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Autore: Redazione StudioNews

Bulimia ed erosione dentale, al San Raffaele primo Cored in Italia

Bulimia ed erosione dentale, al San Raffaele primo Cored in ItaliaRoma, 1 set. (askanews) – Nasce all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano il primo Centro Odontoiatrico in Italia per la prevenzione e il trattamento dell’erosione dentale causata dai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione – CORED (Centre of Oral Rehabilitation of Eating Disorders). Il centro avviato da Clotilde Austoni, Odontoiatra Specialista in Chirurgia Odontostomatologica, opererà, a partire dal 5 settembre, per garantire supporto alle persone affette da DNA con l’obiettivo di ripristinare estetica e funzione del sorriso.

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) rappresentano un problema di sanità pubblica, sia per la loro diffusione sia per l’esordio sempre più precoce. I dati più recenti diffusi dal Ministero della Salute rivelano che in Italia negli ultimi tre anni (2019-2022) il numero di persone che ne soffrono è più che raddoppiato: oggi sono tre milioni – pari al 5% della popolazione nazionale – di cui il 95% sono donne. L’età di esordio si è abbassata – il 30% della popolazione ammalata è sotto i 14 anni – ed è stato rilevato un incremento degli accessi ai servizi da parte della popolazione maschile. Eppure i servizi sono pochi rispetto alla richiesta di aiuto: in Italia i centri dedicati alla cura dei DNA sono 126 di cui 63 al Nord, 26 nel regioni del centro e 40 nel Sud e isole. Tra i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, la bulimia nervosa è in grado di recare importanti danni anche al sorriso. Il vomito autoindotto, infatti, contiene succhi gastrici molto acidi, che corrodono letteralmente lo smalto dei denti. Se non si interviene, l’erosione dentale progredisce, causando sensibilità, perdita di forma, dimensione e volume dei denti che, sempre più fragili, possono incorrere in fratture. Il risultato è un sorriso che appare sempre meno gradevole e che presenta importanti problemi funzionali.

Sino ad oggi non esisteva alcun centro su tutto il territorio nazionale dedicato alla prevenzione e trattamento di tali danni. Per questo, Clotilde Austoni, Odontoiatra Specialista in Chirurgia Odontostomatologica, in accordo e in collaborazione con il professor Enrico Gherlone, Direttore dell’Odontoiatria dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, – informa una nota – ha dato il via al CORED (Centre of Oral Rehabilitation of Eating Disorders) che sarà operativo dal 5 settembre. Obiettivo del centro è proteggere il sorriso delle persone che soffrono di bulimia nervosa e restituirlo a chi, invece, lo ha già danneggiato, ripristinandone l’estetica e la funzione. Sarà possibile accedere al servizio mediante prima visita con il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Clotilde Austoni, Odontoiatra Specialista in Chirurgia Odontostomatologica e Responsabile CORED presso l’IRCCS. Ospedale San Raffaele di Milano spiega: ‘Da diversi anni mi occupo di usura dentale e mi sono resa conto di quanto poco conosciuti siano i danni al sorriso causati dai disturbi dell’alimentazione. La maggior parte delle persone che soffrono di bulimia nervosa non conosce i risvolti che questa può avere sui denti né le modalità con cui è possibile fare prevenzione o intervenire qualora i danni siano già presenti. Per questo ho sostenuto con determinazione un progetto che offrisse un punto di riferimento in Italia per questi pazienti’.

Per affrontare in modo efficace la complessità dei DNA il Centro CORED ha la possibilità di interfacciarsi con gli specialisti – psichiatri, psicologi e nutrizionisti – del Centro disturbi del comportamento alimentare e ansia dell’Ospedale San Raffaele. Questo approccio è fondamentale per dare al paziente risposte tempestive su più fronti e per una maggiore efficacia delle cure e una migliore prognosi. In chi soffre di disturbi dell’alimentazione spesso vi è un’ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica e del proprio peso. L’attuale propensione a prediligere un modello di bellezza che esalta la magrezza e la perfezione ha infatti conseguenze devastanti sui comportamenti alimentari di molti adolescenti e i social media possono rappresentare una pericolosa cassa di risonanza. Tuttavia, i disturbi dell’alimentazione non sono legati esclusivamente all’estetica e al volere essere magri, al contrario, nella maggior parte dei casi nascondono ragioni molto più profonde che spesso non hanno nulla a che vedere con i corpi e la loro magrezza. I DNA sono malattie complesse, determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo influenzate da fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici, psichiatrici e traumatici. Per chi soffre di DNA, il cibo diventa il mezzo attraverso il quale manifestare il proprio disagio interiore, un anestetico per non sentire il dolore. Il controllo sul cibo può diventare l’unico modo per sentirsi vincenti, realizzati, e l’unico strumento per aumentare la propria autostima.

