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Tag: Sanremo 2023

Takaichi: voglio rendere il Giappone più forte e prospero

Takaichi: voglio rendere il Giappone più forte e prospero

Roma, 20 feb. (askanews) – La premier giapponese Sanae Takaichi ha promesso una svolta nelle politiche economiche e di sicurezza per rendere il Giappone “più forte e più prospero”, annunciando la fine dell’austerità fiscale prolungata, grandi investimenti strategici e il rafforzamento delle capacità di difesa e intelligence. Lo ha dichiarato in un discorso programmatico alla Dieta, il primo dopo la rielezione a capo del governo in seguito alla netta vittoria elettorale dell’8 febbraio.

“Il mio governo porrà fine alla lunga pratica di eccessiva austerità fiscale e di insufficienti investimenti per il futuro”, ha affermato Takaichi, sottolineando l’intenzione di adottare finanze pubbliche “responsabili e proattive” e di premere con forza “l’interruttore della crescita”. La premier ha indicato nella carenza di investimenti interni uno dei principali freni al potenziale di crescita del paese rispetto alle altre economie avanzate.

Sul fronte sociale ed economico, il governo intende accelerare il confronto su una sospensione biennale dell’imposta sui consumi dell’8 per cento su alimenti e bevande, con l’obiettivo di una conclusione entro l’estate e la rapida presentazione di un disegno di legge. La misura, ha spiegato, sarebbe temporanea per sostenere le famiglie in un contesto di inflazione persistente e sarebbe accompagnata in futuro da deduzioni fiscali e trasferimenti diretti. “Mobilitando pienamente queste misure creeremo un circolo virtuoso di investimenti e aumenti salariali”, ha detto.

Takaichi ha inoltre annunciato un ampio programma di investimenti pubblici pluriennali in settori strategici, ricerca e sviluppo e gestione delle crisi, sostenuto da fondi di lungo periodo e stanziamenti dedicati, con l’obiettivo di stimolare la spesa privata e al tempo stesso ridurre il rapporto debito-Pil. Ha escluso politiche fiscali “avventate” che possano minare la fiducia dei mercati.

In politica estera e sicurezza, la premier ha definito l’alleanza con gli Stati uniti il pilastro della strategia giapponese e ha indicato l’intenzione di visitare Washington il mese prossimo per rafforzare il rapporto con il presidente Donald Trump. Ha ribadito la volontà di mantenere relazioni “costruttive e stabili” con la Cina pur in presenza di tensioni, affermando che il Giappone continuerà il dialogo da una posizione di tutela dell’interesse nazionale.

Takaichi ha descritto l’ambiente di sicurezza del Giappone come “il più severo e complesso dal dopoguerra”, citando l’intensificazione delle attività militari cinesi nei mari della Cina orientale e meridionale, i programmi nucleari e missilistici nordcoreani e l’invasione russa dell’Ucraina. In questo contesto il governo aggiornerà entro l’anno tre documenti chiave di sicurezza e difesa e farà evolvere strategicamente la visione di un Indo-Pacifico libero e aperto.

Sul piano istituzionale, la premier ha indicato la volontà di rafforzare l’apparato di intelligence trasformando l’Ufficio di ricerca e informazione del Gabinetto in un’agenzia nazionale e istituendo un comitato ministeriale per contrastare interferenze straniere. Ha inoltre sollecitato un dibattito più ampio sulla revisione della Costituzione pacifista e sulla legge della Casa imperiale per garantire una successione stabile.

In materia di politica interna, il governo punta a costruire “una società di convivenza ordinata con gli stranieri”, rafforzando il contrasto ai comportamenti irregolari e introducendo un sistema elettronico di autorizzazione ai viaggi turistici. Entro l’estate sarà anche delineato un quadro normativo sugli acquisti di terreni da parte di cittadini stranieri, ritenuti una questione di sicurezza nazionale.

Forte della maggioranza superiore ai due terzi nella Camera bassa ottenuta dal Partito liberaldemocratico e dall’alleato Nippon Ishin no kai (Partito dell’innovazione giapponese), Takaichi ha comunque espresso disponibilità a cooperare con l’opposizione per l’approvazione del bilancio 2026 e delle riforme fiscali.

