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Autore: Redazione StudioNews

Wto, Okonjo-Iweala chiede tassa globale CO2 per evitare dispute dazi

Wto, Okonjo-Iweala chiede tassa globale CO2 per evitare dispute daziRoma, 16 set. (askanews) – La direttrice dell’organizzazione mondiale del commercio (Wto), la nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala cerca di disinnescare il rischio di nuove dispute internazionali che si attende vengano create dai meccanismi di aggiustamento dei prezzi alla frontiera legati alle emissioni di CO2. E propone di creare come alternativa un sistema internazionale di tassazione sulle emissioni.


In particolare crea allarme il sistema approntato dall’Unione europea (Cbam), che entrerà in vigore nel 2026. “Giusto o sbagliato che sia i paesi in via sviluppo lo considerano un meccanismo di protezionismo”, afferma in un’intervista al Financial Times. Secondo Okonjo-Iweala questi paesi hanno contribuito poco alle emissioni globali. E questi sistemi finiranno per spingerli a controversie, che solitamente vengono presentate proprio in sede di Wto. “Arriveranno. Pensiamo che sia piuttosto difficile e problematico. Quindi cerchiamo di evitarlo dicendo che di sviluppare un sistema globale di tassazione sulla CO2”, ha spiegato.

UniCredit, Orcel: fusione con Commerzbank porterebbe valore per tutti

UniCredit, Orcel: fusione con Commerzbank porterebbe valore per tuttiRoma, 16 set. (askanews) – “Per ora siamo solo azionisti. Ma una fusione di entrambe le banche potrebbe portare a un notevole valore aggiunto per tutti gli stakeholder e creerebbe un concorrente molto più forte sul mercato bancario tedesco”. Lo ha sottolineato in una intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, il numero uno di UniCredit, Andrea Orcel, dopo l’acquisizione del 9% del capitale dell’istituto tedesco Commerzbank.


“I clienti privati potrebbero essere meglio supportati e le medie imprese tedesche potrebbero essere rafforzate con finanziamenti e sostenute in modo più completo a livello internazionale”, afferma Orcel. “Ora abbiamo investito in un blocco di azioni della Commerzbank. Vogliamo realizzare un buon investimento. Se vogliamo che questa diventi una fusione, gli stakeholder devono essere convinti che creeremmo valore per loro e che la seguiremo. Ma l’Europa, e anche la Germania, hanno bisogno di banche più forti. Le banche devono finanziare la crescita e l’enorme trasformazione che ci aspetta. Che si tratti della transizione verso un’economia più verde o della modernizzazione delle infrastrutture”, sottolinea il ceo di UniCredit.

Peronospora, Masaf: al via il 19 settembre aiuti per 47 mln di euro

Peronospora, Masaf: al via il 19 settembre aiuti per 47 mln di euroRoma, 16 set. (askanews) – A partire dal 19 settembre, prenderanno il via da parte di Agea i pagamenti dei fondi di solidarietà destinati agli agricoltori colpiti dalla Peronospora. Gli aiuti, per un totale di 47 milioni di euro, – informa il Masaf – sono riservati alle aziende che hanno subito una riduzione di produzione di almeno il 30% a causa dell’infezione fungina che ha colpito nel 2023.


“Abbiamo messo a disposizione tutto ciò che potevamo per sostenere in particolare le piccole e medie imprese, che sono maggiormente vulnerabili rispetto a eventi così distruttivi”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. “Il nostro obiettivo – ha rimarcato il ministro – è proteggere il futuro del settore vitivinicolo e offrire un sostegno concreto alle imprese danneggiate. La rapidità e la gravità con cui la Peronospora si è diffusa, complice il clima eccezionale di quell’anno, hanno richiesto un intervento straordinario, e il Governo Meloni ha risposto con decisione”. Sono circa 30.000 le aziende agricole che hanno fatto richiesta per accedere a tali fondi, una cifra che dimostra l’ampiezza della crisi che ha interessato sia il comparto dell’uva da tavola che quello del vino.


Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha destinato tutte le risorse disponibili per sostenere le imprese agricole colpite: 7 milioni di euro provenienti dalla legge 163/2023 e ulteriori 40 milioni dal Decreto Agricoltura. Il 40% dei fondi sarà erogato a tutte le aziende richiedenti, mentre il restante 60% sarà assegnato come quota aggiuntiva alle imprese che hanno adottato misure di prevenzione.

Bce, analisti monetari prevedono tasso depositi a 2,25% a fine 2024

Bce, analisti monetari prevedono tasso depositi a 2,25% a fine 2024Roma, 16 set. (askanews) – A fine agosto la totalità degli analisti monetari oggetto di un sondaggio da parte della Bce escludeva un’ulteriore taglio dei tassi di interesse al Consiglio direttivo che si svolgerà il 17 ottobre. Lo riporta l’ultima rilevazione pubblicata dall’istituzione monetaria.


La scorsa settimana la Banca centrale europea ha operato un nuovo taglio dei tassi di interesse, nella misura di 25 punti base per quanto riguarda i depositi, il tasso che attualmente viene prevalentemente considerato come riferimento di mercato. Gli analisti monetari si attendevano un nuovo taglio da 25 punti base per dicembre. Per le riunioni successive le aspettative si fanno più variegate. L’attesa mediana è per ulteriori tagli a marzo, a giugno e poi nel terzo e quarto trimestre con il 2024 che dovrebbe concludersi con tassi sui depositi al 2,25%.


Gli analisti monetari si attendevano che, alla riunione della passata settimana il tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento venisse tagliato in maniera più consistente, per 60 punti base dato che andava aggiustato al nuovo quadro operativo che prevede un differenziale rispetto al tasso sui depositi ridotto a 15 punti base rispetto ai precedenti 50 punti base. Il sondaggio è stato effettuato dalla Bce tra il 26 e il 29 agosto e ha coinvolto 48 analisti e economisti specializzati sul settore.

Inflazione, Istat conferma: ad agosto cala a +1,1%, carrello spesa +0,6%

Inflazione, Istat conferma: ad agosto cala a +1,1%, carrello spesa +0,6%Roma, 16 set. (askanews) – Nel mese di agosto l’inflazione aumenta dello 0,2% su base mensile e dell’1,1% su base annua da +1,3% del mese precedente. Il rallentamento è legato all’ampliarsi della flessione dei prezzi dei Beni energetici su base tendenziale (-6,1% da -4% di luglio). Lo ha reso noto l’Istat confermando la stima preliminare.


Rallenta il ritmo di crescita sui dodici mesi dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,7% a +0,6%). Un andamento analogo si registra anche per quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +1,8% a +1,1%). L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +1,1% per l’indice generale e a +2,1% per la componente di fondo.

Salute, a Roma il Policlinico Campus Bio-Medico è un centro Esmo

Salute, a Roma il Policlinico Campus Bio-Medico è un centro EsmoRoma, 16 set. (askanews) – Tra i 2.500 e i 3.500 pazienti oncologici trattati ogni anno, con una media di almeno 1.000 pazienti al mese e 120 accessi giornalieri al Day Hospital oncologico. Una strategia multidisciplinare e integrata che garantisce a tutti un approccio palliativo, anche per chi è in trattamento attivo, grazie al Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) del dolore. Un Master in cure palliative e la stretta collaborazione con l’hospice “Insieme nella cura” e l’assistenza domiciliare. Sono solo alcuni dei motivi che confermano l’eccellenza dell’Unità Operativa di Oncologia medica della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico che ha ottenuto l’accreditamento come Centro per l’integrazione tra Oncologia e Cure Palliative dalla Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) anche per il biennio 2025-2027. In rappresentanza dell’Unità di Oncologia, la dottoressa Tea Zeppola ha ritirato l’attestato di riconoscimento nell’ambito del Congresso ESMO 2024, tenutosi il 13 settembre scorso a Barcellona. Un accreditamento che, ad avviso del direttore dell’Oncologia medica Giuseppe Tonini, “evidenzia ulteriormente quanto il Policlinico Campus Bio-Medico rappresenti un punto di riferimento in ambito oncologico a livello non solo italiano, ma anche internazionale”. Traguardo che costituisce in tal senso un’importante conferma: l’Oncologia medica del Campus Bio-Medico è infatti Centro ESMO fin dal 2012.


“Siamo davvero orgogliosi che la nostra Oncologia medica abbia ottenuto il rinnovo dell’accreditamento come Centro ESMO anche per il biennio 2025-2027”, ha commentato l’amministratore delegato della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico Paolo Sormani, che poi ha continuato: “Si tratta di un riconoscimento molto importante, che testimonia ancor di più il nostro impegno nella cura del malato oncologico, nella ricerca e nell’innovazione e che rafforza ulteriormente la nostra missione di offrire ai pazienti trattamenti all’avanguardia e un’assistenza personalizzata di primo livello”. “Il riconoscimento come centro ESMO lo abbiamo ottenuto per la prima volta a settembre del 2012”, ha ricordato Tonini, che ha sottolineato i criteri altamente selettivi da soddisfare per poter essere accreditati: “Il Policlinico Campus Bio-Medico, però, può vantare un reparto di Oncologia con 22 posti letto, Ambulatori integrati, una Clinical Trial Unit, un laboratorio di oncologia traslazionale, un Hospice, l’assistenza domiciliare e ben diciotto Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA). Numeri che spiegano evidentemente la riconferma del nostro Policlinico da parte della società europea”.


Avviato nel 2003, il Programma di accreditamento della Società Europea di Oncologia Medica identifica i centri oncologici che forniscono servizi oncologici e di cure palliative altamente integrati, con l’obiettivo di migliorare la ricerca, la formazione e la pratica clinica fissando standard per lo sviluppo dei loro servizi. Sono oltre 250 le istituzioni che ne fanno parte da 55 Paesi in tutto il mondo. Il programma persegue l’obiettivo di promuovere l’integrazione delle cure palliative nelle linee guida nazionali sulla cura del cancro, di incoraggiare la formazione sulle cure palliative per oncologi e personale sanitario e di ampliare la cooperazione tra l’ESMO e le altre associazioni e organizzazioni mediche professionali, al fine di sostenere e supportare lo sviluppo delle cure palliative. Per poter ottenere l’accreditamento, i centri che ne fanno richiesta devono soddisfare 13 criteri, basati sulle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per l’erogazione delle cure palliative nei pazienti con cancro. L’Unità operativa complessa del Policlinico Campus Bio-Medico si occupa della diagnosi e della terapia di tutti i tipi di neoplasie solide nelle varie fasi della malattia e può contare uno staff di 28 infermieri e 16 medici, specializzati in oncologia e cure palliative. Dispone di un reparto di degenza per la gestione di pazienti in condizioni cliniche complesse per le quali si rende necessaria assistenza medico-infermieristica 24 ore su 24. Inoltre, si eseguono ricoveri per procedure diagnostiche e terapeutiche ad alto rischio e trattamenti chemioterapici di lunga durata, che richiedono dai 3 ai 5 giorni continuativi di terapia. Gestisce un day-hospital oncologico con 2 sale per terapie infusionali. Conta 4 ambulatori specialistici e integrati di epatoncologia, sarcomi, osteoncologia e senologia oncologica. Infine, l’Unità ha un gruppo dedicato alla ricerca clinica e di un laboratorio di oncologia traslazionale situato presso il Polo di ricerca avanzata in biomedicina e bioingegneria (PRABB) dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Oltre a essere Centro ESMO, l’unità è accreditata come Centro di riferimento di osteoncologia dalla Società italiana di Osteoncologia (ISO) e fa parte della Rete nazionale tumori rari.

Salute, asportata enorme massa addominale: salvata una donna

Salute, asportata enorme massa addominale: salvata una donnaRoma, 16 set. (askanews) – All’ospedale San Sebastiano di Frascati si è compiuta una vera e propria impresa medica: un delicatissimo intervento chirurgico ha permesso di rimuovere una neoformazione addominale di dimensioni eccezionali, salvando la vita di una donna di 76 anni. Grazie alla competenza e all’affiatamento dell’équipe chirurgica e anestesiologica, la paziente ha potuto superare un’operazione complessa, riportando ora uno stato di salute stabile e promettente.


La paziente, una donna già reduce da un accesso recente in un altro ospedale, si è recata al Pronto Soccorso di Frascati in preda a forti dolori addominali. Il suo addome appariva notevolmente disteso, e subito è stato chiaro al personale medico che si trovavano di fronte a una situazione seria. Gli esami clinici, insieme a una tomografia computerizzata con mezzo di contrasto, hanno evidenziato una massa di dimensioni straordinarie, che occupava interamente la cavità addominale. Questa neoformazione non solo schiacciava gli organi interni e le strutture vascolari, ma aveva anche provocato una grave anemia, come rivelato dagli esami ematici. La situazione richiedeva un intervento rapido e risolutivo, dato il pericolo imminente per la paziente.


Dopo aver stabilizzato i parametri ematici della donna, l’équipe chirurgica dell’Ospedale di Frascati, guidata dal dottor Massimiliano Boccuzzi, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale, e dal suo assistente, il dottor Mario Rizzello, ha preso in carico la paziente. L’intervento è stato programmato per la mattina successiva. L’operazione è durata circa quattro ore e ha richiesto precisione assoluta. La massa, che misurava ben 51×48 cm, aveva origine dallo stomaco e si era estesa a contatto con importanti strutture vascolari e il fegato, comprimendo gran parte degli organi addominali. La sua rimozione era un’impresa chirurgica di alta complessità, data la vicinanza a queste strutture vitali.


La riuscita dell’intervento – si aggiunge – è stata possibile anche grazie alla perizia dell’équipe anestesiologica, composta dal dottor Raffaele Formica e dal dottor Fabrzio Fattorini, sotto la direzione del dottor Benedetto Alfonsi. Il team ha mantenuto la paziente in condizioni stabili nonostante le difficoltà legate alla pressione che la massa esercitava sulle strutture vascolari, sui polmoni e sul fegato. Ogni momento in sala operatoria è stato delicato, con un monitoraggio costante dei parametri vitali e un controllo chirurgico-metabolico impeccabile. Un riconoscimento speciale va anche agli infermieri e agli operatori socio-sanitari del blocco operatorio e del reparto di Chirurgia. “La loro dedizione e attenzione ai dettagli hanno garantito il corretto svolgimento delle operazioni pre e post-operatorie. Senza il loro contributo, l’intervento non avrebbe avuto lo stesso esito positivo”, si sottolinea.


Alla fine dell’operazione, la paziente è stata trasferita nel reparto di chirurgia, senza necessità di ricorrere alla terapia intensiva, segno dell’efficacia dell’intervento e della stabilità delle sue condizioni. Dopo un ricovero di sette giorni, è stata dimessa in buone condizioni di salute. Oggi, a distanza di poco tempo dall’intervento, la donna gode di una ripresa straordinaria, testimoniando l’importanza di un approccio integrato e specializzato nella gestione di casi così complessi. “Questa operazione rappresenta un esempio concreto di come l’affiatamento tra le diverse figure professionali possa fare la differenza nei casi critici. La sinergia tra chirurghi, anestesisti, infermieri e operatori sanitari ha dimostrato come il perfetto coordinamento e la professionalità possano salvare vite umane anche in situazioni particolarmente critiche”.

Vino, Muradyan (VWFA): in Armenia in ultimi 5 anni da 25 a 150 Cantine

Vino, Muradyan (VWFA): in Armenia in ultimi 5 anni da 25 a 150 CantineYerevan (Armenia), 16 set. (askanews) – “Questa è la prima importante conferenza sul vino e sull’enoturismo che si tiene in Armenia, e siamo davvero contenti perché per noi è una grande opportunità per mostrare oltre all’enologia armena, anche che cos’è questo Paese e far conoscere il nostro ricco patrimonio e la nostra storia. L’Armenia ha un enorme potenziale perché abbiamo tanti territori vocati alla viticoltura. Nel 2018 c’erano solo 25 aziende, ora ne abbiamo più di 150, con una crescita incredibile negli ultimi cinque anni”. Lo ha detto ad askanews Zaruhi Muradyan, direttrice esecutiva della “Vine and Wine Foundation of Armenia” (VWFA), a margine dell’ottava Conferenza globale sul turismo del vino promossa a Yerevan dall’organizzazione del turismo delle Nazioni Unite (UN Tourism).


Fondata nel 2016, la “Vine and Wine Foundation of Armenia” è un’organismo statale che oggi associa 55 Cantine e si dedica principalmente alla promozione del comparto. “Il nostro lavoro è quello di sviluppare il settore vitivinicolo, capendo esattamente il potenziale dei nostri vitigni autoctoni per la vinificazione” racconta Muradyan, spiegando che “inoltre, stiamo cercando di aiutare i produttori a definire uno standard per determinare cosa significa ‘vino armeno’. Il settore sta crescendo davvero velocemente, anche grazie a molti consulenti internazionali (enologi, agronomi ed enotecnici italiani, argentini e francesi, tra cui il celebre Michel Rolland, ndr) che ci hanno supportato nell’implementazione delle nuove tecnologie nelle Cantine – prosegue – e allo stesso tempo, anche il turismo sta crescendo, e quindi questa conferenza è davvero una bella opportunità per fare rete, incontrare le persone e condividere esperienze”. In Armenia oggi vivono circa 2,7 milioni di persone, contro gli otto milioni che vivono all’estero a causa della diaspora a seguito del genocidio perpetrato tra il 1890 e il 1916 dall’Impero ottomano, che causò complessivamente circa 1,5 milioni di morti. Da sempre, gli armeni all’estero aiutano con le rimesse i propri parenti in Patria e molti di quelli che hanno avuto successo sostengono il Paese e investono in Armenia. “Negli ultimi anni molti stanno investendo soprattutto nel settore del vino – evidenzia Muradyan – ed è grazie a loro se oggi abbiamo Cantine moderne e un settore professionale che punta sulla qualità”. Tra gli investitori, non può non essere citato anche il produttore svizzero Jakob Shuler che ad Areni ha messo in piedi la Noa Wines.


La vigna armena si aggira complessivamente su circa 16mila ettari, divisi in cinque zone principali: Armavir (900-1100 metri slm), Ararat (800-1000 mt.), Aragatsotn (900-1400 mt), Tavush (400-1000 mt.) e la più rinomata Vayots Dzor (1.000-1.800 mt.). Sono 31 le varietà autoctone coltivate e vinificate oggi, le più note delle quali sono Sev Areni, Voskehat, Kangoun, Haghtanak, Milagh, Lalvari, Khatoun Kharji e Khndoghni. Nonostante nel villaggio di Areni, nella provincia di Vayots Dzor, sia stata scoperta “la più antica cantina vinicola al mondo2, risalente indicativamente al 4000 a.C., una vera “industria” del vino in Armenia c’è da appena una decina di anni e oggi la produzione si attesta su circa 13 milioni di bottiglie, con l’export che tocca una quarantina di Paesi ma che si concentra per circa l’80% in Russia. Delle 111 Cantine registrate nel 2021, 46 producevano meno di cinquemila bottiglie, 29 tra cinquemila e cinquantamila, e solo cinque oltre il milione. Nonostante tutto questo, diversi produttori e produttrici sono sulla strada giusta e alcuni vini interessanti sono già presenti sul mercato e hanno ottenuto riconoscimenti internazionali. Malgrado il Paese sia storicamente legato alla produzione del suo celebre Brandy-Cognac e al consumo della più economica vodka, il consumo pro capite di vino è passato dai due litri del 2016 ai 4,2 del 2022, anche grazie alla spinta dei giovani della capitale dove adesso sorgono enoteche-wine bar molto di moda. “Per coinvolgere maggiormente le giovani generazioni – continua Muradyan parlando con askanews – molte delle nostre aziende partecipano ad iniziative dedicate, come ad esempio manifestazioni tipo ‘Vino e jazz’ o ‘Vino e scacchi’ (il gioco più diffuso e amato in Armenia, ndr).


In questo contesto, parlare di enoturismo è dunque più da intendersi ancora come ulteriore occasione per la scoperta del territorio più che del vino, che in generale sembra ancora alla ricerca di un’identità precisa, ma che potenzialmente può riservare ben più di piacevoli sorprese, grazie al suo ricco patrimonio di vitigni autoctoni (quasi tutti a piede franco e con piante che hanno anche di 200 anni) e ad un territorio in cui la vitis vinifera si coltiva in suoli molto diversi (seppur quello vulcanico appaia il più determinante) fino a quasi 2000 metri, possibile soluzione al cambiamento climatico. “In questi ultimi anni le aziende hanno iniziato a credere di più nell’enoturismo – prosegue Muradyan – e spero che i produttori capiscano che è un modo molto interessante di presentare i propri vini e raccontare le tradizioni e la storia dei loro territori, oltre che di fornire ai visitatori un’offerta al passo con i tempi”. Alla domanda su quale sia l’ostacolo più rilevante per lo sviluppo del vino in Armenia, la risposta della direttrice del VWFA fa gelare il sangue e dà da pensare: “La guerra”. Già perché qui l’ultimo conflitto risale appena ad un anno fa, nel 2023, quando l’esercito azero riconquistò il Nagorno Karabakh costringendo, dopo un lungo assedio, circa 120mila persone della comunità armena locale a fuggire. “La guerra è una preoccupazione costante anche per la viticoltura, perché molti vigneti si trovano vicino ai confini e quindi è molto pericoloso anche solo prendersene cura, oltre all’incognita di non sapere con certezza se potremo mantenerli in futuro” dice, rimarcando che “però siamo forti, manteniamo lo spirito giusto e continuiamo a fare del nostro meglio, e siamo certi che i nostri progetti avranno successo”.


“Sono pochi i prodotti che possono contribuire all’immagine di un Paese e a farlo conoscere: abbiamo dimostrato di saper produrre un ottimo brandy che è diventato leggendario, perché non possiamo farlo con il vino, se abbiamo questa tradizione millenaria alle spalle?” chiosa Muradyan ad askanews, sottolineando con grande orgoglio che “questa è oggi una priorità per il nostro governo, che sostiene economicamente e politicamente la Fondazione. E insieme con il governo, c’è anche il settore privato: lavoriamo tutti insieme ad un’unica missione, quella di far conoscere il vino armeno nel mondo”.

Energia, Aie: alzare spese transizione da 2.000 a 5.000 mld l’anno

Energia, Aie: alzare spese transizione da 2.000 a 5.000 mld l’annoRoma, 16 set. (askanews) – Per assicurare una transizione energetica ordinata, a livello globale le spese su questo versante dovranno salire dagli attuali circa 2.000 miliardi di dollari l’anno a quota 5.000 miliardi di dollari l’anno per l’inizio del prossimo decennio. Lo ha sostenuto la vicedirettrice esecutiva della Agenzia internazionale per l’energia (Aie), Mary Burce Warlick nel suo intervento alla conferenza di G7 e Aie, organizzata a Roma presso la sede della Banca d’Italia.


“Assicurare una transizione energetica ordinata è cruciale per il mondo e per l’Europa. Stiamo appena uscendo da turbolenze nei mercati dell’energia, che sono stati intensificati dalla guerra in Russia in Ucraina e il mondo si è dimostrato incredibilmente resiliente a questi shock, specialmente nel continuare robusti investimenti su energie pulite. Ma la questione che fronteggiamo ora – ha detto – è come muoversi ulteriormente, salvaguardando la crescita della produzione energetica e la sicurezza”. “Sappiamo tutti che assicurare una transizione ordinata è un imperativo della società intera. Dobbiamo assumere una strategia di lungo termine e questo richiede chiari segnali dalle politiche e collaborazione tra governi, banche centrali, industria e società civile. Bisogna allineare le politiche per gli obiettivi della Cop e aggiustare continuamente le nostre strategie in modo da assicurare che evitiamo shock distruttivi”, ha proseguito.


“All’Aie abbiamo approntato strategie per una tabella di marcia. La condizione primaria è aumentare gli investimenti dell’energia pulita, mostriamo che oggi il mondo investe 2.000 miliardi di dollari l’anno sull’energia pulite ma all’inizio degli anni 30 dovranno raggiungere 5000 miliardi”, ha affermato l’esponente dell’agenzia. Bisogna puntare su “solare, eolico e idroelettrico e al tempo stesso intensificare l’elettrificazione. Dobbiamo investire massicciamente sulle reti di elettrificazione. I miglioramenti delle tecnologie – ha asserito – ci aiuteranno elettrificare i settori che tradizionalmente sono stati difficili da elettrificare, come i trasporti pesanti e l’industria”.


“Non possiamo poi ignorare gli aspetti della economicità e dell’equità. La buona notizia è che il sistema basato sull’energia pulita porta guadagni oltre ai benefici ambientali”, posto che per vederli “bisogna considerare tutti i costi. Molte delle soluzioni sono conosciute – ha concluso Warlick – e politiche ben designate possono dare i segnali di cui abbiamo bisogno per accelerare la velocità e la portata di una transizione energetica tempestiva”.

Energia, Panetta: tagliare la burocrazia che frena la transizione

Energia, Panetta: tagliare la burocrazia che frena la transizioneRoma, 16 set. (askanews) – Le maggiori economie globali devono promuovere gli investimenti sulle tecnologie e basse emissioni, ridurre la burocrazia che frena la transizione energetiche e evitare politiche “a singhiozzo” che creano incertezza e minano gli investimenti privati. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, aprendo la conferenza sulla transizione energetica di G7 e Agenzia internazionale dell’energia (Aie), organizzata a Roma presso la sede dell’istituzione monetaria.


“Il percorso per raggiungere una transizione energetica ordinata fronteggia sfide tecnologiche e sociali formidabili – ha detto – che si combinano con le attuali tensioni geopolitiche. Alla luce di queste tensioni dovremmo focalizzarci su gli sforzi collettivi per contrastare il cambiamento climatico”. “I governi delle maggiori economie globali dovrebbero assumere la guida” di questo percorso. “Dovrebbero – ha proseguito – promuovere gli investimenti su ridotte emissioni di carbonio, ridurre i fardelli regolatori amministrativi che frenano la transizione e evitare politiche a singhiozzo che creano incertezza e minano gli investimenti cruciali del settore privato”.


“Questo – secondo Panetta – è essenziale per il processo di transizione ordinato che dobbiamo approntare. Come banchieri centrali le nostre decisioni possono essere migliorate con una maggiore comprensione delle ricadute macroeconomiche della transizione. Consapevoli di questa prospettiva – ha concluso – questa conferenza è parte di un evento di due giorni disegnato per migliorare l’arricchimento reciproco tra decisori esperti tecnici”.