori di Chianti Classico.


La tipologia, divenuta nota sempre di più grazie anche ai punteggi stellari su riviste e guide di settore, rimane comunque un prodotto ricercato, che in volume rappresenta circa il 5% di tutta la produzione di Chianti Classico, nonostante ogni anno il numero di produttori cresca fino ad arrivare ai 169 attuali per 213 etichette.

Vino, Manetti: sistema e filiera del Chianti Classico sono solidi

Vino, Manetti: sistema e filiera del Chianti Classico sono solidiFirenze, 15 feb. (askanews) – “Nel 2023 abbiamo prodotto meno, ma abbiamo prodotto un vino di altissima qualità, che è la cosa più importante, perché è solo con i grandi vini che si riesce ad intercettare l’attenzione dei consumatori. Come quasi tutte le altre Denominazioni, anche noi abbiamo registrato una flessione nelle vendite intorno al 10%, dovuta però essenzialmente a fenomeni fisiologici di riduzione delle scorte e infatti si è concentrata soprattutto sui mercati esteri. Si confermano invece le quantità vendute al consumatore finale in linea con quelle degli anni precedenti, quindi è tutto sotto controllo”. Lo ha detto il presidente del Consorzio del Chianti Classico, Giovanni Manetti, all’apertura della 31esima edizione della due giorni “Chianti Classico Collection” alla Stazione Leopolda di Firenze.


“Negli ultimi quattro anni abbiamo venduto più di quello che abbiamo prodotto, quindi non abbiamo scorte eccedenti, e questo permette l’ulteriore crescita del valore della Denominazione, con un prezzo medio della bottiglia di Chianti Classico che è cresciuto l’anno scorso del 7% (+13% sul 2021), quindi più dell’inflazione” ha continuato Manetti, sottolineando che “questo va a tutto vantaggio della remunerazione del lavoro dell’agricoltore, perché il nostro obiettivo ultimo deve essere quello di garantire la remunerazione a tutti i soggetti della filiera, dal più grande al più piccolo. Questo aumento c’è stato anche per le uve e il vino sfuso, quindi il sistema e la filiera del Chianti Classico stanno funzionando e mostra grande solidità ed equilibrio nel rapporto tra domanda e offerta”. In merito all’exploit della tipologia Gran Selezione “che sta contribuendo in maniera sempre più significativa alla valorizzazione del Chianti Classico”, Manetti ha sottolineato che “i numeri oramai rasentano i due milioni di bottiglie, e si trovano oramai nelle carte dei vini dei ristoranti più importanti e nelle cantine dei collezionisti: grazie alla Gran Selezione migliorano il posizionamento e la reputazione della Denominazione”.


Sulle undici Unità geografica aggiuntiva (Uga) che dall’anno scorso possono essere scritte in etichetta, il presidente ha evidenziato che “la loro portata va ben oltre il trovare in etichetta il nome del Comune o delle frazioni, perché per noi viticoltori ha significato un cambio di mentalità e di passo, una filosofia nuova che è quella di produrre vini territoriali, capaci di incorporare i profumi, i sapori e i saperi del luogo dove insiste il vigneto che ha dato origine a quella bottiglia di vino”. “Questo – ha concluso – è l’unico modo per riuscire a produrre vini unici e inimitabili e con un’anima, ed è una direzione ben chiara che abbiamo intrapreso tutti noi e che ci sta dando grandi soddisfazione”.

Nel 2023 Chianti Classico cresce in valore spinto da tipologie premium

Nel 2023 Chianti Classico cresce in valore spinto da tipologie premiumFirenze, 15 feb. (askanews) – Nel 2023, anno in cui la produzione si dovrebbe attestare intorno ai 200mila hl contro i circa 260mila del 2022, il prezzo delle tre tipologie di vino Chianti Classico è aumentato in media del 7% rispetto al 2022 e del 13% sul 2021. Per quel che riguarda il prodotto imbottigliato, che ha visto un calo complessivo dell’11%, si conferma la forte presenza in volumi venduti e in valore delle tipologie “premium” Riserva e Gran Selezione che hanno rappresentato, congiuntamente, circa il 42% della produzione e il 54% del fatturato.


