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Tag: Sanremo 2023

Ue, Rsf boccia codice buone pratiche Ue su Intelligenza artificiale

Ue, Rsf boccia codice buone pratiche Ue su Intelligenza artificialeBruxelles, 2 apr. (askanews) – “Reporters sans frontières” (Rsf), l’organizzazione non governativa che difende i giornalisti arrestati, la libertà di stampa, il diritto d’informare e di essere informati nel mondo, ha annunciato oggi di aver abbandonato l tavolo dei negoziati in corso a Bruxelles sull’elaborazione del “Codice di buone pratiche”, che è previsto dal Regolamento Ue sull’Intelligenza artificiale (“AI Act”) per i modelli di IA per finalità generali (come Gpt-4 di OpenAI).


Il codice sarà una sorta di manuale di istruzioni destinato ai fornitori di modelli di IA per garantire la corretta applicazione delle nuove norme, in particolare nell’individuare, valutare e minimizzare i rischi sistemici per la democrazia, i diritti fondamentali, lo stato di diritto, la salute, la sicurezza e la protezione dell’ambiente. “La terza bozza del Codice di buone pratiche del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act”, che è stata pubblicata l’11 marzo scorso dall’Ufficio dell’IA europeo, “rimane ampiamente insufficiente. Dopo aver lavorato invano per sei mesi al tavolo delle trattative, Rsf denuncia la mancanza di garanzie sul diritto all’informazione e il peso esorbitante dell’industria in questo processo”. Rsf, perciò, “mette fine alla sua partecipazione alla stesura del testo e abbandona il tavolo delle trattative”, si legge in un comunicato emesso dal direttore generale dell’Organizzazione, Thibaut Bruttin, che denuncia come la bozza del Codice sia stata elaborata negli ultimi tre mesi “sotto la pressione crescente dei Big Tech”.


Per Brutti, “la conclusione è chiara: le preoccupazioni relative all’informazione sono state gradualmente rimosse da quello che dovrebbe essere uno strumento di autoregolamentazione per i progettisti di IA, per dimostrare il loro rispetto per i principi difesi nel regolamento europeo entrato in vigore il 1° agosto 2024”. “Manca – sottolinea il direttore generale di Rsf – la necessaria attenzione alla tutela delle informazioni affidabili: il diritto all’informazione non è menzionato nel testo. Sono assenti anche i rischi associati allo sviluppo non regolamentato dell’intelligenza artificiale per informazioni affidabili, come i ‘deepfake’, la proliferazione di siti di fake news automatizzati o persino la disinformazione infiltrata nei ‘chatbot’. I diritti fondamentali, come i rischi sistemici per l’integrità delle elezioni democratiche, sono relegati in appendice e la loro presa in conto è facoltativa”.


“Poiché non vi è alcuna prospettiva che queste questioni fondamentali vengano prese in considerazione quando verrà annunciata la versione definitiva del testo” che è prevista entro il 2 maggio, “Rsf, che ha partecipato alla stesura del Codice, ha annunciato che abbandonerà il tavolo delle trattative”, perché si tratta, spiega il direttore generale dell’Organizzazione, “di un esercizio ormai destinato al fallimento”. Secondo Rsf, “il Codice non contiene una sola disposizione concreta per combattere i pericoli comprovati che l’IA pone all’accesso a informazioni affidabili. Le questioni democratiche non possono essere relegate, come lo sono oggi, a un’appendice. Difendere il diritto all’informazione non è un’opzione, ed è intollerabile ciò sia trascurato fino a questo punto da un testo europeo, anche se provvisorio”, afferma Bruttin.


“Non siamo stati ascoltati e non faremo il ruolo degli utili idioti. Invece di avviare un traballante tentativo di autoregolamentazione incoraggiato dalla Commissione europea, le istituzioni devono posizionarsi come garanti della regolamentazione democratica delle attività tecnologiche che rivoluzioneranno il futuro del giornalismo”, conclude il direttore generale di Rsf.

DR lancia Birba, la microcar elettrica con 180 km di autonomia

DR lancia Birba, la microcar elettrica con 180 km di autonomiaMilano, 2 apr. (askanews) – DR Automobiles Groupe debutta nel segmento dei quadricicli e lo fa con Birba, un L7e full electric. Birba dispone di 14 kW di potenza per una velocità massima di 90 km/h e un’autonomia di circa 182 km.


Birba è l’alleata perfetta nel cosiddetto “ultimo miglio” come mezzo da lavoro con il suo bagagliaio da 700 litri e una portata utile da 275 kg, ma è allo stesso tempo ideale per raggiungere l’ufficio o per muoversi in città. La dotazione di serie è davvero ricca. Spiccano il quadro strumenti Lcd a colori, la connessione Bluetooth e Radio Dab plus, aria condizionata, presa 12V/porte Usb, telecamera con funzione “Parking assist” e sensori.


Birba sarà disponibile nelle tre versioni: Classic, Sport, Ego. Ognuna con diversi livelli di personalizzazione. Prezzo di partenza di 12.900 euro, che diventano 9.900 grazie agli ecoincentivi statali e 8.900 euro in caso di rottamazione. Birba sarà un brand/prodotto che DR Automobiles Groupe commercializzerà in abbinamento agli altri brand Evo, DR, Sportequipe, Tiger e ICH-X negli oltre 400 showroom italiani che costituiscono oggi l’intero network di vendita del gruppo. La direzione commerciale di Birba è affidata a Cesar De Armas.

Borsa, governo valuta innalzamento soglia Opa obbligatoria al 30%

Borsa, governo valuta innalzamento soglia Opa obbligatoria al 30%Roma, 2 apr. (askanews) – Si va verso un probabile innalzamento della soglia che fa scattare l’obbligo di Opa, dall’attuale 25% al 30%. Sarebbe questa una delle prima misure che il governo starebbe valutando di inserire nel decreto attuativo della riforma del Testo unico della finanza (Tuf) prevista (con delega) nella legge Capitali.


L’ipotesi, di cui ha parlato ieri Reuters e che è stata ripresa da alcuni quotidiani, sarebbe allo studio del tavolo tecnico presso il Mef, istituito proprio per predisporre i decreti legislativi attuativi della delega. Fonti vicine al dossier, che confermano la misura in corso di valutazione, mettono allo stesso tempo in guardia dal rischio che si intervenga sulla soglia Opa con un provvedimento spot, e non all’interno di una riforma globale, un provvedimento dettato probabilmente dalla contingenza del risiko bancario e del dossier Tim, con Poste che, dopo aver rilevato le quote di Cdp (in cambio della sua partecipazione in Nexi) e Vivendi, ha raggiunto il 24,81% del capitale e un ulteriore eventuale rafforzamento porterebbe la società guidata da Matteo Del Fante a superare la soglia attuale del 25%.


In valutazione anche il metodo per introdurre l’innalzamento della soglia Opa: la disposizione potrebbe trovare spazio direttamente nello schema di decreto legislativo che viene portato all’esame delle Commissioni parlamentari, oppure successivamente, attraverso i pareri parlamentari con ‘condizioni’ o ‘osservazioni’ che per il governo sarebbe difficile ignorare in sede di approvazione definitiva del decreto legislativo. Il tema dell’innalzamento della soglia per l’obbligo dell’Opa per le grandi società quotate è in discussione da tempo nel mondo della finanza. Il position paper di Assonime ‘Proposte per una riforma organica del TUF’ di aprile 2024, prevede una razionalizzazione del sistema delle soglie lasciando a tutte le società la facoltà di indicare nei rispettivi statuti la soglia per l’obbligo dell’Opa nell’intervallo 25%-40%. Attualmente tale facoltà è prevista solo per le pmi.

Amirante (N.Orizzonti): esempio Wojtyla guida ancora nostra missione

Amirante (N.Orizzonti): esempio Wojtyla guida ancora nostra missioneRoma, 2 apr. (askanews) – “Vent’anni fa, il mondo piangeva la morte di un Papa che aveva segnato la storia, non solo per la sua guida spirituale, ma anche per il suo coraggio, la sua profondità e la sua incessante testimonianza di amore. Papa Giovanni Paolo II è stato un faro di luce in tempi di oscurità, un uomo di Dio che ha saputo avvicinare i cuori, soprattutto quelli più fragili e dimenticati. La sua visione e il suo impegno per il bene dell’umanità sono stati determinanti per molte delle scelte che, come Comunità Nuovi Orizzonti, ci hanno ispirato nel nostro cammino”. Lo ha dichiarato in una nota la Fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti, Chiara Amirante.


