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Tag: Sanremo 2023

Regione Toscana promuove la birra artigianale di qualità

Regione Toscana promuove la birra artigianale di qualità

Roma, 3 mar. (askanews) – Approvata nell’ultima seduta della Giunta la delibera con le disposizioni attuative del bando previsto dalla Legge regionale 34 del 2025 dedicata alla valorizzazione e promozione dei prodotti e delle attività dei produttori di birra artigianale. Il relativo bando sarà pubblicato entro la metà del mese di marzo. Il provvedimento rientra nelle politiche regionali a sostegno del patrimonio agroalimentare toscano e mira a consolidare una filiera che negli ultimi anni ha registrato una crescita significativa, sia in termini produttivi che di riconoscibilità sui mercati, integrandosi sempre più con l’offerta turistica ed enogastronomica regionale.

“Un provvedimento con cui vogliamo rafforzare una filiera giovane, dinamica e fortemente identitaria del nostro territorio – dichiara il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani – La birra artigianale rappresenta, infatti, un esempio virtuoso di integrazione tra agricoltura, innovazione e promozione turistica. Sostenere i microbirrifici significa investire nella qualità, nella sostenibilità e nell’attrattività della Toscana, valorizzando produzioni locali che raccontano il legame profondo tra territorio e competenze”.

“La legge regionale 34 del 2025 trova ora piena attuazione con un bando concreto e mirato – aggiunge Leonardo Marras, assessore all’economia, al turismo e all’agricoltura della Regione Toscana, spiegando il provvedimento adottato dalla Giunta regionale nella sua ultima seduta – Abbiamo previsto un sostegno significativo, pari al 65% a fondo perduto, per accompagnare le imprese negli investimenti in innovazione, qualità e formazione. Puntiamo a rafforzare l’intero ciclo produttivo, incentivando anche l’utilizzo di materie prime regionali e premiando chi investe nei territori della Toscana diffusa, contribuendo così alla crescita economica e alla vitalità delle aree più fragili”.

Per l’annualità 2026 sono stanziati complessivamente 200mila euro, suddivisi tra investimenti materiali (100mila euro) e investimenti immateriali (100mila euro), con un contributo a fondo perduto pari al 65% delle spese ammissibili. I contributi richiesti non dovranno essere inferiori ai 3.500 euro e superiori ai 10.000 euro. Gli investimenti materiali possono riguardare interventi di ristrutturazioniee ammodernamenti degli impianti di produzione, dell’acquisto di macchinari e di strumenti di dotazione, in funzione delle innovazioni tecnologiche, sia in ambito organizzativo sia di processo produttivo, compresi i processi di certificazione di qualità; ed infine dello sviluppo della coltivazione e della lavorazione delle materie prime per la produzione della birra. Inoltre potranno riguardare la partecipazione ad attività di formazione degli operatori che svolgono attività di vendita e somministrazione e anche l’adesione a marchi collettivi riferiti alle birre artigianali e agricole.

Le domande di accesso al contributo potranno essere presentate dai titolari dei microbirrifici e dai microbirrifici agricoli, che sono identificati con quelli che producono meno di 10.000 ettolitri di birra l’anno.

Guerra all’Iran, tutti gli aggiornamenti sulla situazione

Guerra all’Iran, tutti gli aggiornamenti sulla situazione

Roma, 3 mar. (askanews) – Soldati israeliani sono entrati in Libano dopo avere attaccato sia Teheran e sia Beirut. L’Unifil ha evacuato il personale non essenziale. L’Iran ha colpito Israele e gli Emirati, centrata l’ambasciata Usa a Riad. Trump: risponderemo. Le Idf: colpito il quartier generale del regime a Teheran. Di seguito le notizie più importanti di oggi martedì 3 marzo. (A cura di Fabio Santolini e Giovanna Turpini)

-10:59 L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha confermato oggi che gli ultimi attacchi statunitensi hanno causato danni all’impianto nucleare sotterraneo di Natanz.

-10:50 Israele: colpito il quartier generale del regime iraniano a Teheran.

-10:40 Udita una serie di esplosioni a Gerusalemme.

Tajani: pronti nuovi voli di rientro da M.O., diversi previsti oggi

Tajani: pronti nuovi voli di rientro da M.O., diversi previsti oggi

Roma, 3 mar. (askanews) – “Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati in Medio Oriente. Per rispondere all’emergenza in corso, stiamo facilitando, insieme alle Ambasciate italiane nella regione e in collaborazione con le Autorità locali, alcuni voli di rientro dei connazionali dalla regione del Medio Oriente”, ha indicato il Ministro Tajani.

