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Napoli, possibile nuovo cuore per il bambino trapiantato. Attesa valutazione del team di esperti

Napoli, possibile nuovo cuore per il bambino trapiantato. Attesa valutazione del team di esperti

Roma, 18 feb. (askanews) – C’è una speranza per il bambino di due anni e mezzo di Nola, in provincia di Napoli, cui il 23 dicembre scorso era stato trapiantato all’ospedale Monaldi un cuore risultato danneggiato. La mamma del bimbo è stata convocata nell’ospedale napoletano. I sanitari le hanno detto che ci sarebbe la disponibilità di un nuovo cuore. I medici dovranno comunque valutare la fattibilità di un nuovo intervento chirurgico.

In relazione al nuovo cuore da trapiantare al bambino di due anni e mezzo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, l’azienda ospedaliera dei Colli rende noto che “ogni decisione in merito all’allocazione dell’organo sarà presa solo in seguito alla valutazione del team di esperti che nella giornata di oggi. L’attesa non avrà alcuna ripercussione sul cuore del donatore, in quanto compatibile con la gestione della donazione in corso”.

Milano-Cortina, medaglie che saranno assegnate domani

Milano-Cortina, medaglie che saranno assegnate domani

Roma, 19 feb. (askanews) – Queste le medaglie che saranno assegnate oggi, giovedì 19 febbraio alle OLimpiadi di Milano-Cortina:

10:00 – Trampolino Dal Ben COMBINATA NORDICA – SQUADRA (UOMINI)

14:15 – Bormio Ski Area SCI ALPINISMO – SPRINT (UOMINI)

14:30 – Bormio Ski Area SCI ALPINISMO – SPRINT (DONNE)

14:40 – Milano Santagiulia Ice Hockey Arena HOCKEY SU GHIACCIO – DONNE – 3° POSTO

15:00 – Livigno Aerials & Moguls Park SCI FREESTYLE – SALTI (UOMINI)

16:30 – Milano Ice Park PATTINAGGIO DI VELOCITÀ – 1500 M (UOMINI)

19:10 – Milano Santagiulia Ice Hockey Arena HOCKEY SU GHIACCIO – DONNE – FINALE

23:10 – Milano Ice Skating Arena PATTINAGGIO ARTISTICO – INDIVIDUALE (DONNE)

Milano-Cortina, tifosi Usa i più numerosi tra stranieri in Lombardia

Milano-Cortina, tifosi Usa i più numerosi tra stranieri in Lombardia

Milano, 17 feb. (askanews) – Gli spettatori stranieri che hanno assistito alla gare dei Giochi olimpici di Milano Cortina 2026 particolarmente significativo il dato riguardante la Valtellina, con gli Stati Uniti che fanno segnare il 27,5% delle presenze. A seguire la Svizzera (14,5%) e la Germania (11,4%). Il record degli statunitensi si conferma anche a Milano con il 24,4%, seguiti dai tifosi olandesi (10,3%) e dai tedeschi (9,2%). È quanto emerso durante la presentazione a ‘Casa Lombardia’, nella piazza della Regione, dei numeri più significativi delle Olimpiadi, riguardanti specificatamente il territorio della Lombardia. All’evento ‘Valtellina, destinazione Giochi Olimpici’, sono intervenuti il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’amministratore delegato e il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Andrea Varnier e Giovanni Malagò.

Calcio, la Juventus crolla a Istanbul: è 5-2 per il Galatasaray

Calcio, la Juventus crolla a Istanbul: è 5-2 per il Galatasaray

Roma, 17 feb. (askanews) – Crollo clamoroso della Juventus all’Ali Sami Yen Spor Kompleksi di Istanbul: da 2-1 all’intervallo a 5-2 finale per il Galatasaray nell’andata dei playoff di Champions League.

La squadra di Luciano Spalletti, avanti grazie alla doppietta di Koopmeiners dopo l’iniziale vantaggio turco, si scioglie nella ripresa tra errori difensivi e l’espulsione di Cabal. Per la qualificazione servirà un’impresa nel ritorno del 25 febbraio.

L’avvio è elettrico. Ambiente infuocato e subito equilibrio, finché al 15′ il Galatasaray passa: pasticcio in area bianconera, recupero di Osimhen e assist per Sara che batte Di Gregorio. La reazione della Juve è immediata: un minuto dopo Koopmeiners ribadisce in rete una respinta di Cakir su colpo di testa di Kalulu. Al 32′ l’olandese completa la rimonta con un sinistro sotto l’incrocio dopo uno scambio con McKennie.

Sembra l’inerzia giusta per i bianconeri, ma nella ripresa cambia tutto. Al 49′ Lang pareggia sfruttando un errore di Cabal; al 60′ una punizione di Sara deviata da Sanchez inganna Di Gregorio per il 3-2. La Juve accusa il colpo e al 67′ resta in dieci: Cabal stende Yilmaz e viene espulso per doppia ammonizione.

Con l’uomo in più il Galatasaray dilaga. Al 74′ ancora Lang, dopo un’altra indecisione difensiva juventina, firma il 4-2. Nel finale Osimhen anticipa Kelly e serve l’assist per il definitivo 5-2, chiudendo una serata da incubo per la Signora.

Una delle sconfitte europee più pesanti della storia recente bianconera: mercoledì 25 servirà una rimonta quasi impossibile per evitare l’eliminazione e tenere viva la corsa agli ottavi.

L.elettorale, Meloni vuole sprint. Alleati chiedono garanzie su ‘premio’

L.elettorale, Meloni vuole sprint. Alleati chiedono garanzie su ‘premio’

Roma, 17 feb. (askanews) – Magari non si sono persi in tecnicismi, perché a quelli ci stanno pensando i ‘delegati’ dei vari partiti. Ma d’altra parte il punto da affrontare era tutto politico. E ieri Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi ne hanno parlato durante il vertice di maggioranza convocato per fare un’analisi dei dossier di fine legislatura. E sarà pur vero che la legge elettorale non è materia governativa, ma di certo è tra le priorità che la presidente del Consiglio si è data per questo 2026. Al punto, come ha spiegato, di essere pronta ad approvare la riforma con i soli voti di maggioranza.

Ed è esattamente per questo che prima di mettere ufficialmente le carte in tavola è necessario che si stringa un accordo solido all’interno della coalizione di centrodestra. L’impianto da cui si parte è noto: sistema proporzionale con premio di maggioranza da far scattare per chi supera il 40% (si ragiona anche sul 42%) dei voti. La soglia di sbarramento dovrebbe rimanere al 3% mentre non ci dovrebbe essere l’indicazione del leader della coalizione sulla scheda. C’è poi la questione delle preferenze che piacciono a Meloni e Tajani ma non a Salvini (ma che in molti sono pronti a scommettere non arriveranno mai a tagliare il traguardo).

La presidente del Consiglio avrebbe dato ai suoi l’input di imprimere una accelerazione nella scrittura della proposta e di chiudere gli ultimi dettagli che, come noto, quando si parla della legge elettorale non sono mai solo dettagli. Ma fuori dai tecnicismi l’accordo è da chiudere, appunto, a livello politico. E Giorgia Meloni ieri avrebbe spiegato agli alleati la sua intenzione di non indugiare troppo nel deposito della proposta, di non aspettare la celebrazione del referendum sulla giustizia, ma di avviare la pratica già nelle prossime settimane. E se su questo punto ci sarebbe stato un sostanziale via libera, a inceppare il ragionamento sarebbe però stata la richiesta di ‘garanzie’ da parte degli alleati, in particolare sulle quote attraverso cui verrà distribuito il premio di maggioranza che dovrebbe passare attraverso listini circoscrizionali alla Camera e regionali al Senato.

Secondo quanto viene riferito, infatti, i leader degli altri partiti avrebbero chiesto di decidere sin da ora le percentuali. Non un particolare indifferente, visto che sarebbe il veicolo di ‘compensazione’ per tutti: basti pensare cosa significherebbe per la Lega, che rinuncerebbe ai collegi uninominali, o anche per partiti che non rischiano di superare la soglia come Noi moderati. Da parte di Fratelli d’Italia, tuttavia, c’è una certa reticenza e si sottolinea che certe trattative vanno fatte più avanti. D’altra parte, si cita il precedente del 2022 quando la distribuzione dei collegi uninominali sicuri avvenne sulla base dei sondaggi del momento che alla fine, per esempio, consentirono alla Lega di essere sovradimensionata rispetto ai voti effettivi e a Forza Italia il contrario.

Resta la questione del dialogo con l’opposizione. I più aperti ufficialmente sembrano essere quelli di Azione sebbene Carlo Calenda abbia messo come paletto l’assegnazione di un eventuale premio di maggioranza soltanto alla coalizione che abbia raggiunto almeno il 50% dei consensi. Più difficile il canale tra Fratelli d’Italia e il Pd anche se oggi non è sfuggito il dialogo in pieno Transatlantico alla Camera tra Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione dei meloniani (e grande tessitore della legge elettorale) e la segretaria dem Elly Schlein.

Su Board per Gaza opposizioni compatte, scontro con Tajani in assenza Meloni

Su Board per Gaza opposizioni compatte, scontro con Tajani in assenza Meloni

Roma, 17 feb. (askanews) – Copione già scritto, dai numeri della maggioranza. L’aula della Camera approva, con 183 sì e 122 voti contrari, la risoluzione di centrodestra con cui si sostiene la scelta del governo Meloni di accogliere l’invito del presidente Donald Trump a far parte del Board of peace come osservatori. A spiegare al Parlamento la presenza dell’Italia alla riunione inaugurale giovedì a Washington è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si ritrova però quasi solo: insieme a lui, tra i banchi del governo, ci sono solamente il ministro della P.A. Paolo Zangrillo e tre sottosegretari in quota Fi, Ferrante, Valentini e Tripodi. Mentre, in tema di politica estera, le opposizioni – e non è scontato – trovano l’unità con una risoluzione comune che chiede che il paese non abbia alcun ruolo in questo organismo per evitare di “legittimare” qualcosa che, sostengono, si colloca fuori dalla Costituzione e dal diritto internazionale. La fotografia per una volta di un campo larghissimo, compresa Azione.

E la segretaria del Pd, ‘testardamente unitaria’, Elly Schlein, decide di intervenire. Lo fa prendendo di mira la premier, che non è in aula ma viene continuamente evocata, le chiede di scegliere “da che parte stare”. L’Italia, dice Schlein, “forte della sua storia, deve difendere le sedi multilaterali, il diritto internazionale”. La verità, affonda, è che “Giorgia Meloni non riesce a dire di no a Donald Trump”. Altro che “pontiera, mediatrice… Si è rivelata una spettatrice. c’è subalternità”. “Degli altri paesi fondatori dell’Ue non ci sarà nessuno, neanche la Germania di Merz” e neanche la “commissione europea”. “State cercando di aggirare un divieto costituzionale giocando con le parole”, sottolinea.

Il dibattito si infuoca quando il ministro, nella sua replica, accusa le opposizioni di non avanzare proposte. Ricorda ai gruppi di minoranza di essersi astenuti “sulla risoluzione per sostenere l’iniziativa di pace messa in campo dagli Stati Uniti per Gaza” mentre Davide Faraone di Iv protesta, richiamato all’ordine dalla presidenza. Piccata è la replica a Riccardo Magi di +Europa che aveva accusato la premier di “aspettare che altri decidano per capire dove è meglio accucciarsi, dove è meglio ripararsi, dove è meglio scodinzolare”. “Noi non andavamo a scodinzolare attorno alla signora Merkel, sottovoce, al bar, per dire: ‘Ci penso io a tenere buoni gli altri’”, dice il ministro riferendosi al governo giallo-verde di Giuseppe Conte. Un vociare accompagna il suo elencare i paesi che faranno parte del Board: “parteciperanno Paesi come la Romania, la Slovacchia, la Croazia, la Grecia e l’Austria…”.

Faraone esprime “solidarietà” al ministro mandato “qui in aula e persino a Washington” da una “presidente Maga” che gli fa “rinnegare una carriera da europeista”, contrariamente alle posizioni di Marina Berlusconi che critica Trump: “qual è la linea di Fi?”. Già il dem Giuseppe Provenzano l’aveva punzecchiato poco prima sullo stesso argomento: “‘Io so che il mondo di Trump non è quello che vorrei per me o per i miei figli’. Lei parla ancora” con la figlia del fondatore di Forza Italia?

Di “incredibile superficialità”, un “discorso vuoto” che “non ha detto nulla sulla natura del board of peace e sul ruolo del nostro Paese”, parla Nicola Fratoianni. E sono scintille sulla Cisgiordania: “Ha detto che è contro le annessioni, ma è successo un fatto nuovo, siamo di fronte ad una azione del governo israeliano e lei non ha avuto il coraggio di pronunciare un giudizio chiaro”. Poi affonda: “guardoni o imbucati il Board of peace è inaccettabile, una privatizzazione immorale del diritto internazionale”. Quanto al voto sulla risoluzione sul piano di pace, “è indecente dire che quel voto è uguale a ciò di cui discutiamo oggi. Quel voto era così perché gli astenuti avevano presentato altre risoluzioni, in cui dicevano ‘sì’ a un piano di pace” di cui “avevamo visto i rischi conclamati di un nuovo colonialismo”.

Non va giù al capogruppo M5S Riccardo Ricciardi l’appunto del ministro alle opposizioni di non aver fatto proposte alternative: “sa cosa avrebbe dovuto fare e non ha fatto? Riconoscere la Palestina, interrompere i rapporti con Israele durante il genocidio, arrestare Netanyahu, non astenersi dalle condanne di genocidio all’Onu e perseguire Israele per aver bombardato la Flotilla. Aveste fatto così, ci sareste anche potuti andare al Board. Ora ci andate in un solo modo: come complici”.

“Il Board of peace non è stato costruito in base alle risoluzioni delle Nazioni Unite, che dicevano molte altre cose, perché questo non è altro che un comitato d’affari che si preoccupa di predisporre i rendering delle nuove infrastrutture, delle spiagge”, dice Ettore Rosato di Azione.

Migranti, Meloni: faremo rispettare leggi nonostante parte politicizzata toghe

Migranti, Meloni: faremo rispettare leggi nonostante parte politicizzata toghe

Roma, 17 feb. (askanews) – “Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo, per ristabilire regole chiare e farle rispettare e il governo lo sta facendo con determinazione nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa perché accogliere chi ha diritto è doveroso, rispettare le leggi italiane è indispensabile e chi non intende farlo non è benvenuto in Italia”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui social, commentando la notizia del migrante che ha ottenuto un risarcimento per essere stato inviato in un Cpr in Albania.

Referendum, Nordio “Tafazzi” preoccupa maggioranza e Comitati per Sì

Referendum, Nordio “Tafazzi” preoccupa maggioranza e Comitati per Sì

Roma, 17 feb. (askanews) – A poco più di un mese dall’appuntamento con le urne per il referendum sulla riforma della magistratura i toni della campagna hanno assunto un clima da curva da stadio, alimentato anche dalla riduzione della forbice tra il ‘Sì’ e il ‘No’.

Nelle fila della maggioranza, che ha presentato la riforma, e tra i Comitati per il ‘Sì’, impensieriscono le ultime uscite del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Il guardasigilli, in un’intervista al Mattino di Padova, ha affermato che “il sorteggio eliminerà un sistema para-mafioso al Csm”. Parole che hanno scatenato critiche aspre non solo da parte dei sostenitori del ‘No’. Il ministro Salvini, sollecitato sul tema da alcuni cronisti, ha invitato tutti, compreso Nordio, a “evitare aggettivi, attacchi e insulti” e a parlare “del merito perché è necessario che tutti abbiano toni più tranquilli”.

In difesa di Nordio è scesa Matilde Siracusano, sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia, che ha definito “ipocrita” chi “finge di scandalizzarsi per le parole del ministro” perché “riproducono fedelmente il contenuto delle dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo, verbo e musa ispiratrice della parte più manettara della sinistra”.

Ma le affermazioni del titolare di via Arenula hanno continuato ad agitare i tanti Comitati di cittadini per il Sì sparsi da Nord a Sud Italia. ‘Off the record’, alcuni si sono detti “preoccupati per gli scivoloni” del ministro che “non fanno altro che spingere gli indecisi a votare per il ‘no’. Alla causa del ‘Sì’ non serve un Nordio-Tafazzi: dovrebbe abbassare il volume”, hanno sottolineato.

Da parte sua, Giuseppe Conte, in campo per bocciare la riforma, ha definito “inaccettabili le uscite degli ultimi giorni del ministro Nordio, serve lucidità”. Sulla crescita dei ‘No’ nei sondaggi, il leader di M5s ne era sicuro, “perchè i cittadini si informano e non ci stanno più ad accettare questo modo di fare. Noi cerchiamo di fargli capire il merito di questa riforma che modifica 7 articoli della Costituzione”.

Milano-Cortina, il trionfo di Ghiotto e compagni 20 anni dopo Torino

Milano-Cortina, il trionfo di Ghiotto e compagni 20 anni dopo Torino

Rho (Mi), 17 feb. (askanews) – L’Italia del pattinaggio d’inseguimento a squadre maschile ha ripetuto 20 anni dopo l’unico oro olimpico in questa specialità di Torino 2006 con una gara, contro gli Stati Uniti, che “non è certo frutto di un miracolo”. Parole di uno dei protagonisti del magico terzetto azzurro, Andrea Giovannini, che evidenzia la radici di un trionfo, nelle gare di velocità, dalle radici profonde. “È veramente figlio del lavoro che è stato impostato e della squadra che è stata creata, perché siamo partiti anni fa che eravamo veramente pochi atleti adesso siamo un gruppo numerosissimo e riusciamo a fare degli allenamenti di grande qualità” e soprattutto il numero dei giovani è aumentato.

Del resto già nei quarti di finale l’Italia aveva fatto registrare il miglior tempo proprio davanti agli Usa. “Oggi – ha detto il leader del terzetto, Davide Ghiotto, che ha riscattato la delusione di due finali senza medaglia a Milano Cortina – è stata un’emozione incredibile. Dopo la delusione dei 10.000 metri, grazie a tutta la squadra che mi ha sopportato e supportato standomi molto vicino, sapevamo che questa gara era molto importante per noi perché ci tenevamo tantissimo dopo la delusione di Pechino dove abbiamo chiuso solo al settimo posto, abbiamo lavorato tanto, infatti nel corso degli anni siamo riusciti a vincere l’europeo e il mondiale”.

“Abbiamo fatto il nostro standogli vicino – ha confermato Michele Malfatti riferendosi a Ghiotto -, però lui è grande campione, quindi non c’erano dubbi sul fatto che avrebbe saputo risollevarsi. Abbiamo cercato di stargli vicino, sapevamo qual’era la nostra forza di squadra quindi abbiamo lavorato su quello e alla fine ha pagato”. Il filo rosso che unisce questo oro con quello di 20 anni fa è fatto da un legamo stretto con i protagonisti di allora, tra tutti Enrico Fabris, penultimo tedoforo alle cerimonia di apertura. “Li avevo visti in tv, ero ancora molto piccolo, non avevo ancora in mente di provare il pattinaggio sul ghiaccio perché vengo dal mondo delle rotelle, però nel corso degli anni ho avuto la possibilità di parlare con loro e sono stati fonte di grande ispirazione e sicuramente il risultato di oggi è merito anche di tutti quei discorsi che abbiamo fatto a tempo addietro” ha confermato Ghiotto.

Archiviata la delusione 10.000, “non vedevo l’ora di tornare in pista per dimostrare il nostro valore di squadra e quindi ero sicuro della mia potenzialità su questa su questa distanza, ma soprattutto della potenzialità che potevamo avere in gruppo” ha continuato Ghiotto che dopo l’arrivo ha abbracciato davanti ai 6.000 tifosi dell’ovale di Rho. “In quell’abbraccio c’erano più di 200 giorni lontani da casa e anche quando si è a casa purtroppo noi sportivi siamo sempre molto ligi al nostro dovere quindi spesso dobbiamo comunque allenarci anche se farebbe ogni tanto comodo stare a casa un po’ di più con i nostri figli e lì in quell’abbraccio c’era lo sciogliersi, il ricordare tutte le giornate, il percorso fatto fino a qui e quindi tanta c’era gioia” ha concluso.

Mps delibera il delisting di Mediobanca con la piena integrazione

Mps delibera il delisting di Mediobanca con la piena integrazione

Roma, 17 feb. (askanews) – Il Consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi sotto la presidenza di Nicola Maione, ha deliberato di procedere alla piena integrazione con Mediobanca – Banca di Credito Finanziario Società per Azioni, attraverso la fusione per incorporazione, ed il conseguente delisting della medesima. Lo riporta un comunicato di Mps.

Contestualmente le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% da BMPS, si legge, che manterrà la denominazione di “Mediobanca S.p.A.”, un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati.

In tale perimetro, prosegue il comunicato, sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A. La nuova struttura del Gruppo è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali per la massimizzazione della creazione di valore.

Tale configurazione, dice ancora Mps, è volta a valorizzare l’expertise distintiva di Mediobanca e delle risorse professionali, in un modello operativo specializzato. Mps, infine, ha informato Mediobanca, che ha preso atto delle decisioni assunte nel rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate e degli obblighi di legge. (fonte immagine: Mediobanca)