“In particolare, il suo amore incondizionato per i più poveri, gli emarginati, i giovani in cerca di un senso, ci ha spinto a dedicare la nostra vita all’annuncio della speranza, alla promozione della dignità umana e alla cura di chi è più vulnerabile. Papa Giovanni Paolo II ci ha insegnato che non c’è niente di più potente dell’amore che si dona. La sua capacità di vedere e amare ogni persona come un fratello, di ascoltare la sofferenza degli altri, è un’eredità che ci spinge a continuare la sua missione di portare il Vangelo nel mondo con gesti concreti di carità e di accoglienza”, conclude Amirante.

Ue, Pd cerca equilibrio con doppio voto ma ancora si discute

Ue, Pd cerca equilibrio con doppio voto ma ancora si discuteRoma, 2 apr. (askanews) – Alla fine la spaccatura di tre settimane fa viene scongiurata, il Pd riesce a mantenere una sostanziale unità nel voto, anche se poi ognuno racconta una versione diversa di cosa si è votato. Al Parlamento europeo i democratici trovano una soluzione ‘double-face’, che può essere presentata in due modi opposti all’opinione pubblica e che permette alla segretaria valutare con più serenità le modalità con cui andare alla manifestazione M5s.


Nicola Zingaretti, di prima mattina, detta la linea agli eurodeputati dem: no all’emendamento che “accoglie con favore il piano ‘Rearm Europe’”, ma sì alla ‘Relazione sulla difesa e la sicurezza’ in cui quella frase è stata però inserita lo stesso, perché l’emendamento è comunque passato. Un altro equilibrismo, che appunto viene raccontato in maniera diametralmente opposta dalle varie anime del partito e che conferma quanto sia complicata la sintesi tra i dem su questo argomento. La maggioranza Pd enfatizza il no all’emendamento sul riarmo, sorvolando sul fatto che poi a quella frase è stato comunque detto sì al momento del voto sull’intero documento. La minoranza cerca di inchiodare il vertice Pd al voto finale, rimarcando il ‘sì’ anche al piano von der Leyen. In realtà ci sono anche alcuni dissidenti, i tre ‘riformisti’ che votano sì anche all’emendamento (Pina Picierno, Giorgio Gori e Elisabetta Gualmini) e i due indipendenti Marco Tarquinio e Cecilia Strada che votano no anche alla ‘Relazione’ nel suo complesso. Ma, è il ritornello del Nazareno, sono solo “posizioni personali”, la linea del Pd non cambia.


Il problema è capire se la linea Pd è quella del no all’emendamento – che peraltro riprende il giudizio “radicalmente” critico fissato nella mozione presentata a Camera e Senato e votata da tutti – o quella del ‘sì’ finale alla ‘Relazione’, che invece i riformisti festeggiano come una vittoria, considerando che tre settimane fa l’indicazione del partito fu per l’astensione in una situazione simile. Giuseppe Provenzano è perentorio: “Le singole distinzioni sul no al ‘Rearm Eu’, e le dichiarazioni successive che le rivendicano, non cambiano e non appannano una linea che oggi è stata riaffermata anche dalla stragrande maggioranza della delegazione. Sulla linea di contrarietà ai riarmi nazionali proposti da von der Leyen e di impegno per una vera difesa europea abbiamo raggiunto l’unanimità in direzione e nel Parlamento italiano”. E appunto Marco Sarracino, Alfredo D’Attorre, Marina Sereni e tanti altri rimarcano il “no” del Pd al riarmo. La Picierno ribatte: “Noto anche oggi una certa tendenza a confondere le acque del dibattito pubblico. Pazienza e chiarezza: nel testo finale votato dalla delegazione del Pd e da tutto il gruppo dei socialisti e democratico c’è ‘Rearm Europe’, ed è motivo di grande soddisfazione per la responsabilità dimostrata da parte di tutti”. Ma di “responsabilità” parla anche Provenzano, per chiedere a tutti di evitare polemiche: “Nel momento in cui le divisioni delle forze di maggioranza mettono a rischio la credibilità dell’Italia sarebbe responsabilità di tutti non alimentare confusione”.


Di fatto rimane la fotografia di un equilibrio precario, che verrà messo alla prova altre volte. A cominciare da sabato, quando si terrà la piazza M5s. La segretaria potrebbe andare di persona, oppure mandare una delegazione. Ma di sicuro la minoranza è pronta a farsi sentire, se – come molto probabile – da quel palco dovessero arrivare frasi su difesa e Europa irricevibili per i riformisti Pd.

Consorzio Vini Doc Sicilia: a Vinitaly masterclass sul progetto Lucido

Consorzio Vini Doc Sicilia: a Vinitaly masterclass sul progetto LucidoMilano, 2 apr. (askanews) – Continuano le iniziative per la valorizzazione e il rilancio dello storico vitigno siciliano Lucido (sinonimo di Catarratto Bianco) promosse dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, tramite il progetto “Vista” Lucido, Valorizzazione innovativa e sostenibile dei terroir delle varietà autoctone. L’adesione al progetto da parte di diverse Cantine siciliane, della Regione Siciliana, dell’Istituto regionale del vino e dell’olio (Irvo), sotto la guida del Consorzio ed il supporto di un innovation broker, ha costituito un prototipo condiviso di ricerca applicata in ambito vitivinicolo.


Il progetto, che si avvia nei prossimi mesi al completamento, ha come oggetto “lo sviluppo di nuove pratiche produttive improntate ad una filiera sostenibile, la sperimentazione di un nuovo stile produttivo e la valorizzazione del Lucido nel mercato nazionale e internazionale, con il fine ultimo di un incremento di competitività lungo la filiera del vitigno”. Il Lucido riveste un ruolo di primo piano nella viticoltura siciliana, rappresentando non solo la varietà più diffusa, con circa 30mila ettari coltivati, ma anche un simbolo della tradizione enologica della regione. Versatile e resiliente, contribuisce alla diversità e alla ricchezza della produzione dell’isola, offrendo un’ampia gamma di sfumature organolettiche. Le sue potenzialità sono riferibili alla produzione di vini monovarietali ma anche alla composizione di blend che esprimono l’identità e la complessità del terroir siciliano.


Lunedì 7 aprile, alle 15, presso lo stand G79 del Padiglione 2 Sicilia, il Consorzio presenterà una masterclass in cui Giovanni Colugnati, innovation broker del progetto, illustrerà i risultati di alcune tra le micro e meso vinificazioni condotte presso la Cantina sperimentale dell’Irvo di Marsala, in collaborazione con il Centro di ricerca dell’Università degli Studi di Palermo e le aziende partner del progetto.

Dazi, Meloni non esclude “risposte adeguate”. Mattarella chiede unità Ue

Dazi, Meloni non esclude “risposte adeguate”. Mattarella chiede unità UeRoma, 2 apr. (askanews) – Dopo tanta prudenza e inviti a “non agire per impulso” e a cercare “con la diplomazia” di “raggiungere un punto di equilibrio”, alla fine l’occasione per annunciare che il governo italiano, in concerto con l’Unione europea, è pronto a reagire ai dazi Usa che verranno delineati da Trump è arrivata nel giorno in cui Palazzo Chigi ha voluto celebrare il comparto che più di ogni altro ne soffrirà: l’agroalimentare. Nelle stesse ore in cui, dal Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, incontrando il presidente dell’Estonia Alar Karis, ha definito i dazi voluti dal presidente Usa un “errore profondo”, evidenziando come, da parte europea, servisse “una risposta compatta, serena, determinata”.


Alla cerimonia di consegna del Premio Maestro dell’arte della cucina italiana, la premier ha ricordato che “i prodotti agroalimentari italiani sono richiesti in tutto il mondo, a partire ovviamente dall’Europa”. Ma gli Stati Uniti, ha sottolineato Meloni, “sono il secondo mercato di destinazione, con un export che nel 2024 è salito del 17%. Quello statunitense è per noi un mercato fondamentale ed è evidente che l’introduzione di nuovi dazi avrebbe risvolti pesanti per i produttori italiani”, ha premesso la premier. “Questa è la ragione – ha proseguito la presidente del Consiglio nel cortile d’onore di Palazzo Chigi – per la quale adesso bisogna lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti né l’Europa. Il che, ovviamente – ha ammesso -, non esclude se necessario di dover anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni”. Parole, queste di Meloni, pronunciate per rassicurare i “Maestri dell’arte della cucina italiana” premiati (tra i quali Riccardo Cotarella, presidente dell’Unione internazionale degli enologi, lo chef tristellato Massimo Bottura, il fondatore e presidente internazionale di Slow Food Carlo Petrini) e insieme a loro l’intero settore.


Rassicurazione ribadita subito dopo dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida: “Il governo è consapevole – ha detto – dell’immenso valore anche economico del Made in Italy agroalimentare e della conseguente necessità di proteggerlo in ogni modo. Il timore dei dazi non ci deve fare dimenticare i record di questi anni del settore: l’Italia è una superpotenza in questo settore e saprà vincere ogni sfida grazie a un governo che sia di supporto e non di ostacolo”. A richiamare le parole del capo dello Stato è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Mattarella dice parole sagge – ha commentato – ma l’ha detto anche il presidente del Consiglio oggi e noi lo stiamo ripetendo da giorni: la linea della saggezza è quella che paga sempre. Non dobbiamo reagire di pancia a dei dazi – il monito di Tajani -, dobbiamo valutare esattamente i contenuti, quali sono i danni che possono provocare nella nostra economia e poi, se non si riesce con il dialogo ad ottenere una situazione diversa, è ovvio che in tempi brevi ci sarà una risposta europea. E’ l’ultima ratio – ha specificato – però, se dobbiamo reagire, allora reagiremo. Viene da loro la decisione di fare un’offensiva sui dazi, noi non vogliamo fare nessuna guerra commerciale, ma se dobbiamo difenderci ci difenderemo”.


Sui tempi della reazione europea, ha proseguito Tajani, “non si andrà alle calende greche. Una volta capito stasera cosa gli americani vorranno fare allora si valuterà l’impatto, si parlerà con loro, e si valuterà contemporaneamente, con tempi non biblici, un’eventuale scelta di reazione che sia intelligente e non controproducente”. Ormai, non resta che attendere poche ore.

Umbria Top porta a Vinitaly 56 Cantine e il progetto “Radici”

Umbria Top porta a Vinitaly 56 Cantine e il progetto “Radici”Milano, 2 apr. (askanews) – Le “radici” sono il filo conduttore delle attività in programma al Padiglione Umbria di Vinitaly 2025. Umbria Top, la società cooperativa che riunisce la maggioranza delle aziende vitivinicole regionali, guiderà la partecipazione alla fiera con 56 Cantine e un calendario di appuntamenti tra degustazioni, talk e approfondimenti.


“Partecipare a Vinitaly significa portare l’eccellenza umbra su un palcoscenico internazionale di prestigio: il nostro obiettivo è promuovere una crescita sostenibile senza perdere il legame con le radici del territorio” ha dichiarato la presidente della Regione, Stefania Proietti, aggiungendo che “le Cantine umbre valorizzano i vitigni autoctoni con un approccio innovativo e rispettoso dell’ambiente. Come Regione – ha concluso – continueremo a sostenere il comparto, promuovendo la qualità, la competitività all’estero e lo sviluppo di un turismo enogastronomico di valore”. “‘Radici’, il claim che accompagna la presenza della Regione Umbria, esprime perfettamente il legame del comparto con la terra, le comunità e il sapere tramandato” ha sottolineato l’assessora Simona Meloni, aggiungendo che “l’Umbria del vino è identità e futuro”. “Umbria Top si conferma punto di riferimento per chi sceglie di valorizzare il vino della regione nel suo contesto territoriale” ha aggiunto il presidente Massimo Sepiacci, sottolineando che “offriamo un’immagine unitaria, supportiamo le aziende e sviluppiamo strategie condivise, e Vinitaly è un’opportunità per rafforzare la presenza sui mercati e accrescere la visibilità del settore”.


Gli spazi Umbria Top (Padiglione 2, da A9 a F9) sono organizzati su due livelli aperti a istituzioni, enti e realtà locali come gli assessorati regionali, la Camera di commercio dell’Umbria, Promocamera, Assogal Umbria con i suoi cinque Gal e 3A Parco Tecnologico Agroalimentare. Gli eventi, raccolti nel format “Umbria Wine Academy”, proporranno degustazioni e approfondimenti dedicati a storie, progettualità e protagonisti del vino umbro. Il concept “Radici” guiderà anche l’identità visiva dello stand: 1.000 mq allestiti con immagini evocative per raccontare la connessione tra territorio, storia e futuro. “Protagonisti saranno la biodiversità, le tecniche produttive, le tracce storico-archeologiche legate alla viticoltura” ha spiegato Gioia Bacoccoli, coordinatrice di Umbria Top, rimarcando che “questa chiave di lettura potrà diventare un nuovo metodo per mappare le eccellenze regionali e invitare alla scoperta dell’Umbria”. Il programma si apre domenica 6 aprile alle 12.15 con l’inaugurazione ufficiale, a cui seguirà alle 15, la presentazione della pubblicazione “Radici: l’eco delle origini”, un volume collettivo che ripercorre le origini della viticoltura umbra con un approccio multidisciplinare. Il progetto analizza peculiarità botaniche e agronomiche, testimonianze di archeologia agricola e contributi storici, con il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Perugia, dell’Università per Stranieri, di 3A Parco Tecnologico Agroalimentare, del Museo del Vino di Torgiano e di Ais Umbria. La pubblicazione è stata coordinata dal corso Mi.CO. dell’Università per Stranieri di Perugia con il contributo scientifico di Alberto Palliotti (Viticoltura), Manuel Pinero Vaquero (Storia economica) e Paolo Braconi (Storia dell’agricoltura e dell’alimentazione).

Auto: nasce Spark Alliance, la più grande rete di ricarica in Europa

Auto: nasce Spark Alliance, la più grande rete di ricarica in EuropaMilano, 2 apr. (askanews) – Quattro aziende europee leader nella ricarica per veicoli elettrici hanno unito le forze per creare Spark Alliance: la rete di ricarica più grande d’Europa. I Ceo di Atlante, Electra, Fastned e Ionity, tutte realtà europee hanno ufficializzato la collaborazione al Cercle de l’Union Interalliée di Parigi. L’obiettivo della Spark Alliance è creare una rete di ricarica unica e integrata, semplificando l’esperienza di ricarica e rendendo la mobilità elettrica più accessibile.


Le 1.700 stazioni con 11mila punti di ricarica in 25 paesi europei di Spark Alliance con energia da fonti rinnovabili saranno presto accessibili attraverso l’app del proprio operatore preferito senza doverne scaricare una nuova. Per aiutare i conducenti a trovare la stazione più vicina e durante il viaggio, i membri della Spark Alliance mostreranno nei route planner delle proprie app non solo le loro stazioni, ma anche quelle degli altri partner. Atlante, Electra, Fastned e Ionity condividono la missione di accelerare la transizione verso la mobilità elettrica e promuovere un futuro senza combustibili fossili.

Porto di Brindisi faro cantieristica navale nel Mediterraneo

Porto di Brindisi faro cantieristica navale nel MediterraneoRoma, 2 apr. (askanews) – Trasformare il porto di Brindisi in un hub di eccellenza per la riparazione, il refitting e la demolizione di navi fino a 250 metri di lunghezza grazie ad un investimento complessivo di 140 milioni di euro e la creazione di 600 posti di lavoro diretti e indiretti. Realizzare un dry dock di dimensioni 230×48 metri con la costruzione di nuove infrastrutture. Essere pronti immediatamente alla cantierizzazione dell’area. Le autorizzazioni necessarie, infatti, sono state già concesse dalle autorità competenti nell’ambito del nuovo piano regolatore portuale.


Sono questi i punti cardine del progetto di Piloda Shipyard per la manifestazione di interesse indetta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la riconversione e la reindustrializzazione dell’area dell’ex centrale a carbone nel porto di Brindisi. Piloda Shipyard già presente nell’area brindisina collaborando con le principali compagnie di navigazione, enti governativi e istituzioni accademiche, impegnando 130 dipendenti per un fatturato di 25 milioni di euro. Il progetto mira a potenziare il Porto di Brindisi, trasformandolo in un hub di eccellenza per la riparazione, il refitting di imbarcazioni fino a 200 metri, mega yacht, e la demolizione navale, con un investimento complessivo di 140 milioni di euro. La realizzazione di un dry dock di dimensioni 230×48 metri e la costruzione di nuove infrastrutture garantiranno una competitività internazionale, generando 600 posti di lavoro tra diretti e indiretti. L’iniziativa risponde alla crescente domanda del settore, consolidando il ruolo dell’Italia nel mercato navale e riducendo la delocalizzazione delle attività all’estero. Secondo i dati elaborati dalla nuova edizione di Nautica in Cifre – Log, l’annuario statistico realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison, il fatturato complessivo del settore refit, riparazione e rimessaggio per l’anno 2023 è di oltre 495 milioni di euro (+17,8% circa rispetto al 2022). L’obiettivo principale è quello di ampliare le attività di riparazione navale con un focus su navi commerciali e mega yacht, e creare un polo specializzato nella demolizione navale. Il mercato del refitting di mega yacht in Italia è in forte espansione, ma l’offerta di strutture adeguate ad imbarcazioni di grandi dimensioni (50-100 metri) è limitata. Il progetto prevede un incremento significativo delle unità lavorative, con 250 nuovi dipendenti diretti e un numero equivalente di posti di lavoro indiretti, generati dalle attività di outsourcing e dall’indotto correlato. L’Italia, leader nella produzione di mega yacht, beneficerà ulteriormente di questo sviluppo, con un impatto positivo sull’intera filiera navale. Grazie a questo progetto Brindisi diventerebbe un faro nella cantieristica di settore nel Mediterraneo al pari di bacini presenti solo a Malta, in Marocco, Gibilterra, Tunisia e nel Mare del nord in Spagna. La costruzione di un dry dock di grandi dimensioni (230×48 metri) consentirà di intercettare un mercato più ampio e di rispondere alla crescente domanda di servizi specializzati, attualmente spesso delocalizzati all’estero. Inoltre, il progetto prevede la creazione di un’area dedicata alla demolizione navale, autorizzata ai sensi del “Decreto Concordia”, per unità superiori a 500 tonnellate di stazza lorda. Questo settore è in crescita, anche grazie alle nuove normative sulle emissioni, che porteranno a un aumento delle navi da demolire nei prossimi anni.


“Il nostro progetto – spiega Donato Di Palo, Ceo di Piloda Shipyard che ha presentato la manifestazione di interesse – prevede di avere il nuovo bacino galleggiante a disposizione per l’attività di refitting e demolizione. Un bacino già autorizzato ai sensi del così detto “Decreto Concordia” per le demolizioni navali per unità superiori a 500T di stazza lorda. Il mercato è in crescita. Considerando le nuove normative legate alle emissioni che gradualmente entreranno in vigore nei prossimi anni, saranno sempre più le unità navali che andranno a demolizione. Attualmente il mercato è prevalentemente all’estero, basti pensare che anche la Marina Militare Italiana demolisce le proprie unità fuori dai nostri confini nazionali”. “La ricaduta occupazionale – continua Donato Di Palo – Sarebbe di grande importanza, sia guardando al breve termine, nel periodo interessato dal progetto, sia guardando a lungo termine. Brindisi diventerebbe così uno snodo fondamentale per tutto il basso Adriatico ed il Mediterraneo creando un indotto importante grazie anche alla sua capacità occupazionale data dall’esperienza e dalla vocazione marittima della città. In Italia ci sono pochissimi bacini adatti allo smantellamento di navi fino a 250 metri, come quello che è intervenuto sulla Concordia a Genova. Brindisi diventerebbe un faro per il settore”.


“Il progetto – aggiunge Di Palo – è immediatamente cantierabile in quanto sorge in aree inserite nel nuovo piano regolatore del porto approvato a gennaio e quindi già in presenza delle autorizzazioni necessarie. Calcoliamo 24 mesi dall’inizio dei lavori”.