Come rende noto la Farnesina, per oggi 3 marzo sono previsti: – due voli commerciali speciali da Mascate (Oman) verso Roma Fiumicino, per un totale di circa 300 persone. – un volo da Abu Dhabi diretto a Milano con a bordo circa 200 persone, tra cui gli studenti, in larga parte minorenni, della World Students’ Connection presenti a Dubai. Il gruppo si trova già presso l’aeroporto di Abu Dhabi ed è assistito dal personale dell’Ambasciata a Abu Dhabi e del Consolato Generale a Dubai. – altri due voli Etihad da Abu Dhabi per l’Italia, uno alle ore 14:20 per Milano e l’altro alle ore 14:40 per Roma. I voli sono destinati a riproteggere i passeggeri che non erano potuti partire prima con la compagnia.

Per domani 4 marzo è già stato programmato un ulteriore volo da Mascate (Oman).

È stato approntato un meccanismo di trasferimento via autobus dagli Emirati Arabi Uniti all’Oman: i primi spostamenti sono già in corso. Le istruzioni per i trasferimenti sono inviati a chi si trova negli Emirati ed è registrato sulla app “Viaggiare Sicuri” o sul sito www.dovesiamonelmondo.it.

Un analogo sistema è in corso di predisposizione da Kuwait, Bahrein e Qatar verso l’Arabia Saudita.

a Farnesina rinnova l’invito a seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali e a registrarsi sull’App Viaggiare Sicuri o sul sito www.dovesiamonelmondo.it. per ogni aggiornamento, che sarà comunicato attraverso questi canali istituzionali.

Export gelato italiano +19% in primi 6 mesi 2025, Asia +72%

Export gelato italiano +19% in primi 6 mesi 2025, Asia +72%

Roma, 3 mar. (askanews) – Il gelato italiano piace sempre di più nei mercati asiatici. Secondo l’ultimo Osservatorio Economico del Maeci, nel primo semestre 2025 l’export di gelato verso l’Asia è aumentato del 72% rispetto allo stesso periodo del 2024, passando da 20 a 34,4 milioni di euro. Nella sola Asia Orientale, è cresciuto da 6,8 a 8,7 milioni di euro, registrando un incremento del 28%.

A livello globale, l’Italia si conferma quarto Paese esportatore di gelato, dopo Germania, Francia e Belgio, con un valore totale di 372 milioni di euro, in crescita del 19% rispetto ai 313 milioni del 2024. In più l’Asia rappresenta oggi il 9,2% dell’export italiano, con un aumento del 44% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Anche per questo Tonitto 1939, azienda leader in Italia per sorbetti e gelati “speciali” senza zuccheri aggiunti, vegan e high protein, parteciperà per il terzo anno consecutivo a Foodex, la più importante manifestazione agroalimentare asiatica, in programma dal 10 al 13 marzo a Tokyo.

L’azienda ligure è già presente in Corea del Sud, Filippine e Taiwan, e punta a espandere la propria presenza in Asia, proponendo i prodotti a marchio Tonitto e cercando nuovi mercati da consolidare. La partecipazione a Foodex sarà l’occasione per approfondire avviare contatti commerciali in Giappone, Cina e Malesia. “Negli ultimi due anni abbiamo osservato un crescente interesse verso il gelato italiano premium: tra il 2024 e il 2025 i contatti commerciali qualificati generati in fiera sono aumentati di circa il 35%, con particolare attenzione a distributori retail e operatori food service giapponesi – spiega Simone Furlan, Export Sales Manager di Tonitto 1939 -. La partecipazione rientra in un piano strutturato di sviluppo export, che prevede investimenti marketing dedicati all’Asia pari al 10% del budget annuale, adattamento di packaging e formati ai mercati locali e consolidamento di partnership distributive”.

Tonitto 1939 punta a consolidare la propria presenza in Corea del Sud, mercato già ricettivo per il gelato italiano, e a finalizzare accordi commerciali in Giappone, con l’obiettivo di avviare le prime vendite continuative a marchio entro i prossimi 12 mesi. Allo stesso tempo, l’azienda sta sviluppando i contatti in Cina, dove il mercato dei frozen dessert cresce a un tasso stimato del 6% annuo, e in Malesia, hub strategico per il Sud-Est asiatico dove la domanda di prodotti occidentali di qualità è in costante aumento. “Ad oggi il mercato asiatico rappresenta per noi un grande potenziale di crescita – aggiunge Furlan. Pur non pesando ancora significativamente sul totale dell’export, i contatti e l’interesse verso i nostri prodotti sono in forte crescita. Per il 2026 l’obiettivo è entrare in Cina e Giappone e cogliere opportunità ad alto valore aggiunto in Malesia e Corea del Sud”.