I dati sono stati diffusi in occasione dell’apertura della 31esima edizione della due giorni “Chianti Classico Collection” alla Stazione Leopolda di Firenze. Nell’anno in cui si celebra il centenario del Consorzio più antico d’Italia, la manifestazione segna un nuovo primato nel numero di produttori partecipanti: sono infatti 211 le aziende del Gallo Nero che presentano le loro ultime annate di Chianti Classico, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione. Dall’indagine effettuata dal Consorzio, risulta che le vendite dei vini dal 2020 al 2023 sono state superiori del 4% rispetto alla produzione del medesimo periodo, e si conferma che circa due terzi della produzione viene venduta nei primi tre mercati, sottolineando però che i vini del Gallo Nero sono distribuiti in oltre 160 Paesi in tutto il mondo. Il mercato domestico, il secondo per importanza per il Chianti Classico, è quello che è cresciuto maggiormente, assorbendo il 22% del prodotto venduto, con la Gran Selezione che registra un +14% sul 2021. Gli Stati Uniti, che nel 2022 avevano registrato un vero e proprio boom di vendite di Gallo Nero, si confermano ancora una volta al primo posto, con il 35% delle bottiglie. Segue il Canada (10%), con quasi un 50% in più in volumi e un +60% in valore di Gran Selezione, il Regno Unito (7%) e la Germania (6%).


Il Consorzio ha poi evidenziato l’exploit sul mercato svedese che, “grazie anche agli investimenti realizzati nell’ultimo biennio”, ha visto un +8% delle vendite in volumi e +12% in fatturato sull’anno precedente. Anche in questo caso, complice dell’aumento, è stata la tipologia Gran Selezione, che ha raddoppiato i volumi venduti rispetto al 2022.

Vino, Saccardi: a calo mercato si risponde con qualità e innovazione

Vino, Saccardi: a calo mercato si risponde con qualità e innovazioneMilano, 14 feb. (askanews) – “Elementi di preoccupazione ci sono, saremmo sciocchi a non vederli, e credo si debba rispondere non alzando bandiere ma provando a misurarsi con il futuro, innalzando la qualità e puntando su studio, ricerca e innovazione, investendo ad esempio sull’utilizzo razionale dell’acqua, su un diverso modo di fare viticultura, su vitigni innovativi non Ogm più resistenti ai cambiamenti climatici, sul non trovare scandaloso portare le vigne ad altezze maggiori. Sul fronte della promozione, penso invece si debba sempre di più provare a vendere un territorio, la storia, la bellezze delle nostra terra e delle nostre Cantine sempre più d’autore. Provare insomma ad offrire non solo un prodotto di qualità ma anche un prodotto che rispetta l’ambiente, che rispecchia la bellezza dei nostri luoghi, che è elemnto di attrattività non solo per il mondo del vino ma anche per quello del turismo”. Lo ha detto ad askanews la vicepresidente e assessora all’Agricoltura della Regione Toscana, Stefania Saccardi, commentando il quadro difficile del vino toscano nel 2023 emerso dal primi dati elaborati da Ismea, e presentati a Firenze a “PrimAnteprima”, l’evento che a Firenze apre la Settimana delle Anteprime.


“L’investimento sulla qualità paga sempre, perché a fronte di una diminuzione importante in termini di quantità, in valore reggiamo: quindi è una scelta strategicamente giusta” ha spiegato Saccardi, spiegando che “lavorare sulla qualità oggi vuol dire anche investire su una produzione sempre più ecocompatibile che risponda a quei dettami che ci arrivano dall’Europa di un’agricoltura sempre più rispettosa dell’ambiente”. Alla domanda su che cosa la preoccupi di più per il futuro prossimo venturo, Saccardi indica ad askanews il peso della burocrazia “rispetto ad un mondo che ci chiede una maggiore rapidità dei cambiamenti”. “Se penso al tema della siccità e dell’acqua penso che nonostante tutta la nostra buona volontà, siamo un Paese dove per fare un piccolo invaso bisogna chiedere una infinità di permessi perché bisogna sollecitare tantissimi Enti” ha proseguito, aggiungendo che “per fare qualunque cosa le norme sono complicate, la burocrazia è lunga per un complesso di soggetti e di norme che rende difficile essere pronti e rapidi rispetto ai cambiamenti che il mondo ci chiede dal punto di vista climatico e commerciale. Dovremmo avere un Paese molto più veloce, molto più smart e molto meno burocratico – ha chiosato l’assessora – lasciando che le imprese possano lavorare e investire sul futuro perché questa capacità e vitalità ce l’hanno”.


Infine, a “PrimAnteprima”, la vicepresidente ha criticato la gestione del Masaf dell’Ocm promozione Paesi Terzi. “Quando lo abbiamo gestito noi, in questa regione abbiamo soddisfatto tutto le domande, forse con valori un po’ più bassi rispetto alle aspettative però abbiamo risposto a tutte le domande e abbiamo speso tutti i soldi” ha chiarito ad askanews, sottolineando che “oggi che è stato gestito diversamente ci sono moltissimi ricorsi si corre il rischio di restituire risorse all’Europa e ci sono le imprese scontente perché non hanno ricevuto alcun tipo di sostegno”. Foto di Ilaria Costanzo

Vino, Aset: Premio Kyle Phillips 2023 ad Alessandro Franceschini

Vino, Aset: Premio Kyle Phillips 2023 ad Alessandro FranceschiniFirenze, 14 feb. (askanews) – Il Premio Kyle Phillips 2023 è stato assegnato al giornalista e sommelier Alessandro Franceschini. La cerimonia di consegna del riconoscimento che l’Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana (Aset) ha istituito nel 2014 “per ricordare l’amico e collega prematuramente scomparso”, si è tenuta a Firenze in occasione di PrimAnteprima, l’evento che apre la Settimana della Anteprime del vino toscano.


“Il premio – spiega Aset – è destinato al giornalista di settore che, attraverso articoli e servizi pubblicati nel corso dell’anno abbia meglio rappresentato il modo di fare informazione a 360 gradi che fu di Kyle Phillips: mancanza di pregiudizi, costante curiosità professionale, serenità di giudizio, voglia di esplorare, franchezza, brillantezza nello scrivere e sobrietà nel comportamento”. Franceschini, milanese classe 1972, si occupa da anni di divulgazione nel mondo del vino, della grande distribuzione e dell’ortofrutta. È direttore del magazine “ViniPlus di Lombardia” (Ais Lombardia), collabora con diverse testate di settore, ed è docente di Master alla Scuola di Comunicazione dello Iulm di Milano.

Vino, vitigno toscano in crescita da 4 anni: 61mila ha, 38% bio

Vino, vitigno toscano in crescita da 4 anni: 61mila ha, 38% bioFirenze, 14 feb. (askanews) – La Toscana è una regione sempre più verde, con una superficie vitata in crescita da 4 anni, destinata per il 95,7% a vini a Doc e Docg, rispetto ad una media nazionale che non supera il 65%. Su quasi 61mila ettari del vigneto toscano, 23mila sono certificati bio, ovvero il 38% del totale regionale e il 17% della superficie vitata bio in Italia. Un dato che evidenzia il superamento con largo anticipo dell’obiettivo posto dal “new green deal” dell’Unione Europea e dell’Agenda Onu 2030. Oltre 12mila le aziende attive in Toscana, per una media di cinque ettari ciascuna e una modesta propensione al modello cooperativo, appena il 18% contro il 50% a livello nazionale. I dati sono stati esposti oggi a Firenze a “PrimAnteprima”, la giornata che apre la Settimana delle Anteprime del vino toscano.


A livello nazionale, la Toscana è settima per vino prodotto, vantando ben 58 indicazioni geografiche riconosciute, di cui 11 DOCG, 41 DOC e 6 IGT, che presidiano la quasi totalità della superficie vitata toscana. Due le denominazioni che dominano per estensione: Chianti e Chianti Classico, rispettivamente occupando il 41% e il 21% della superficie rivendicata. Una predominanza che si traduce nella netta prevalenza del Sangiovese (59%) tra i vitigni allevati sul territorio, seguito a distanza da Merlot (8%) e Cabernet Sauvignon (6%). Percentuali inferiori per i vitigni a bacca bianca: il Trebbiano toscano copre il 4% della superficie a vite e il Vermentino il 3%.

Vino, 2023 difficile per la Toscana: calano produzione, Gdo e export

Vino, 2023 difficile per la Toscana: calano produzione, Gdo e exportFirenze, 14 feb. (askanews) – Nel 2023 sono stati imbottigliati 1,2 milioni di ettolitri di vino Dop toscano, in flessione del 7,6% rispetto all’anno precedente, mentre l’Igp con 690mila ettolitri ha registrato una flessione del 6%. La produzione complessiva ha registrato un calo di circa il 26% contro un dato nazionale che dovrebbe aggirarsi intorno al -23%. E’ quanto emerge dalle prime, provvisorie, elaborazioni curate da Ismea, presentate a Firenze a “PrimAnteprima”, giornata che apre la Settimana delle Anteprime del vino toscano.


La domanda interna di vini toscani Dop, limitatamente agli acquisti nei format della Gdo, ha mostrato una riduzione in termini di volume del 5,8% contro un -3,4% delle Dop totali e un -3,6% dei vini fermi nel complesso. In termini di spesa, i vini Doc/Docg toscani hanno segnato una sostanziale stabilità, garantita dall’aumento dei prezzi medi, che ha compensato la flessione dei volumi. Sorprese arrivano dal dato sui nuovi “wine lovers italiani”: le categorie di giovani prefamily e famiglie con figli piccoli segnano rispettivamente +3% e + 6% rispetto al 2022, anche se il 68% degli acquirenti è rappresentato dagli over 60 con reddito medio-alto, residenti nel Centro Nord. Anche la domanda estera 2023 non è stata particolarmente favorevole ai vini Dop della regione: facendo proiezioni fino a fine anno si stima infatti una flessione delle esportazioni di Dop toscane del 13%, accompagnato da un -5% dei valori. A influire sul calo, la forte concentrazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti (31% del volume e 38% del valore), mercato oggi in profonda trasformazione. La perdita più consistente dei volumi esportati, infatti, è stata verso i Paesi Extra-Ue (-15%), a fronte del -7% maturato all’interno dei confini comunitari. È proprio la riduzione della domanda Usa (-20% in volume e -3% in valore) ad incidere profondamente sul risultato finale dei prodotti toscani. Male anche Germania, Canada e Svizzera, mentre nel Regno Unito alla riduzione del 9% dei volumi si affianca una timida ripresa dei valori (+1%).


A sostegno della promozione dei vini toscani Dop nel mondo, la Regione ha messo a punto un pacchetto di misure attraverso le risorse 2023-2027 del PSP Piano Strategico della Pac: 6 milioni di euro nel 2024 per la promozione nei paesi UE (Italia compresa) e circa 15 milioni tra 2023 e 2024 verso i Paesi extra-UE.

Vino, successo per evento sul Morellino di Scansano in Svizzera

Vino, successo per evento sul Morellino di Scansano in SvizzeraMilano, 14 feb. (askanews) – Il Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano prosegue nel suo percorso di espansione nei principali mercati internazionali, puntando a rafforzare la presenza su bacini storici e strategici come Stati Uniti e Svizzera. Nei giorni scorsi, infatti, la Denominazione ha fatta tappa a Lugano, dove è stato organizzato un evento, in collaborazione con la Camera di commercio italiana per la Svizzera, pensato per promuovere in maniera approfondita la conoscenza del Morellino di Scansano nel settore Horeca e nei canali specializzati.


Nella splendida location di Villa Principe Leopoldo, l’appuntamento ha dato ai rappresentati del Consorzio e alle aziende presenti l’opportunità di incontrare una platea altamente qualificata di operatori commerciali e sommelier. Ad aprire l’evento, una masterclass guidata Paolo Basso, “Miglior sommelier del mondo 2013”, che ha condotto i partecipanti in un viaggio alla scoperta del “Sangiovese by the sea”. A seguire, il “walk around tasting” con i produttori che hanno promosso l’identità di questo importante rosso toscano, come versione naturalmente elegante del Sangiovese della Costa Toscana. “Il successo della masterclass di Lugano è andato oltre ogni aspettativa” ha spiegato soddisfatto il presidente del Consorzio, Bernardo Guicciardini Calamai, sottolineando che “è molto gratificante vedere che il Morellino è nel cuore degli svizzeri, rinomatamente consumatori raffinati e sempre alla ricerca dei luoghi e dei prodotti più autentici della nostra bella Italia. Lo scopo prioritario del Consorzio – ha concluso – è infatti quello di promuovere e far conoscere l’unicità del Morellino e il meraviglioso territorio dal quale proviene”.