Referendum, Franceschini (Pd): Meloni cerca i pieni poteri

Referendum, Franceschini (Pd): Meloni cerca i pieni poteri

Roma, 20 feb. (askanews) – “Se la destra vincesse, andrebbero avanti. Con il premierato puntano a superare l’attuale assetto funzionale. L’ho detto, le destre, pur dentro le regole democratiche e non con colpi di stato, pensano di dover comandare. Meloni cerca i pieni poteri, come Salvini, solo che è più abile e lo nega”. Lo ha detto Dario Franceschini, senatore ed ex segretario del Partito democratico, parlando del referendum sulla giustizia in una intervista al quotidiano Domani.

Passo successivo il premierato: “Non lo dichiarano, ma è chiaro – ha osservato – che l’obiettivo è che la maggioranza, anche attraverso una nuova legge elettorale, possa eleggere da sola il presidente della Repubblica. E se nel nostro paese chi vince le elezioni elegge da solo il presidente della Repubblica, se al Quirinale ci mandi non più un garante, ma un capo politico, cambia la natura del paese”.

Nordcorea, aperto congresso: attenzione a possibili aperture a Trump

Nordcorea, aperto congresso: attenzione a possibili aperture a Trump

Roma, 20 feb. (askanews) – Il nono congresso del Partito dei lavoratori di Corea, aperto ieri a Pyongyang dal leader nordcoreano Kim Jong Un, è destinato a definire per i prossimi cinque anni le principali linee politiche del regime e sarà determinante per stabilire il grado di apertura o chiusura verso eventuali negoziati con gli Stati uniti di Donald Trump e con la Corea del Sud. Il congresso, massimo organo decisionale del sistema nordcoreano e il primo dal 2021, fissa tradizionalmente gli obiettivi su difesa, economia e diplomazia e può segnare svolte strategiche di rilievo.

L’agenzia di stampa ufficiale Kcna ha riferito che l’assise si è aperta “con grande solennità a Pyongyang, capitale della rivoluzione”, con la partecipazione di circa 5mila delegati. Nel discorso inaugurale Kim ha salutato una “svolta storica nell’attuazione della causa socialista” e ha dichiarato che il paese è entrato nel congresso “pieno di ottimismo e fiducia nel futuro”, rivendicando i progressi economici e il rafforzamento dello status internazionale della Corea del Nord.

Il congresso dovrà valutare i risultati del precedente piano quinquennale e definire le nuove priorità fino al 2030 su sviluppo economico, difesa e relazioni estere, oltre a prendere decisioni di vertice sul personale politico. Secondo analisti citati da media regionali, il nodo centrale di questa sessione è la politica estera del regime e la risposta alle aperture al dialogo avanzate sia da Trump sia dal presidente sudcoreano Lee Jae.myung.

Gli esperti ritengono che Pyongyang potrebbe evitare una risposta esplicita alle proposte di Washington, mantenendo tuttavia uno spazio negoziale in vista di possibili sviluppi diplomatici. Trump, tornato alla Casa bianca per un secondo mandato, ha più volte espresso l’intenzione di incontrare nuovamente Kim, ma un suo recente invito a colloqui durante la visita in Corea del Sud dell’ottobre scorso è rimasto senza risposta. In precedenza Kim aveva affermato di non escludere un incontro con gli Stati uniti, ponendo però come condizione l’abbandono dell’obiettivo statunitense della denuclearizzazione nordcoreana.

Parallelamente, il congresso potrebbe sancire un ulteriore irrigidimento verso Seoul. Nel 2023 Kim ha definito le due Coree “ostili tra loro” e ha orientato la strategia del regime in senso apertamente antagonista, mentre il governo sudcoreano continua a cercare la ripresa del dialogo per ridurre le tensioni militari. Osservatori ritengono possibile che il congresso codifichi formalmente nello statuto del partito la definizione della Corea del Sud come stato nemico.

Altro punto chiave è il programma militare e nucleare. Kim ha indicato che il congresso chiarirà i piani per rafforzare ulteriormente la deterrenza nucleare del paese. Dopo il piano quinquennale militare annunciato nel 2021, che includeva lo sviluppo di un sottomarino a propulsione nucleare, l’attuale sessione potrebbe ribadire lo status della Corea del Nord come stato dotato di armi nucleari e delineare nuovi sistemi avanzati.

Tra i temi osservati con attenzione vi è anche la possibile formalizzazione del ruolo della figlia adolescente di Kim Jong Un, Kim Ju Ae, la cui crescente visibilità pubblica è interpretata da servizi e analisti come indizio di una designazione ereditaria alla guida dello Stato. Nell’inaugurazione del congresso, a giudicare dalle foto diffuse dalla Kcna, la ragazza non appare presente sugli scranni delle principali autorità di partito nelle vicinanze del padre. Gli osservatori sono molto attenti a eventuali apparizioni di Ju Ae nel prosieguo delle assise.

Il congresso è accompagnato da preparativi per una parata militare su larga scala a Pyongyang. Immagini satellitari citate da fonti sudcoreane mostrano circa 12mila persone radunate presso l’aeroporto di Mirim per le prove, mentre nella piazza Kim Il Sung sono in corso preparativi per giochi di massa. Secondo osservatori, la parata per il nono congresso potrebbe superare per dimensioni quella del 2021, organizzata per l’ottavo congresso con circa 15mila partecipanti e 172 mezzi, e servire anche a esibire i rapporti rafforzati con la Russia.

Nel discorso di apertura Kim non ha menzionato direttamente Stati uniti o Corea del Sud, concentrandosi sulla necessità di accelerare lo sviluppo economico e migliorare il tenore di vita. “Davanti al nostro partito vi sono compiti pesanti e urgenti per promuovere lo sviluppo economico e migliorare la vita del popolo, trasformando rapidamente tutti gli aspetti della società”, ha affermato, indicando che il congresso dovrà stabilire “piani scientifici per la prossima fase della lotta”.

Sudcorea, ex presidente condannato Yoon chiede scusa alla nazione

Sudcorea, ex presidente condannato Yoon chiede scusa alla nazione

Roma, 20 feb. (askanews) – L’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol, condannato all’ergastolo per aver guidato un’insurrezione con la proclamazione della legge marziale alla fine del 2024, ha chiesto scusa ai cittadini ma ha ribadito di aver agito per “salvare la nazione”. Lo riferisce l’agenzia di stampa Yonhap.

“Il mio criterio e la mia decisione di dichiarare la legge marziale il 3 dicembre 2024 sono stati unicamente per il paese e per il popolo. Sebbene sia stata una decisione per salvare la nazione, chiedo sincere scuse al popolo per aver fatto vivere tanta disperazione e sofferenza a causa delle mie carenze”, ha affermato Yoon in una dichiarazione diffusa venerdì dal suo team legale.

L’ex capo di Stato ha tuttavia sostenuto che “è difficile accettare la logica secondo cui il dispiegamento di truppe nell’Assemblea nazionale equivalga a un’insurrezione”.

Il 3 dicembre 2024 Yoon aveva decretato la legge marziale per evitare la destituzione. Il presidente aveva chiuso il Parlamento, vietato le attività dei partiti politici e posto i mezzi di comunicazione sotto controllo militare.

Successivamente la maggioranza dei deputati riuscì a entrare nell’Assemblea nazionale e votò per revocare la legge marziale, decisione che Yoon fu costretto ad accettare. Il 4 aprile 2025 il Tribunale costituzionale confermò la sua destituzione, aprendo la strada a elezioni presidenziali anticipate il 3 giugno dello stesso anno.

Ieri Yoon è stato condannato all’ergastolo per insurrezione. In precedenza, il 16 gennaio, era stato condannato a cinque anni di reclusione per ostruzione alla giustizia in uno dei procedimenti legati alla proclamazione della legge marziale.

Nel medesimo processo sono state inflitte pesanti pene detentive anche ad altri imputati, tra cui l’ex primo ministro Han Duck-soo, condannato a 23 anni di carcere, l’ex ministro dell’Interno e della Sicurezza Lee Sang-min, condannato a sette anni, e altri ex alti funzionari della difesa, dell’intelligence militare e della polizia.

Non c’è più speranza per il bambino a cui hanno trapiantato un cuore danneggiato, al via le terapie del dolore

Non c’è più speranza per il bambino a cui hanno trapiantato un cuore danneggiato, al via le terapie del dolore

Roma, 19 feb. (askanews) – Non c’è più speranza per il bambino a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, bruciato dal ghiaccio secco, per il piccolo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli sono finite le indicazioni terapeutiche e iniziano le procedure del dolore. Lo ha annunciato in tv, a Dritto e Rovescio su Retequattro, Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Mercolino, accanto a lui la madre del bambino, Patrizia, visibilmente provata. “Non si parla di eutanasia ma è per evitare l’accanimento terapeutico”, ha sottolineato l’avvocato”.

“Una volta tolta la sedazione Domenico non si è svegliato. C’è una prognosi certamente infausta. E per questo ho mandato una Pec all’ospedale per una pianificazione condivisa delle cure, istituto introdotto nel 2017. Ci tengo a precisare che non è l’eutanasia. E’ per evitare l’accanimento terapeutico, è volto a passare dalla terapia clinica all’alleviamento delle sofferenze”, ha spiegato l’avvocato della famiglia, aggiungendo che l’ospedale dopo un’ora ha risposto dando l’assenso e domani ci sarà il primo acceso a cui parteciperanno i genitori e il medico di parte per pianificare il percorso per la terapia antidolore.

“Mi dispiace che tutto quello che ho fatto non sia servito a niente, forse era troppo tardi, avrei voluto scoprire prima cosa era successo”, ha detto la madre, e “vorrei che la storia di mio figlio fosse di esempio per tutti”. “Ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza, ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno offerto aiuti ma vorrei dire che non accetto soldi, vorrei invece che fossero donati all’associazione per i trapianti Aido”, ha aggiunto la donna, rivolgendo con commozione il suo invito.

Lagarde: “Riformare l’ordine mondiale per salvarlo”, e cita Il Gattopardo

Lagarde: “Riformare l’ordine mondiale per salvarlo”, e cita Il Gattopardo

Roma, 20 feb. (askanews) – Sul nuovo ordine mondiale “non c’è nulla di inevitabile”. Il sistema che si è venuto a creare nel corso dei secoli ha guadagnato legittimità perché è stato costruito “assieme da paesi grandi e piccoli”. E il consenso attorno ad esso “non è franato perché le idee alla sua base fossero sbagliate, ma perché le regole non si sono evolute al passo di un mondo che cambiava. Questo è qualcosa che possiamo correggere. Gli interessi che hanno reso possibile la cooperazione non sono venuti meno. E sotto pressioni estreme, i paesi continuano a rivolgersi alle regole, piuttosto che abbandonarle”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, durante la cerimonia in cui le è stata conferita l’onorificenza in memoria di Wolfgang Friedmann Memorial, presso la Columbia Law School di New York.

“Dobbiamo fare una scelta. Possiamo accettare questa deriva verso un equilibrio tra poteri rivali, un modello che la storia ci insegna è stabile solo finché smette di esserlo. Oppure possiamo scegliere la strada più difficile: riforme, in modo che l’ordine internazionale ritrovi la fiducia da parte di coloro che l’hanno persa”.

Lagarde ha citato la celebre frase del Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Forse non è l’analogia più fortunata. Il concetto di gattopardismo espresso nel romanzo di Tomasi di Lampedusa (non per forza positivo) è quello di accettare cambiamenti di facciata, trasformismo, dietro cui le persone di potere mantengono le loro posizioni anche durante profondi cambiamenti.

Ad ogni modo, secondo Lagarde “lo stesso vale per l’ordine internazionale. Preservarlo significa riformarlo con onestà, ambizione e con tutti coloro che hanno contribuito a costruirlo”, ha detto. “L’ordine internazionale è stato forgiato assieme. Riformiamolo assieme”, ha concluso.

Scontro Macron-Meloni sul caso dell’attivista francese di destra ucciso. Cosa hanno detto (anche sulle Br)

Scontro Macron-Meloni sul caso dell’attivista francese di destra ucciso. Cosa hanno detto (anche sulle Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.

Rai, Petrecca, le dimissioni e l’Ultima cena: contro di me linciaggio mediatico

Rai, Petrecca, le dimissioni e l’Ultima cena: contro di me linciaggio mediatico

Roma, 19 feb. (askanews) – Finisce con il Vangelo di Matteo e l’irresistibile tentazione di sentirsi, nel giorno della caduta, un po’ figura Christi. Il giusto ingiustamente colpito, l’agnello sacrificale, “l’unto del Signore”, avrebbe detto, con innegabile efficacia comunicativa, Silvio Berlusconi. Finisce che Paolo Petrecca rassegna le dimissioni da direttore di Rai Sport e cita, in una storia Instagram, il Vangelo. Non un brano qualunque ma proprio quello, il capitolo 26 di Matteo (versetti 20-29), in cui l’evangelista racconta l’Ultima cena di Gesù. Perchè, spiegano fonti a lui vicine, nei suoi confronti c’è stato un “linciaggio mediatico” che l’ormai ex direttore ha dovuto “sopportare” fino alla decisione di fare “un passo indietro personale, per responsabilità nei confronti dell’azienda”. Le dimissioni, insomma, spiegano le stesse fonti, sono nate dalla volontà di “togliere dall’imbarazzo” e dal clamore la Rai.

E quindi nel giorno in cui lascia Petrecca cita il passo del Vangelo. Scende la sera, i Dodici discepoli si trovano intorno alla mensa e Cristo pronuncia la frase shock, quella che tutti ricordano, lascito del catechismo: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Chi è, in questo caso, il ‘Giuda’? Le stesse fonti, vicine al giornalista, fanno capire che si tratterebbe di qualcuno in alto, forse nello stesso Consiglio di amministrazione della Rai.

O forse, forse la suggestione della storia Instagram, rappresenta, a tutto tondo, gli undici mesi trascorsi da Petrecca nella redazione di Rai Sport che l’ha sfiduciato due volte nel giro di un anno? O quanto accaduto dopo la sua telecronaca, piena di gaffe, della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali? Questo non si sa. Uno spunto lo offre l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Abbiamo costretto una persona che si paragona a Gesù a fare la telecronaca sportiva delle Olimpiadi”. Ma chi è vicino al giornalista osserva che dopo l’uscita di scena di Auro Bulbarelli, Petrecca avrebbe avuto pochi giorni per prepararsi a quella telecronaca. Pronta replica anche sulle spese: “Sono assolutamente in linea con quelle del passato e anzi ridotte di due terzi”.

Comunque sia è stata la telecronaca piena di gaffe del direttore a fare da detonatore al malumore che covava da tempo tra i giornalisti. Dopo quel giorno la redazione di Rai Sport, infatti, ha proclamato uno sciopero bianco, togliendo tutte le firme dai servizi e dai collegamenti dai Giochi di Milano-Cortina. Finiti i quali sono stati annunciati tre giorni di sciopero per protestare per “il danno che il direttore di Raisport – spiegava qualche giorno fa un comunicato del Cdr – ha recato ai telespettarori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione”.

Sui social i meme che prendono di mira le numerose defaillance della telecronaca di Petrecca sono ormai un genere letterario a sè. Dal “benvenuti allo stadio Olimpico” quando l’evento si teneva ovviamente a San Siro, a Milano, a Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, a Kirsty Coventry, presidente del Cio, che sedeva accanto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, confusa con la figlia Laura. Il sorriso imbarazzato della vera Laura Mattarella, il giorno dopo, quando un cronista, in un video divenuto virale le ha chiesto se fosse la presidente del Cio vale come editoriale sul tema.

Torniamo al Vangelo. L’ultimo versetto del brano citato recita: “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel Regno del Padre mio”. E’ la fine, ma, per chi ci crede – ed è a quanto pare il caso di Petrecca – è anche l’inizio. Del resto la storia mica è finita: Paolo Petrecca è in attesa di un ricollocamento in Rai, a disposizione dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Milano-Cortina, futuri comitati organizzatori fanno esperienza

Milano-Cortina, futuri comitati organizzatori fanno esperienza

Milano, 19 feb. (askanews) – L’Observer Programme, principale iniziativa del Cio dedicata all’apprendimento durante i Giochi, offre ai futuri comitati organizzatori dei prossimi Giochi olimpici, tra cui LA28, Alpi Francesi 2030, Brisbane 2032 e Utah 2034, l’opportunità di immergersi direttamente nel contesto operativo dei Giochi, seguendone lo svolgimento in tempo reale.

Osservando da vicino le attività quotidiane della workforce di Milano Cortina 2026, i partecipanti possono capire concretamente come la pianificazione diventi operatività, come vengono prese le decisioni e come le diverse aree lavorano insieme. Un’esperienza che aiuta a costruire consapevolezza e sicurezza in vista dell’organizzazione della propria edizione dei Giochi.

Il programma di Milano Cortina 2026 si sviluppa nell’arco di 21 giorni e comprende 78 attività suddivise in cinque percorsi di apprendimento. Il format combina briefing, tavole rotonde, visite alle venue e osservazione dal vivo degli eventi.

Inserito nel framework di apprendimento del Cio durante i Giochi, il programma punta su contenuti pratici e concreti, permettendo ai partecipanti di trasformare ciò che osservano sul campo – dallo sport ai trasporti, dalla tecnologia ai servizi per gli stakeholder – in indicazioni utili per la pianificazione futura.

Commentando il programma, Gavin McAlpine, Olympic Games Delivery Associate Director del Cio, ha spiegato: “L’Observer Programme è uno dei modi più efficaci per accelerare l’apprendimento dei Comitati Organizzatori. Essere presenti durante i Giochi permette di vedere davvero come la strategia prende forma: come i piani vengono messi in pratica, come i team collaborano e come si prendono decisioni sotto pressione. Questa esperienza concreta aiuta a fare chiarezza, rafforza la fiducia e offre ai futuri OCOG una direzione più chiara per l’organizzazione dei propri Giochi”.

Il team dell’Observer Programme del Cio lavora a stretto contatto con il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 e con le Aree Funzionali del Cio per offrire contenuti basati sull’esperienza operativa reale e rispondenti alle esigenze di apprendimento dei futuri comitati organizzatori. Sul campo, Milano Cortina 2026 assicura briefing dettagliati e visite coordinate alle venue, permettendo ai partecipanti di concentrarsi pienamente sull’osservazione e sull’apprendimento.

Questa edizione vede una forte presenza dei prossimi Paesi ospitanti. Ad esempio, circa 40 delegati di Alpi Francesi 2030 stanno sfruttando Milano Cortina 2026 come ultima occasione per osservare da vicino i Giochi Olimpici Invernali prima di accogliere il mondo tra quattro anni.

Raccontando la loro esperienza, Edgar Grospiron, Presidente di Alpi Francesi 2030, ha dichiarato: “Osservare i Giochi in condizioni reali è qualcosa di insostituibile. Si capisce subito cosa funziona, quali aspetti richiedono maggiore attenzione e quanto siano fondamentali i dettagli e la capacità di anticipare i problemi. Le lezioni apprese sono sia strategiche sia molto operative: trasporti, flussi degli atleti, broadcasting, logistica, sicurezza ed esperienza degli spettatori. Per Alpi Francesi 2030 è un acceleratore straordinario. Ci ricorda che i Giochi sono un’operazione estremamente complessa, ma anche uno sforzo collettivo. Complimenti ai team di Milano Cortina 2026. Ora tocca a noi trasformare questi insegnamenti in un successo per il 2030”.

Milano-Cortina, in piazza Duomo incontro tra mascotte Tina e Ayo

Milano-Cortina, in piazza Duomo incontro tra mascotte Tina e Ayo

Milano, 19 feb. (askanews) – Con i Giochi olimpici invernali che si avvicinavano al loro ultimo weekend in Italia, un ospite speciale dal Senegal si è unito ai festeggiamenti a Milano. Si tratta di Ayo, la mascotte dei Giochi olimpici giovanili Dakar 2026, immortalata insieme a Tina, la mascotte di Milano Cortina 2026, in piazza del Duomo. L’incontro delle mascotte ha celebrato simbolicamente la gioia, l’unità e lo scambio culturale che definisce l’esperienza olimpica. Ayo è un giovane leone il cui nome significa “gioia” in lingua yoruba, simbolo di Dakar 2026 e energia della gioventù senegalese. A Dakar 2026 mancano 250 giorni e si tratta della prima volta che un evento olimpico si svolge nel continente africano.