Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Tag: Sanremo 2023

Takaichi davanti a un bivio: riformare o no la costituzione?

Takaichi davanti a un bivio: riformare o no la costituzione?

Roma, 19 feb. (askanews) – La nuova super-maggioranza conquistata alla Camera bassa rafforza la posizione della premier giapponese Sanae Takaichi e riporta al centro dell’agenda politica la revisione della Costituzione pacifista del 1947, un obiettivo storico della destra nipponica rimasto finora irrealizzato anche sotto Shinzo Abe.

Dopo la vittoria schiacciante dell’8 febbraio, il Partito liberaldemocratico (Ldp) controlla 316 dei 465 seggi della Camera dei rappresentanti, superando da solo la soglia dei due terzi necessaria per avviare una riforma costituzionale. “L’Ldp lavorerà con perseveranza per creare al più presto le condizioni per un referendum nazionale sulla riforma costituzionale”, ha dichiarato Takaichi in conferenza stampa dopo la rielezione a primo ministro.

Il risultato elettorale segna una svolta storica: è la prima volta nell’era postbellica che un singolo partito ottiene una super-maggioranza alla Camera bassa. La coalizione di governo resta però minoritaria alla Camera alta, dove per arrivare ai due terzi serviranno nuovi equilibri politici, probabilmente non prima delle elezioni parziali del 2028. Secondo il politologo Masahiro Iwasaki della Nihon University, interpellato dall’agenzia di stampa Kyodo, le forze favorevoli alla revisione “potrebbero potenzialmente raggiungere la soglia dei due terzi” anche nella Camera dei consiglieri, grazie alla possibile collaborazione tra Ldp e partiti nazional-conservatori come Sanseito.

La procedura di revisione costituzionale, prevede che una proposta di emendamento sia approvata dai due terzi dei parlamentari di ognuno dei due rami della Dieta, per poi essere sottoposta a referendum confermativo. I sondaggi mostrano un’opinione pubblica divisa quasi a metà sulla revisione dell’articolo 9, il che rende ancora incerto il percorso di un’eventuale revisione della Costituzione.

Il nodo centrale riguarda l’articolo 9, simbolo del pacifismo giapponese, che rinuncia alla guerra e proibisce il mantenimento di forze armate. Nonostante ciò, il Giappone dispone delle Forze di autodifesa (Sdf), la cui legittimità è stata costruita su interpretazioni giuridiche e non su un riconoscimento esplicito nel testo costituzionale. L’Ldp propone una revisione “minima” per inserire le Sdf nella Costituzione; il Partito dell’innovazione giapponese (Jip), nuovo alleato parlamentare di Takaichi, spinge invece per eliminare del tutto il secondo paragrafo dell’articolo 9 e consentire il pieno esercizio dell’autodifesa collettiva.

L’alleanza con il Jip e il rafforzamento di forze ultraconservatrici come Sanseito – che chiede addirittura di “creare una Costituzione da zero” e una politica di difesa indipendente dagli Stati uniti – indicano uno spostamento a destra del quadro politico giapponese. Questo rischia di inasprire ulteriormente le relazioni con i vicini, in particolare con la Cina, con la quale l’esordio di Takaichi come premier alcuni mesi fa è stato particolarmente urticante.

Il contesto strategico spinge Tokyo verso una revisione: il governo intende aggiornare entro fine anno i principali documenti di sicurezza e difesa, mentre cresce la pressione derivante da Cina e Corea del Nord. Pechino ha già criticato duramente Takaichi per dichiarazioni parlamentari in cui suggeriva che un attacco a Taiwan potrebbe provocare una risposta delle Sdf, segnale di un possibile superamento della tradizionale dottrina di “postura esclusivamente difensiva”.

Tuttavia, diversi fattori riducono gli ostacoli rispetto al passato. La fine della lunga alleanza con il partito pacifista Komeito – per decenni forza moderatrice nel blocco conservatore – elimina un freno interno al campo revisionista. Allo stesso tempo, l’alto gradimento del governo Takaichi e la percezione di un’opinione pubblica più sensibile ai temi della sicurezza offrono alla premier un capitale politico che nemmeno Abe era riuscito a consolidare.

Resta incerto se la premier sia disposta a legare il proprio destino politico a una riforma costituzionale, scelta che il suo mentore Abe valutò ma non realizzò. Ma la nuova aritmetica parlamentare e il mutato contesto strategico rendono per la prima volta plausibile, dopo quasi ottant’anni, una modifica della Costituzione che ha definito l’identità pacifista del Giappone del dopoguerra.

Cia: record export agroalimentare, ma Italia è importatore netto

Cia: record export agroalimentare, ma Italia è importatore netto

Roma, 19 feb. (askanews) – Nuovo record storico per l’export agroalimentare Made in Italy che, nel 2025, supera i 72 miliardi di euro. Ma dietro il dato positivo si nasconde un campanello d’allarme: le importazioni crescono ancora più velocemente, sorpassando quota 73 miliardi e riportando l’Italia in deficit commerciale. Dopo due anni di saldo positivo, il nostro Paese torna importatore netto di cibo, con un disavanzo di circa 769 milioni di euro. Un segnale che riapre la sfida della sovranità alimentare nazionale. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani sui dati Istat.

Più in dettaglio, nel 2025 le esportazioni agroalimentari aumentano del 4,9% rispetto al 2024. La Germania si conferma primo sbocco dell’Italia con 11,2 miliardi di euro (+6%), mentre la Francia con 7,9 miliardi (+6%) supera gli Stati Uniti, scesi a 7,5 miliardi (-5%). Anche il Giappone arretra (-12%) e di sicuro questa doppia frenata in due mercati di riferimento influisce sulla bilancia commerciale tricolore, dove l’import di cibo sale del 10,5% sul 2024.

“La corsa dell’export dimostra la forza del Made in Italy nel mondo, ma il ritorno al deficit commerciale evidenzia una fragilità strutturale – sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – La crescita delle importazioni riporta al centro il grande tema della sovranità alimentare: servono politiche per rafforzare la produzione nazionale e proteggere le imprese dagli shock globali” puntando su “investimenti, innovazione e promozione, difesa del reddito agricolo e, soprattutto, reale reciprocità negli scambi internazionali”.

Coldiretti: fiori eduli, produzione italiana vale 7 mln di euro

Coldiretti: fiori eduli, produzione italiana vale 7 mln di euro

Roma, 19 feb. (askanews) – Un italiano su quattro ha acquistato o assaggiato almeno una volta un fiore edulo, che dai piatti degli chef stellati stanno conquistando le tavole di tutti i giorni, tra freschi, essiccati o addirittura trasformati in cocktail. L’analisi viene da una ricerca realizzata da Assofloro con le Università di Napoli Federico II, Università di Milano e Università di Verona assieme a Coldiretti, al centro di un focus organizzato a Myplant&Garden, la più importante fiera del settore in corso alla Fiera di Milano Rho.

In Italia la produzione di fiori eduli vale circa 7 milioni di euro, coprendo il 20% del totale europeo. Le principali regioni produttrici sono Puglia, Campania, Veneto, Toscana e la Liguria.

Esistono circa 1600 tipologie di questi prodotti, tutti caratterizzati da un elevato valore salutistico: sono infatti poveri di grassi e ricchi di sostanze nutritive come minerali, proteine e vitamine (A, B, C ed E), oltre a fibra, composti bioattivi e antiossidanti quali flavonoidi e carotenoidi. Si va dalle margherite alle petunie, dalle viole alle begonie, dalle calendule alle rose, fino a bocche di leone, gerani, nasturzi, primule.

Le proprietà salutistiche e green rappresentano uno dei punti di forza di questo prodotto. I fiori eduli sono infatti genuini, privi di additivi e coloranti, oltre che coltivati in filiera corta secondo il metodo biologico o comunque senza l’utilizzo di prodotti fitosanitari.

La loro popolarità è cresciuta – rileva Coldiretti – anche grazie a programmi tv di cucina e influencer del food, alla ristorazione gourmet e degli agriturismi, alle esperienze turistiche legate alla cucina naturale o ai fiori. Nelle ricette casalinghe si usano crudi aggiunti a insalate, piatti freddi, formaggi freschi, tartare e carpacci di pesce, mentre in pasticceria servono principalmente per le decorazioni. Nella ristorazione si semiappassiscono per salse, liquori o aromi originali, marmellate, essenze o inserti in olio per aromatizzare.

Le maggiori coltivazioni sono effettuate in serra e fuori suolo; l’irrigazione avviene tramite il metodo a goccia per evitare di rovinare i fiori bagnandoli; la raccolta si svolge manualmente da personale altamente formato e qualificato; la conservazione richiede luoghi al fresco; la distribuzione dei fiori avviene entro pochi giorni dalla raccolta. Alcune aziende stanno commercializzando anche all’estero e nella grande distribuzione, grazie a determinati sistemi di trasformazione del prodotto fresco in essiccato, che permettono di allungare la loro conservazione e le modalità di utilizzo.

L’ex principe Andrew è stato arrestato in Gb dopo le rivelazioni degli Epstein Files

L’ex principe Andrew è stato arrestato in Gb dopo le rivelazioni degli Epstein Files

Roma, 19 feb. (askanews) – Andrew Mountbatten-Windsor, l’ex principe Andrea, è stato arrestato con l’accusa di abuso di ufficio nell’ambito di un’inchiesta sul caso Epstein: è quanto riporta la Bbc.

Il comunicato della polizia della Thames Valley, si limita ad affemare di aver “arrestato un uomo sulla sessantina del Norfolk con l’accusa di abuso d’ufficio” e di stare effettuando “perquisizioni presso vari indirizzi nel Berkshire e nel Norfolk”. “L’uomo è attualmente in custodia cautelare”, conclude il comunicato, che omette di fornire alcuna generalità “come da linee guida nazionali”.

Per Zampone e cotechino di Modena Igp diverse prospettive sviluppo

Per Zampone e cotechino di Modena Igp diverse prospettive sviluppo

Roma, 19 feb. (askanews) – Zampone e Cotechino di Modena Igp, che vantano cinquecento anni di storia alle loro spalle, devono imboccare due diverse prospettive di sviluppo per continuare ad affermare. E’ quanto emerso dalla giornata di formazione tenuta dal Consorzio a “Villa La Personala” a San Giacomo Roncole Mirandola lo scorso 12 febbraio, realizzata con il contributo del Masaf, in base alla ricerca sui consumi e sui consumatori di Zampone e Cotechino Modena, redatta dalla società Eumetra dal titolo “Shopper precotti: analisi integrata quali-quantitativa sui consumatori”. Secondo l’analisi i due prodotti sono percepiti in modo molto diverso, anche in termini di target di riferimento.

In pratica, lo Zampone Modena IGP resta un prodotto saldamente legato ai riti delle feste natalizie e in questo, maggiormente apprezzato da un target più maturo. A sua volta, invece, il Cotechino Modena IGP, già a partire dalle valutazioni fatte dagli chef, viene percepito come più leggero, meno grasso e più versatile nell’utilizzo in cucina,

Da qui derivano due differenze identitarie ben marcate, e questa scelta diversificante si è rivelata premiante anche nella valutazione del gradimento dei due spot della campagna radio andata in onda dal 1 al 28 dicembre. A riprova che la sfida del nuovo posizionamento del Cotechino Modena IGP sia non solo auspicabile ma fattibile, al termine della presentazione delle ricerche, si è svolto uno show-cooking esclusivo tenuto da due chef stellati: Igles Corelli e Luca Marchini.

“Questo evento formativo organizzato dal Consorzio con il contributo del Masaf per noi estremamente importante, perchè ci consente di mettere a fuoco le sfide che attendono i nostri due prodotti a denominazione di origine, lo Zampone e il Cotechino Modena IGP in un contesto economico, sociale e di consumo in continua evoluzione – ha detto Paolo Ferrari, presidente del Consorzio Zampone e Cotechino Modena IGP che prosegue – Una prima lezione che traiamo dalla giornata odierna è che il ruolo del Consorzio non è solo quello di proteggere l’autenticità del prodotto, garantendo il rispetto del disciplinare e dei controlli, ma anche, e in misura sempre maggiore, quello di accompagnare le aziende e i consumatori verso nuove modalità di consumo, promuovendo innovazione, sostenibilità e apertura a mercati diversi”.

Truffe sui fondi UE Agricoltura, disarticolata associazione in Sicilia

Truffe sui fondi UE Agricoltura, disarticolata associazione in Sicilia

Roma, 19 feb. (askanews) – I Carabinieri dei Reparti per la Tutela Agroalimentare di Salerno e Messina hanno eseguito tra le province di Catania, Messina, Enna, Trapani e Siracusa, un’ordinanza emessa dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina su richiesta della Procura Europea (EPPO- Ufficio dei Procuratori Europei delegati per la Sicilia, con sede a Palermo) che ha disposto 6 misure cautelari a carico di 6 imprenditori agricoli siciliani attinti, rispettivamente, da un arresto domiciliare con applicazione del braccialetto elettronico, un obbligo di dimora e 4 “divieti di esercitare attività di impresa che legittimano istanze di contributi comunitari o statali, nonché uffici direttivi di persone giuridiche o delle imprese per un anno”, oltre al sequestro preventivo di titoli e anche per equivalente, di altri beni o utilità di proprietà degli indagati, fino alla concorrenza di 361.283,97 euro, parziale profitto dei reati di autoriciclaggio e associazione per delinquere finalizzata alla truffa, aggravata per il conseguimento di contributi dell’U.E. in agricoltura commessi, anche attraverso numerose società artatamente costituite, dal 2018 al 2022, per un ammontare di ulteriori 1.468.839 euro.

Sono stati, quindi, sottoposti a sequestro preventivo: circa 60.000 euro in Titoli PAC Agea, circa 60.000 euro su conti correnti e conti titoli, 2 terreni agricoli in provincia di Messina e 2 appartamenti in provincia di Catania. Contestualmente, venivano notificate le informazioni di garanzia emesse dalla Procura Europea a carico di 22 indagati. I provvedimenti sono scaturiti da un’attività d’indagine svolta dai militari del Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Salerno e coordinata dalla Procura Europea, che ha consentito di fare luce su un’anomala “migrazione” di numerosi fascicoli aziendali dai Centri di Assistenza Agricola siciliani ad altri Centri di Assistenza Agricola in provincia di Salerno e Latina, verosimilmente con l’intento di eludere le attività di controllo da parte delle autorità competenti.

L’analisi delle consistenze aziendali, la ricostruzione dei rapporti tra le società ed i singoli soci, il monitoraggio dei trasferimenti di titoli di pagamento, terreni e denaro hanno consentito agli inquirenti di disvelare un articolato sodalizio criminale dedito al percepimento di ingenti aiuti comunitari riservati al comparto agricolo (FEAGA) traendo in inganno l’Organismo Pagatore AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) mediante: la costituzione di aziende fittizie, l’acquisizione fraudolenta di titoli PAC AGEA dalla Riserva Nazionale; l’inserimento fraudolento nelle consistenze aziendali di terreni mai concessi o falsamente dichiarati come usucapiti. I proventi delittuosi sono stati successivamente trasferiti da un conto societario all’altro e/o reinvestiti, anche attraverso la partecipazione ad aste pubbliche al fine di occultarne la provenienza illecita.

L’operazione testimonia il lavoro dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare – specialità dell’Arma costituita alle dipendenze funzionali del Ministro dell’Agricoltura – impegnati su tutto il territorio nazionale nella lotta alle frodi in danno dei bilanci dello Stato e dell’Unione Europea. Essa rappresenta, inoltre, l’esito dell’efficace azione di contrasto posta in essere dalla Procura Europea, mediante una incisiva ed efficace azione di coordinamento delle indagini che ha portato all’adozione del provvedimento volto ad impedire la prosecuzione dell’attività delittuosa da parte del sodalizio criminale a discapito dei numerosi imprenditori onesti. Nei confronti delle persone coinvolte vige la presunzione di non colpevolezza e le ipotesi accusatorie dovranno essere verificate in sede processuale.

Euro digitale, Cipollone: momento cruciale per rafforzare indipendenza Ue

Euro digitale, Cipollone: momento cruciale per rafforzare indipendenza Ue

Roma, 19 feb. (askanews) – “Questo è un momento cruciale per l’Europa. In un contesto globale definito da rapidi cambiamenti, da incertezza strategica e tensioni geopolitiche, l’Europa deve rafforzare la propria indipendenza costruendo un’economia forte, innovativa e competitiva”. Lo afferma Piero Cipollone, componente del Comistato esecutivo della Bce, secondo il testo del suo intervento introduttivo a una audizione alla Commissione banche al Senato.

Cipollone è a Roma, di nuovo per perorare la causa della creazione di una versione digitale dell’euro. “Non è un appello al protezionismo, ma un’esortazione a investire nella capacità collettiva dell’Europa di innovare e competere a livello mondiale. La Bce, insieme alle banche centrali nazionali dei paesi dell’area dell’euro, è pronta a fare la sua parte nel promuovere l’autonomia e la sicurezza dell’Europa”, ha sostenuto.

“Nel mandato istituzionale della Banca centrale europea figurano due compiti particolarmente rilevanti per la nostra discussione di oggi: l’emissione di moneta di banca centrale e la promozione del regolare funzionamento dei sistemi di pagamento”. Ed “esistono due tipi di moneta di banca centrale – ha spiegato -: la moneta al dettaglio, utilizzata da cittadini e imprese per l’acquisto di beni e servizi, e la moneta all’ingrosso, con cui le banche regolano le reciproche obbligazioni finanziarie”.

L’euro digitale “riguarda principalmente le transazioni al dettaglio”, mentre i pagamenti digitali “sono ormai la norma e le nuove tecnologie stanno rivoluzionando i servizi finanziari. Questo panorama offre grandi opportunità per stimolare la crescita, ma presenta anche delle sfide. Dobbiamo assicurare che la moneta di banca centrale continui a rispondere alle esigenze dell’era digitale, per salvaguardare la sovranità monetaria dell’Europa in un mondo digitale”.

Lo scorso ottobre “i leader europei hanno sottolineato l’importanza di ‘completare rapidamente i lavori legislativi e accelerare altre fasi preparatorie’ per l’euro digitale. Il loro messaggio era chiaro: il momento di agire è ora – ha sostenutio Cipollone -. In un mondo in rapida trasformazione, dimostriamo agli europei che sappiamo raccogliere le sfide con determinazione, proteggendo la nostra moneta e garantendo la libertà dei cittadini di pagare come desiderano. Potranno beneficiarne tutti: consumatori, commercianti e prestatori di servizi di pagamento”.

I cantanti in gara a Sanremo sui social: guida il duo Fedez e Masini

I cantanti in gara a Sanremo sui social: guida il duo Fedez e Masini

Milano, 19 feb. (askanews) – DeRev misura gli artisti in gara al Festival stimando l’impatto delle community social sulla competizione. Ancora una volta è Fedez, quest’anno in coppia con Marco Masini, a dominare la classifica dei cantanti in gara visti dai social. Anche per l’edizione alle porte, per il quinto anno, DeRev, società di strategia digitale, comunicazione e marketing online, ha analizzato le performance degli artisti che stanno per sfidarsi al Festival analizzando le piattaforme Facebook, Instagram, X e TikTok e misurando il vantaggio che potrebbe favorirli in occasione del televoto grazie all’attivazione delle community che li seguono sulle piattaforme. In questo 2026, dunque, Fedez e Marco Masini si trovano in testa più che altro per il gran numero di follower del primo (24 milioni e 576mila), ai quali Masini aggiunge i suoi 567mila. Al secondo posto c’è Elettra Lamborghini con 12 milioni di follower ma anche il maggior numero di interazioni (1 milione e 622mila) nel periodo preso in considerazione da DeRev per l’estrazione dei dati (30 novembre 2025 – 11 febbraio 2026). A chiudere il podio troviamo Arisa, che è l’artista che più ha incrementato la fanbase da quando è stata annunciata la sua partecipazione al Festival (+53mila follower per un totale di 2 milioni e 659mila).

“Negli ultimi anni abbiamo toccato con mano quanto nutrire il dialogo con i fan possa fare la differenza nel momento in cui il consenso del pubblico è determinante, ma in questo 2026 c’è un nuovo dato a emergere: una certa disaffezione degli utenti. Per la prima volta da quando DeRev esegue questa rilevazione prima dell’inizio del Festival – ha svelato il CEO, Roberto Esposito – l’intero insieme degli artisti in gara ha un saldo negativo in termini di variazione del numero di follower. Di per sé non è un dato allarmante (appena 7mila e 716 utenti in meno dal 30 novembre), ma lo diventa se lo guardiamo dal punto di vista della mancata crescita: negli ultimi anni, dal momento dell’annuncio della lista dei Big, gli artisti in gara hanno guadagnano complessivamente circa mezzo milione di follower. Questo può essere il segnale che qualcuno non ha gradito la partecipazione di alcuni cantanti a Sanremo, ma anche che molte persone non hanno sentito l’esigenza di andare a seguire nuovi nomi in vista della gara”.

Questo trend di scarsa attenzione per l’Ariston, probabilmente condizionato anche dal focus su un altro grande evento, quale sono le Olimpiadi invernali, emerge anche dall’analisi sul numero di interazioni messe insieme dai cantanti dallo scorso 30 novembre: sono state 11 milioni e 736mila, praticamente la metà di quelle che erano state registrate lo scorso anno (22 milioni e 656mila) in un periodo ancora più corto perché il Festival era iniziato prima, nella consueta settimana di febbraio.

Secondo la rilevazione di questo 2026, oltre la cinquina di testa, vanno tenuti d’occhio in vista del voto da parte del pubblico anche Enrico Nigiotti (6° in classifica), secondo per crescita follower (+29.284) e Ditonellapiaga (8° in classifica), prima per engagement (3,2%). In fondo alla classifica, invece, stilata sulla base del DeRev Score – un punteggio derivante da un algoritmo proprietario sviluppato per misurare l’efficacia della comunicazione sui social media a partire da tutti i principali indicatori, come il numero di follower, l’engagement, il numero di interazioni e il numero di post -, ci sono Raf, Dargen D’Amico e Maria Antonietta & Colombre: non hanno soltanto un dimensionato numero di follower (rispettivamente 468mila, 495mila e 105mila), ma soprattutto non riescono a coinvolgere il pubblico: nel periodo considerato Raf ha totalizzato 72mila interazioni, Dargen D’Amico 65mila e Maria Antonietta & Colombre appena 14mila, complessivamente parlando. Anche altri artisti hanno un deficit sul fronte delle interazioni, come Tommaso Paradiso (24mila) e Levante (58mila), ma hanno un’audience vasta (rispettivamente 1 milione e 125mila follower e 1 milione e 675mila follower) che può essere mobilitata soprattutto a fronte di una pubblicazione regolare di contenuti durante il Festival.

Confagri Bari-Bat: trattori fermi, emergenza gasolio agricolo

Confagri Bari-Bat: trattori fermi, emergenza gasolio agricolo

Roma, 19 feb. (askanews) – Campi fermi, aziende olivicole, ortofrutticole, agrumicole e cerealicole in ginocchio e un sistema burocratico nel caos. È l’allarme lanciato da Confagricoltura Bari-BAT in merito ai ritardi nell’assegnazione agli imprenditori del gasolio agricolo a tariffa agevolata per le aziende delle province di Bari e Bat, una risorsa vitale per le operazioni colturali in corso. Le istanze per l’assegnazione della dotazione per singola azienda attualmente vengono attivate dalla Regione, compilate dai CAA e poi istruite e validate dai singoli comuni di residenza dei titolari dell’impresa agricola richiedente.

Il passaggio alla modalità integralmente telematica tramite il nuovo portale regionale, avvenuto lo scorso primo gennaio, si sta rivelando molto critico dal punto di vista operativo. Nonostante i nostri Centri di Assistenza Agricola (CAA) abbiano lavorato tempestivamente le pratiche, il processo si arena sistematicamente nella fase di validazione da parte dei Comuni, che si stanno dimostrando fortemente impreparati alla loro funzione.

L’analisi di Confagricoltura evidenzia situazioni di stallo totale in alcuni territori chiave del Barese e della BAT. I Comuni che ad oggi presentano le criticità più gravi sono Andria, Castellana Grotte, Polignano a Mare e Conversano. In queste aree le aziende agricole sono impossibilitate a rifornirsi e i distributori ad erogare, con il rischio imminente di compromettere importanti fasi colturali e essenziali interventi sui terreni e sui raccolti.

Secondo l’organizzazione per sbloccare l’impasse è necessario urgentemente un cambio di rotta deciso. Ci sono due soluzioni possibili: da un lato incrementare il personale competente e le risorse dei comuni dedicate al servizio UMA, dall’altro affidare l’intero iter agli sportelli dei CAA, sui territori. “I nostri CAA conoscono le esigenze degli agricoltori e hanno competenze tecniche e agronomiche che spesso mancano agli enti pubblici. In più possono contare sull’impegno di risorse dedicate, che invece mancano cronicamente nell’organico dei comuni – dichiara Massimiliano Del Core, presidente di Confagricoltura Bari Bat – e per questo si sono dimostrati l’unico anello della catena realmente efficiente e operativo, nonostante le difficoltà di un passaggio telematico avvenuto in modo repentino e senza paracadute. Mentre i Comuni annaspano per mancanza di formazione o carenza di personale, i nostri centri di assistenza hanno già istruito le pratiche e sono pronti a chiudere il cerchio. Chiediamo alla Regione Puglia un atto di pragmatismo: dare mandato ai CAA di gestire l’intero iter dalla compilazione, all’istruttoria, fino alla validazione finale”.

Confagricoltura contesta una transizione al digitale definita affrettata e priva di un’adeguata fase di organizzazione e formazione. Per Del Core, non è più tempo di sperimentazioni sulla pelle delle imprese.

IA, Urso a summit Nuova Delhi firma accordo su progetti in Africa

IA, Urso a summit Nuova Delhi firma accordo su progetti in Africa

Roma, 19 feb. (askanews) – Raggiunto a Nuova Delhi un accordo di collaborazione strategica trilaterale tra Italia, India e Kenya per sviluppare in Africa, nell’ambito dell’AI Hub for Sustainable Development promosso dal Mimit con l’UNDP e in coerenza con il Piano Mattei, la diffusione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. L’intesa, riporta un comunicato, nel quadro del Piano d’Azione Strategico India-Italia 2025-2029, è stata formalizzata a margine dell’AI Impact Summit dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, presente al vertice globale in rappresentanza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al ministro indiano dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione, Ashwini Vaishnaw, e al ministro dell’Informazione, Comunicazioni ed Economia Digitale del Kenya, William Kabogo Gitau.

“Con questo accordo consolidiamo la collaborazione tra Italia, India e Kenya per sviluppare l’intelligenza artificiale nel continente africano, in linea con gli obiettivi del nostro Piano Mattei”, ha dichiarato il ministro Urso. “L’India, grande partner dell’Italia e interlocutore cruciale per le nostre imprese nello sviluppo dell’IA e dell’innovazione, potrà svolgere un ruolo centrale al fianco dell’AI Hub promosso dal Mimit durante la Presidenza italiana del G7: insieme trasformiamo la cooperazione in progetti concreti al servizio dello sviluppo sostenibile in Africa”, ha aggiunto il ministro.

L’intesa, prosegue il comunicato, punta a costruire percorsi strutturati di adozione dell’intelligenza artificiale, avviando dal 2026 quindici casi d’uso prioritari ad alto impatto e contribuendo all’obiettivo di creare cento percorsi di diffusione dell’AI nei Paesi del Sud Globale. Accanto all’AI Hub del Mimit sono coinvolte la EkStep Foundation / People+AI per l’India e la Direzione per l’Economia Digitale e le Tecnologie Emergenti del Governo del Kenya. La collaborazione rafforzerà infrastrutture abilitanti, modelli operativi e competenze per accompagnare le soluzioni di IA dalla fase pilota alla piena scalabilità.

Particolare attenzione sarà dedicata alla diffusione della voice AI nelle lingue africane, per ampliare l’accesso ai servizi digitali e ridurre le barriere linguistiche. È inoltre prevista l’istituzione di un gruppo di lavoro trilaterale Italia-India-Kenya per guidare e monitorare i primi 15 casi d’uso, in raccordo con le strategie nazionali.

La Lettera di Intenti, dice ancora il Mimit, di natura non vincolante, conferma l’impegno comune per una diffusione dell’intelligenza artificiale inclusiva, trasparente e rispettosa della sovranità dei dati. Con questa firma, l’Italia rafforza il proprio ruolo di ponte tra ecosistemi innovativi e promotrice di un approccio multilaterale orientato all’impatto concreto sullo sviluppo economico e sociale. (fonte immagine: MIMIT)