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Salis, Orban: magistrati sono indipendenti, diritti sono garantiti

Salis, Orban: magistrati sono indipendenti, diritti sono garantitiBruxelles, 1 feb. (askanews) – A Giorgia Meloni “ho illustrato tutta la storia. I magistrati ungheresi non rispondono al governo, la magistratura è indipendente, non posso influenzarli in nessun modo. L’unica cosa su cui posso intervenire è fornire i dettagli sulla detenzione ed esercitare un’influenza perchè abbia un equo trattamento. tutti i diritti sono garantiti”. Così il premier ungherese, Viktor Orban, sul caso di Ilaria Salis, al termine del colloquio a Bruxelles con Giorgia Meloni.

Ue, vertice ad alto rischio per veto Orban su aiuti a Ucraina

Ue, vertice ad alto rischio per veto Orban su aiuti a UcrainaBruxelles, 1 feb. (askanews) – E’ un vertice dei capi di Stato e di governo insolito e ad alto rischio politico, il Consiglio europeo straordinario che inizia il 1 febbraio alle 10 a Bruxelles, dedicato in massima parte al tentativo di sbloccare il veto ungherese sull’approvazione della revisione del bilancio comunitario pluriennale che contiene i 50 miliardi di euro (33 in prestiti e 17 in sovvenzioni) destinati all’aiuto macrofinanziario all’Ucraina.

E’ insolito, perché è un vertice che parte sostanzialmente ‘al buio’, cioè senza un esito largamente pianificato in anticipo e con le conclusioni dei leader in gran parte gia scritte, come avviene in genere per questo genere di riunioni. Qui, invece, le conclusioni sono sostanzialmente le stesse che erano state bocciate dal veto dell’Ungheria all’ultimo vertice, quello ordinario di metà dicembre, pur avendo ottenuto il sostegno degli altri 26 Stati membri; e la domanda che per ora non ha risposta è la stessa di allora: che farà il premier ungherese, Viktor Orbßn? E’ un vertice ad alto rischio politico, perché l’Ue si gioca la sua credibilità sulla scena internazionale, visto che si è impegnata a sostenere l’Ucraina non solo militarmente, ma anche nella sua sopravvivenza come Stato, come amministrazione funzionante, che paga gli stipendi pubblici, non va in default e ripara i danni della guerra, e a questo serve l’aiuto macrofinanziario.

Al Consiglio europeo di dicembre si era cercato di superare l’impasse proponendo di andare avanti con il resto della revisione del bilancio pluriennale (che varrebbe in totale quasi 65 miliardi di euro), visto che Orbßn su questo non sembrava sollevare obiezioni. L’Italia e altri paesi sarebbero stati favorevoli a ‘spacchettare’ l’aiuto macrofinanziario per l’Ucraina dal resto del quadro finanziario rivisto, che comprende nuovi fondi soprattutto per le politiche sull’immigrazione (2 miliardi di euro), per la politica estera e il ‘vicinato’, e per la politica industriale (programma Step, 1,5 miliardi); ma il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier olandese Mark Rutte si sono opposti, affermando che senza l’aiuto all’Ucraina non avrebbero ottenuto il via libera dei loro parlamenti alle nuove contribuzioni nazionali per il bilancio Ue. Resta, quindi, la logica di pacchetto (niente è deciso fino a che tutto l’insieme è deciso), e resta il veto di Orbßn. Che nel frattempo, in realtà, un’offerta l’ha fatta ai partner europei per superare l’impasse: togliere il veto oggi a questa revisione di medio termine del Quadro finanziario pluriennale (che vale per sette anni), per tornare ad avere, in cambio, un diritto di veto sui bilanci annuali, che oggi vengono approvati a maggioranza qualificata.

Significherebbe tornare all’epoca precedente a Jacques Delors, il presidente della Commissione recentemente scomparso, che inventò nella seconda metà degli anni ’90 il bilancio pluriennale, proprio per metter fine agli estenuanti e ricorrenti negoziati tra gli Stati membri sui bilanci annuali da decidere all’unanimità. Non stupisce che la proposta del premier ungherese sia stata immediatamente bocciata dagli altri Stati membri, che sarebbero anche pronti a tornare a discutere in Consiglio europeo dei bilanci annuali, ma assolutamente non a dare a Orban nuove occasioni di ricatto, con un nuovo diritto di veto laddove oggi non c’è.

‘Nella nostra ultima riunione di dicembre – ha scritto nella lettera dii convocazione del vertice il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel -, i 26 leader hanno sostenuto fermamente uno schema negoziale equilibrato che teneva conto di una serie chiara di priorità principali: sostegno all’Ucraina, gestione della migrazione e della sua dimensione esterna, sostegno ai Balcani occidentali e risposta alle catastrofi naturali. Questo schema negoziale pone le basi per la conclusione di un accordo a 27. Garantire un accordo è vitale per la nostra credibilità, e non ultimo per il nostro impegno a fornire un sostegno costante all’Ucraina. Spetta a noi trovare una soluzione e realizzarla’. In sostanza, la ‘soluzione a 27’ dipende dalle conclusioni che trarrà il premier ungherese: gli conviene tirare ancora la corda, fino a rischiare di spezzarla? Irritare i partner europei fino a ritrovarsi completamente isolato (visto che ora non ha più neanche il sostegno della Polonia, dopo l’uscita dal governo dei suoi amici del Pis), e rischiare a questo punto davvero la censura da parte di tutti gli altri Stati membri, con l’attuazione della procedura dell’Articolo 7 del Trattato Ue, che toglierebbe temporaneamente all’Ungheria il diritto di voto in Consiglio Ue? L’Articolo 7 sanziona, con decisioni all’unanimità ma senza il voto del paese interessato, le violazioni gravi e persistenti dei principi su cui si fonda l’Ue, (rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto e rispetto dei diritti fondamentali) ed è stato già attivato nel 2018 dal Parlamento europeo. E se è difficile pensare che possa essere usato, in generale, contro uno Stato membro governato dalla destra, con il consenso di altri paesi con governi di destra (compreso quello italiano), in questo caso specifico, che riguarda il sostegno all’Ucraina, probabilmente nessu altro governo si metterebbe di traverso. E’ solo un’ipotesi, ma è significativo anche solo il fatto che se ne parli a Bruxelles, e potrebbe essere un argomento di peso per convincere Orban a cedere. Un’altra possibilità è quella, già ventilata al vertice di dicembre, di ricorrere a una soluzione ‘intergovernativa’ a 26, con un finanziamento ‘extra comunitario’ dell’aiuto all’Ucraina, basato su emissioni di titoli di debito sul mercato garantite dagli Stati membri. Ma è una soluzione che potrebbe fornire all’Ucraina solo prestiti e non sovvenzioni, sarebbe più complicata e costerebbe di più agli Stati membri. Oltre alla revisione del bilancio pluriennale, i leader dei Ventisetta affronteranno altre due questioni riguardanti l’Ucraina: gli aspetti dell’assistenza militare all’Ucraina. C’è la questione della consegna, in ritardo rispetto ai tempi previsti, di un milione di pezzi di munizioni d’artiglieria entro marzo, come aveva deciso lo stesso Consiglio europeo nel marzo 2023. Si sta incrementando la capacità produttiva dell’industria della difesa dell’Ue, ma non è ancora sufficiente. In secondo luogo, va rivisto e rifinanziato lo strumento più importante fin qui usato per l’assistenza militare a Kiev, la ‘European Peace Facility’, in modo che gli aiuti siano forniti più rapidamente, e che siano integrati e conteggiati nel quadro europeo gli sforzi bilaterali dei paesi membri. ‘Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo continuare a donare, adattare gli ordini e piazzarne di nuovi, il che stimolerà anche la nostra industria europea della difesa’, scrive Michel nel suo invito ai leader. Ultima questione in agenda, scrive Michel, ‘i drammatici eventi in Medio Oriente’, che ‘richiedono la nostra massima attenzione’. In realtà, non c’è alcun appetito per una discussione, che sicuramente non sarebbe facile, che miri a definire una nuova soluzione comune dei Ventisette sulla guerra tra Israele e Hamas, dopo quella che fu stabilita con la ‘dichiarazione dei membri del Consiglio europeo’ del 15 ottobre scorso. Non sono previste, dunque, delle conclusioni scritte del vertice su questo punto. Ma Michel sottolinea comunque, nella sua lettera ai leader, che ‘tutti gli ostaggi detenuti da Hamas devono essere rilasciati senza alcuna precondizione’. E osserva: ‘La nostra discussione dovrebbe essere inquadrata attorno ad una serie di questioni chiave. Alla luce dei preoccupanti sviluppi regionali, dobbiamo affrontare le questioni di sicurezza, continuare a incoraggiare la moderazione e discutere misure per prevenire un’ulteriore escalation regionale, soprattutto nel Mar Rosso. Inoltre, dobbiamo contribuire urgentemente a porre rimedio alla devastante situazione umanitaria a Gaza’. ‘Infine – si legge ancora nella lettera del presidente del Consiglo europeo -, dovremmo discutere su come rilanciare il processo politico per una soluzione a due Stati – l’unica opzione praticabile che può portare una pace sostenibile, sia per israeliani che per i palestinesi, e una maggiore sicurezza regionale. Nel complesso, i nostri sforzi dovrebbero mirare a garantire che il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario siano rispettati da tutti’. Infine, sebbene non previsto dall’agenda, è pressoché certo che un ulteriore punto che sarà sollevato almeno da alcuni leader, e in particolare dal presidente francese Emmanuel Macron, è quello delle richieste degli agricoltori che sono scesi in strada con i trattori in buona parte dei paesi europei, e che saranno presenti in forza a anche a Bruxelles durante il vertice. Dopo la decisione delle ultime ore dalla Commissione di proporre di sospendere ancora per un anno una delle misure europee più contestate dagli agricoltori, la messa a riposo di una parte delle terre agricole per motivi ambientali, Macron chiederà probabilmente nuove garanzie all’Esecutivo comunitario. In particolare, riguardo ai negoziati in corso sui trattati di libero scambio come quello con il Mercosur, che gli agricoltori temono per via della competizione da parte dei prodotti importati a basso prezzo che metterebbero in difficoltà ancora maggiore la produzione locale.