La bulimia nervosa è caratterizzata da ricorrenti episodi di abbuffata associati alla sensazione di perdere il controllo durante l’assunzione di cibo, che determina successive condotte compensatorie quali vomito autoindotto, uso improprio di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno, esercizio fisico eccessivo o una combinazione di questi. Questo disturbo è in grado di causare importanti danni anche al sorriso. Il vomito autoindotto, infatti, contiene succhi gastrici molto acidi che corrodono lo smalto dei denti. Nel tempo, l’erosione dentale causa sensibilità, perdita di forma, dimensione e volume dei denti. Il risultato è un sorriso che appare sempre meno gradevole e che presenta problemi funzionali. La sensibilità dentale può infatti diventare davvero invalidante, impedendo di alimentarsi, bere e nei casi più gravi parlare; inoltre, quando l’usura progredisce, i denti rischiano di fratturarsi con conseguenti problemi di masticazione. Anche l’estetica viene compromessa: mano a mano che lo smalto dentale viene eroso, si espone lo strato sottostante, ovvero la dentina, che per natura è gialla. I denti diventano sempre più sottili e il sorriso appare spento e invecchiato. Le persone che soffrono di bulimia e arrivano a compromettere l’estetica del loro sorriso perdono ulteriore autostima, sorridono ancora meno volentieri alimentando dunque un malessere profondo. Tuttavia, se la bulimia viene intercettata in fase iniziale e si riesce a prevenire l’erosione dentale, non è necessario intervenire. Se al contrario i denti appaiono consumati e sensibili è fondamentale eliminare la sensibilità e ricostruire artificialmente le superfici che si sono erose. Per prevenire l’erosione dentale – prosegue la nota – è fondamentale contrastare l’acidità che viene creata in bocca a seguito del vomito autoindotto. Si eseguono protocolli di remineralizzazione che prevedono l’applicazione sui denti di prodotti, ad esempio mousse e gel, ad elevato contenuto di minerali bioattivi: lo scopo è reintrodurre i minerali che vengono persi quando in bocca l’ambiente diventa acido. In base al singolo paziente si stabiliscono percorsi personalizzati che prevedono applicazioni eseguite alla poltrona dal dentista, e/o applicazioni domiciliari attraverso mascherine su misura. Tali mascherine possono essere indossate anche durante gli episodi di vomito, dopo i quali si consiglia di sciacquare la bocca con un bicchiere di acqua e bicarbonato per riequilibrare il pH della bocca e di attendere una ventina di minuti prima di lavare i denti – questo per evitare di traumatizzarli con le setole dello spazzolino – rigorosamente morbide – in un momento in cui sono già sotto attacco degli acidi. Per ricostruire un sorriso consumato si realizza prima di tutto un progetto: dopo aver studiato il singolo caso attraverso fotografie, impronte dentali e radiografie, sui modelli dentali si ricreano volume e forme corrette del sorriso, modellando i denti in cera. La successiva simulazione del progetto ha l’obiettivo di consentire al paziente di vedere in anteprima come il sorriso potrebbe tornare ad essere: con un materiale provvisorio si posizionano le ricostruzioni previste, che sono poi rimosse al termine dell’appuntamento. Una volta che il progetto è stato approvato si procede: in pochi appuntamenti il sorriso viene ricostruito, riportandolo all’estetica e alla funzione che aveva prima di consumarsi. Le procedure avvengono senza anestesia, poiché non si fa altro che aggiungere il volume perso, senza limare i denti.

Mondiali basket, impresa dell’Italia: Serbia ko. Quarti nel mirino

Mondiali basket, impresa dell’Italia: Serbia ko. Quarti nel mirinoRoma, 1 set. (askanews) – L’Italbasket fa l’impresa. Batte la Serbia 78-76 e continua a inseguire il sogno dei quarti di finale ai mondiali nelle Filippine. Una partita scivolata fino al +16 per i serbi prima che un grande Fontecchio (foto federbasket) salisse in cattedra. Azzurro che chiude con 30 punti, top scorer del match. Ottimo inizio dell’Italia, trascinata da splendide percentuali dall’arco e da uno Spissu in spolvero (10 punti con 3/3 da tre e un gioco da quattro punti a bersaglio). Il 20-10 scuote la Serbia, che alza l’intensità in difesa ecomincia a correre in attacco, segnando canestri facili in contropiede. Un parziale di 16-3 tra primo e secondo periodo porta la squadra di Pesic avanti per la prima volta (29-25), ma l’Italia si aggrappa a Fontecchio e ai viaggi in lunetta per rimettere il muso avanti e mantenersi a contatto all’intervallo che si chiude 42-40 per gli azzurri. Nel terzo quarto via al momento più difficile della partita per l’Italia. Un fallo di un Polonara mai in partita garantisce un gioco da tre punti a Milutinov e induce Pozzecco al timeout (52-42 Serbia). Italia in rottura prolungata. Milutinov detta legge in area e a rimbalzo, la palla in attacco si muove poco e la tripla di Jovic vale il massimo vantaggio sul 60-44 (+ 16 Serbia) al 27′. Fontecchio è l’unico a vedere il canestro per l’Italia (49-60). Il parziale di otto punti consecutivi del capitano azzurro (schiacciata e due triple) permette all’Italia di chiudere il terzo periodo sotto solo di tre punti (59-62). Due prodezze di uno splendido Fontecchio più un canestro di tabella di Spissu riportano l’Italia in vantaggio a metà del quarto periodo (69-65). L’esterno di Utah è a quota 26 punti. Severini, Fontecchio, Spissu. l’Italia è in trance agonistica e vola fino a +5 con un minuto da giocare. Dopo una tripla di Guduric, Fontecchio chiede palla in isolamento, segna in faccia a Bogdanovic, arriva a quota 30 punti e l’Italia è avanti 78-74 a 34 secondi dalla fine. Bogdanovic segna dalla lunetta. Poi i due successivi possessi falliscono. Il match si chiude 78-76 e l’Italia sogna ancora i quarti di finale. Italia capace di battere la Serbia ben 4 volte su 5 negli ultimi tre anni. L’Italia tornrà in campo domenica alle ore 10 italiane contro Portorico.

Fi, Schifani: Tajani candidato naturale per il partito

Fi, Schifani: Tajani candidato naturale per il partitoPalermo , 1 set. (askanews) – “Tajani ha lavorato bene: ho sempre sostenuto che è il candidato naturale e che succederà a Berlusconi nella guida di Forza Italia. Il tema che si potrà porre riguarderà le mozioni, cioè la linea politica. Io ho espresso in piena libertà l’esigenza che Forza Italia si trasformi in partito pluralistico. Il leader, purtroppo, non c’è più e dobbiamo prenderne atto con coraggio e grande senso di responsabilità. Dobbiamo avere il coraggio di aprire a tutti coloro i quali si identificano nei valori del Partito popolare europeo e in questo mi sento di interpretare quello che è stato sempre il pensiero del presidente Berlusconi: considerare Forza Italia un partito aperto, che ha il coraggio di confrontarsi anche con persone che intendono partecipare all’attuazione di quei valori liberali per i quali il presidente si è sempre battuto”. Così il governatore siciliano Renato Schifani, a Palermo, rispondendo a una domanda dei cronisti a margine della presentazione di una mostra su Carlo Alberto Dalla Chiesa.

A Rovereto arriva Steam Campus, anche School reference Google

A Rovereto arriva Steam Campus, anche School reference GoogleRoma, 1 set. (askanews) – Si inaugura oggi lo Steam Campus del Polo Giuseppe Veronesi, sulla collina di Rovereto nell’edificio ex padri rosminiani. Si tratta di uno spazio nuovo, aperto all’innovazione e alla crescita dove studenti e docenti potranno lavorare insieme a tecnologie di ultima generazione. Le lezioni cominceranno il 4 settembre e si contano già 200 iscrizioni (su 750 dell’intero Polo Veronesi). Verde sarà il colore del campus, il colore dell’innovazione, ma che ricorda anche la ‘green valley’. Questo nuovo spazio, tuttavia, non sarà solo per lo Steam. Qui si svolgeranno anche i percorsi Its, i quattro percorsi universitari in atto con Uninettuno, il quinto anno per le maturità professionali, le attività del Fablab, ma anche eventi culturali di divulgazione.

Oltre al nuovo campus, ci sono diverse importanti novità per il Polo Veronesi. L’istituto è diventato School reference per Google, la massima certificazione Google for Education rivolta agli Istituti. Il Polo sarà un punto di riferimento per il ‘metodo Steam’. Partiranno delle master class rivolte ai docenti di tutta Italia e ci saranno laboratori innovativi con realtà immersiva e aumentata accanto a laboratori più tradizionali. Altro traguardo da segnalare sempre all’insegna dell’innovazione è la partnership con Lenovo, che ha fornito i computer del Campus. “Oggi ricorderemo da dove siamo partiti, perché le radici sono importanti, dedicando il Polo ad un cittadino Roveretano innovatore che ha dimostrato intelligenza, attenzione e sensibilità verso le nuove generazioni. Oggi continua il percorso di una scuola che ha l’ambizione di cambiare il modo di insegnare per cambiare il modo di apprendere. Lo faremo con lo sguardo al futuro ricordando come diceva un mio grande maestro di vita che ‘nessun insegnamento e nessuna educazione è valida se non rende l’uomo libero’”, ha commentato Laura Scalfi, la dirigente del Polo Veronesi.

La volta che l’umanità rischiò l’estinzione

La volta che l’umanità rischiò l’estinzioneRoma, 1 set. (askanews) – Tra 930 e 813 mila anni fa la popolazione dei nostri antenati si ridusse di circa il 98,7%, arrivando a contare solo circa 1.300 individui fertili: un numero paragonabile alle specie a rischio di estinzione. A causare la drammatica crisi demografica alla fine del Pleistocene Inferiore sarebbero stati i drastici cambiamenti climatici di quel periodo.

É quanto emerge da uno studio genetico e antropologico internazionale pubblicato sulla rivista internazionale “Science”, alla quale hanno partecipato un gruppo di ricercatori cinesi e italiani, tra cui esperti dell’Accademia Cinese delle Scienze, dell’Università Normale Orientale di Shanghai, dell’Università del Texas, della Sapienza Università di Roma e dell’Università di Firenze.Grazie a un innovativo metodo bioinformatico, chiamato “FitCoal” – informa Sapienza – i ricercatori hanno esaminato i genomi completi di 3.154 individui attuali, appartenenti a 50 diverse popolazioni umane, e hanno combinato questi dati con informazioni paleoambientali (clima) e paleoantropologiche (fossili) che consentissero di risalire a periodi preistorici precedenti all’apparizione della nostra specie, come spiega il prof. Haipeng Li che ha coordinato la ricerca. I risultati dello studio hanno infatti rivelato che tra 930 e 813 mila anni fa la popolazione dei nostri antenati si ridusse di circa il 98,7%, arrivando a contare solo circa 1.300 individui fertili: un numero paragonabile alle specie a rischio di estinzione, come sono ad esempio gli attuali panda.

Tale fenomeno, noto come “collo di bottiglia” (bottleneck) genetico, è stato con ogni probabilità dovuto ai drastici cambiamenti climatici che caratterizzano la cosiddetta “transizione medio-pleistocenica”. Successivamente a un milione di anni fa i cicli glaciali e interglaciali si ampliarono a livello planetario, portando a condizioni di estrema aridità in Africa e a estinzioni di intere comunità di grandi mammiferi. Queste avverse condizioni climatiche e ambientali resero la sopravvivenza estremamente difficile anche per i nostri antenati, portandoli sull’orlo dell’estinzione. L’evento sarebbe stato tanto catastrofico quanto generativo, dando probabilmente origine a una specie che viene ritenuta ancestrale all’evoluzione di noi Homo sapiens (cosa che avvenne successivamente in Africa).Questi risultati genetici trovano conferma nell’assenza di fossili umani in quel periodo. È stata infatti rilevata una lacuna di circa 300 mila anni che coincide quasi perfettamente con il periodo del collasso demografico rilevato dallo studio. Precedentemente a circa un milione di anni fa ci sono abbondanti evidenze paleoantropologiche, ma intorno a 950 mila anni fa queste scompaiono quasi completamente dall’intero continente africano (come anche in Eurasia), per tornare ad aumentare solo dopo 650.000 anni fa con reperti che vengono solitamente attribuiti alla specie Homo heidelbergensis.

“Questo periodo di crisi demografica – spiega Giorgio Manzi della Sapienza Università di Roma – potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale nell’evoluzione umana. Durante un bottleneck, i normali equilibri ecologici e genetici vengono sconvolti, aumentando la probabilità che si vengano a fissare varianti genetiche inattese, contribuendo all’emergere di una nuova specie”.“Questa nuova specie è probabilmente Homo heidelbergensis – sottolinea Fabio Di Vincenzo dell’Università di Firenze – che possiamo considerare un vero e proprio ultimo antenato comune, ossia la forma umana che si diffuse dall’Africa in Eurasia, dando origine all’evoluzione di tre diverse specie: Homo sapiens in Africa, i Neanderthal in Europa e i Denisova in Asia”.

 

Parkinson, ricerca per sviluppare terapie efficaci su più sintomi

Parkinson, ricerca per sviluppare terapie efficaci su più sintomiRoma, 1 set. (askanews) – Sviluppare una nuova terapia per le persone affette dal morbo di Parkinson, in grado di incidere su quei sintomi (cammino e controllo degli impulsi) sui quali le cure attuali non sono ancora efficaci. Il progetto CALM (Capturing Basal Ganglia Dynamics for accurate and versatile Deep Brain Stimulation Therapies), coordinato da Alberto Mazzoni, ricercatore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, ha ottenuto un importante finanziamento dal Fondo Italiano per la Scienza Applicata (FISA), il nuovo programma del Ministero dell’Università e della ricerca per valorizzare la ricerca italiana. CALM è stato selezionato all’interno della categoria ‘Engineering and Technology’, riceverà un finanziamento complessivo di oltre 1 milione di euro e avrà la durata di 60 mesi.

“Negli scorsi anni mi sono occupato dell’origine neurale di molti aspetti del Parkinson: le alterazioni dei movimenti delle gambe e delle braccia, i problemi al controllo degli impulsi e alla comunicazione verbale. La sfida adesso è quella di comporre tutti gli elementi del puzzle Parkinson per riuscire a sviluppare terapie che siano efficaci per uno spettro più ampio di sintomi e non presentino effetti collaterali” racconta Alberto Mazzoni che con il suo laboratorio di ricerca, il Computational Neuroengineering Lab, sta portando avanti attività per comprendere l’analisi delle disfunzioni nei circuiti neurali all’origine di varie malattie. Per portare avanti gli obiettivi del progetto è necessario compiere un avanzamento qualitativo nella comprensione della dinamica delle zone del cervello coinvolte (i gangli della base) e del modo in cui questa cambia nel caso di patologie. Il progetto CALM studierà i legami fra i sintomi motori e quelli cognitivi e gli effetti delle terapie sul sistema nervoso nel lungo termine. Queste nuove conoscenze consentiranno lo sviluppo di due nuove tecnologie: un ambiente simulato in cui sarà possibile testare gli effetti di varie possibili terapie su una copia virtuale del cervello del paziente in modo da scegliere la migliore, e un algoritmo da utilizzare in combinazione con i modelli più recenti di Deep Brain Stimulation (DBS, stimolazione cerebrale profonda) in grado di identificare in tempo reale i sintomi e di agire in modo da interromperli immediatamente.

“La principale ricaduta pratica del progetto sarà lo sviluppo di sistemi computazionali e informatici di supporto alla clinica che consentiranno ai medici di fornire terapie personalizzate per il Parkinson, anche per sintomi al momento difficilmente trattabili come le disfunzioni del cammino e dei meccanismi dlude Alberto Mazzoni. “Perché l’acronimo CALM? Uno dei sintomi trascurati del Parkinson che ci proponiamo di riuscire a curare per la prima volta è il disordine del controllo degli impulsi, che è presente nel 10/15% dei soggetti con Parkinson e porta a dipendenza da gioco d’azzardo, shopping patologico, ipersessualità e simili comportamenti. Capire l’origine di questo particolare sintomo contribuirebbe anche a comprendere in senso più ampio come le decisioni vengono prese dal sistema nervoso umano”.

Motogp, doppietta Aprilia nelle prime libere del Montmelò

Motogp, doppietta Aprilia nelle prime libere del MontmelòRoma, 1 set. (askanews) – Doppietta Aprilia nelle Libere 1 del Montmeló: Aleix Espargaró è il più veloce con 1:39.809 con coppia di gomme morbide nuove, alle sue spalle c’è il compagno di squadra Vinales a +0.264. Al 3° posto la Ducati di Martin a +0.464, seguito dalla KTM di Binder al 4° posto. Bagnaia chiude al 5° posto (+1.091), solo 16° Bezzecchi (+1.495). I risultati degli altri italiani: 8° Morbidelli, 13° Bastianini, 15° Di Giannantonio, 18° Marini. Caduta per Marc Marquez (21°). Libere 2 alle 15.

Units sulla Iss per studiare la funzionalità muscolare nello spazio

Units sulla Iss per studiare la funzionalità muscolare nello spazioRoma, 1 set. (askanews) – La missione Nasa della Crew-7, arrivata sulla stazione spaziale internazionale (Iss) il 27 agosto, porta con sé l’Università degli studi di Trieste. Alessandra Bosutti, del Dipartimento di Scienze della Vita dove svolge la sua attività di ricerca nel Laboratorio di biofisica e neurobiologia cellulare della prof.ssa Paola Lorenzon, è coordinatrice del progetto internazionale NIMAS (Neuromuscular electrical stimulation to enhance the exercise benefits for muscle functions during spaceflight). L’obiettivo – informa Units – è valutare se la stimolazione elettrica neuromuscolare possa essere uno strumento utile per un migliore adattamento del corpo umano nello spazio.

L’esposizione alla microgravità durante il volo spaziale porta a sostanziali processi di adattamento nel sistema muscolo-scheletrico degli astronauti, caratterizzati dalla perdita di massa muscolare e declino delle capacità di esercizio. Garantire il mantenimento della forza muscolare durante le missioni spaziali è necessario non solo per sostenere le attività extraveicolari degli astronauti, ma anche per assicurare loro un rapido ed efficiente recupero una volta rientrati sulla Terra. La stimolazione elettrica neuromuscolare (NMES) – metodica non invasiva spesso accostata all’esercizio fisico tradizionale che, attraverso l’utilizzo di elettrodi posizionati sulla cute in corrispondenza del muscolo che si vuole attivare, simula l’impulso nervoso generato dal cervello – potrebbe essere promettente per potenziare gli effetti dell’allenamento in volo e per ridurre il tempo necessario per l’esercizio fisico quotidiano. In combinazione con le attività aerobiche e di resistenza, la NMES potrebbe infatti non solo migliorare la funzione muscolare ma anche consentire l’uso di attrezzature più piccole e leggere, riducendo così carico e peso complessivo a bordo. I risultati dello studio – prosegue Units – potrebbero essere applicati in futuri habitat a gravità ridotta sulla Luna, o più avanti su Marte, e avranno importanti ricadute anche sulla Terra per pazienti anziani o con ridotta mobilità. Effetti simili a quelli indotti dalla microgravità sugli astronauti si ritrovano infatti anche negli anziani e su coloro che per vari motivi non possono muoversi o esercitare il fisico in maniera adeguata.

“NIMAS è un esperimento sponsorizzato dall’Agenzia Spaziale Europea che stiamo conducendo in collaborazione con il nostro team internazionale di scienziati provenienti da Germania, Olanda, Svizzera e Regno Unito – spiega Alessandra Bosutti, coordinatrice del progetto – l’esperimento verrà sviluppato con fondi dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Agenzia Spaziale Tedesca (DLR) e Inglese (UK Space Agency) e prevede di determinare sia l’efficacia della NMES nel contrastare il declino correlato alla permanenza nello spazio su massa, metabolismo e funzioni dei muscoli delle gambe degli astronauti, sia l’effetto generale su questi causato dal volo spaziale. Il progetto richiede misurazioni a Terra, prima e dopo il volo, relative all’attività delle funzioni neuromuscolari, alla microcircolazione e ossigenazione muscolare e alle variazioni della massa muscolare delle gambe. Saranno eseguiti anche alcuni prelievi di sangue a terra e a bordo dell’Iss per analisi molecolari”.

Salute, 5 ricercatori Telethon premiati per le scienze della vita

Salute, 5 ricercatori Telethon premiati per le scienze della vitaRoma, 1 set. (askanews) – Una nuova conferma dell’eccellenza dei ricercatori Telethon arriva dagli esiti del primo bando del Fondo italiano per la scienza, lanciato nel 2021 dal Ministero dell’Università e della Ricerca con uno stanziamento di 50 milioni di euro. Tra i 17 progetti di ricerca selezionati nell’ambito delle scienze della vita, infatti, ben cinque sono anche ricercatori della Fondazione.

Il Fondo, finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, è dichiaratamente modellato sui cosiddetti ERC, i finanziamenti del Consiglio europeo della ricerca dedicati in particolare alla ricerca di base. Come i bandi europei, anche quelli del FIS sono rivolti a scienziati in varie fasi della loro carriera e appartenenti ai diversi ambiti di ricerca, dall’ingegneria alle scienze della vita. Alla selezione per il primo bando hanno partecipato quasi 2000 progetti di ricerca, tra i quali ne sono stati selezionati per tutti gli ambiti 47, con un finanziamento di circa un milione di euro ciascuno. Per le scienze della vita sono stati premiati 17 progetti di ricerca presentati da ricercatori di vari ospedali, centri di ricerca e università italiani. Tre di loro sono anche affiliati agli istituti di ricerca di Fondazione Telethon: Luigi Naldini, professore dell’Università Vita-Salute del San Raffaele e direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) di Milano; Antonella De Matteis, professore all’Università Federico II di Napoli e responsabile del gruppo di ricerca in biologia cellulare e meccanismi di malattia dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli, e Mario Squadrito, ricercatore dell’Ospedale San Raffaele e project leader nell’Unità di ricerca sulla terapia genica mirata contro il cancro di SR-Tiget.

Il progetto del professor Naldini (finanziato con 1,5 milioni di euro) punta a sviluppare nuovi strumenti di editing genetico delle cellule staminali del sangue in grado di superare i limiti attuali delle strategie di terapia genica disponibili. Il dott. Squadrito (finanziato con 970 mila euro) si occuperà invece di mettere a punto nuovi modelli preclinici di metastasi del fegato, per studiarle meglio e sviluppare nuovi possibili approcci terapeutici basati su strumenti di ingegneria genetica. Un ottimo esempio di come conoscenze e competenze acquisite attraverso la ricerca sulle malattie genetiche rare – in questo caso relative a strumenti genetici – possano essere utilizzate in ambiti di ricerca differenti. Lo stesso vale per il progetto di Antonella De Matteis, che dall’inizio della pandemia di COVID-19 si è avvalsa delle sue competenze di biologia cellulare per capire meglio in che modo il virus SARS-CoV-2 si replichi all’interno della cellula ospite. Il suo gruppo ha già ottenuto informazioni molto rilevanti in questo senso, ma, con un finanziamento di 1,2 milioni di euro, il nuovo progetto permetterà di affinare ulteriormente queste conoscenze, fondamentali per poter sviluppare contromisure efficaci. Non solo: tra i finanziati FIS ci sono anche due ricercatori che hanno attualmente in corso anche uno dei finanziamenti extramurali di Fondazione Telethon. Si tratta di Luca Scorrano, professore dell’Università degli Studi di Padova, e di Francesca Lavatelli, ricercatrice dell’Università degli Studi di Pavia. Il progetto di Scorrano (1,5 milioni di euro di finanziamento) approfondirà lo studio dei punti di contatto tra i mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula, e altri organelli cellulari, acquisendo conoscenze che permetteranno di capire meglio come funzionano le nostre cellule sia in condizioni fisiologiche sia in caso di malattia. Quello di Lavatelli, finanziato per 840 mila euro, riguarderà invece la caratterizzazione delle alterazioni di una particolare classe di proteine (le catene leggere degli anticorpi) che possono portare ad accumuli patologici delle proteine stesse, rendendosi responsabili di una patologia appartenente al gruppo di malattie rare chiamate amiloidosi.

Fondazione Telethon ETS è una delle principali charity biomediche italiane, nata nel 1990 per iniziativa di un gruppo di pazienti affetti da distrofia muscolare. La sua missione è di arrivare alla cura delle malattie genetiche rare grazie a una ricerca scientifica di eccellenza, selezionata secondo le migliori prassi condivise a livello internazionale. Attraverso un metodo unico nel panorama italiano, segue l’intera “filiera della ricerca” occupandosi della raccolta fondi, della selezione e del finanziamento dei progetti e dell’attività stessa di ricerca portata avanti nei centri e nei laboratori della Fondazione. Telethon inoltre sviluppa collaborazioni con istituzioni sanitarie pubbliche e industrie farmaceutiche per tradurre i risultati della ricerca in terapie accessibili ai pazienti. Dalla sua fondazione ha investito in ricerca 660,3 milioni di euro, ha finanziato 2.960 progetti con 1.720 ricercatori coinvolti e 630 malattie studiate. Ad oggi grazie a Fondazione Telethon è stata resa disponibile la prima terapia genica con cellule staminali al mondo, nata grazie alla collaborazione con l’industria farmaceutica. Strimvelis, questo il nome commerciale della terapia, è destinata al trattamento dell’ADA-SCID, una grave immunodeficienza che compromette le difese dell’organismo fin dalla nascita. Un’altra terapia genica frutto della ricerca Telethon resa disponibile è quella per una grave malattia neurodegenerativa, la leucodistrofia metacromatica, dal nome commerciale di Libmeldy. Questo approccio terapeutico è in fase avanzata di sperimentazione clinica per un’altra immunodeficienza, la sindrome di Wiskott-Aldrich. Altre malattie su cui la terapia genica messa a punto dai ricercatori Telethon è stata valutata nei pazienti sono la beta talassemia e due malattie metaboliche dell’infanzia, la mucopolisaccaridosi di tipo 6 e di tipo 1. Inoltre, all’interno degli istituti Telethon è in fase avanzata di studio o di sviluppo una strategia terapeutica mirata anche per altre malattie genetiche, come per esempio l’emofilia o diversi difetti ereditari della vista. Parallelamente, continua in tutti i laboratori finanziati da Telethon lo studio dei meccanismi di base e di potenziali approcci terapeutici per patologie ancora senza risposta.

Autonomia, Calderoli: nella maggioranza c’è totale intesa

Autonomia, Calderoli: nella maggioranza c’è totale intesaRoma, 1 set. (askanews) – Per la fine di ottobre il Senato aproverà il Ddl sull’autonomia regionale differenziata. Lo prevede il minstro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, intervistato dal Corriere del Veneto.

“Con la maggioranza – spiega Calderoli – c’è una totale intesa, abbiamo fatto ampie riflessioni trovando soluzioni che soddisfano tutti. Poi, prevedere i tempi del parlamento dipende anche dall’atteggiamento dell’opposizione. Se è un esame vero ha determinati tempi, se si mettono a fare ostruzionismo ne ha altri. Poi ci sono anche i rimedi all’ostruzionismo” ma “mi auguro non accada. Un esame regolare del provvedimento potrebbe portare per fine di ottobre all’approvazione del testo in Senato”. Il ministro aggiunge poi di non temere uno svuotamento della riforma a opera di Fdi: “Tutti gli emendamenti di maggioranza in commissione al Senato sono stati concordati. Non c’è alcun problema di natura politica rispetto all’aggiornamento del testo”.

Per quanto riguarda i Lep, che secondo molti avranno bisogno di finanziamenti ulteriori, Calderoli risponde che, “posto che il Clep affidato a Sabino Cassese sta facendo un lavoro immenso e inappuntabile, se un figlio chiede al padre un’auto nuova, la prima domanda che porrà il padre è ‘a che tipo di auto pensavi’? E, in base al tipo di auto, il padre risponderà che non ci sono abbastanza soldi, che ci sono o che si dovrà comprarla a rate. Qualcuno, invece, pretenderebbe di mettere i soldi indipendentemente dal fatto che io stia comprando una Fiat piuttosto che una Mercedes. Prima vediamo di che si tratta, poi valutiamo i costi e come affrontarli”.