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Turismo , Santanchè: Sud asset fondamentale crescita comparto

Turismo , Santanchè: Sud asset fondamentale crescita comparto

Milano, 25 feb. (askanews) – “Btm è una fiera bellissima, che sta crescendo sempre di più, così come sta crescendo il turismo italiano: i primi dati ci parlano di un 2026 in aumento, anche grazie all’impatto delle Olimpiadi invernali, e di una maggiore attrattività dei mesi di spalla. Il Sud, che a gennaio fa un +3% nelle presenze turistiche, e la Puglia, che nel 2025 è stata la Regione meridionale col maggiore tasso di crescita di arrivi e pernottamenti, sono parte integrante di questo successo”. Così il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, dopo aver partecipato a Bari a alla fiere del turismo Btm.

“Il turismo è uno degli asset principali della crescita industriale del Mezzogiorno, che negli ultimi anni ha registrato dati superiori alla media italiana, e questo credo che sia un altro gran gol segnato dal Governo Meloni” ha aggiunto.

“Ma la Puglia deve anche saper guardare al di là del turismo balneare. Deve promuovere di più i territori meno noti, lavorare sulla qualità, e favorire politiche di destagionalizzazione. Deve capire, dobbiamo capire insieme all’assessore regionale con il quale c’è un ottimo rapporto, dove investire per i prossimi cinque anni. Ci sono tanti tipi di turismo e bisogna puntare alla diversificazione dell’offerta” ha continuto.

Brondelli (Confagri): agricoltura 4.0, ritardo per cause culturali

Brondelli (Confagri): agricoltura 4.0, ritardo per cause culturali

Roma, 25 feb. (askanews) – Innovazione digitale nel settore agroalimentare, a che punto siamo? È la domanda a cui l’Osservatorio Smart AgriFood ha risposto con i risultati della Ricerca 2025, presentata oggi nell’Aula De Carli del Politecnico di Milano. La risposta sta nei numeri, spiega in una nota Confagricoltura: il valore del mercato italiano di soluzioni tecnologiche dedicate all’agricoltura ha raggiunto quest’anno i 2,5 miliardi di euro, segnando una crescita del 9% rispetto al 2024, anno in cui si è registrata una flessione dell’8% rispetto al precedente.

Non mancano le criticità: a fronte di una ripresa degli investimenti, le superfici gestite con agricoltura 4.0 sono soltanto il 10% della SAU, rispetto al 9,5 dell’anno scorso. Una delle ragioni di questa mancanza di crescita sta nella concentrazione degli investimenti tra le aziende che hanno investito anche in passato (42%). “L’agricoltura italiana non è in ritardo nell’adozione di processi digitali e 4.0 per motivi tecnologici, ma organizzativi e culturali. Le cause sono la frammentazione delle strutture aziendali, competenze tecniche insufficienti, politiche non sempre coordinate e procedure burocratiche per l’accesso agli incentivi troppo complesse e farraginose”, ha detto Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura e presidente dell’ente di formazione Enapra che, con la confederazione, è partner dell’Osservatorio promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Brescia.

Durante la tavola rotonda organizzata per la presentazione del Rapporto, Brondelli ha anche sottolineato quali sono le aree su cui intervenire per colmare il gap tecnologico del settore primario italiano. “È opportuno agire sulle infrastrutture digitali e fisiche, sulla formazione delle figure professionali necessarie all’uso corretto delle nuove tecnologie – ha detto -. Non solo, bisogna guarda a modelli cooperativi di sviluppo che permettano alle imprese di fare massa critica”.

Per il vicepresidente, non basta il sostegno economico agli investimenti. “È necessaria la tracciabilità delle filiere che applicano sistemi di agricoltura 4.0 per riconoscere il valore aggiunto che ne deriva. La sostenibilità deve essere declinata concretamente, non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico”, ha aggiunto.

Considerazioni che trovano conferma anche nella nuova Ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood, secondo cui a fare da freno ad una maggiore diffusione delle nuove tecnologie sono diversi fattori. Tra cui il sistema di incentivazione non ancora sufficiente e la riduzione della redditività delle imprese che incidono sulla concreta capacità di investire delle aziende. A ciò si aggiunge la necessità di nuove figure professionali e competenze, per l’uso ottimale di software e macchinari. Una carenza di formazione che comporta anche l’aumento dei timori relativi alla gestione dei dati che le tecnologie dotate di intelligenza artificiale producono ed elaborano.

Sogesid: Massimiliano Panero nominato presidente

Sogesid: Massimiliano Panero nominato presidente

Milano, 25 feb. (askanews) – Il cda di Sogesid ha nominato Massimiliano Panero presidente della società, succedendo a Roberto Mantovanelli a conclusione del suo mandato. La nomina di Panero, si legge in una nota, “si inserisce nel segno della continuità amministrativa e del consolidamento del percorso di crescita e rafforzamento strategico intrapreso dalla società di ingegneria ambientale, interamente partecipata dal ministero dell’Economia”.

Nel precedente ruolo di vicepresidente, prosegue la nota, “Panero ha contribuito attivamente al percorso di sviluppo della società, supportando il cda nelle scelte strategiche e nel processo di consolidamento dell’identità di Sogesid quale società pubblica di ingegneri, architetti e tecnici al fianco delle amministrazioni nazionali e locali nei processi necessari al risanamento ambientale”.

“Assumo questo incarico con senso di responsabilità e profondo orgoglio, grato per la fiducia accordatami dall’intero Consiglio – dichiara il presidente Massimiliano Panero – e consapevole del ruolo strategico che Sogesid svolge al servizio delle istituzioni e dei territori. Intendo proseguire nel solco della continuità, valorizzando il patrimonio di competenze tecniche e professionali che rappresenta la nostra principale forza. In una fase cruciale per le politiche ambientali e per l’attuazione degli investimenti pubblici, lavoreremo per rafforzare ulteriormente l’efficacia operativa della Società, consolidarne l’identità pubblica e sostenere con determinazione le amministrazioni centrali e locali nei percorsi di transizione ecologica e risanamento ambientale”.

La società, fa sapere, proseguirà con determinazione nell’attuazione degli indirizzi strategici, nel rafforzamento organizzativo e nella valorizzazione delle competenze tecniche e professionali che ne costituiscono il patrimonio distintivo.

Naturasì lancia nuova campagna su giusto prezzo per agricoltori

Naturasì lancia nuova campagna su giusto prezzo per agricoltori

Roma, 25 feb. (askanews) – Gli agricoltori bio producono cibo, ma anche aria, acqua e suolo puliti, contrasto al cambiamento climatico, biodiversità: sono custodi dell’ambiente e per questo occorre riconoscere loro un contributo economico per questo lavoro di primaria importanza. NaturaSì ha lanciato oggi in una conferenza stampa a Roma la nuova campagna 2026 “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, che coinvolgerà 350 negozi NaturaSì in tutta Italia.

Dopo la campagna lanciata nel 2025 sul prezzo trasparente del cibo, quest’anno NaturaSì va oltre, perché ha deciso di esplicitare in maniera trasparente il differenziale pagato per sostenere gli agricoltori nel loro ruolo fondamentale di custodi del Pianeta e di garanti dei servizi ecosistemici.

Naturasì ha voluto così evidenziare il compenso che viene riconosciuto agli agricoltori per la difesa della salute della Terra e delle persone. Si è cominciato da prodotti base, ad esempio dall’insalata: il costo di produzione, compreso di lavoro agricolo, costo colturale, imballaggio, controllo qualità, è di 1,33 euro al kg. NaturaSì paga al produttore 2 euro al chilo, un terzo in più (0,67 centesimi). Oltre che sul prezzo dell’insalata, la campagna si concentra su quello dei finocchi: a fronte di un costo di produzione di 1,25 euro al kg, (compreso di lavoro agricolo, qualità, imballaggio) NaturaSì paga 1,80 euro al chilo. 55 centesimi in più come supporto all’agricoltore per la produzione dei servizi ecosistemici.

L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini sul reale valore del cibo biologico, mostrando come dietro ogni prodotto esista un insieme di servizi ecosistemici fondamentali per l’ambiente e la società, spiegando come questi servizi incidano concretamente sul costo finale degli alimenti. “Alla trasparenza nella formazione dei prezzi alimentari dello scorso anno – ha sottolineato Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì – abbiamo aggiunto una declinazione del compenso che garantiamo all’agricoltore, distinguendo il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici, quali mantenimento della fertilità del suolo, rispetto della biodiversità, salute e tutela del paesaggio”.

Obiettivo ultimo è innescare nel consumatore una maggiore consapevolezza che dia origine a un cambio delle modalità di acquisto, a partire dai beni alimentari. “Sono valori che è bene conoscere – ha concluso Brescacin – per capire che, acquistando un prodotto biodinamico o biologico, si investe non solo sul prodotto in sé ma anche sulla propria salute e su quella dell’ambiente nel quale tutti viviamo. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese”.

Cantina Valpolicella Negrar: Daniele Accordini lascia dopo 30 anni

Cantina Valpolicella Negrar: Daniele Accordini lascia dopo 30 anni

Milano, 25 feb. (askanews) – Daniele Accordini conclude il proprio percorso professionale in Cantina Valpolicella Negrar, raggiungendo il traguardo della pensione dopo oltre trent’anni di attività sviluppata prima come direttore tecnico e poi come direttore generale. Il suo lavoro ha accompagnato una lunga fase di trasformazione della cooperativa, contribuendo alla crescita qualitativa, strutturale e reputazionale dell’azienda di Negrar di Valpolicella (Verona).

Giampaolo Brunelli, presidente della Cantina, ha ricordato il ruolo svolto da Accordini nei principali passaggi strategici dell’ultimo trentennio. “Ha rappresentato per la nostra Cantina una guida solida, competente e lungimirante” ha dichiarato, ribadendo che “con il suo lavoro, Accordini ha saputo accompagnare l’evoluzione della cooperativa in anni di profonde trasformazioni del settore vitivinicolo, mettendo sempre al centro la qualità, il rispetto del territorio e il valore dei Soci”. Brunelli ha infine ringraziato il manager per la passione, il rigore e il senso di responsabilità con cui ha interpretato il proprio incarico.

La vicepresidente Alessia Ceschi ha sottolineato il contributo metodologico e culturale lasciato in eredità. “Il percorso di Accordini in Cantina Valpolicella Negrar è stato determinante non solo per i risultati raggiunti ma anche per il metodo di lavoro e la visione che ha saputo trasmettere nel tempo” ha affermato, evidenziando la capacità di integrare competenza tecnica, spirito cooperativo e attenzione alle persone. Secondo Ceschi, quanto costruito rappresenta una base solida per proseguire con coerenza il percorso della cooperativa.

Nel corso della sua attività, Accordini ha seguito l’introduzione di innovazioni tecnologiche ed enologiche, sostenendo investimenti in ricerca, ammodernamento delle strutture, valorizzazione dei cru e sviluppo dei progetti legati all’appassimento. Il lavoro svolto ha contribuito alla costruzione di un modello cooperativo competitivo in Italia e all’estero, mantenendo un saldo radicamento nella Valpolicella e un’attenzione crescente ai diversi terroir e al rapporto con i Soci conferitori. Accanto agli incarichi aziendali, il manager ha partecipato a organismi istituzionali e a iniziative scientifiche del settore enologico, contribuendo alla diffusione di competenze tecniche e alla riflessione sui temi della qualità, della sostenibilità e della valorizzazione dei vini della Valpolicella.

Fondata nel 1933 da sette viticoltori, questa Cantina sociale produce oggi circa il 10% dell’Amarone Classico della Denominazione e riunisce 245 viticoltori. Con oltre 140 ettari certificati biologici, una produzione superiore a 8 milioni di bottiglie e una presenza in 62 Paesi, rappresenta una realtà rilevante del panorama vitivinicolo non solo veneto.

Cresce il turismo dell’olio: +37% esperienze tra 2021 e 2024

Cresce il turismo dell’olio: +37% esperienze tra 2021 e 2024

Roma, 25 feb. (askanews) – L’oleoturismo in Italia cresce e si conferma tra i segmenti più dinamici del turismo enogastronomico. Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle esperienze legate all’olio extravergine di oliva è aumentata del 37,1% e 7 italiani su 10 lo considerano un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. Il trend si inserisce nell’espansione globale del turismo del gusto, con interesse oltre il 55% tra tedeschi, francesi, americani inglesi ed austriaci che vorrebbero venire in Italia a fare un viaggio in cui vivere esperienze enogastronomiche nei prossimi anni. È quanto emerge dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, curato da Roberta Garibaldi, che evidenzia la crescente strutturazione dell’oleoturismo come esperienza culturale, educativa e immersiva.

L’interesse cresce sia sul mercato interno sia nei principali mercati esteri, in particolare Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti. Accanto a degustazioni, visite ai frantoi e acquisti in azienda, aumenta la richiesta di esperienze immersive come itinerari tra ulivi secolari, cene in uliveto (scelte dal 71%), percorsi culturali e visite a frantoi storici. Toscana (29%) e Puglia (28%) guidano le preferenze, seguite da Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%), mentre cresce l’interesse per territori meno noti ma di alta qualità produttiva.

Sul fronte della spesa emergono differenze tra mercati: in Europa prevale una fascia tra 20 e 40 euro, mentre i turisti statunitensi mostrano maggiore propensione al segmento premium, con un 30% disposto a spendere tra 60 e 100 euro. Gli italiani manifestano forte interesse per aspetti salutistici (65%), varietali (60%) e culturali (60%) dell’olio, ma resta un gap di conoscenza con il 43% conosce concretamente la produzione del proprio territorio o ha visitato oliveti e frantoi e meno della metà sa indicare almeno una cultivar.

“L’oleoturismo, come evidenzia questo secondo rapporto, non è più una nicchia per appassionati, ma un pilastro della nostra economia rurale- dichiara il presidente di Unaprol e Vicepresidente nazionale Coldiretti David Granieri – Grazie alla spinta sulla multifunzionalità i nostri olivicoltori non vendono solo un prodotto straordinario ma offrono un’esperienza di civiltà. Il turismo dell’olio si conferma uno strumento formidabile per contrastare lo spopolamento delle aree interne e per promuovere un turismo di prossimità, sostenibile e destagionalizzato”.

”Donne al volante, pericolo costante?” Addio ai pregiudizi

”Donne al volante, pericolo costante?” Addio ai pregiudizi

Roma, 25 feb. (askanews) – L’8 marzo, la Giornata internazionale della Donna, nasce per celebrare le conquiste legate ai diritti e all’emancipazione femminile. Oggi, a oltre un secolo di distanza, nonostante i progressi compiuti, permangono ancora sfide e bias culturali che possono incidere sulla vita personale e professionale delle donne: dal gender pay gap agli stereotipi legati alla guida. In occasione della ricorrenza, CamperDays, piattaforma leader in Europa per il noleggio camper, analizza il rapporto tra le donne e la guida, esplorando come questa influisca su libertà, indipendenza e percezioni sociali, attraverso uno studio condotto in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide.

L’indagine mette in luce che gli stereotipi di genere legati alla guida stanno cambiando, ma non sono ancora del tutto superati. Un quarto dei rispondenti (25%) sostiene che siano diffusi nella società, seppur in misura minore rispetto al passato, mentre una quota analoga (24%) ritiene che non solo esistano, ma che continuino anche a generare pregiudizi nei confronti delle donne-guidatrici. Infine, per il 26%, gli stereotipi sono presenti nella società, ma non incidono più sui comportamenti reali. Non sorprende che la Gen Z sia la coorte generazionale che più di altre li considera ancora radicati (40%): più attenta e sensibile all’impatto del linguaggio e delle rappresentazioni culturali, si dimostra maggiormente incline a riconoscere la persistenza di stereotipi negativi nella società.

Quando si parla di differenze di genere al volante, la maggior parte del campione concorda sul fatto che l’esperienza di guida sia interamente individuale e non legata al genere (49%); per un 31% le differenze sono principalmente legate alla personalità e non al genere, mentre solamente una piccola minoranza dichiara che le differenze derivino da fattori socio-culturali (18%).

Sebbene il fenomeno del “petrol station anxiety” e della “refuel anxiety” (letteralmente traducibili in italiano come “ansia da stazione di servizio” e “ansia da pompa da benzina”, ossia in senso traslato, l’”amaxofobia”, la paura di guidare) sia in crescita tra i GenZer e la Gen Alpha, la guida è indiscutibilmente sinonimo di empowerment femminile per tutte le fasce demografiche. Per il 44% del campione della survey di CamperDays e Censuswide (dato che sale al 50% tra le donne e al 49% tra la Gen Z), la mobilità individuale equivale all’indipendenza e al controllo sulla propria quotidianità; seguono, come driver di valore, l’incremento della fiducia in sé stesse (33%), la minore dipendenza da terzi o dai trasporti pubblici (32%) e una maggiore percezione di sicurezza personale, soprattutto negli spostamenti notturni o in solitaria (27%).

Tuttavia, nonostante la maggior parte del campione non nutra alcuna apprensione nei confronti delle donne al volante (71%), i dati rivelano come la guida sia ancora spesso associata agli uomini: nella maggior parte dei casi, infatti, il volante nei prossimi viaggi on the road continuerà a essere gestito prevalentemente da uomini (68%), mentre le guidatrici saranno ancora una minoranza (16%).

“I dati della nostra ricerca confermano che la guida è molto più di un semplice spostamento: è uno strumento di autodeterminazione. Sebbene gli stereotipi di genere stiano finalmente perdendo terreno, specialmente tra i più giovani, il divario che ancora osserviamo nella pianificazione dei viaggi on-the-road ci dice che la strada verso una reale parità nelle abitudini quotidiane è ancora in salita. Come CamperDays, il nostro obiettivo è incoraggiare ogni viaggiatore a prendersi la propria libertà, superando quei retaggi culturali che non hanno più motivo di esistere” dichiara Adriana Ramos Neves, Marketing Manager di CamperDays.

Nasce rete certificata Unasca di studi per pratiche auto

Nasce rete certificata Unasca di studi per pratiche auto

Milano, 25 feb. (askanews) – Un nuovo standard di qualità e affidabilità entra nel settore delle pratiche automobilistiche italiane. Si tratta della rete certificata Unasca che punta a promuovere un sistema innovativo di tutela e garanzia rivolto a cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia in un comparto che incide quotidianamente su diritti, patrimoni e adempimenti amministrativi.

I servizi di consulenza per la mobilità e le pratiche automobilistiche coinvolgono registri pubblici fondamentali e procedure sempre più digitalizzate. Ogni operazione può avere effetti giuridici ed economici rilevanti. In questo contesto, caratterizzato da normative complesse e rischi di errori o irregolarità, la fiducia negli operatori rappresenta un elemento chiave di tutela dell’interesse pubblico.

La rete certificata nasce dalla consapevolezza che oggi non basta più distinguere tra operatori autorizzati e non autorizzati: è necessario introdurre un sistema che certifichi in modo oggettivo qualità, affidabilità e responsabilità degli studi di consulenza automobilistica. Unasca, associazione di riferimento del settore da quasi sessant’anni, ha scelto di promuovere un progetto strutturato che mette al centro la tutela dell’utenza e rafforza il rapporto di fiducia con le istituzioni.

Nonostante il recente avvio, la rete certificata ha già ottenuto un’adesione significativa: oltre cinquecento studi risultano oggi certificati. L’obiettivo a breve termine è superare le mille adesioni su scala nazionale. Numeri che testimoniano la volontà delle realtà più strutturate e responsabili di distinguersi assumendo un impegno formale verso standard più elevati di qualità, trasparenza e correttezza.

Nel mondo delle pratiche auto, il cittadino si trova spesso in una posizione di debolezza informativa. Procedure tecniche e strumenti digitali possono favorire comportamenti scorretti o raggiri. La rete certificata intende ribaltare questa logica: rivolgersi a uno studio certificato significa poter contare su un operatore riconoscibile, formato, sottoposto a controlli e vincolato a regole precise, con una responsabilità chiara e una garanzia concreta sul corretto svolgimento delle pratiche.

Elemento distintivo del progetto è la certificazione di garanzia realizzata con il coinvolgimento dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il contrassegno rilasciato agli Studi aderenti utilizza tecnologie di sicurezza e anticontraffazione tipiche dei documenti ufficiali ed è verificabile anche in formato digitale. Un valore istituzionale forte che trasforma la tutela del cittadino da semplice dichiarazione d’intenti a sistema riconoscibile, tracciabile e controllato.

La rete certificata si inserisce in un quadro di sinergia con le principali istituzioni coinvolte nella gestione della mobilità e della sicurezza. Il dialogo con il Ministero dell’Interno, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e la Polizia Stradale rafforza le azioni di prevenzione e contrasto alle irregolarità, mentre l’allineamento con il Dipartimento per la Motorizzazione Civile garantisce coerenza con i processi amministrativi e la corretta gestione dei registri pubblici.

Il progetto si avvale di una piattaforma digitale pensata per aumentare trasparenza, tracciabilità e sicurezza, senza sostituire il ruolo professionale dello Studio di Consulenza. In un panorama in cui proliferano soluzioni online anonime e a basso costo, la Rete Certificata propone un modello differente: la tecnologia diventa strumento di garanzia e valorizzazione delle competenze, mantenendo sempre una responsabilità diretta verso l’utente finale.

La rete certificata Unasca rappresenta un primo, importante passo verso un sistema più ordinato, trasparente e affidabile nel mondo delle pratiche automobilistiche. Un’iniziativa che tutela cittadini e imprese, rafforza la fiducia nei servizi di mobilità e valorizza le professionalità che operano correttamente. In un settore ad alto impatto pubblico, la qualità non può essere lasciata al caso: deve essere riconosciuta, certificata e garantita. La rete certificata nasce proprio per questo, ponendo le basi di un modello stabile e credibile nel tempo.

”Full of Magic”, a maggio la fiera Toys and Baby Milano

”Full of Magic”, a maggio la fiera Toys and Baby Milano

Milano, 25 feb. (askanews) – Giunta alla nona edizione, Toys & Baby Milano aprirà le porte dell’Allianz MiCo domenica 10 e lunedì 11 maggio. La fiera italiana B2B più importante del settore, frutto della collaborazione tra Assogiocattoli e il Salone Internazionale del Giocattolo, è pronta ad accogliere migliaia di professionisti uniti dall’obiettivo di fare rete e confrontarsi sulle nuove tendenze del mercato. Il claim 2026 è “Full of Magic”: un omaggio alla meraviglia che pervade l’universo del gioco. È la magia della crescita e dello sviluppo dei più piccoli, ma anche la capacità degli adulti di stupirsi e divertirsi con la stessa spensieratezza di un tempo. Un invito rivolto a tutta la filiera per riscoprire la meraviglia di un comparto essenziale per la società, che unisce le generazioni grazie a connessioni autentiche.

Tante le novità di quest’anno, a partire dall’area Toys & Baby Avenue, concepita come una strada dove passeggiare e lasciarsi ispirare tra vetrine d’impatto in formato pop-up, ognuna dedicata a uno specifico brand. Una modalità agile e coinvolgente per mostrare in anteprima i must have dei mesi a venire, i veri protagonisti del prossimo Natale. Per la prima volta in assoluto, l’evento va ben oltre i tornelli dei classici padiglioni e arriva in tutta la città. Dal 9 al 16 maggio, infatti, con il patrocinio del Comune di Milano, andrà in scena la prima edizione della Toys & Baby Milano Week: per un’intera settimana, i colori e la meraviglia della fiera invaderanno le strade della città. I punti vendita aderenti, permetteranno di scoprire promozioni al consumo, dimostrazioni, presentazioni dei nuovi prodotti ed esperienze educative.

Toys & Baby Milano si conferma il palcoscenico ideale, per aziende e addetti ai lavori, per partecipare a momenti di networking e aggiornamento su tendenze e dati di mercato. Un ricco palinsesto fatto di convegni, workshop e talk con ospiti e partner di spicco come Sfera Media Group (RCS MediaGroup), MLD Entertainment, Ipsos Doxa e UL Solutions che offriranno spunti per elaborare strategie al passo con i nuovi trend internazionali. Un preziosissimo ecosistema di collaborazioni che abbraccia anche il mondo accademico e che trasforma il networking in uno stimolante scambio intergenerazionale grazie all’evento-mostra di POLI.design e Politecnico di Milano. Un vero e proprio incubatore dove gli studenti del Master in Design for Kids & Families e del Laboratorio di Sintesi Finale esporranno concept e sistemi di prodotto-servizio altamente innovativi, che spaziano dai giocattoli agli arredi, fino a inedite piattaforme, eventi e servizi dedicati al bambino. Il filo conduttore sarà sempre un’attenzione rigorosa verso l’usabilità, l’accessibilità, la qualità pedagogica, l’etica e la sostenibilità, con l’obiettivo di supportare le aziende del settore nell’interpretare al meglio le esigenze di bambini e famiglie di oggi.

Ufficialmente aperte le iscrizioni alla quarta edizione dei Gioco per sempre Awards, il premio promosso da Assogiocattoli in collaborazione con la rivista specializzata TG TuttoGiocattoli (Edizioni Turbo), che intende valorizzare le novità di prodotto dell’anno. Grande debutto per un riconoscimento speciale interamente dedicato al mondo del retail, realizzato in collaborazione con la rivista Toy Store (Duesse Media Network) e articolato in tre macro-categorie: maxi-store, multi-store e singolo punto vendita.

Trump avverte l’Iran: preferisco la pace, non escludo la guerra

Trump avverte l’Iran: preferisco la pace, non escludo la guerra

Roma, 25 feb. (askanews) – Preferisce un accordo diplomatico, ma lascia aperte tutte le porte, compresa quella che porta a un attacco militare. In un lunghissimo discorso sullo Stato dell’Unione, in cui ha sostanzialmente tenuto fuori la sua politica estera, Donald Trump ha deciso di lanciare un messaggio sibillino a Teheran. “Non abbiamo sentito quelle parole segrete: ‘Non costruiremo mai un’arma nucleare’”, ha detto il presidente, andando dritto al cuore della questione in discussione in questi giorni a Ginevra. L’obiettivo di Washington insomma è chiaro e non è mai cambiato: gli Usa non consentiranno a quello che considerano il più grande sponsor mondiale del terrorismo di possedere un’arma nucleare. Tanto più che Teheran, secondo Trump, sta già sviluppando missili che possono minacciare l’Europa e le basi americane all’estero e sta lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati uniti d’America.

Prima del suo discorso sullo Stato dell’Unione, quando ha ordinato di radunare un’imponente forza militare in Medio Oriente, Trump ha fatto ben poco per spiegare al pubblico americano perché potrebbe guidare gli Stati Uniti verso la loro azione più aggressiva contro la Repubblica Islamica dalla rivoluzione del 1979. Ma nella notte italiana, ha indicato il sostegno di Teheran ai gruppi militanti, l’uccisione di manifestanti e i programmi missilistici e nucleari del Paese come minacce per la regione e gli Stati Uniti. “Il regime e i suoi assassini non hanno diffuso altro che terrorismo, morte e odio”, ha spiegato il presidente, accusando l’Iran di avere riavviato il suo programma nucleare, di lavorare alla costruzione di missili che “presto” sarebbero stati in grado di raggiungere gli Stati Uniti e di essere responsabile degli attentati lungo le strade che hanno ucciso militari e civili statunitensi.

Accuse che sono state respinte al mittente dalla Repubblica islamica. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha invitato il tycoon repubblicano a non prendere “decisioni sbagliate in base a informazioni false”. “Se gli Stati Uniti sceglieranno una via diplomatica che rispetti la dignità nazionale e gli interessi dell’Iran, Teheran si impegnerà in modo costruttivo al tavolo dei negoziati”. Se invece, ha aggiunto, gli Stati Uniti ripeteranno “gli errori del passato con inganni, bugie, analisi errate o attacchi durante i negoziati”, questo scatenerebbe “una risposta decisa” da parte di Teheran, ha detto incontrando a Teheran imprenditori, membri della Camera di Commercio e commercianti.

Di certo, ogni speranza di evitare una guerra è legata al momento ai colloqui che riprenderanno domani a Ginevra. Trump – riferisce l’agenzia Reuters – ha ripetutamente espresso frustrazione per l’incapacità dei negoziatori di raggiungere un’intesa. L’Iran continua a ribadire che che la sua ricerca nucleare è destinata alla produzione di energia civile. Gli Usa e i loro principali alleati dubitano, e non poco. “Ciò che si afferma sul programma nucleare iraniano, sul missile balistico intercontinentale iraniano e sul numero di persone uccise nei disordini di gennaio non è altro che la ripetizione di una serie di grandi bugie”, ha dichiarato ancora oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei in un post su X.

Il segretario di Stato Marco Rubio, da parte sua, ha tenuto un briefing sull’Iran poche ore prima del discorso per la “Gang of Eight” del Congresso, composta dai leader del Senato e della Camera dei Rappresentanti e dalle commissioni di intelligence delle due Camere. In quella occasione è emersa tutta la preoccupazione dei democratici statunitensi. “Innanzitutto, se vogliono fare qualcosa in Iran – e chi diavolo sa cosa – dovrebbero renderlo pubblico e discuterne con il pubblico, non tenerlo segreto. Quando si conducono queste operazioni militari in segreto, si verificano sempre guerre più lunghe, tragedie, maggiori spese ed errori”, ha dichiarato il leader democratico del Senato Chuck Schumer.

Una preoccupazione che sembra sempre più condivisa dai cittadini. Secondo gli ultimi sondaggi, gli americani sono diffidenti nei confronti dei conflitti stranieri. Un’indagine Reuters/Ipsos di gennaio ha mostrato che il 69% degli americani concordava con l’affermazione che gli Usa avrebbero dovuto usare le forze armate solo di fronte a una minaccia diretta e imminente, mentre il 18% non era d’accordo e il resto si è detto incerto o non ha risposto alla domanda. E forse nel tentativo di rassicurare l’elettorato, Trump ha ribadito di preferire la pace, elencando una serie di conflitti mondiali che si attribuisce il merito di avere risolto o attenuato. “Come presidente, farò la pace ovunque potrò, ma non esiterò mai ad affrontare le minacce all’America ovunque sarà necessario”, ha affermato il presidente, con parole che niente affatto rassicuranti per Teheran.