Il memoriale di Ilaria Salis dalla prigione: trattata come una bestia

Il memoriale di Ilaria Salis dalla prigione: trattata come una bestiaMilano, 31 gen. (askanews) – “Mi trovo tutto il tempo in una cella minuscola e senza aria, tra gli scarafaggi, il vitto scarso, senza possibilità di comunicare, trattata come una bestia al guinzaglio”. E’ quello che si legge nel memoriale scritto per il suo avvocato italiano da Ilaria Salis del carcere di Budapest in Ungheria, dove è reclusa dall’11 febbraio 2023. Il documento, scritto il 2 ottobre quando si trova agli arresti da quasi otto mesi, è stato diffuso in esclusiva al tg de La7.

L’insegnante 39enne racconta le circostanze del suo arresto e del fatto di essere stata lasciata in mutande, reggiseno e calzini. “Sono stata costretta a rivestirmi con abiti sporchi, malconci e puzzolenti che mi hanno fornito in questura – scrive – e ad indossare un paio di stivali con i tacchi a spillo che non erano della mia taglia”. Rimane con questi vestiti per cinque settimane e per sette giorni non le vengono dati carta igienica, sapone e assorbenti, che rimedia solo grazie ad una detenuta ungherese. “Sono rimasta per cinque settimane senza ricevere il cambio lenzuola, non le cambieranno per altre tre o quattro” aggiunge, sottolineando che “per i primi tre mesi sono stata tormentata dalle punture delle cimici da letto. Oltre alle cimici, nelle celle e nei corridoi è pieno di scarafaggi. Nei corridoi esterni spesso si aggirano topi”. Il cibo viene distribuito con il contagocce. “Il carrello passa per la colazione e per il pranzo ma non per la cena” continua Salis, evidenziando che “a colazione si riceve una fetta di salame spesso in cattivo stato, a pranzo danno zuppe acquose in cui c’è pochissimo cibo solido, ma dove spesso si trovano pezzi di carta e di plastica, capelli o peli”.

“Si trascorrono 23 ore su 24 in cella completamente chiusa: c’è una sola ora d’aria al giorno e la socialità non esiste. Tutte le mattine ci svegliamo alle 5.30. Ogni volta che dobbiamo sostare in corridoio dobbiamo stare rivolte verso il muro” denuncia ancora l’antifascista milanese, spiegando che non ha potuto iscriversi alle lezioni di scuola elementare ungherese, lingua in cui avvengono tutte le comunicazioni, con la motivazione che “non parla ungherese”. Per sei mesi non ha potuto comunicare con la famiglia. L’unico svago è un laboratorio di attività manuali: non viene pagata “in quanto detenuta straniera”. Racconta inoltre che deve tenere sotto controllo un nodulo: a marzo, un mese dopo l’arresto, avrebbe avuto un’ecografia programmata in Italia e riesce a farla solo a metà giugno ma non le consegnano il referto: “La dottoressa mi ha detto a voce che andava tutto bene e che non dovevo svolgere altri controlli”.

Salis spiega poi che le sue condizioni erano note da tempo alla nostra diplomazia, che ogni volta che deve uscire dal carcere viene portata ammanettata, al guinzaglio. Infine si rivolge ai suoi legali italiani: “Gli avvocati ungheresi dicono che non si può far niente perché per loro tutto ciò è assolutamente normale ma so che in Italia non è per niente normale”.

Smart City a confronto, Milano in pole in un convegno AmCham

Smart City a confronto, Milano in pole in un convegno AmChamMilano, 31 gen. (askanews) – Milano può diventare la prima vera smart city in Italia, ma per esserlo serve una marcia in più. Ragionando sulla interoperabilità. E comunque ogni smart city fa storia a sè, e non è possibile trasportare un modello di mobilità da una città a un’altra. È quanto è emerso da un convegno promosso da American Chamber of Commerce nella sede di Boston Consulting Group a Milano.

Tra gli altri hanno preso la parola l’assessore al Bilancio e Patrimonio Immobiliare del Comune di Milano Emmanuel Conte, il presidente di ACI Infomobility Geronimo La Russa, il presidente e Ceo di Ferrovie Nord Milano, Andrea Gibelli, e ancora Emmanuel Becker, managing director di Equinix, Alessandro Lega, managing director legal southern Europe e presidente del CdA di FedEx Italy, Gianmarco Lucchini, managing director di Aecom Italy e per Boston Consulting Group Andrea Chiapetta. Ad aprire le danze nel talk “Intermodalità e Smart Cities: il futuro della mobilità” il managing director di AmCham Italy, Simone Crolla. A moderare la giornalista Camilla Conti. Il tema di smart city e mobilità è più che mai attuale. Emmanuel Conte ha spiegato come molta parte dei finanziamenti “intercettati” dalla città va alla mobilità e questo non deve meravigliare, perché il tema è dotato di “stretta attualità”. “È il tema di come ci muoveremo nella sostenibilità ecologica e sociale, ma è anche un tema di stabilità economica” ha detto. A sua volta Gibelli ha definito “sbagliato considerare Milano, hinterland e la Lombardia come tre entità separate”. Tutto deve essere interconnesso nella città del futuro, in una “dimensione regionale” ovvero il “nuovo pardigma, dove a livello mondiale le grandi sfide si giocano tra 10 e 20 milioni di abitanti e la Lombardia con al centro Milano può accettare questa sfida integrando i propri servizi di mobilità”.

E comunque ogni sistema deve essere tagliato su misura come un abito sartoriale. Come ha spiegato Becker, facendo l’esempio di Roma e Milano: Roma è più complicata. Milano a livello di smart city è più semplice. Un sistema sviluppato a Francoforte, non può essere impiantato a Genova. “Milano può diventare la prima vera smart city in Italia”, ha detto Geronimo La Russa. “Perché ne ha tutte le caratteristiche: è una città che attrae tantissimo turismo, tanti giovani, tante persone proiettate verso il futuro: è la locomotiva d’Italia in tema economico, è la capitale della cultura italiana, di qua passa tanta gente che ha l’esigenza di muoversi facilmente e liberamente con tutti i mezzi, meglio se integrati con l’infomobilità”. Insomma è possibile ma per diventarlo “serve una marcia in più”.

La Fed conferma i tassi, Powell esclude un taglio già a marzo

La Fed conferma i tassi, Powell esclude un taglio già a marzoRoma, 31 gen. (askanews) – La Federal Reserve ha confermato come da previsioni i livelli dei tassi di interesse, lanciando al tempo stesso segnali sul fatto che non è orientata ritoccarli al ribasso nel breve termine. Nella conferenza stampa al termine del direttorio, il Fomc, il president Jerome Powell ha di fatto escluso che si arrivi a un taglio alla prossima riunione, che si svolgerà il 19 e 20 marzo. “Direi che non è probabile”, ha detto.

Su questo aspetto il Fomc ha deciso di inserire una nuova frase nel comunicato sulle decisioni (che gli analisti monetari esaminano riga per riga): il direttorio “non si attende che sarà appropriato ridurre i tassi di riferimento fino a quando non avrà maggior fiducia sul fatto che l’inflazione si stia muovendo in maniera sostenibile verso il 2%”. Ma al tempo stesso Powell ha puntualizzato che ormai tutti i banchieri centrali Usa sono convinti che a un certo punto i tassi andranno ridotti.

Tanto che potrebbe anche accadere che mentre taglia i tassi la Fed continui a inasprire la parte “quantitativa” della linea monetaria, cioè riducendo la mole del suo bilancio mediante dismissioni di titoli, prevalentemente pubblici. Potrebbe semmai valutare uno smorzamento del ritmo della riduzione. Su questo “a marzo inizieremo discussioni approfondite”. Tassi e Qt (inasprimento quantitativo) “li vediamo come strumenti indipendenti – ha detto il presidente -. Se normalizzi la linea potresti ridurre i tassi ma continuare a ridurre la mole del bilancio, è possibile”. Ad ogni modo la questione più monitorata resta quella dei tempi del taglio dei tassi e Powell ha ammesso che il direttorio è diviso. “Abbiamo un sano dibattito interno con diversi punti di vista, lo vedrete nei verbali del consiglio”, ha riferito.

“Pensiamo che i tassi siano al picco per questo ciclo e che sarà appropriato di ridurre la restrizione a un certo punto quest’anno, ma l’economia ha sorpreso le attese in molti modi e i progressi verso il nostro obiettivo del 2% non sono assicurati”. Il calo visto finora sul caro vita è stato “rilevante ed è benvenuto ma dobbiamo vedere continue evidenze che diano fiducia sul fatto che l’inflazione andrà verso i nostri livelli obiettivo. Vogliamo vedere altri dati positivi che mostrino che l’inflazione cala”. Secondo Powell, il rischio più elevato in base al persistente vigore dell’economia “è che che si stabilizzi ad un livello superiore al 2%”. E in quel caso “siamo pronti a mantenere i tassi” ai livelli attuali “più a lungo”, ha avvertito. Wall Street ha reagito con un deciso orientamento ribassita, il Dow Jones a tarda seduta perde lo 0,74% e il Nasdaq oltre il 2%, mentre il dollaro è risalito con l’euro sceso a 1,0802. (di Roberto Vozzi).

Usa, Fed conferma i tassi (5,25%-5,50%) e esclude tagli a breve

Usa, Fed conferma i tassi (5,25%-5,50%) e esclude tagli a breveRoma, 31 gen. (askanews) – La Federa Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti ha confermato i livelli di riferimento dei tassi di interesse sul dollaro. La decisione era ampiamente attesa ed è stata comunicata al termine della riunione del direttorio sulla politica monetaria, il Fomc: la forchetta di riferimento sui fed funds resta così al 5,25%-5,50%.

La “novità”, piuttosto, è che nel comunicato diffuso al termine della riunione, l’istituzione monetaria ha inserito una nuova frase che mostra come non sia orientata a ridurre i tassi di interesse sul breve termine: il Fomc “non si attende che sarà appropriato ridurre i tassi di riferimento fino a quando non avrà maggior fiducia sul fatto che l’inflazione si stia muovendo in maniera sostenibile verso il 2%”.

”Viva la Movida”, musica e meno alcol per divertirsi responsabilmente

”Viva la Movida”, musica e meno alcol per divertirsi responsabilmenteRoma, 31 gen. (askanews) – “Viva la Movida” è una campagna di sensibilizzazione sulle conseguenze dell’uso e dell’abuso di sostanze alcoliche e sull’educazione al senso civico. Si parte con un ciclo di incontri nei licei di Teramo: il 15 febbraio presso il Liceo Classico “Delfico Montauti”, il 22 febbraio all’Istituto di Istruzione Superiore “Di Poppa – Rozzi” e il 23 febbraio al Liceo Statale “Giannina Milli”. Il 7 marzo sarà coinvolto l’Istituto di Istruzione Superiore “Alessandrini-Marino” e il 22 il Liceo Scientifico Statale “A. Einstein”.

Nel corso degli incontri interverranno il Presidente dell’Associazione Culturale “Teramo Nostra”, Piero Chiarini, il Maestro Paolo Di Sabatino e la psicologa Nadia Ragonici. Un’occasione per dialogare direttamente con gli studenti sulla tematica, per limitare il dilagare di un fenomeno allarmante e aumentare la sensibilizzazione verso il rispetto della propria vita e del proprio territorio. L’iniziativa si rivolge ai giovani usando come mezzo di comunicazione la musica, medium che fa parte integrante della loro quotidianità: nasce così il brano “W la movida”, scritto dall’ideatore del progetto e musicista Paolo Di Sabatino e interpretato da Osvaldo Paolisso, un giovane cantante abruzzese che presta la voce al personaggio di fantasia, disegnato da Luca Di Sabatino, Matt Eightynine.

Nel videoclip del brano (visibile al link https://www.youtube.com/watch?v=4SoANb1GTf8) il protagonista del video, animato da Angelo Di Nicola, è Matt Eightynine che rappresenta lo stereotipo dei luoghi comuni sui giovani, ritenuti irresponsabili e superficiali, ma che è capace di invertire la rotta e di entrare in un circolo virtuoso fatto di rispetto e condivisione. “L’idea di questa campagna è nata da una vera e propria necessità. Avendo due figli in età adolescenziale ho sentito il bisogno di fare qualcosa per lanciare un messaggio forte e uno spunto di riflessione: ci si può divertire senza rischiare di finire in ospedale o di investire qualcuno con l’auto – dichiara Paolo Di Sabatino – La vita è preziosa e va amata, così come bisogna amare la propria città, rispettando le semplici regole della convivenza civile. E così ho usato il mio linguaggio prediletto e ho scritto una canzone”.

La campagna è sostenuta e finanziata dal Comune di Teramo e da Poste Italiane, con il contributo della Provincia di Teramo. L’iniziativa è stata realizzata grazie all’Associazione Culturale Teramo Nostra e con il coordinamento di Tonia Ruggieri.

Premierato,maggioranza trova un compromesso. Ma serve ok leader

Premierato,maggioranza trova un compromesso. Ma serve ok leaderRoma, 31 gen. (askanews) – La Lega mantiene la previsione di un secondo premier, Fratelli d’Italia ottiene che comunque il presidente del Consiglio scelto tramite elezione diretta abbia in mano il potere di far finire legislatura. C’è chi parla di mediazione e chi, invece, preferisce definirlo “compromesso”. Nei fatti è il punto di caduta trovato dalla maggioranza sulle modifiche da presentare in maniera condivisa alla riforma costituzionale fortemente voluta da Giorgia Meloni. In realtà, dopo quella di oggi e di ieri in Senato, servirà una ulteriore riunione di centrodestra per dare il via libera al testo definitivo da presentare. Ma soprattutto, dopo, ci sarà il passaggio decisivo: ossia quello in cui saranno i leader di partito a mettere il ‘sigillo’ all’accordo, come ha spiegato il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo.

Non necessariamente questo prelude a un vertice a tre, anche perchè tra il Consiglio europeo di Bruxelles e la partenza per il Giappone, la presidente del Consiglio ha tempi molto ristretti. Quel passaggio ai livelli più alti sarà comunque indispensabile in vista della scadenza del 5 febbraio, termine fissato per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. Il nodo su cui si era incagliata la discussione ieri era proprio l’articolo 4, quello con la cosiddetta norma anti ribaltone, fortemente voluta dalla Lega ma contestata praticamente da tutti i costituzionalisti sentiti in audizione proprio perché concedeva all’eventuale secondo premier scelto nel perimetro della maggioranza un sostanziale potere di minaccia di chiudere la legislatura che invece era negato al primo. Non è un mistero che Fratelli d’Italia avrebbe preferito invece il meccanismo del ‘simul stabunt-simul cadent’. Una linea su cui si ritrova anche Forza Italia. “Se cade il presidente del Consiglio, si torna a votare. Questa è la mia idea”, spiega Antonio Tajani.

Ecco dunque il compromesso che prevede la possibilità di un secondo premier in caso di “impedimento permanente, morte, decadenza o dimissioni volontarie” dell’eletto, ma allo stesso tempo stabilisce che in caso di sfiducia il presidente del Consiglio ‘numero uno’ possa dimettersi ma anche proporre al presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere.

Lombardia, Piloni(Pd): a Vespa status patrimonio culturale italiano

Lombardia, Piloni(Pd): a Vespa status patrimonio culturale italianoMilano, 31 gen. (askanews) – Il consigliere regionale del Pd in Lombardia Matteo Piloni torna a chiedere che si riconosca alla Vespa lo status di patrimonio culturale italiano, ricordando di avere presentato già due mesi fa una mozione al Pirellone volta proprio a questo risultato. “Quando una persona in ogni parte del mondo pensa al design italiano gli viene in mente il profilo inconfondibile della Vespa – ha sottolineato Piloni -. Tra i prodotti industriali italiani che hanno fatto la storia del design e del Made in Italy, la Vespa è certamente uno dei più famosi e dei più iconici, basti pensare che è esposta in tutto il mondo, dal museo del design italiano alla Triennale di Milano fino al MoMa di New York”.

La sua storia, ha osservato, “continua di generazione in generazione, tanto che negli ultimi dieci anni ne sono stati venduti oltre un milione e mezzo di esemplari, mentre i suoi cultori sono organizzati in 597 Vespa Club italiani, di cui una trentina in Lombardia e quaranta associati al Vespa World Club che conta 40 mila soci. Riconoscere alla Vespa lo status di patrimonio culturale italiano è un omaggio non solo al più fortunato e più imitato scooter ma anche al genio industriale del nostro Paese. Auspico che la Giunta regionale voglia accogliere positivamente questa proposta che peraltro è stata avanzata nella primavera scorsa dal Vespa club nazionale” ha aggiunto.

Scuola, manca nuovamente numero legale al Senato su ddl Valditara

Scuola, manca nuovamente numero legale al Senato su ddl ValditaraRoma, 31 gen. (askanews) – A vuoto nell’aula del Senato, per mancanza del numero legale, anche il secondo tentativo di votazione per un coordinamento formale del testo del ddl Valditara per l’istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale, collegato alla legge di bilancio. Il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, ha preso la parola chiedendo di rinviare a domani la conclusione dei lavori (dopo questo voto manca solo il voto finale) ma il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha sospeso nuovamente la seduta per venti minuti in attesa di una nuova verifica del numero legale.