Silicon Valley, l’ingegnere bolognese che guida il summit sull’hardware

Silicon Valley, l’ingegnere bolognese che guida il summit sull’hardware

Bologna, 3 mar. (askanews) – Il settore tecnologico globale è nel pieno di una rivoluzione silenziosa. Dopo un decennio in cui il software ha dominato investimenti e attenzione mediatica, i capitali stanno tornando verso l’hardware: semiconduttori, robotica, sensori, sistemi di potenza. L’infrastruttura fisica senza la quale l’intelligenza artificiale, i veicoli autonomi e la transizione energetica non potrebbero esistere.

E’ in questo scenario che imprenditori, startup e investitori di tutto il mondo sono chiamati a raccolta il 16 e 17 aprile a Menlo Park, California, per l’IEEE Hard tech venture summit: un evento internazionale che punta a far incontrare chi sviluppa tecnologie fisiche innovative con i capitali in grado di finanziarle. A guidare l’organizzazione dell’edizione Silicon Valley è un ingegnere italiano: Bruno Iafelice, bolognese, Event Chair del summit e Silicon Valley Lead per IEEE Entrepreneurship.

“Stiamo assistendo a una rinascita dell’Hard Tech guidata dall’AI, dalla robotica e dalle sfide climatiche – spiega Iafelice ad askanews -. Per anni il mondo degli investimenti ha guardato quasi esclusivamente al software. Oggi ci si è resi conto che senza hardware, senza chip, sensori, infrastrutture, l’innovazione non può funzionare. E i numeri lo confermano: il mercato dei semiconduttori punta ai mille miliardi di dollari, l’Hardware-as-a-Service è proiettato a 357 miliardi entro il 2030”.

La scelta della sede non è casuale. Il summit si terrà al SRI International, il leggendario centro di ricerca dove oltre 80 anni fa sono nati il mouse, il sistema bancario automatizzato, Arpanet – il precursore di Internet – e lo spin-off che avrebbe dato vita a Siri. “Abbiamo scelto SRI perché qui è dove tutto è iniziato – sottolinea Iafelice -. Vogliamo che investitori e fondatori costruiscano in questo luogo storico le relazioni per le prossime grandi innovazioni fisiche”.

L’evento, giunto alla seconda edizione dopo il debutto 2025 a San Francisco, si espande quest’anno in un circuito nordamericano che tocca anche Boston e Toronto. Un segnale della crescente domanda di occasioni di incontro tra il mondo della ricerca applicata e quello del venture capital specializzato in tecnologie “hard”, quelle che richiedono cicli di sviluppo lunghi, competenze ingegneristiche avanzate e capitali intensivi. Sono attesi un centinaio di partecipanti tra founder, investitori e service provider specializzati.

Per Iafelice, che opera come ponte tra l’ecosistema italiano e quello californiano, l’obiettivo è chiaro: “L’Italia ha competenze ingegneristiche di altissimo livello, ma spesso manca il collegamento con i circuiti internazionali del venture capital. Eventi come questo servono anche a costruire quei ponti”.

L’IEEE, Institute of electrical and electronics engineers, è la più grande organizzazione professionale tecnica al mondo, con oltre 500.000 membri in più di 190 Paesi.

Il Mediterraneo confine liquido della coscienza, “Rotta” a Firenze

Il Mediterraneo confine liquido della coscienza, “Rotta” a Firenze

Firenze, 3 mar. (askanews) – Fino al 29 marzo, la Sala d’Arme del Palazzo Vecchio di Firenze ospita Rotta di Giuseppe Lo Schiavo, a cura di Serena Tabacchi, un progetto inedito e site specific che intreccia linguaggio contemporaneo e spazio storico, rito e tecnologia, denuncia e poesia, chiedendo al visitatore non solo di osservare, ma di prendere posizione. Un evento performativo, oltre la mostra, che trasforma lo spazio in un dispositivo immersivo dove immagine, suono e scultura costruiscono un attraversamento totale. Al centro della narrazione il Mediterraneo, mare di civiltà e di scambi, ma anche confine liquido e teatro di assenze, luogo in cui la storia si intreccia con la cronaca e dove la memoria collettiva si misura ogni giorno con la perdita.

Secondo il Missing Migrants Project dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, solo dal 1 gennaio al 10 febbraio 2026 abbiamo assistito già a 524 morti e dispersi: un dato inevitabilmente incompleto, perché il mare trattiene ciò che la statistica non riesce a restituire. Rotta, progetto site-specific capace di trasformare uno degli spazi più simbolici della città in un luogo di ascolto, sospensione e responsabilità condivisa, nasce da una delle ferite più silenziose del nostro tempo: imbarcazioni dirette verso l’Italia che svaniscono tra le onde, talvolta ritrovate alla deriva con l’autopilota inserito, vuote. Scafi che continuano a muoversi mentre la vita che li abitava è già stata inghiottita.

L’opera nata e creata dal visual artist e researcher Giuseppe Lo Schiavo è filmata in presa diretta con sette camere e registrata con trentadue microfoni. Il 10 dicembre 2025, a otto miglia dalla costa – distanza simbolica in cui si compie l’azione centrale – la Banda di Pizzo Calabro, diretta dal maestro Alessandro Maglia, ha eseguito in mare aperto due requiem e due brani contemporanei. Due di questi sono stati composti insieme all’artista da Marco Guazzone ed eseguiti sulle imbarcazioni accanto alla banda. La musica struttura l’azione e la trasforma in una cerimonia laica, un rito collettivo sospeso tra commemorazione e tensione.

Nella Sala d’Arme l’installazione dialoga con elementi scultorei e sonori che amplificano la dimensione immersiva del progetto. Delfini in bronzo a grandezza naturale, ispirati alle apparizioni reali avvenute durante le riprese accanto alle imbarcazioni, diventano presenze simboliche di guida e orientamento. La pietra rinascimentale accoglie un paesaggio acustico che avvolge lo spettatore, trasformando l’architettura in cassa armonica contemporanea. È al culmine del viaggio che l’opera compie il gesto più radicale.

L’artista affida al mare una scultura antica. Un gesso liberato, consegnato deliberatamente alle onde, esposto allo sguardo pubblico nel momento stesso in cui viene sottratto alla tutela e alla permanenza. Il gesto assume la forma di un sacrificio e segna una frattura: la partitura si incrina, il suono si fa elettronico, teso, dissonante. L’armonia si interrompe. L’opera si chiude con una breve composizione musicale di Rakans, produttore musicale oggi in Germania, scritta a partire dalla propria esperienza di attraversamento del Mediterraneo in barca verso l’Europa, da rifugiato. Un’ultima traccia sonora che non è commento ma testimonianza, non accompagnamento ma memoria incarnata.

È qui che Rotta si fa chiamata a raccolta. Perché ci scandalizza vedere una scultura antica affidata al mare? Perché percepiamo come irreparabile la perdita di un oggetto, di un frammento di patrimonio? E perché, troppo spesso, ci abituiamo con minore indignazione al fatto che a essere affidata al mare, gettata in mare, persa per sempre, sia la vita di una persona? Il gesto di Giuseppe Lo Schiavo non è distruzione ma rivelazione: mette in tensione il rapporto tra arte e vita, tra memoria e responsabilità, tra patrimonio e umanità. Espone il pubblico a un dubbio etico che non può essere delegato e lo coinvolge in prima persona.

La rotta non è soltanto quella delle imbarcazioni: è la nostra, come comunità. Rotta è promossa dai Musei Civici Fiorentini con il Patrocinio del Comune di Firenze e con la collaborazione della Fondazione MUS.E

Grossi (Aiea): Nordcorea continua ad arricchire uranio

Grossi (Aiea): Nordcorea continua ad arricchire uranio

Roma, 3 mar. (askanews) – La Corea del Nord continua a operare impianti di arricchimento dell’uranio a Yongbyon e Kangson. Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, definendo la situazione “una grave preoccupazione”.

Nel suo intervento introduttivo al Consiglio dei governatori a Vienna, Grossi ha affermato che l’Agenzia “continua a monitorare il programma nucleare della Repubblica popolare democratica di Corea”. Secondo l’Iaea, il reattore da 5 megawatt di Yongbyon “probabilmente continua a operare nel suo settimo ciclo di irraggiamento”.

L’Agenzia ha inoltre osservato attività presso il laboratorio radiochimico tra gennaio e settembre 2025, periodo in cui il combustibile irradiato del sesto ciclo sarebbe stato probabilmente riprocessato. “L’operazione in corso degli impianti di arricchimento a Kangson e Yongbyon è motivo di seria preoccupazione”, ha detto Grossi.

L’Aiea monitora anche un nuovo edificio a Yongbyon dotato di capacità di alimentazione e raffreddamento simili a quelle dell’impianto di Kangson. Secondo Grossi, potrebbero essere in corso lavori interni dopo il completamento della struttura esterna. Vi sarebbero inoltre indicazioni che il reattore ad acqua leggera di Yongbyon abbia ripreso a funzionare dopo un periodo di fermo tra agosto e novembre 2025.

Non si registrano “cambiamenti significativi” nel sito di test nucleari di Punggye-ri, che “rimane pronto a supportare un test nucleare”, ha aggiunto il direttore generale, definendo il continuo sviluppo del programma nucleare nordcoreano “chiare violazioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite”. L’Iaea mantiene uno stato di “elevata prontezza” per verificare il programma nucleare di Pyongyang, ha concluso.

Usa-Cina trattano su investimenti in vista visita di Trump

Usa-Cina trattano su investimenti in vista visita di Trump

Roma, 3 mar. (askanews) – Pechino e Washington hanno avviato discussioni per rilanciare gli investimenti reciproci, in vista della prossima visita in Cina del presidente degli Stati uniti Donald Trump, prevista tra il 31 marzo e il 2 aprile. Lo riferisce oggi il South China Morning Post.

Il tema sarebbe stato affrontato a livello tecnico durante i preparativi del viaggio, ma ambito e struttura di eventuali accordi restano da definire. Secondo una fonte, entrambe le parti guarderebbero a joint venture strutturate, accordi di licenza e modelli con limitato trasferimento di proprietà intellettuale, in grado di superare scrutinio politico e regolatorio. Tra i possibili modelli viene citato l’accordo del 2023 tra Ford e la cinese Catl per la licenza di tecnologia per batterie negli Stati uniti.

La questione degli investimenti si inserisce in un rapporto economico che Pechino considera il pilastro delle relazioni bilaterali, caratterizzato da centinaia di miliardi di dollari di scambi e flussi finanziari annuali. Tuttavia, l’aumento dei controlli sugli investimenti cinesi negli Stati uniti ha già provocato un calo dei flussi e alcune ritirate.

Secondo le fonti, la parte cinese avrebbe sollevato il tema della protezione degli investimenti e dell’accesso ai mercati, inclusa la quotazione di società cinesi, mentre i rappresentanti statunitensi avrebbero posto l’accento su “reciprocità” e sbilanci commerciali. Washington avrebbe inoltre indicato che gli investimenti cinesi sarebbero benvenuti purché in settori non sensibili.

I dati ufficiali mostrano un forte calo degli investimenti cinesi negli Stati uniti rispetto al picco del 2016, mentre anche gli investimenti diretti statunitensi effettivamente utilizzati in Cina sono diminuiti nel 2024. Un nuovo round di negoziati tra le due parti è atteso nelle prossime settimane per definire in modo più dettagliato eventuali intese.

Un portavoce del ministero del Commercio cinese ha ribadito che Pechino “si oppone costantemente a misure tariffarie unilaterali” e invita Washington a rimuovere o astenersi dall’imporre nuovi dazi.

Calcio, risultati di A: scatto Udinese, quota 35

Calcio, risultati di A: scatto Udinese, quota 35

Roma, 2 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 27esima giornata dopo Udinese-Fiorentina 3-0

27^ GIORNATA Parma-Cagliari 1-1, Como-Lecce 3-1, Verona-Napoli 1-2, Inter-Genoa 2-0, Cremonese-Milan 0-2, Sassuolo-Atalanta 2-1, Torino-Lazio 2-0, Roma-Juventus 3-3, Pisa-Bologna 0-1, Udinese-Fiorentina 3-0.

Classifica: Inter 67, Milan 57, Napoli 53, Roma 51, Como 48, Juventus 47, Atalanta 45, Bologna 39, Sassuolo 38, Udinese 35, Lazio 34, Parma 33, Cagliari, Torino 30, Genoa 27, Cremonese, Lecce, Fiorentina 24, Pisa e Verona 15.

28^ GIORNATA venerdì 6 marzo 20.45 Napoli-Torino, sabato 7 marzo 15.00 Cagliari-Como, 18.00 Atalanta-Udinese, 20.45 Juventus-Pisa, domenica 8 marzo 12.30 Lecce-Cremonese, 15.00 Bologna-Verona, 15.00 Fiorentina-Parma, 18.00 Genoa-Roma, 20.45 Milan-Inter, lunedì 9 marzo 20.45 Lazio-Sassuolo.

Iran, Meloni: Ue non avvisata, crisi diritto figlia dell’attacco a Kiev

Iran, Meloni: Ue non avvisata, crisi diritto figlia dell’attacco a Kiev

Roma, 2 mar. (askanews) – Un conflitto che è stato deciso “senza il coinvolgimento dei partner europei” ma che sul suolo del Vecchio continente ci è già arrivato, come dimostra il drone che ha colpito nella notte la base della Royal Air Force a Cipro. A sera, a più di 48 ore dall’attacco e dopo una giornata in cui le opposizioni hanno invocato a gran voce un suo intervento in Parlamento, Giorgia Meloni, decide di parlare in prima persona della “preoccupante” situazione che si è creata in Iran e nell’area del Golfo dopo la decisione di Usa e Israele di attaccare Teheran. Pochi minuti per dire che il governo ha messo tra le sue priorità il rientro degli italiani rimasti bloccati, ma anche per dare una lettura del contesto con quella dose di equilibrismo ormai costante in politica internazionale, soprattutto quando di mezzo c’è l’America di Donald Trump.

E così, oltre all’ammissione di un certo stupore per la mancata condivisione con i Paesi europei da parte dello storico alleato, la presidente del Consiglio esprime più in generale i suoi timori per la “crisi del diritto internazionale”. Una crisi per la quale, tuttavia, non indica esplicitamente corresponsabilità americane ma che considera “figlia” dell’attacco della Russia all’Ucraina e di quella “stagione di caos” diventata “inevitabile” dopo che “un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino”. La premier concorda sul fatto che “non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche” e che, nonostante gli sforzi a cui ha partecipato anche l’Italia, il tentativo di un accordo sul nucleare di Teheran “ha fallito”. Ma dopo l’attacco di Usa-Israele, osserva, “l’obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi” sebbene nulla può andare meglio “se l’Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei paesi del Golfo che sono totalmente ingiustificati”.

L’estensione del conflitto a quell’area così strategica per i fragili equilibri del Medio Oriente ha colto di sorpresa le cancellerie europee e, ovviamente anche l’Italia. D’altra parte, dice Meloni, “sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga”. I timori, sono quelli di una guerra dalla durata più lunga di quanto non si fosse temuto all’inizio, ma anche di trovarsi impreparati di fronte a attacchi che dovessero tornare a toccare il suolo europeo. Lo dicono, praticamente in chiaro, il ministro degli Esteri e quello della Difesa, ascoltati oggi nelle commissioni Esteri di Camera e Senato e protagonisti anche di serrati botta e risposta con le opposizioni, schierate in audizione con quasi tutti i loro leader: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La crisi in Iran potrebbe essere lunga, durare “giorni, forse settimane”, apre scenari “finora mai considerati” e “incide direttamente sulla nostra sicurezza nazionale”, hanno spiegato Tajani e Crosetto. Siamo, ha detto quest’ultimo, in una fase in cui “la possibilità di azioni che giudichiamo folli è superiore alla nostra capacità di immaginazione”. Un attacco simile a quello avvenuto negli Emirati, ha osservato, “sarebbe peggio in Italia, perché le difese da queste nuovi armi che sono soprattutto i droni” sono “molto più difficili rispetto alle armi tradizionali”. Toccato anche il tema del sostegno di tipo militare che potrebbe essere richiesto. “Abbiamo ricevuto richieste di aiuto logistico e di forniture di materiali da parte dei Paesi del Golfo, che coincidono anche con la protezione dei nostri militari presenti nell’area”, ha fatto sapete Tajani. Proprio su questo prossimamente tornerà a riferire Crosetto che durante l’audizione è stato bersagliato soprattutto per la sua presenza (e poi permanenza) a Dubai nelle ore in cui era già esploso il conflitto. A sera arriva anche il sostegno di Giorgia Meloni che, però, somiglia tanto a una mera difesa d’ufficio. “Non ha mai smesso di fare il suo lavoro”, si è limitata a dire la premier.

Ci sono poi due immediate conseguenze della crisi di cui il governo si è dovuto occupare: il rischio di attacchi terroristici (oggi al Viminale Piantedosi ha riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza) e il costo dell’energia e delle materie prime già schizzato a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz.