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Calcio, risultati di serie A, senza reti tra Cagliari e Lazio

Calcio, risultati di serie A, senza reti tra Cagliari e Lazio

Roma, 22 feb. (askanews) – Finisce senza reti all’Unipol Domus tra Cagliari e Lazio. Nel primo tempo il Cagliari sfiora il gol con Zé Pedro, fermato dal palo. Adopo di testa ed Esposito di destro non trovano invece la porta per questione di centimetri. Nella ripresa i padroni di casa ci provano ancora, ma a Palestra viene annullato il vantaggio per fuorigioco e Provedel se la cava su Idrissi. Nel finale rosso a Mina e Lazio pericolosa: prima Caprile salva su Cataldi, poi in pieno recupero il centrocampista sfiora ancora il jolly. Questi i risultati e la classifica della 26esima giornata:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, Cagliari-Lazio 0-0, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio 34, Bologna 33, Udinese 32, Parma, Cagliari 29, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Calcio, risultati di serie A, L’Inter a +10 sul Milan

Calcio, risultati di serie A, L’Inter a +10 sul Milan

Roma, 21 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Inter-Lecce 0-2:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, ore 20.45 Cagliari-Lazio, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio, Bologna 33, Udinese 32, Parma 29, Cagliari 28, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Milano-Cortina, anche i Major Lazer a cerimonia di chiusura

Milano-Cortina, anche i Major Lazer a cerimonia di chiusura

Milano, 21 feb. (askanews) – Domani, l’Arena di Verona diventerà il palcoscenico della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 e tra i protagonisti ci saranno anche i Major Lazer, una delle formazioni musicali più influenti della scena globale. L’evento, realizzato in collaborazione con Filmmaster, punta a raccontare tutta la bellezza italiana, intrecciando in un unico racconto sport, cultura e musica. Il progetto creativo è infatti improntato sul concetto di “Beauty in Action” e l’annuncio della presenza dei Major Lazer promette di trasformare la serata in un’esperienza ad altissima energia, che coinvolgerà il pubblico dell’Arena e i milioni di telespettatori in tutto il mondo.

La cerimonia di chiusura rappresenta molto più dell’atto conclusivo dei Giochi Olimpici: è il momento in cui le nazioni si ritrovano fianco a fianco, celebrando la condivisione di valori e il senso di comunità che solo lo sport sa generare. In questo contesto, la presenza di un gruppo internazionale come i Major Lazer assume un valore aggiuntivo potente.

La formazione dei Major Lazer, composta da Diplo, Walshy Fire, Ape Drums e America Foster, nasce dalla contaminazione di generi: un progetto che attraversa confini geografici e culturali, fondendo dancehall, reggae, hip-hop ed elettronica in un linguaggio universale. La loro musica non conosce barriere e parla inclusivamente al pubblico.

Fondato alla fine degli anni duemila come laboratorio creativo aperto al mondo, i Major Lazer si sono contraddistinti come una delle realtà più riconoscibili del panorama contemporaneo. Album di successo planetario, collaborazioni memorabili, show esplosivi e un immaginario visivo iconico hanno contribuito a definire il loro stile unico, in grado di raccontare attraverso la loro musica moderna la libertà di espressione e la forza della comunità. Incarnano lo spirito di un evento che guarda alle nuove generazioni e alla forza delle connessioni digitali.

Milano-Cortina, Tomasoni con sole su casco in memoria fidanzata morta

Milano-Cortina, Tomasoni con sole su casco in memoria fidanzata morta

Milano, 21 feb. (askanews) – “È tutto molto emozionante, immaginare questo momento che si avvera, l’ho sicuramente immaginato e avere il cuore e il sole sul mio casco è qualcosa in più. Ho spinto il cuore fino in fondo, nelle gambe, per i miei amici, per tutti qui a Livigno. Ho immaginato questo momento, e ora per realizzarlo ci vorrà del tempo”. Così lo sciatore Federico Tomasoni, argento nel freestyle ski cross oggi a Livigno, parlando del simbolo presente in cima al proprio casco, in memoria della fidanzata Matilde Lorenzi, morta a 19 anni nel 2024 in seguito a una caduta durante un allenamento di gigante in val Senales (Bolzano). “La prima vacanza con Matilde l’avevo fatta qua a Livigno, oggi avevo il 17 che era il suo numero” ha aggiunto Tomasoni. Il sole è il simbolo della Fondazione Matilde Lorenzi, che promuove progetti dedicati a migliorare la sicurezza nello sci, diffondendo una cultura basata su prevenzione e formazione per sportivi di ogni età e livello.

Schlein e la “tranquillità”: gente vuole questo, alternativa dove non c’è

Schlein e la “tranquillità”: gente vuole questo, alternativa dove non c’è

Firenze, 21 feb. (askanews) – Due giorni di ascolto “democratico” a Firenze, con l’operaio della Beko che racconta in due parole cosa sia una comunità (“il circolo Arci di Sovicille ci portava il pranzo quando facevamo i presidi davanti ai cancelli della fabbrica”), con l’anziano che “compra la pasta che cuoce più in fretta per risparmiare gas”, con la mamma a partita Iva e con un signore che dalla platea del teatro Niccolini, dopo quaranta minuti di intervento di Elly Schlein, urla: “E la pace?”.

“L’Italia che riparte”, il viaggio del Pd nel paese, che, come spiega la segretaria, vuole tenere insieme la campagna per il No al referendum sulla riforma della giustizia e l’ascolto del Paese, fa tappa a Firenze, a pochi passi dal Duomo. A questo popolo, che si ritrova per due giorni – per la verità in numeri piuttosto modesti, soprattutto nella prima giornata, al teatro Niccolini – Schlein promette un paese dove la parola “tranquillità” torni ad essere possibile. E’ un’idea di futuro che va al di là delle prese di posizione della giornata politica, dal capitolo dazi e dall’accusa alla premier Giorgia Meloni di “subalternità” a Trump al no a certe proposte della destra come la “schedatura” delle scuole “di sinistra” (“no alla caccia alle streghe e alle liste di proscrizione” urla la segretaria), chiesta con una mozione di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze.

“Le persone chiedono tranquillità, tranquillità, è una parola che non abbiamo detto tanto nella nostra storia”, spiega Schlein chiudendo il suo intervento, ma le persone vogliono questo, la tranquillità, “vogliono un lavoro dignitoso, tranquillità; vogliono la certezza del diritto, tranquillità; vogliono un fisco giusto e servizi pubblici che funzionano, tranquillità; vogliono un modo più semplice per avviare e fare impresa, tranquillità; quello che noi vogliamo portare nella vita degli italiani è questa tranquillità”. Insomma, se si potesse fare una citazione – una citazione che a sinistra fa sempre scattare qualcosa – ci vorrebbe “un paese normale” (copyright Massimo D’Alema).

Per costruire questo paese non ci può essere rassegnazione, avverte Schlein. “Non ci rassegniamo a un mondo in cui le Big Tech americane pagano meno tasse di un’impresa artigiana, non ci rassegniamo a un mondo in cui il problema è mettere i giudici sotto il controllo del governo” che, contemporaneamente, dice no al salario minimo – proposta di tutte le opposizioni che Schlein rilancia anche da Firenze -, un governo che “dopo sette mesi di attesa presenta un decreto bollette” insufficiente e che si nutre di “slogan” che puntano “a spaventare le persone senza offrire soluzioni”. Di slogan Schlein ricorda quello di Margharet Thatcher (“There is no alternative”) per dire che, invece, “il lavoro della sinistra è costruire l’alternativa, anche dove sembra mancare”. Per farlo, insiste il presidente Dem Stefano Bonaccini, “non serve parlare male da mattina a sera della Meloni” ma nemmeno “un programma di 4mila pagine, tutte scritte bene, che non legge nessuno”, meglio ripartire “dal lavoro, dalle politiche industriali”. Perchè, poi, chiosa l’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando: “Quanto è che non si parla più di classe operaia? E un partito che vuole essere popolare deve essere anche operaio” come ha detto “il compagno di Piombino”.

Cpr in Albania e Ong, i migranti al centro della campagna referendaria

Cpr in Albania e Ong, i migranti al centro della campagna referendaria

Roma, 21 feb. (askanews) – Il Parlamento italiano è in attesa che arrivi all’esame il disegno di legge migranti con l’annunciato “blocco navale”. Un provvedimento che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe entrare in vigore a giugno insieme al nuovo Patto europeo sulle migrazioni e l’asilo e fare decollare il progetto dei centri in Albania, sostanzialmente fermi fin dalla loro realizzazione.

Intanto però il tema dei migranti è al centro della campagna per il referendum sulla giustizia con il fronte del sì che utilizza due sentenze come simboli (negativi) per affermare la necessità di confermare la riforma. La stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni – facendo riferimento ai due casi – ha accusato le toghe “politicizzate” di “continuare ad ostacolare” il governo. Ma al di là della campagna referendaria, vediamo quali sono i fatti.

Il primo caso riguarda la Ong Sea Watch: il tribunale di Palermo ha stabilito un risarcimento di 76mila euro di danni da pagare per il sequestro della nave con cui Carola Rackete forzò il blocco della Guardia di finanza a Lampedusa. Nel secondo il tribunale civile di Roma ha decretato il rientro di un migrante in Italia dal centro di Gjader in Albania con la condanna per lo Stato a pagare 700 euro di risarcimento. Nei due casi, pur differenti, ciò che emerge, secondo i legali, è che l’esito sarebbe stato diverso se si fossero osservate le regole di “buona amministrazione” e non ci fosse stato un cattivo esercizio della discrezionalità amministrativa che hanno inciso su diritti fondamentali “convenzionalmente e costituzionalmente tutelati”.

Il caso della Sea Watch risale al 2019 (Salvini ministro dell’Interno nel governo Conte I) quando la capitana della nave della Ong aveva ritenuto di forzare il blocco imposto dalle autorità per poter sbarcare migranti salvati in mare e nel farlo aveva urtato una imbarcazione della Guardia di finanza. Era stata quindi arrestata ma alla fine del percorso giudiziario assolta e il procedimento archiviato. A quel punto l’Ong aveva chiesto all’amministrazione il dissequestro della nave “atteso che il sequestro doveva ritenersi ex lege divenuto inefficace”, non ottenendolo.

“Stiamo parlando di un fermo che è stato dichiarato illegittimo, con una organizzazione che ha sostenuto spese ingenti che non avrebbe sostenuto se la pubblica amministrazione avesse agito correttamente”, fa notare l’avvocato dell’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) Giulia Crescini, la quale evidenzia come la sentenza del tribunale di Palermo rappresenti “la prima sentenza di risarcimento del danno da parte di una nave che fa soccorso in mare. Una cosa molto significativa”, sottolinea riferendosi alle norme varate dal governo per ostacolare l’attività delle Ong del mare. E “non sorprende” che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi abbia già annunciato che l’amministrazione impugnerà.

Il tribunale, si legge nella sentenza, ha condannato quindi la “prefettura di Agrigento, il ministero dell’Interno, il ministero delle Infrastrutture, il ministero dell’Economia…al pagamento in favore di Sea Watch…della complessiva somma di euro 76.181,62, oltre rivalutazione ed interessi al saggio legale dalla data dell’illecito (ottobre 2019) ad oggi” e al “pagamento delle spese di giudizio oltre le spese generali”.

“Una pronuncia che condanna una pubblica amministrazione a un risarcimento è in qualche modo più importante di una pronuncia che dichiara solo l’illegittimità di un fermo” perché, spiega l’avvocato, chiama in causa una “forte stigmatizzazione dell’attività ritenuta illegittima da parte della amministrazione pubblica”. Ci possono cioè essere “mille ragioni che possono aver portato la pubblica amministrazione a fare un’azione illegittima” ma “in un caso di risarcimento del danno ci deve essere la prova dell’elemento soggettivo cioè del fatto che la pubblica amministrazione avrebbe potuto e dovuto operare in maniera diversa”. Cosa che il tribunale di Palermo ha fatto. “C’è un accertamento molto specifico delle componenti del risarcimento del danno: la condotta illegittima e in questo caso c’era un precedente provvedimento, l’elemento soggettivo e quindi la richiedibilità di un comportamento doveroso e poi la quantificazione e la prova del danno”, puntualizza.

Nel caso del migrante riportato in Italia dal centro di Gjader, secondo Crescini “si tratta di un cattivo esercizio della discrezionalità amministrativa che è andata oltre i limiti previsti dalla legge 241 e che è andata a ledere il diritto all’unità familiare e altri diritti fondamentali”. Peraltro con la decisione di un risarcimento estremamente inferiore rispetto a quanto chiesto (700 euro su 5mila).

La vicenda riguarda un uomo algerino da 19 anni in Italia senza regolare permesso di soggiorno e con precedenti condanne, padre di due figli minori, avuti con una cittadina italiana. Sottoposto a decreto di espulsione, era stato trasferito nel Cpr di Gradisca d’Isonzo, in Friuli Venezia Giulia in attesa di essere rimpatriato dopo che il giudice di pace aveva convalidato il trattenimento. La sera del 10 aprile 2025, intorno alle 20, l’uomo è stato trasferito dal Cpr di Gradisca d’Isonzo al Cpr di Gjader, senza essere informato sulla destinazione, se non con la “generica indicazione” che sarebbe stato condotto presso il Cpr di Brindisi. Nel testo della sentenza si riporta un messaggio inviato in quei giorni dalla compagna: “Gli è stato comunicato che sarebbe stato trasferito al Cpr di Brindisi. Quando ci siamo sentiti telefonicamente, alle 4 di notte, si trovava già a Foggia. Mi ha detto che appena arrivato a Brindisi mi avrebbe chiamata. Da quel momento non ho avuto più notizie per due giorni. Alla fine mi ha contattata, ma dall’Albania…”.

Nella sentenza il giudice cita l’articolo 3 della Convenzione di New York del 1989 secondo cui è “preminente” “l’interesse superiore del fanciullo” e rileva come una sentenza del tribunale dei minorenni autorizzava “incontri monitorati tra il minore e il padre”, dopo che i due fanciulli erano stati affidati ai nonni materni. “Il tribunale – si legge nella sentenza – ritiene opportuno sottolineare la distinzione tra titolarità del potere e modalità di esercizio dello stesso”. Quello che per il giudice è mancato è il “rispetto dei principi fondamentali dell’agire amministrativo”. “Esaminate le risultanze istruttorie, non risulta dimostrato che l’amministrazione abbia esercitato il potere di cui è titolare con modalità compatibili con le garanzie costituzionali che assistono il diritto alla libertà personale e alla vita privata”. In particolare, il trasferimento “è stato eseguito senza un provvedimento, con modalità che non hanno consentito al trattenuto di sapere dove sarebbe stato condotto e quindi di comunicare tempestivamente la destinazione ai familiari”, e “tale operazione ha interferito negativamente con il diritto alla vita privata e familiare tutelato dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo”, conclude il magistrato; da cui la decisione di accogliere il risarcimento del danno.

“Non c’è la necessità per la pubblica amministrazione di avere un altro ordine di trattenimento per trattenere una persona in Albania o in altro Cpr. Il punto è il trasferimento” per cui invece c’è il bisogno di un provvedimento scritto che, nel caso specifico, il tribunale ha verificato non esserci stato. “Una persona non è un pacco, gli devi dire dove lo stai portando, perché ce lo stai portando e gli devi dare il tempo di avvisare la famiglia”, osserva l’avvocato Crescini.

Di Costanza Zanchini

Trump ha confermato l’aumento dei dazi dal 10 al 15%

Trump ha confermato l’aumento dei dazi dal 10 al 15%

Roma, 21 feb. (askanews) – Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth l’aumento dei dazi mondiali dal 10 al 15 per cento, all’indomani della decisione della Corte Suprema americana. L’alta corte aveva di fatto giudicato illegale una parte delle ‘tariffe’ annunciate nell’aprile 2025.

“Sulla base di un esame approfondito, dettagliato e completo della decisione ridicola, mal scritta ed estremamente antiamericana sui dazi resa ieri, dopo molti mesi di riflessione, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, si prega di considerare questa dichiarazione come l’espressione della mia volontà, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, di aumentare immediatamente i dazi mondiali del 10 per cento sui Paesi che, per decenni, hanno “sfruttato” gli Stati Uniti senza ritorsioni (fino al mio arrivo!), al livello pienamente autorizzato e legalmente testato del 15 per cento”, ha annunciato il presidente americano sul suo social network.

La Corte Suprema ha stabilito che il presidente americano non può ricorrere alla legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali (Ieepa) per imporre dazi doganali senza una esplicita autorizzazione del Congresso. La legge era nata per bloccare beni, congelare conti, imporre sanzioni a Paesi ostili, mentre Trump l’aveva resa uno strumento commerciale.

Usa, presidente Trump annuncia aumento dazi dal 10 al 15%

Usa, presidente Trump annuncia aumento dazi dal 10 al 15%

Roma, 21 feb. (askanews) – Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth l’aumento dei dazi mondiali dal 10 al 15 per cento, all’indomani della decisione della Corte Suprema americana. L’alta corte aveva di fatto giudicato illegale una parte delle ‘tariffe’ annunciate nell’aprile 2025.

“Sulla base di un esame approfondito, dettagliato e completo della decisione ridicola, mal scritta ed estremamente antiamericana sui dazi resa ieri, dopo molti mesi di riflessione, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, si prega di considerare questa dichiarazione come l’espressione della mia volontà, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, di aumentare immediatamente i dazi mondiali del 10 per cento sui Paesi che, per decenni, hanno “sfruttato” gli Stati Uniti senza ritorsioni (fino al mio arrivo!), al livello pienamente autorizzato e legalmente testato del 15 per cento”, ha annunciato il presidente americano sul suo social network.

La Corte Suprema ha stabilito che il presidente americano non può ricorrere alla legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali (Ieepa) per imporre dazi doganali senza una esplicita autorizzazione del Congresso. La legge era nata per bloccare beni, congelare conti, imporre sanzioni a Paesi ostili, mentre Trump l’aveva resa uno strumento commerciale.

Accordo dazi Ue-Usa, quasi certo rinvio voto dell’Europarlamento

Accordo dazi Ue-Usa, quasi certo rinvio voto dell’Europarlamento

Roma, 21 feb. (askanews) – Il vero e proprio terremoto, interno e più ancora internazionale, causato dalla storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato tutti i dazi decisi nell’ultimo anno dal presidente Donald Trump mediante il ricorso a una procedura d’emergenza (l’International Emergency Economic Powers Act del 1977), e quindi senza approvazione parlamentare, non potrà non avere ripercussioni importanti anche sull’accordo commerciale di Turnberry tra Usa e Ue, che deve ancora essere approvato formalmente dal Parlamento europeo.

L’accordo, raggiunto nell’agosto scorso in Scozia tra il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e successivamente formalizzato con una dichiarazione congiunta, prevede un meccanismo asimmetrico e più favorevole agli Usa per cui, a fronte di un azzeramento dei dazi per l’importazione nell’Ue di dei prodotti industriali americani, la grande maggioranza dei prodotti europei sono tassati con dazi al 15% negli Usa (con una riduzione rispetto al 20% imposto precedentemente dai cosiddetti ‘dazi reciproci’ di Trump, e rispetto al 27,5% dei dazi sulle auto).

L’accordo non riguardava le importazioni di acciaio e alluminio negli Usa, sottoposte a dazi specifici (del 50%) per il settore, e conteneva anche un impegno da parte europea ad acquistare prodotti energetici americani per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028, e di investire 600 miliardi di dollari nei ‘settori strategici’ negli Stati Uniti.

L’approvazione necessaria da parte del Parlamento europeo non riguarda l’accordo commerciale con gli Usa in quanto tale, ma i regolamenti Ue che lo applicheranno. La procedura era già stata ritardata durante la crisi Ue-Usa sulla questione Groenlandia, che aveva portato gli eurodeputati a proporre diversi emendamenti, per rispondere a eventuali nuove offensive da parte dell’Amministrazione Trump, tra cui un riferimento allo strumento anti-coercizione dell’Ue e una clausola temporale di revisione dei dazi.

La sentenza della Corte Suprema Usa, che riguarda anche i dazi del 15% sui prodotti europei (ma non quelli del 50% su acciaio e alluminio) mette ora chiaramente in luce la necessità di rivedere tutto l’impianto dell’accordo, a pochi giorni dal voto della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, che era previsto per martedì 24 febbraio.

Subito dopo la sentenza, venerdì 20 febbraio – e prima ancora che Trump annunciasse i nuovi dazi generalizzati aggiuntivi del 10% per le importazioni negli Usa, decisi con una base giuridica diversa rispetto alla procedura d’emergenza bocciata dalla Corte Suprema – il presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo, il socialdemocratico tedesco Bernd Lange, ha convocato per lunedì 23 febbraio, alle 14.30, a Bruxelles, una riunione dei relatori ombra dei diversi gruppi politici per l’accordo Ue-Usa, per decidere come procedere.

Lange, che è anche relatore del Parlamento europeo per il più importante dei due regolamenti relativi all’accordo con gli Usa, ha annunciato la convocazione della riunione straordinaria di lunedì in due post successivi pubblicati su X. ‘La decisione sui dazi della Corte Suprema degli Stati Uniti – ha affermato l’europarlamentare tedesco – è un segnale positivo per lo stato di diritto. I giudici hanno dimostrato che anche un presidente degli Stati Uniti non opera in un vuoto giuridico. Sono state fissate delle barriere legali: l’era dei dazi illimitati e arbitrari imposti dal presidente potrebbe ora avviarsi al termine’. ‘Ora – continuava Lange nel secondo post su X – dobbiamo valutare attentamente la sentenza e le sue conseguenze. Per questo ho appena convocato una riunione straordinaria della squadra di negoziatori della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo sull’accordo di Turnberry per lunedì, al fine di valutare le possibili implicazioni sui lavori in corso e in particolare in vista del voto nella commissione’ per il Commercio internazionale del Parlamento europeo.

Un voto che a questo punto sembra molto difficile possa davvero aver luogo. Come ha affermato in una nota venerdì sera l’eurodeputato del Pd Brando Benifei, presidente della delegazione per le Relazioni con gli Stati Uniti dell’Europarlamento e Coordinatore del gruppo S&D per il Commercio internazionale, ‘è ora inevitabile rivalutare molto seriamente se sussistano ancora le condizioni, tanto giuridiche quanto politiche, per procedere con il voto previsto in Europarlamento il prossimo 24 febbraio sull’accordo Ue-Usa’. ‘A me pare quanto mai necessario – ha sottolineato ancora Benifei – avere il tempo per approfondire tutte le implicazioni di questa decisione così rilevante, senza prendere decisioni affrettate, garantendo coerenza tra il quadro giuridico internazionale, la tutela degli interessi economici europei e la solidità politica delle scelte commerciali, fondate sulla prevedibilità, sul rispetto dello stato di diritto e su un equilibrio equo e reciproco negli scambi’. ‘È su questi principi che a mio modo di vedere dovrà basarsi ogni nostra decisione. La pronuncia della Corte Suprema – ha concluso Benifei – è una questione interna statunitense ma è anche un segnale di speranza e di vitalità dell’architettura di pesi e contrappesi che contraddistingue la democrazia americana’.

Sulla stessa linea anche l’eurodeputata tedesca Anna Cavazzini, relatrice ombra dei Verdi per l’accordo commerciale Ue-Usa. ‘Ora abbiamo la prova – ha scritto in una nota, sempre venerdì sera – che i dazi di Trump erano illegali sia secondo il diritto internazionale che secondo quello statunitense’. Ma, ha avvertito Cavazzini, ‘i prossimi passi restano poco chiari. Temo che Trump continuerà ad abusare dei suoi poteri finché non troverà un modo per imporre i suoi dazi ingiustificati. Il voto sull’accordo Turnberry al Parlamento europeo dovrebbe essere sospeso finché non avremo chiarezza’.

Molto cauta anche la reazione a caldo della Commissione europea, con una breve dichiarazione diffusa a Bruxelles, subito dopo la sentenza della Corte Usa, dal portavoce per il Commercio estero, Olof Gill. ‘Prendiamo atto della decisione delle Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Restiamo in stretto contatto con l’Amministrazione Usa, mentre cerchiamo di fare chiarezza sui passi che intendono intraprendere in merito a questa decisione’, ha scritto il portavoce. Che poi ha puntualizzato: ‘Le imprese da entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità nelle relazioni commerciali. Per questo – ha concluso Gill – continuiamo a perorare la causa di dazi più bassi e a lavorare per ridurli’.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto appello alla prudenza, dopo aver accolto molto favorevolmente la sentenza della Corte Suprema, come prova che lo stato di diritto e il sistema dei pesi e contrappesi nelle democrazie funzionano. Ma, ha detto il presidente francese, ‘non dobbiamo affrettare le cose’, notando che Trump ha risposto poche ore dopo, reintroducendo nuovi dazi generalizzati. ‘Ne valuteremo in modo preciso le conseguenze, cosa si può fare e ci adatteremo’, ha spiegato. Dopo aver ribadito che la Francia vuole continuare a esportare i propri prodotti, Macron ha concluso che ‘la questione è la reciprocità, non essere soggetti a decisioni unilaterali. Quindi, se questo aiuta a calmare le acque, va bene’.

Per quanto riguarda l’Italia, Giorgia Meloni (sotto attacco delle opposizioni) tace. La premier, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz, era stata la principale sostenitrice della necessità di trovare un accordo. Adesso il silenzio di Palazzo Chigi la dice lunga sull’imbarazzo. Al momento, in attesa di capire come muoversi, è stato mandato avanti il ministro degli Esteri Antonio Tajani: ‘E’ sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma non credo ci saranno grandi cambiamenti’, ha detto il titolare della Farnesina, aggiungendo di essere ‘ottimista, perché nonostante i dazi il nostro export continua a crescere’.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

Italia e Spagna, due modelli di sviluppo a confronto

Italia e Spagna, due modelli di sviluppo a confronto

Roma, 21 feb. (askanews) – Italia e Spagna, Giorgia Meloni e Pedro Sanchez, due modelli di sviluppo diversi con risultati diversi ma che entrambi i governi rivendicano. Per la Spagna, le stime preliminari indicano una crescita del Pil nel 2025 del 2,8%-2,9%, circa il doppio della media dell’Eurozona. L’Italia è cresciuta dello 0,7%, “meglio di Francia e di Germania”, come ha più volte sottolineato la presidente del Consiglio.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la Spagna ha chiuso il 2025 con un record storico di oltre 22,46 milioni di occupati, portando la disoccupazione sotto il 10% (9,93%), il livello più basso dal 2008. Una crescita che però, secondo il governo, non è solo quantitativa ma anche qualitativa. “Negli ultimi due anni e mezzo – ha spiegato Carlos Cuerpo, ministro spagnolo dell’Economia, a margine dell’Ecofin del 17 febbraio – il 50% dei posti che sono stati creati è stato registrato nei cinque settori con i salari più alti. Questo credo che sia un segnale chiaro del fatto che stiamo andando avanti, spezzando il circolo vizioso che avevamo in Spagna, con imprese che erano sempre più piccole e meno produttive, e che per questo potevano pagare meno i salari”. Secondo il ministro, “siamo ora in una dinamica più positiva, che va precisamente nell’altro senso: aziende sempre più grandi, una maggiore creazione di imprese”, nonché “imprese che possono permettersi di pagare salari migliori, e anche di attrarre lavoratori più qualificati”.

I dati sul lavoro sono un fiore all’occhiello anche del governo di centrodestra italiano. Il tasso di occupazione è al 62,5%, dopo aver toccato il livello record del 62,7% a ottobre, il massimo da quando esiste la rilevazione dell’Istat. “Sono dati – ha commentato sui social Meloni a dicembre – che confermano la fiducia che arriva dal mondo del lavoro e dalle nostre imprese, e che incoraggiano a proseguire con serietà sulle politiche che sostengono occupazione e crescita. Continuiamo su questa strada: più opportunità, più crescita, più futuro”. Dal punto di vista qualitativo, però, sempre secondo l’Istat, il 42,7% delle nuove posizioni lavorative nel 2023 (ultimo dato stabile disponibile) è stato in attività a basso reddito, con solo il 6,9% in settori ad alto reddito.

Anche per questo, visto il fenomeno dei “working poors”, le opposizioni, in particolare Partito democratico e Alleanza Verdi-Sinistra chiedono da tempo a gran voce una legge per stabilire il salario minimo a 9 euro all’ora. Richiesta, sin qui, mai raccolta perchè la premier è convinta che potrebbe avere un effetto contrario a quello desiderato. “Il timore è che il salario minimo possa diventare un parametro sostitutivo e non aggiuntivo per i lavoratori, andando così, per paradosso a peggiorare la condizione di molti lavoratori”, ha spiegato. Al contrario in Spagna il salario minimo c’è, ed è anzi stato appena aumentato di 518 euro all’anno, passando da 1.184 a 1.221 euro al mese, per 14 mensilità, e il governo lo rivendica come uno dei driver della crescita. L’aumento appena deciso, secondo Cuerpo, “si allinea con i prezzi, cioè mantiene il potere d’acquisto di questo segmento dei lavoratori con i salari più bassi. E per questo pensiamo che sia perfettamente gestibile da parte delle imprese, e ci aspettiamo che cosí vada avanti”.

Altra differenza sostanziale nelle politiche tra i due Paesi è la questione dei migranti. Il governo Sanchez il 27 gennaio, ha approvato un decreto che permette la regolarizzazione straordinaria di oltre mezzo milione di immigrati irregolari. la Spagna è uno dei principali Paesi d’arrivo dei flussi migratori diretti verso l’Europa: rispetto ad un totale di 50 milioni di abitanti ospita oltre 7 milioni di stranieri, di cui all’incirca 840 mila irregolari. “Alcuni leader hanno scelto di dar loro la caccia e deportarli attraverso operazioni illegali e crudeli. Il mio governo ha scelto una strada diversa: una procedura semplice e veloce per regolarizzare il loro status di immigrati”, ha detto Sanchez spiegando che la motivazione della scelta è sì “morale” ma anche utilitaristica perché “l’Occidente ha bisogno di persone” per “tenere a galla” l’economia. La linea italiana è, invece, quella della fermezza: il governo ha appena approvato un disegno di legge, che dovrà ora essere esaminato e approvato dal Parlamento, che prevede tra l’altro il “blocco navale”, norme per consentire il ‘decollo’ dei centri in Albania, procedure più rapide e semplici per i rimpatri, in linea con il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo che entrerà in vigore a giugno.

Per quanto riguarda i lavoratori di cui l’industria e i servizi hanno bisogno, ci sono i “decreti flussi” che stabiliscono le quote annuali di ingressi regolari. Un sistema che, però, ha mostrato difficoltà. Secondo un report di “Ero Straniero”, a quasi due anni dai click day del 2024, a fronte di 146.850 persone programmate per gli ingressi, risultano 24.858 permessi di soggiorno richiesti, pari a un tasso di successo del 16,9%. Solo 17 persone circa su 100 riescono a entrare in Italia e risultano avere un lavoro e un regolare titolo di soggiorno. Per il 2025 il quadro non pare migliorare: su 181.450 quote da decreto sono 14.349 i permessi di soggiorno richiesti, il 7,9%Circa 8 persone su 100 hanno finalizzato la procedura a dicembre 2025.

In Italia al momento le stime parlano di circa 450 mila irregolari. Una massiccia regolarizzazione – secondo Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS, intervistato dal “Fatto Quotidiano”, porterebbe “un enorme vantaggio economico” perchè “oggi gli immigrati regolari producono già il 10% del Pil e lo Stato incassa da loro più di quanto spenda in servizi. Regolarizzarne altri, per Di Sciullo, “significherebbe sottrarli all’economia sommersa e aumentare la ricchezza generale del Paese”.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli